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Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

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mercoledì, 26 gennaio 2005

New York, Tiffany e il sonno.

(...) Che cosa hanno in comune Albert  Einstein, JFK, Winston Churchill, Thomas Edison e Leonardo da Vinci? Erano tutti fedeli seguaci del pisolino rigenerante. E furono tutti Protagonisti Ispiratori di idee che hanno smosso il mondo.

La pennichella è in incremento.(...) New York sarà in testa a questa nuova tendenza. Nell'Empire State Building è stato creato il "MetroNaps": tutti i lavoratori stressati di New York, tutti i turisti potranno appisolarsi per una ventina di minuti in questa specie di voluttuosa navicella.

Se preferite, potrete provare il Dream Hotel, l'hotel dei sogni sulla Manhattan West Side: un ingresso surreale, suite immerse in una luce blu, televisori al plasma da 37 pollici, iPod collegati a casse Bose, vestaglie di cachemire, orologi con led che fluttuano su superfici a specchio e maschere da sonno hi-tech che segnalano e proiettano i sogni che si hanno in fase Rem. Niente di stravagante. Sul serio, non è fantasia: è il futuro. (...)

 Di Kevin Roberts, " L'espresso" 6 gennaio 2005

postato da: meriggio alle ore 20:49 | link | commenti (7)
categorie: bazzecola
venerdì, 21 gennaio 2005

Il mare...per i grandi sognatori

 Nè a undici, nè a tredici nè a quindici anni, leggevo gli oroscopi, anzi detestavo le ragazze che mi chiedevano il quotidiano per poterlo leggere. Neppure oggi lo faccio, ho altri mezzi per capire quando gli eventi mi sono favorevoli e quando no. E quindi è solo per gioco  che trascrivo questo oroscopo e anche perchè rispetto ai soliti, ha, di originale, gli itinerari più indicati per quest'anno.

 

L e persone nate sotto il segno del Cancro sono di solite romantiche, sognatrici, con un importante mondo interiore nel quale si rifugiano e che considerano sicuro. Quando la realtà esterna disturba il Cancro, si chiude in quella sua segreta oasi di serenità. Non è un pessimista, anzi vive sperando fino all'ultimo giorno della sua vita in un mondo migliore. (...) Sa essere dolce e sensibile come pochi perchè anche le sue emozioni sono molto intense e solo la tenerezza e l'amore lo rendono felice. E' meteoropatico e di umore instabile, tende a idealizzare l'amore, dà molto, ma chiede moltissimo in cambio. (...)

Anche per questo suo carattere, il Cancro ama particolarmente il mare. Potrebbe perciò andare con la certezza di trovarsi bene in Brasile, alle isole Mauritius, in Turchia, ma anche in Sicilia o in Olanda.

postato da: meriggio alle ore 19:45 | link | commenti (3)
categorie: bazzecola
giovedì, 20 gennaio 2005

Il the e la mente o il the alla menta?

Bevo the con biscotti al gusto di arancia. Il the è originale inglese, me lo ha regalato mia figlia, comprato a Londra, durante un viaggio d'istruzione. Lo so, non sono le canoniche cinque del pomeriggio, ma che importa. Sono nello studio di casa, le pareti sono occupate da grandi librerie, moderne, due sono di legno marrone, l'altra è bianca, piene zeppe di libri, alcuni impilati gli uni sugli altri, in attesa di trovare una sistemazione più adeguata, altri negli scaffali divisi per area di appartenenza e in ordine alfabetico e di dizionari di ogni tipo, di quelli che fugano ogni dubbio, che soddisfano ogni curiosità. Diverse borse sono buttate un pò qua un pò là. Ognuno se ne serve a seconda delle occasioni. La stanza è illuminata da una bella lampada, la piantana, alogena, la luce che diffonde è calda e non fa stancare gli occhi. Ho iniziato così a scrivere, in realtà avrei dovuto fare altro, ma la tastiera era lì, invitante...Mentre scrivo, il mio demonietto interiore mi prende in giro, facendomi notare che vengo meno al mio proposito iniziale, che è quello di fare di  questo blog il luogo delle riflessioni, delle annotazioni da condividere, anche, perchè no,  con altri lettori. Ma la mente segue dei percorsi suoi, non sempre controllabili. E così, mentre sorseggio il the penso al posto in cui mi trovo e ho pensato di farne qualche accenno. Poi il pensiero va alla scrittura, a ciò che significa per me, ma è un discorso troppo impegnativo, ci sarà modo di farlo. Mi soffermo a pensare alla mente, altro spazio, altro luogo. Ecco, in modo del tutto inconsapevole e inatteso la relazione si è creata...i luoghi della mente, lo spazio fisico e mentale, il paesaggio interiore e quello esteriore. Seguirò questa traccia, nei prossimi giorni. Forse.
postato da: meriggio alle ore 18:25 | link | commenti
categorie: frammenti di vita
martedì, 18 gennaio 2005

