Ieri sera ho visto "El abrazo partido", film del 2004, per la regia di Daniel Burman. La storia è ambientata nell' Argentina dei giorni nostri, in un centro commerciale di Buenos Aires. Ariel aiuta la madre a mandare avanti un negozio di biancheria intima. Sente la mancanza del padre, partito anni prima per la guerra del Kippur, e sogna di partire e di trasferirsi in Europa, anche perchè è di origine polacca. Il ritorno improvviso del padre gli rivela particolari inediti della sua vita. Mi aspettavo qualcosa di più da questo film. La sensazione è stata di aver visto un film incompleto. Le idee c'erano,( il rapporto padre- figlio, il tema delle radici e del proprio essere, la realtà cosmopolita della galleria commerciale, la quotidianità, l'amore passeggero e duraturo) ma è come se il regista non fosse riuscito a rielaborarle. Non mi ha convinto nemmeno l'uso dellla macchina da presa mobile, usata in modo concitato. La pretesa di sottolineare, con questo mezzo, il travaglio interiore del protagonista o la triste realtà di chi vive giorno per giorno, mi fa pensare che il regista non abbia saputo fare altro per trasmettere temi importanti come la ricerca dell'identità, l'indefinibilità della vita. Sullo sfondo si intravede un' Argentina attanagliata dalla crisi economica di qualche anno fa.
Reduce da un'interessante intervento della prof.ssa Clementina Gily, dell'Osservatorio di comunicazione dell'Università di Napoli Federico II, riepilogo alcuni punti che mi hanno particolarmente colpito, mescolati a mie considerazioni, a beneficio della mia memoria e di quanti vorranno postare ciò che pensano.
Nel gioco aspetti effimeri e regole profonde coesistono. Il gioco è creatività. La cifra qualificante è la libertà, libertà di scegliere quando cominciare e quando terminare. Il gioco noi lo scegliamo. Viviamo in una società del gioco: televisione, radio, internet. I media sono in nostro possesso, quando ci stufano li spegniamo o cambiamo canale.
Il gioco non come passatempo, ma come capacità di mettere in gioco se stessi. E' deviante raffigurarsi il gioco come antitetico al lavoro perché ciò lo sminuisce, il gioco è un modo di fare le cose, un approccio convinto, non per altro la vittoria nel gioco si lega alla capacità del giocatore di avere fede nel portarlo fino in fondo. Il gioco è strettamente legato alla pratica. Non esiste un gioco puramente teorico, c'è la necessità della messa in prova. Il gioco è necessariamente una cosa concreta.
Il gioco è dunque un lavoro creativo. Il gioco è anche rischiare, azzardare, spingersi al limite per saggiare le proprie capacità, interrogarsi su se stessi. Non è fantasticheria cui ci si abbandona nichilisticamente, non è follia o inconcludenza, ma ha sempre un legame con il reale, è sperimentazione, drammatizzazione (in molte lingue, anche se non in Italiano, la stessa parola sta a indicare sia "gioco" che "rappresentazione"), grammatica della fantasia (ricordate Rodari?), quest'ultima intesa come capacità di creare secondo delle regole. Il gioco è servirsi della fantasia senza estraniarsi dalla realtà, senza perdere il senso di ciò che stiamo facendo ma aiutandoci a ricostruire e rielaborare diversamente i frammenti per aprirci nuovi spiragli di conoscenza.
Come il gioco dei blog.
Quello che non farò:
non stenderò la mappata dei calzini;
non stirerò;
non farò la spesa;
non cucinerò;
non andrò ad Arzano;
la scellerata farò. Magari.
Io e il lido ci amiamo:
Il vento ci unisce e ci separa.
Vengo da oltre il crepuscolo
Per fondere l'argento della mia spuma
Con l'oro della sua sabbia;
E rinfresco il suo cuore ardente con i miei spruzzi.
Allo spuntar dell'alba, leggo le leggi della passione al mio amato,
E lui mi attira al suo petto.
La sera canto la preghiera del desiderio,
Ed egli mi abbraccia.
Sono stizzosa e irrequieta,
Ma il mio amato è amico della pazienza.
Abbraccio il mio amore con l'alta marea;
Con la bassa marea mi prostro ai suoi piedi.
Come danzai intorno alle figlie del mare
Quando emersero dagli abissi
Per sedersi sugli scogli
E guardare le stelle!
come acoltai l'innamorato
Dicharare la sua passione a una leggiadra fanciulla!
lo aiutai con sospiri e lamenti.
E quanto fui amica degli scogli
Immobili e freddi!
Li carezzavo, ridendo, ed essi non sorridevano!
Quante salme liberai dall'abisso
Per riportarle ai vivi!
Quante perle rubai dal profondo del mare
Per donarle alle figlie della bellezza!
Nella notte silente,
Quando ogni cosa creata abbraccia il fantasma del sonno,
Io sola sono sveglia,
Ora canto, ora sospiro. Ahimè, la veglia mi ha distrutto.
Ma io amo
E la verità dell'amore è il risveglio.
Ecco la mia vita;
Come sono vissuta, così morirò.
(Gibran kahlil Gibran)
" A partire dal 2006 sui voli americani si potrà usare Internet nella fase di crociera. La Commissione statunitense per le comunicazioni ha dato l'assenso. Più cauto, invece, l'atteggiamento nei confronti dei cellulari a causa delle possibili interferenze delle onde elettromagnetiche sugli strumenti di bordo. In Europa tutto tace sia nei confronti di Internet sia verso i cellulari.
Se dunque a bordo non si telefona come si fa a navigare in Rete? Non è del tutto corretto dire che non si possono utilizzare onde elettromagnetiche a bordo di un aereo, basti pensare che oltre alle ricetrasmittenti di bordo già ci sono anche due radar sempre in funzione. Con un sistema Wi-Fi (senza fili) in cabina e un 'antenna puntata verso dei ripetitori a terra è possibile consentire la navigazione Internet senza rischi di interferenze con la strumentazione di bordo. Anche per i cellulari si potrebbe utilizzare un sistema simile, più o meno come quello in funzione oggi in USA per i telefoni di bordo. In questo caso il telefono, in cui si inserisce la carta di credito, è collegato attraverso la radio di bordo a un centralino a terra.I nuovi apparati di telefonia mobile aereo-compatibili, si collegheranno a una cella all'interno dell'aereo, collegata a sua volta alle celle terrestri, su frequenze appositamente dedicate. Ma quando esisterà una connessione Internet sufficientemente veloce si potrà sfruttare la stessa via anche per convogliare le telefonate; magari fatte proprio col Pc o con il palmare.(Valter Di Dio,Newton, febbraio 2005)
A volte, mi piace sapere in che direzione va la scienza, come si muove la sorella tecnologia. Lo sguardo deve essere vigile anche su questo fronte, che, in verità, poco mi si addice, vista la mia formazione prevalentemente umanistica.Da un pò di tempo, però, mi incuriosiscono le novità tecnologiche, il loro funzionamento, la loro applicazione pratica, la loro incidenza sui nostri modi di pensare e di agire, sulle nostre abitudini quotidiane. Tutto qui.