Chi conosce o abita le città di mare sa quanto sono belle in certe ore del giorno. Quando Napoli si sveglia o quando l'ultima luce del giorno avvolge mare e terra in un unico confine, la città svela uno dei suoi tanti volti. Questi sono i miei momenti preferiti . L'imbrunire di un giorno infrasettimanale. Meno di un'ora fa. Parla la città, con le sue case, luci accese negli appartamenti che affacciano sulla villa comunale, dentro persone che si ritrovano, poca gente per strada, qualcuno si attarda in un bar, qualcun'altro, invece, si affretta con la ventriquattr'ore a rientrare a casa.. Due giovani uomini, in un bar chiedono tre vaschette di gelato alla vaniglia.Tra non molto avranno ospiti a casa. In villa, tra i pochi, c'è chi corre, chi, meno di quindici anni, regala baci d'amore. Una mamma passeggia con un bambino di undici anni. Lui mangia i pop-corn, lei si guarda intorno e osserva gli alberi che sembrano giganti umani, con le braccia allargate e la chioma ferma in una calda sera di inizio estate.
Un gelato, un cono alla nocciola e al caffè. Sono i miei gusti preferiti, oppure nocciola e cioccolato.
Ancora meglio, limone e cioccolato. Gusti stridenti e sublimi come le contraddizioni, quelle feconde, di origine hegeliana.
Nasce poi la sintesi, arricchita dalla tesi e dall'antitesi. Direi contaminata (nell'accezione positiva) dall'antitesi.
E allora, fragola e cioccolata.
Qualcuno, stasera, verrà invitato in gelateria.
Ieri
18,30: arrivo alla vecchia (nel senso di storica) Feltrinelli a via Ponte di Tappia un pò in ritardo. Nello spazio antistante, proprio davanti alle vetrine, si tiene la presentazione del libro di Tullio Pironti "Libri e cazzotti". Sarà la mia prossima lettura, per il titolo (cazzotti, mi piace questa parola, vedi post preced.) e perchè Tullio Pironti mi è simpatico. La sua bella faccia, da attore americano, o forse tedesco, mi colpì già allora, quando, quattordicenne, mi aggiravo per piazza Dante, frequentavo un ben noto liceo della zona, come acquirente in erba di libri scolastici, vecchi e nuovi. Gli occhi di ghiaccio di allora si intravedono a malapena, oggi, coperti come sono dalle palpebre pesanti.
Oggi
10,45: esco di casa, arrivo ad Arzano alle 11,30. Pensavo peggio, temevo il traffico per il nuovo senso di viabilità di piazza Municipio. Sto per entrare nel cortile dell'edificio, mi sento chiamare, davanti a me un gruppo di ragazze, una di queste è un pò diversa da come me la ricordavo. Era molto graziosa, pelle scura, occhi neri, bella linea, ora, ha un bel pancione, settimo mese di gravidanza. Mi intrattengo a parlare un pò con loro, ci salutiamo e ci baciamo. Un augurio particolare a lei che tra un pò si dovrà occupare di altri, non avendo ancora imparato a badare a sè stessa. Firmo, tutto a posto, sto per andare via, quando incontro un collega (quello un pò cicciottello, Alf, tu lo conosci), quest'anno è andato nelle isole, mi dice che molto probabilmente cambierà regione. Auguri anche a lui.
12,45: sono a casa, faccio velocemente la spesa, mangio, e di nuovo in macchina. Sono le 14,00, devo essere a Bagnoli alle 14,30.
Cammini per la strada affollata e non ti volti indietro per vedere se ci sono. Tra me, e te, la gente si infiltra, intralcia, rallenta i miei passi. Avrei voluto la tua mano per dire che ti appartengo, che ci apparteniamo. Ti allontani, e io faccio troppo poco per raggiungerti.Giochiamo a perderci. Forse, vogliamo perderci.
Questo, lei, avrebbe voluto che il primo uomo sapesse.
Sabato sera, ti ho visto, per la prima volta, molto stanco. Non sono mancati il tuo sorriso e il tuo modo di scherzare. Le tue attenzioni nei miei riguardi, mi gratificano, secondo uomo, ma, mi imbarazzano anche un po’, per la presenza degli altri. Ti vogliamo bene, e questo già lo sai, anche quando il tuo umore non è al massimo.
Vorrei inviare un e-mail al terzo uomo per svelargli un segreto, quello di averlo sognato, come amante. E poi, dirgli che adoro le sue paure e le risposte che si dà per superarle, e infine, invitarlo a bere un caffè, io e lui, da soli.
Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano.
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rietrare nel nido
non avrò vissuto invano. (Emily Dickinson)
Credo proprio che la ospiterò ancora molte volte, ma molte volte ancora. Chissà se si troverà a suo agio. Mi auguro che possa dialogare con chi di più le aggrada. Intanto, nell'appartamento accanto, sulla targhetta c'è scritto Tortora, si parla di un certo Edgar Lee Master. Sembra che la signorina, qui sopra nominata, abbia molto a che fare con lo scrittore di anime americane. Pare che abbia, come dire, anticipato o precorso i tempi. Certo, è davvero straordinaria, in tutto.
