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Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

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martedì, 29 marzo 2005

L'abbraccio perduto

Ieri sera ho visto "El abrazo partido", film del 2004, per la regia di Daniel Burman. La storia è ambientata nell' Argentina dei giorni nostri, in un centro commerciale di Buenos Aires. Ariel aiuta la madre a  mandare avanti un negozio di biancheria intima. Sente la mancanza del padre, partito anni prima per la guerra del Kippur, e sogna  di partire e di trasferirsi in Europa, anche perchè è  di origine polacca. Il ritorno improvviso del padre gli rivela particolari inediti della sua vita.  Mi aspettavo qualcosa di più da questo film. La sensazione è stata  di aver visto un film incompleto. Le idee c'erano,( il rapporto padre- figlio, il tema delle radici e del proprio essere, la realtà cosmopolita della galleria commerciale, la quotidianità, l'amore passeggero e duraturo)  ma è come se il regista non fosse riuscito a rielaborarle. Non mi ha convinto nemmeno l'uso dellla macchina da presa mobile, usata in modo concitato. La pretesa di sottolineare,  con questo mezzo, il travaglio interiore del protagonista o la triste realtà di chi vive giorno per giorno, mi fa pensare che il regista  non abbia saputo fare altro per trasmettere  temi importanti come la ricerca dell'identità, l'indefinibilità della vita. Sullo sfondo si intravede un' Argentina attanagliata dalla crisi economica di qualche anno fa.  

postato da: meriggio alle ore 16:20 | link | commenti (7)
categorie: film
lunedì, 28 marzo 2005

Una grigia Pasqua

Cielo grigio fin dal mattino.Dal finestrino dell'auto, in velocità, vedo gli alberi in fiore. Fiori rosa, di pesco, bianchi, di ciliegio o di pero.Si stagliano prepotentemente a dispetto e in virtù del cielo grigio.La radio trasmette una canzone di Barry White.Lui cantava e faceva ballare nelle discoteche. In molte  città italiane si sparava. Anni di piombo. Forse, più o meno...
postato da: meriggio alle ore 00:38 | link | commenti (2)
categorie: frammenti di vita
lunedì, 21 marzo 2005

Sinergia

Per gentile concessione di Jaero (è tra i miei lnk), pubblico questo post con il quale dò inizio ad una sinergia bloggale, a conferma dell'utilità del blog, quando esso  diventa scambio di informazioni, di conoscenze, di pensieri, di emozioni. Nel segno del gioco. Felice, pertanto, di non avere nessuna ambizione nè velleità letteraria. Consapevole  di essere una comune scrivente (come dice qualcuno, qui in rete)  e di non avere parola o formula che mondo possa aprire (parafrasando l'ispiratore del mio blog). Con l'intento di scambiare pura spiritualità (senza dimenticare la materialità) così, semplicemente,  perchè si è spiriti affini (come dice, simpaticamente, qualcun altro, sempre qui,  nel villaggio). Non dimenticando, però, che non c'è nulla di più serio del gioco.
LA TEORIA DEL GIOCO

Reduce da un'interessante intervento della prof.ssa Clementina Gily, dell'Osservatorio di comunicazione dell'Università di Napoli Federico II, riepilogo alcuni punti che mi hanno particolarmente colpito, mescolati a mie considerazioni, a beneficio della mia memoria e di quanti vorranno postare ciò che pensano.

Nel gioco aspetti effimeri e regole profonde coesistono. Il gioco è creatività. La cifra qualificante è la libertà, libertà di scegliere quando cominciare e quando terminare. Il gioco noi lo scegliamo. Viviamo in una società del gioco: televisione, radio, internet. I media sono in nostro possesso, quando ci stufano li spegniamo o cambiamo canale.

Il gioco non come passatempo, ma come capacità di mettere in gioco se stessi. E' deviante raffigurarsi il gioco come antitetico al lavoro perché ciò lo sminuisce, il gioco è un modo di fare le cose, un approccio convinto, non per altro la vittoria nel gioco si lega alla capacità del giocatore di avere fede nel portarlo fino in fondo. Il gioco è strettamente legato alla pratica. Non esiste un gioco puramente teorico, c'è la necessità della messa in prova. Il gioco è necessariamente una cosa concreta.