Il gatto

 Vieni, bel gatto, vieni sul mio cuore

amoroso; trattieni i tuoi artigli;

ch'io mi sprofondi dentro i tuoi begli occhi

d'agata e metallo.

Quando a bell'agio le mie dita a lungo

ti carezzan la testa e il dorso elastico,

e gode la mia mano ebbra al toccare

il tuo corpo elettrico,

vedo in ispirito la mia donna:

profondo e freddo come il tuo, il suo sguardo,

bestia amabile, penetra tagliante

come fosse una freccia,

e dai piedi alla testa una sottile

aria, rischioso effluvio, tutt'intorno

gira al suo corpo bruno.

Charles Baudelaire

 

"Somigli ad un gatto" mi disse colui che mi conquistò e che  per primo mi amò. Eravamo in un pub, era inverno, ero seduta vicino al camino acceso.

 

 

 

 

 

 

 

postato da: meriggio alle ore 21:57 | link | commenti (3)
categorie: poesia
lunedì, 17 gennaio 2005

Parole.

...ma di lunedi, la gente cosa mangia?

Conta più la forma o la sostanza?

Parole in libertà?

Ci sei o ci fai? 

postato da: meriggio alle ore 11:59 | link | commenti (1)
categorie: bazzecola
domenica, 16 gennaio 2005

Azzurro

Il colore che più mi rappresenta è senza alcun dubbio l'azzurro. Sarà che spesso, di questo colore, sono il cielo e il mare della mia città e che da un pò di tempo di azzurro sono permeate anche  le mie vacanze. Per non dire poi di una nota canzone di fine anni sessanta, "Azzurro", appunto, cantata da Adriano Celentano che, ancora adesso, quando la ascolto, mi infonde gioia e allegria. Se da ragazza, il mio colore preferito era il rosso, ora, quando faccio acquisti, la scelta cade sui pullover azzurri,  sui jeans chiari, celesti, sulla camicia di taglio maschile azzurra (magari da mettere sotto la giacca marrone in determinate occasioni). Quest'ultimo abbinamento dà risalto al mio incarnato, chiaro, agli occhi nocciola, e al colore dei miei capelli, castani, con riflessi rossi. Di azzurro sono dipinti anche i miei stati d'animo, tonalità chiare per i momenti "in", tonalità scure abissali, oceaniche per quelli "out". E, last but not least, il sorprendente azzurro degli occhi dei miei figli. 
postato da: meriggio alle ore 20:47 | link | commenti
categorie: nota personale
venerdì, 14 gennaio 2005

Un bel pomeriggio

Sono entusiasta, sono tornata all'università, la mia università, la gloriosa e mitica "Federico II" di Napoli. La prima università statale. Ci sono tornata come corsista. Tutto ciò che mi arricchisce, che ampia le mie vedute, tutto ciò che mi fornisce ulteriori e nuovi strumenti per capire, è sempre ben accolto da me , anche se mi costa un po' di fatica e un po' di ansia ma poi.. Mi sono guardata intorno, mi sono seduta sul muretto del chiostro, a fianco a me  avevo giovani studenti a chiacchierare tra di loro, a mangiare un panino avvolto in fogli di carta da salumeria. Li ho osservati per un po', per scoprire le diversità o le somiglianze da come ero io un tempo. E' stato un attimo, non volevo e non sono caduta nella trappola del confronto generazionale. Non sopporto i discorsi che vedono i quarantenni in contapposizione ai trentenni, i trentenni in contrapposizione ai ventenni e via discorrendo. In loro c'è una parte di noi, in noi c'era una parte degli uomini e delle donne di allora. Con questo non voglio annullare le differenze, ma voglio mettere soprattutto in risalto la continuità, il filo rosso che ci lega gli uni agli altri.

