I primi pensieri davanti alla macchinetta del caffè, nell'attesa che fuoriesca il liquido nero, schiumoso, denso e amaro. Poi lo stiracchiamento nel letto, l'abbraccio, la musica dello stereo, le pagine del libro di turno. Assecondare i ritmi del corpo, della mente.Il silenzio di una città, che ancora dorme, culla, chi sente altre voci, quelle interiori, misteriose e insondabili.
Ho una giornata da costruire.E ancora un'altra tazzina di caffè, con mia figlia.
" Mimì, lo sai quando si piange? Quando si conosce il bene e non si può avere. E io bene non ne conosco: la soddisfazione di piangere non l'ho potuta mai avè.
(Sophia Loren e Marcello Mastroianni, Matrimonio all'italiana)
e alla fine del film, Matrimonio all'italiana (1964) regia di Vittorio De Sica, Filumena Marturano piange. Piange per la felicità di vedere la sua famiglia,tutta, unita da vincolo del matrimonio.
Ho rivisto questo film, qualche sera fa, in compagnia di amici di passaggio per Napoli. Ho ritrovato due grandi interpretazioni,quella della Loren, al culmine della sua bellezza, e quella di Mastroianni, con qualche leggera sfasatura, ma pur sempre grande. Si sono divertiti, anche i miei amici, che napoletani proprio non sono. Ma amano Napoli e chissà che non l'accarezzi l'idea di venire a vivere qui. Chissà.
In genere mi piace proporre i brani agli eventuali passanti, e, ascoltare (leggere) prima, il loro parere e poi, eventualmente decidere di confrontarmi. Però non escludo che io possa, qualche volta, accompagnare il post con un mio "punto di vista". Il libro di Asor Rosa, mi è capitato, per caso, sotto gli occhi e mi è sembrato subito inerente a quanto detto da Tortora sul suo blog a proposito dell'origine bestiale dell'uomo. Ciò che mi ha spinto a parlarne è stata, per me, la prospettiva nuova che mi si è svelata. Come dire, vedere le cose da un'altra angolazione. Sull'amore che nutro per le parole, i discorsi e la comunicazione (logos) ho già detto. Mi ha stupito che ad occuparsi di ciò, da un altro punto di vista, sia stato un intellettuale come Asor Rosa. Di primo acchito, ho pensato che si fosse rincoglionito con l'età. Poi, il discorso sulla telepatia mi è sembrato per alcuni aspetti anche scontato, e, infine, mi sono detta: "E' una provocazione e nello stesso tempo è il disgusto di un uomo che con il presente non ha quasi più nulla a che fare."
Ebbene: 1) Non credo nella metempsicosi, sono troppo darwiniana; 2) Amo alcuni animali, non tutti. Così come amo alcuni "uomini", non tutti. Ho avuto anche io le stesse perplessità sul "ritorno alle origini". La parte finale mi è sembrata quella più debole, messa lì, per concludere il discorso. Come si interpreta questo passo? Mi sembra di poter cogliere un invito all'amore e alla pace universali. E forse più importante un invito a cogliere i molteplici punti di vista (anche quelli del mondo animale e vegetale), che sempre più spesso, oggi, confliggono, anziché convivere.
P.S. Non ho ancora finito di leggere il racconto di Asor Rosa.