Il gioco è dunque un lavoro creativo. Il gioco è anche rischiare, azzardare, spingersi al limite per saggiare le proprie capacità, interrogarsi su se stessi. Non è fantasticheria cui ci si abbandona nichilisticamente, non è follia o inconcludenza, ma ha sempre un legame con il reale, è sperimentazione, drammatizzazione (in molte lingue, anche se non in Italiano, la stessa parola sta a indicare sia "gioco" che "rappresentazione"), grammatica della fantasia (ricordate Rodari?), quest'ultima intesa come capacità di creare secondo delle regole. Il gioco è servirsi della fantasia senza estraniarsi dalla realtà, senza perdere il senso di ciò che stiamo facendo ma aiutandoci a ricostruire e rielaborare diversamente i frammenti per aprirci nuovi spiragli di conoscenza.

Come il gioco dei blog.

postato da: meriggio alle ore 17:11 | link | commenti (8)
categorie: riflessioni
domenica, 20 marzo 2005

Passeggiando

 Tra bancarelle di artigianato,( vero o presunto?), collane, braccialetti, anelli, spille, fatti a mano, oggetti in cuoio, in ceramica, mobili antichi, ( non ne capisco, il mio mobilio è rigorosamente moderno) libri da collezionare, alcuni pregiati, altri un pò meno, tra giornalini, fumetti che avranno pressapoco la mia età ( interessanti, sì, questi sì) alla ricerca di niente, così tanto per guardare, forse avrei voluto comprare le stampe genere vintage (vero o presunto?), ricami, pizzi, cose insolite, fuori uso (quelle vale la pena portarsele a casa) tra i napoletani, quelli della domenica mattina, tra bimbi che giocano all'aperto, tra un mare e un cielo imbronciati, allo stesso modo. Tra gli alberi della villa comunale, assaporando i prodotti biologici  (adoro le scorzette d'arancia con o senza cioccolato,queste erano ricoperte di zucchero di canna, arancia cristallizzata) è, così, passata la mattinata. Con una frase rimastami impressa di una amica, incontrata lì... mercoledì parto... per il Messico, e poi... cosa sarebbe la mia vita senza un viaggio?... Già, la mia piccola (di statura) e bionda amica ha un mezzo per sfuggire alla  banalità, alla noia, e, forse,  all'infelicità della sua vita. Appena può e, si vede che può, fa le valigie e via! Cosa porta al rientro? Niente, la stessa banalità dell'andata.
postato da: meriggio alle ore 15:43 | link | commenti (5)
categorie: frammenti di vita
giovedì, 17 marzo 2005

Scellerata

Quello che non farò:

non stenderò la mappata dei calzini;

non stirerò;

non farò la spesa;

non cucinerò;

non andrò ad Arzano;

la scellerata farò. Magari. 

postato da: meriggio alle ore 09:49 | link | commenti (7)
categorie:
martedì, 15 marzo 2005

Leggere Jaero

Sul blog di Jaero, un rimando ad un articolo di Gianluca Nicoletti sulla "Stampa"(Tuttolibri).Argomento:la blogosfera.
postato da: meriggio alle ore 20:24 | link | commenti (3)
categorie: comunicazioni
lunedì, 14 marzo 2005

Sulla canzone dell'onda

Più la leggo e più mi piace e pensare che l'ho scelta pe caso,(esisterà il caso?) attingendo dalla mia fonte cartacea dedicata al mare. Mi capita di farlo, quando attraverso una "fase stiptica", (chi per primo ha usato questa espressione?) allora, mi sento un pò Mary Poppins  con la sua borsa strabiliante, e tiro fuori dalla fonte frammenti di romanzi, poesie,  canzoni musicate e non. Il mare come tema, perchè questo blog è nato qualche mese dopo aver saputo la mia destinazione annuale. Il mare è lì, tutti i giorni, con il suo aspetto minaccioso, sereno, inquietante, appagante.  Ne vedo la sporcizia, il fetore, ma il mio sguardo va oltre, in un vano tentativo di oltrepassare la linea di confine, per poi ritornare alle piccole cose. Sguardo a volo di uccello, sguardo di insieme, e poi giù in picchiata.Kahil Gibran evoca l'Oriente,il mondo arabo, la sua cultura, i segni che essa ha lasciato, proprio qui nel Mediterraneo. Luogo, soprattutto, di incontro, di interazione  e di scambio fecondo tra mondo islamico ed Europa. La soavità (si, Jaero) dei versi ci spinge a vedere oltre il significato letterale.Ma ci si può fermare anche solo lì. L'amore dell'onda per il lido diventa l'amore di ciascuno di noi per il proprio amato/a.La natura "stizzosa e irrequieta" dell'onda può richiamare quella di alcune donne.Ha due compiti gravosi e ingrati quest'onda: non riesce a far sorridere gli scogli, di cui si dichiara amica. Essi restano "immobili e freddi". E poi, quante salme ha dovuto riportare dal profondo degli abissi alla luce, ai vivi. L'onda è l'innamorata. Cosa ci suggerisce il poeta? Che forse, l'amore ha un raggio di azione limitato? E sulla funzione di rimuovere dal fondo del mare quanto di più fetido ci sia? Può l'amore scandagliare l'animo umano così come fa l'onda per li mare?Quando ogni cosa dorme nella notte silenziosa, solo l'onda è sveglia. Sempre. "Ma io amo/E la verità dell'amore è il risveglio".E' l'amore un' illusione, che si nutre dell'eterna veglia, condizione indispensabile perchè si ami? Se ci fosse, per l'onda, l'alternarsi della veglia e del sonno, scoprirebbe essa il vero volto dell'amore? E quale sarebbe?
postato da: meriggio alle ore 17:11 | link | commenti (3)
categorie: leggere
mercoledì, 09 marzo 2005