Sono tornata a casa stanca e, per rilassarmi, ho acceso lo stereo e ho ascoltato Cat Stevens, sì, proprio quello che nel 1977 si convertì all' islamismo con il nome di Yusuf, e poi i Simply Red, altri momenti, altra storia. Con molto piacere mi sono dedicata a mettere ordine in cucina, mi capita ancora, come quando ero universitaria, di avere voglia di sbrigare faccende domestiche, di dedicarmi al lavoro manuale, dopo quello a tavolino. Mi ha aiutato mia figlia, la primogenita di quattordici anni, mentre mi raccontava  del suo desiderio di studiare psicologia, non ho voluto interferire sui suoi sogni con un mio giudizio, le ho solo detto che, per ora, deve coltivare i suoi interessi, sviluppare le sue passioni, poi, dopo si vedrà.

postato da: meriggio alle ore 20:05 | link | commenti (2)
categorie: frammenti di vita
giovedì, 13 gennaio 2005

L'odore e il giallo dei limoni.

...Quando un giorno da un malchiuso portone

tra gli alberi di una corte

ci si mostrano i gialli dei limoni;

e il gelo del cuore si sfa,

e in petto ci scrosciano

le loro canzoni

le trombe d'oro della solarità.

Eugenio Montale

postato da: meriggio alle ore 11:16 | link | commenti (1)
categorie: poesia
martedì, 11 gennaio 2005

Oggi sono così...

 Oggi sono così, con un groppo alla gola e con la voglia di farmi del male .Oggi sono così,con un senso di scollamento dalla vita, e  una voglia di voltare pagina. Oggi sono così,  con un senso di inutilità...

Leggete e tacete.

postato da: meriggio alle ore 16:32 | link | commenti (5)
categorie: stati danimo
domenica, 09 gennaio 2005

...il mare d'estate (II parte)

" In quelle baie e grotte, lontano dagli occhi dei marinai, scoprivamo il gusto di sottrarre il culo all'umido del costume e di esporlo all'aria fresca -nei primi attimi l'umido evaporava e ventilava le carni- ma subito diventava cocente, e su quelle carni bianche il sole pareva concentrare tutto il suo ardore; e dopo aver cambiato posizione, lo lavavamo dalla sabbia che lo sfregava; tenendolo a mollo nel mare come una papera galleggiante. Ma mai quel costume toglievamo del tutto, solo lo abbbassavamo un pò dietro. Perchè, veramente vergognose, anche tra noi fratelli, erano le parti di quella zona del corpo, e mai i culi. Sicchè ciascuni di noi guardava il bianco culo dell'altro, esposto al sole o a bagno nell'acqua, che ci pareva familiare, innocuo e stolido come gli oggetti domestici; e ci rammentava la stanza buia in cui ci rinchiudevano per le comuni malattie infettive, la rosolia, la scarlattina, il morbillo, con tutti i materassi in terra, la porta che si apriva ogni tanto alle cura della mamma o della nonna, il continuo pispiglio quando la febbre era alta; e le capriole da un materasso all'altro, quando invece  calava, e la porta era chiusa. O, più indietro nel tempo, quando eravamo stesi a succhiare ciascuno la sua bottiglia, nella luminosa mattinata. (...) Dei fondali e degli scogli per chilometri lungo la costa conoscevamo ogni segreto; spesso ci affiancavamo per ore a un figlio di pescatori che raccoglieva le patelle e i granchi; di questi ragazzi spesso non conoscevamo nemmeno il nome, ma veniva spontaneo passare le ore insieme. A volte uno di loro ci portava a casa sua; la stanze erano dipinte di azzurro; e ci mostrava nella credenza piccoli navigli, grandi conchiglie tropicali e foto di zii annegati; in quelle stanze era sempre sospeso l'odore pungente dell'aglio fritto o gravava impalpabilmente oleoso quello dei polipi affogati, che borbottavano in un tegame di coccio; dovunque poi si ammuccchiavano reti; negli angoli o sotto i letti, e sempre qualcuno era seduto in terrra a ripararle.(...) Aspettavamo il crepuscolo, quando il rumore del mare si chetava, partivano per la pesca le paranze che si dondolavano nel porticciolo; avevano tutte insegne di legno intagliato e dipinto inchiodate sull'albero a prua, e quale raffigurava un pesce, quale una sirena, quale un delfino, quale la Madonna Turrita, molte la Madonna Nera, alcune una stella. Distesi a pancia sotto, con i gomiti affondati nella sabbia, le mani a sostenerci il volto, guardavamo immobili e affascinati le insegne dondolanti contro il cielo rosa e viola; all'orizzonte un addensamento azzurro indicava le isole. Senza più voglia, ormai esausti, guardavamo il tuffo tardivo di un ragazzo dal bordo di una paranza o quello più ardito di un giovane dalla sommità della grotta. In contrasto con tutto il calore accumulatosi nel corpo e che riaffiorava alla pelle, l'ora crepuscolare ci faceva rabbrividire. Raccattavamo allora i nostri panni e ci avviavamo pian piano per le scale e per i sentieri in salita; ma pronti, una volta arrivati a casa, dopo un frettoloso saluto allla mamma, il rapido furto di un anticipo della cena in cucina, una polpetta, una patata bollita, a correre di nuovo verso le sfrenatezze serali della piazza; e ci inseguiva per le scale il rimbrotto della mamma, perchè avevamo lasciato i costumi da bagno in terra e nemmeno ci eravamo pettinati. La sera, col fresco, i giochi diventavano più violenti, più alte le grida, quasi a coprire i richiami che sapevamo presto si sarebbero avvicendati dalle finestre, quasi anche a scongiurare l'ora dei rendiconti serali attorno al desco, e soprattutto l'angoscia del sonno." (Fabrizia Ramondino)
postato da: meriggio alle ore 20:02 | link | commenti (6)
categorie: citazioni
giovedì, 06 gennaio 2005