(...) la telepatia diversamente da quella verbale, è una forma di comunicazione universale. Riguarda, infatti tutti gli esseri viventi, compresi quelli che non hanno bisogno di rinunciare intenzionalmente alla parola, perchè la parola proprio non ce l'hanno.Anche i cosiddetti animali, dunque? Certo che sì, ma anche, per intenderci, le piante, i cosidetti vegetali (sempre per definirli con queste monche e stente approssimazioni umane) ...Si potrebbe perciò dire che la comunicazione verbale divide, quella telepatica unisce. La scala dei valori e delle identità fra gli individui è complessa e molteplice. se io parlo la mia lingua, non dico l'infinita varietà delle forme viventi, ma solo una piccola parte del genere umano sarà in grado di capirmi. La comunicazione telepatica stabilisce invece una specie di rete fittissima fra tutti i livelli dell'esperienza vivente.(...) Per dissolvere un vieto tabù, la strada di una vera e propria riconquista della "comunicazione originaria" sembra oggi (anche quando è prodotta da cause assai dolorose) più facile che in altri tempi apparentemente più composti e forse soltanto più indifferenti dei nostri. Infatti, se ci si sofferma a riflettere anche solo per alcuni istanti sull'attuale, terribile, nefanda bestialità degli umani, si diventa più disposti a concedere la nostra attenzione e il nostro vigile ascolto alla mite umanità (sempre, ripeto, per parlare umano ) delle cosiddette bestie. Non avete l'impressione anche voi che le parole non bastino più a trasmettere correttamente il pensiero, che anzi sempre più lo stravolgano e lo deformino? Chissà che nello sguardo o nel fiuto non ci sia un codice più puro e più sano: insomma, una specie di ritorno alle origini, quando neanche l'uomo pensava che parlare significasse soprattutto ingannare. Chinandosi verso terra, fiutando le cose, incrociando frequentemente il proprio sguardo con quello di altri viventi (qualsiasi tipo di viventi), la ragione umana si decontestualizza, si apparta, si riequilibra, si ri-centra e, appunto, torna in sé, anzi ritorna in sé. Gli effetti non possono essere che benefici.
P.S. Ovviamente la telepatia è l'anticamera della metempsicosi.
(Alberto Asor Rosa)
Ci sono tre attori, tre grandissimi attori che sono nel mio immaginario erotico. Tre grandi che invecchiano benissimo, che conservano fascino, glamour e ...denaro. Robert De Niro, Al Pacino, Dustin Hoffman.Chi non ricorda la straordinaria interpretazione di Robert De Niro in Taxi Driver, quella di Al Pacino in Scarface, o l'esordio di Dustin Hoffman nel Laureato? Dei tre, quello che, oggi, mi intriga di più é Al Pacino.Con il passare degli anni,direi, che la sua carica erotica ha avuto un'impennata notevole. Lo ricordo in un'altra straordinaria interpretazione,in Insomnia, esperto e tormentato detective di Los Angeles, alle prese con i suoi rimorsi e con un implacabile sole di mezzanotte, in Alaska.Ecco con Al Pacino ci farei qualcosa di più di un pensierino...
Preludio alla serata: cosa vedrò? Mi presenti i tuoi?, Il Mercante di Venezia o Neverland?
...Lo so che telepatia significa trasmissione del pensiero a distanza. Io invece la intendo nel senso che qualsiasi trasmissione del pensiero, che non si avvalga dei sensi e neanche della parola, sia telepatica. In questa versione, che importanza ha la distanza? Può essercene molta, può essercene poca, può non essercene nessuna. Il caso più frequente di telepatia a breve distanza -talvolta, nei momenti più appassionati, a nessuna distanza- è quello amoroso. Due veri amanti non hanno nessun bisogno di aprire bocca per comunicarsi reciprocamente quel che vogliono. Per la sua natura esemplare questo è il caso che meglio serve a spiegare quel che intendo. Per comunicare senza parole, solo col pensiero (...). Non c'è bisogno di poteri paranormali ma di una fortissima carica di simpatia, di una grande intimità e di una dedizione assoluta. La telepatia è insomma in buona sostanza, un atto d'amore. Comunicare direttamente il pensiero si può, se tra due soggetti s'apre un canale di comunicazione che prescinde dagli strumenti utilizzati affinchè il canale si apra bisogna che i soggetti siano tutti e due disponibili, e senza remore. Il caso specie fra gli umani è raro, ma non