Canzone dell'onda

Io e il lido ci amiamo:

Il vento ci unisce e ci separa.

Vengo da oltre il crepuscolo

Per fondere l'argento della mia spuma

Con l'oro della sua sabbia;

E rinfresco il suo cuore ardente con i miei spruzzi.

Allo spuntar dell'alba, leggo le leggi della passione al mio amato,

E lui mi attira al suo petto.

La sera canto la preghiera del desiderio,

Ed egli mi abbraccia.

Sono stizzosa e irrequieta,

Ma il mio amato è amico della pazienza.

Abbraccio il mio amore con l'alta marea;

Con la bassa marea mi prostro ai suoi piedi.

Come danzai intorno alle figlie del mare

Quando emersero dagli abissi

Per sedersi sugli scogli

E guardare le stelle!

come acoltai l'innamorato

Dicharare la sua passione a una leggiadra fanciulla!

lo aiutai con sospiri e lamenti.

E quanto fui amica degli scogli

Immobili e freddi!

Li carezzavo, ridendo, ed essi non sorridevano!

Quante salme liberai dall'abisso

Per riportarle ai vivi!

Quante perle rubai dal profondo del mare

Per donarle alle figlie della bellezza!

Nella notte silente,

Quando ogni cosa creata abbraccia il fantasma del sonno,

Io sola sono sveglia,

Ora canto, ora sospiro. Ahimè, la veglia mi ha distrutto.

Ma io amo

E la verità dell'amore è il risveglio.

Ecco la mia vita;

Come sono vissuta, così morirò.

(Gibran kahlil Gibran)

postato da: meriggio alle ore 20:26 | link | commenti (5)
categorie: poesia
martedì, 01 marzo 2005

Navigare volando

 " A partire dal 2006 sui voli americani si potrà usare Internet nella fase di crociera. La Commissione statunitense per le comunicazioni ha dato l'assenso. Più cauto, invece, l'atteggiamento nei confronti dei cellulari a causa delle possibili interferenze delle onde elettromagnetiche sugli strumenti di bordo. In Europa tutto tace sia nei confronti di Internet sia verso i cellulari.

Se dunque a bordo non si telefona come si fa a navigare in Rete? Non è del tutto corretto dire che non si possono utilizzare onde elettromagnetiche a bordo di un aereo, basti pensare che oltre alle ricetrasmittenti di bordo già ci sono anche due radar sempre in funzione. Con un sistema Wi-Fi (senza fili) in cabina e un 'antenna puntata verso dei ripetitori a terra è possibile consentire la navigazione Internet senza rischi di interferenze con la strumentazione di bordo. Anche per i cellulari si potrebbe utilizzare un sistema simile, più o meno come quello in funzione oggi in USA per i telefoni di bordo. In questo caso il telefono, in cui si inserisce la carta di credito, è collegato attraverso la radio di bordo a un centralino a terra.I nuovi apparati di telefonia mobile aereo-compatibili, si collegheranno a una cella all'interno dell'aereo, collegata a sua volta alle celle terrestri, su frequenze appositamente dedicate. Ma quando esisterà una connessione Internet sufficientemente veloce si potrà sfruttare la stessa via anche per convogliare le telefonate; magari fatte proprio col Pc o con il palmare.(Valter Di Dio,Newton, febbraio 2005)

A volte, mi piace sapere  in che direzione va la scienza, come si muove la  sorella  tecnologia. Lo sguardo deve essere vigile anche su questo fronte, che, in verità, poco mi si addice, vista la mia formazione prevalentemente umanistica.Da un pò di tempo, però, mi incuriosiscono le novità tecnologiche, il loro funzionamento, la loro applicazione pratica, la loro incidenza sui nostri modi di pensare e di agire, sulle nostre abitudini quotidiane. Tutto qui.

postato da: meriggio alle ore 13:04 | link | commenti (10)
categorie: riflessioni