 
postato da: meriggio alle ore 18:15 | link | commenti (3)
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"Il catalogo è questo..."

 Finalmente posso trascrivere l'elenco dei libri che ho letto nel corso del 2OO4. Non sono tutti, perchè ultimamente ho perso l'abitudine che mi ero imposta di segnare sulla mia agenda le letture concluse. Non sono sistematica, e questo è un altro motivo che mi ha spinta verso il blog. Sulle tante agende, agendine, moleskine, che, nel corso degli anni, mi hanno fatto da supporto nel tentativo di cambiare la mia indole disordinata,  ho trovato  titoli di libri che ancora adesso campeggiano negli scaffali delle maggiori librerie. Quando i miei figli erano piccoli ho letto poco, ricordo che, appena  a letto, ero vittima di un sonno profondo e dovuto. Recuperavo d'estate come succede anche adesso.

Su un moleskine sfigurato, che fece inorridire il mio amato  per le condizioni in cui era ridotto, (lui è ordinato, preciso, ecc.) ho trovato:

primavera1998: A. Baricco, Novecento;

luglio-agosto1998: G. Ferrandino, Pericle il Nero; Ignacio Taibo II, Sentendo che il campo di battaglia; Simona Vinci, Dei bambini non si sa niente; A. Camilleri, La voce del violino; Catleen Schine, La lettera d'amore; A. Nove, Superwoobinda;

luglio-agosto 1999: Florence Dugas, Dolorosa soror; Sandor Marai, Le braci; Jamaica Kincaid, Autobiografia di mia madre; Arthur Schintzler; Doppio sogno.

E' quanto sono riuscita a conservare, in termini di sistematicità, di letture nanche tanto lontane nel tempo. Invece quest'anno ho letto:

Abraham B. Yehoshua, L'amante; Paul Auster, Nel paese delle ultime cose; Javier Marìas, Tutte le anime; Hanif Kureishi, Il corpo; Anna Laura Braghetti-Paola Tavella, Il prigioniero; Enzo Striano, Il resto di niente; Jean Giono, L'uomo che piantava gli alberi; Massimo e Niccolò Ammaniti, Nel nome del figlio; Alba Marcoli, Il bambino arrabbiato. Favole per capire le rabbie infantili; Niccolò Ammaniti, Io non ho paura.

 

postato da: meriggio alle ore 18:15 | link | commenti (6)
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