impossibile. (...). I vantaggi della comunicazione telepatica su quella verbale (orale e scritta) sono troppo evidenti per sfuggire a qualcuno. Innanzitutto, la comunicazione telepatica è infallibile, quella verbale equivoca e ingannevole. La telepatia trasmette pensiero allo stato puro: non c'è grammatica, non c'è sintassi, non c'è argomentazione, non c'è retorica, e quindi non c'è distorsione né infingimento (consapevole o inconsapevole che sia). E' la forma di comunicazione più rapida, più comoda e più fedele; non richiede convenevoli, non esige diplomazia, persino, in qualche modo, rifuge dai risultati concreti, e, dal momento in cui si inceppa e smette di funzionare (uno dei due interlocutori s'è stancato e vuole andarsene al cinema o a dormire), non ci vuol nulla a interromperla. (Alberto Asor Rosa)
(a domani il resto)
Noi blogger amiamo le parole. Per noi hanno un rilievo maggiore, attraverso le parole noi veicoliamo i nostri stati d'animo, i nostri sentimenti, le nostre emozioni, le nostre ragioni. Di più, ciascuno di noi è riconoscibile da un certo "stile", dalla preferenza per un certo tipo di "grammatica". Alcuni di noi coccolano alcune parole e non altre. Ne disprezzano alcune e non altre. Si può anche dire che esse sono il nostro specchio, dal momento che di noi manca un'immagine reale, tangibile. Con le parole ci si può innamorare o r-innamorare. Le donne, credo di poter dire, amano, più degli uomini, le parole. Soprattutto a letto... Con le parole molti di noi hanno un rapporto professionale, sono il loro strumento di lavoro. E allora, si nota la "manipolazione", o meglio ancora l'abilità nell'uso di esse. Ma "le parole non sono solo parole: ci sono mondi dietro le parole. Ci sono le cose. E se di colpo appaiono parole nuove, vuol dire che ci stanno facendo passare, dietro, delle cose nuove. Quindi, se noi tranquillamente accettiamo che si cambino le parole, accettiamo in realtà che ci cambino il mondo e la vita. Non è poco. Bisognerebbe stare più attenti. Molto attenti. Lo dice anche Moretti nel suo film Palombella rossa". (P. Mastrocola) E' una considerazione di carattere anche sociale e politico.
Ebbene, una come me, consapevole della bellezza e dell'inganno delle parole, si ritrova in libreria un libro dell'Einaudi, di Alberto Asor Rosa, dal titolo, Storie di animali e altri viventi. E' un racconto del famoso storico della letteratura italiana che come, è scritto sull'aletta interna, "descrive come forse non è mai stato fatto la convivenza fra gli uomini e i loro compagni di vita del regno animale. Con la convinzione, propria del vero umanesimo, che l'uomo non è superiore agli altri animali e che solo con la mescolanza fra diversi si può diventare migliori ". Già questo basterebbe per iniziarne la lettura, ma poi leggendo la prefazione, mi incuriosisce ancora di più l'inizio. "Da qualche tempo preferisco la comunicazione telepatica a quella verbale..."
(a domani il seguito...)
Un insopprimibile voglia di leggerezza mi accompagna in questi giorni di freddo. Non è il sentire la primavera con anticipo. Il maggior numero di ore di luce, non mi fa pensare ad un passaggio di stagioni. E' ancora presto, gli alberi sono ancora scheletri nudi. E' la voglia di abbandonarsi ai propri piaceri, alle proprie passioni. E' chiudere la tendina sul mondo e rintanarsi nel proprio spazio mentale. Non voler sapere, far tacere il frastuono del mondo, trovare armonia e piacere in una conversazione intelligente, in un bicchiere di vino rosso, nella lettura di un bel libro, nella visione di un bel film. Vedere rafforzate le proprie convinzioni dalla lettura di un libro come quello che ho appena letto, La scuola raccontata al mio cane, di Paola Mastrocola. La prof-scrittrice articola con garbo, leggerezza e ironia il suo attacco contro chi ha ridotto la scuola in una scuola azienda. Contro chi ha voluto snaturare i ritmi lenti, faticosi, ma profondi dello studio.Il sogno è quello di contrastare il frastuono del mondo con un piccola "epochè quotidiana: una sospensione(...) un tempo libero e vuoto, che si alterna al tempo occupato e pieno della nostra vita di tutti i giorni".Seguire l"inutile" ritmo della letteratura. Sempre più spesso mi capita di assaporare questi momenti.
Addio alla ragazza-samurai di Quentin Tarantino:il nuovo modello femminile di Hollywood avrà il corpo e la testa di una donna capace di ridere, sdrammatizzare, giocare con la vita. Anche se ha passato i quarant'anni. Parola di grandi star
Quali tra queste preferite?
Nicole Kidman: "la regina del grande schermo sarà ispirata al cosiddetto "multitasking", cioè alla capacità di fare diverse cose contemporaneamente: uno stile di vita tipicamente femminile.
Annette Bening :"l'invecchiamento complessivo della società, soprattutto di quella occidentale, sta lentamente valorizzando un nuovo tipo di donna, meno angosciata dal passare degli anni e più decisa ad esaltare i lati positivi dell'età matura."
Sharon Stone: "due modelli femminili si vanno definendo in modo parallelo. Da un lato la ragazza sexy di sempre: glamour, splendida, perfetta nel trucco e nei vestiti eleganti.(...) Dall'altro lato, ecco la donna che valorizza la forza mentale e la volontà di raggiungere i propri obiettivi"
Angelina Jolie: " (...) secondo me i tratti femminili che il cinema potrebbe e dovrebbe valorizzare dovrebbero essere le bellezza di una donna curiosa verso l'altro da sè. Questa curiosità è una componente importantissima del Dna femminile. Come può sembrare sexy una donna egoista ed egocentrica?
(da "L'espresso" 6 gennaio 2005)
Quando si parla di "Colazione da Tiffany" ci si trova in imbarazzo. Non si sa se parlare prima della famosa commedia sentimentale di Blake Edwards (1961) con l'indimenticabile interpretazione di Audrey Hepburn, se,del racconto di TrumanCapote da cui è stato tratto il film, o, ancora, se soffermarsi su Holly Golightly come personaggio letterario e non solo, e vederne poi le differenze con l'ottima interpretazione data dalla Hepburn. Il film (a cui il Mereghetti dà due stelline e mezzo) è una " versione ammorbidita" del romanzo omonimo. Bellissima, elegante e memorabile Audrey Hepburn nella scena di inizio del film. New York, Quinta strada sul finire degli anni ’50. La città è deserta, ancora immersa in un sonno profondo. Sullo sfondo il motivo di Moon River. Da un taxi giallo scende Holly, si ferma davanti alla vetrina di Tiffany e fa colazione. E’ uno degli “incipit”più belli di tutta la storia del cinema. Ed è uno dei miei film preferiti. Soprattutto per il personaggio. Non ho quasi nulla in comune con Holly Golightly, ma mi è rimasto impresso fin dalla prima volta che lo scoprii. Forse perché dietro l’aria sfrontata e svampita si nasconde un’anima irrequieta. Forse perché ne avvertivo già la modernità nel linguaggio, forse perché è un’autentica svitata. Conoscevo il film già da tempo, non avevo ancora letto il libro. L’ho fatto qualche giorno fa, e l’ho trovato di facile e godibile lettura. Alcune curiosità: Holly Golightly è l’acronimo di Holyday go lightly. Celebri alcune espressioni entrate nel gergo di molte di noi, tipo” avere le paturnie”, che non sono la malinconia e la tristezza. “Le paturnie sono orribili. Si ha paura, si suda maledettamente ma non si sa di che cosa si ha paura”. O ancora enunciati tipo questo: “i brillanti prima dei quaranta fanno cafone”. Oppure di grande attualità, per chi non ha radici, l’espressione che Holly utilizza per definire il suo concetto di non appartenenza a nessuno e a nessun luogo: “essere in transito”. Infine, quest’ultima ben nota a molti: “tutti devono sentirsi superiori a qualcuno, ma è buona abitudine darne una piccola prova prima di esercitare questo privilegio”.