Succede che non si ha voglia di leggere in modo sequenziale un libro. Capita di trattare (o maltrattare) il materiale cartaceo che si ha tra le mani come un ipertesto.Vorresti che si aprissero finestre e link, che le tue orecchie sentissero gli innumerevoli click che si susseguono rapidamente. Allora gli occhi si spostano velocemente sopra, sotto, in mezzo, in principio di capoverso, a piè di pagina. Le mani seguono i comandi della mente, girano velocemente le pagine, alla ricerca di qualcosa di non definito. Si cambia libro, si prende un altro e poi un altro ancora. E' la lettura svogliata di chi cerca qualcosa di illuminante, o forse di chi non cerca proprio niente. Ma niente non si può dire questo passo, dice molto, io lo leggo semplicemente e lo trascrivo:
"E a Pin non resta che rifugiarsi nel mondo dei grandi, dei grandi che pure gli voltano la schiena, dei grandi che pure sono incomprensibili e distanti per lui come per gli altri ragazzi, ma che sono più facili da prendere in giro, con quella voglia delle donne e quella paura dei carabinieri, finchè non si stancano e cominciano a scapaccionarlo.
...
Pin sale per il carrugio, già quasi buio; e si sente solo e sperduto in quella storia di sangue e corpi nudi che è la vita degli uomini."(Calvino)
P.P. Pasolini, Keith Jarret, Nanni Moretti.
Quale filo rosso lega questi tre nomi?
Scorro i titoli delle canzoni e non trovo Eric Clapton. Mi imbatto in Donna Summer (I willl survivor) in Nardi (Era de maggio) in Paolo Conte, in Springsteen, in Dalla, in De Gregori, Buena Vista (Chan Chan) in Mina e tanti altri ancora. Qui non arriva la folla, nè si sente. Sono passata in mezzo alla moltitudine chiassosa qualche ora fa. Imbruniva, di sabato non mi piace. Troppa gente. Ne scopro il fascino durante la settimana. Quel ritroversi ai bar, alle enoteche, quell'attardarsi, prima del rientro a casa, a chiacchierare, a sorseggiare del vino, a raccontarsi la giornata, mi piace. Vorrei che tutti sentissero di meritare quel momento. Dopo la soddisfazione del lavoro. Scopro il mio essere diurna. Operare di giorno, alla luce del sole. La notte è fatta per dormire, tra lenzuola di lino.Così mangio olive, taralli e sorseggio un pò di vino rosso. Eric Clapton non l'ho trovato, ma quello che ho sentito, va bene lo stesso.
Esitavo perchè troppo scolastico, ma poi ho capito che era doveroso oltrechè gradevole ricordare questi versi.
....
Era il maggio odoroso: e tu solevi
così menare il giorno.
...
Ben venga De Andrè, di lui c'è sempre bisogno. Grazie Alf64.
CANZONE DEL MAGGIO
Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credervi assolti
siete lo stesso coinvolti.
Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le "pantere"
ci mordevano il sedere
lasciandoci in buonafede
massacrare sui marciapiede
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.
E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
D'accordo con te, Alf64, su Concato. Anch'io la trovai carina quando uscì...grazie.
Fiore di maggio
"Tu che sei nata dove c'è sempre il sole
sopra uno scoglio che ci si può tuffare
e quel sole ce l'hai dentro il cuore
sole di primavera
su quello scoglio in maggio è nato un fiore..."
Emilio Albanese, ingegnere, 69 anni, è stato ucciso ieri, nell'androne del suo palazzo nei pressi di piazza Bellini. La vittima era uscito di casa per recarsi in banca a prelevare del contante. Albanese è stato seguito e quando è entrato nel portone di casa è stato aggredito con una mazza o col calcio di una pistola. Caduto in coma non s'è più ripreso. E' morto in ospedale. L'ingegnere era il suocero di Jacopo Fo, figlio di Dario. Il premio Nobel, a Napoli per uno spettacolo ha commentato: "Scene così le ho viste solo in America latina".
Antonio Fiore sul "Corriere del Mezzogiorno" così commenta quanto è accaduto: "Lo hanno ammmazzato con un colpo di spranga. In pieno sole, in una zona centrale e trafficatissima della città, di questo ex paradiso abitato da diavoli che nessuno si preoccupa di fermare. Peggio : di cui molti negano l'esistenza, illudendosi che micro e macrocriminalità siano fenomeni residuali...mica accade solo a Napoli, ma in tutte le metropoli. Vero: solo che, di tutte le metropoli dell'occidente, Napoli è la sola che ospiti contemporaneamente sul proprio territorio i clan organizzati e la delinquenza spicciola, percentuali di disoccupazione degne degli U.S.A. dopo il crollo di Wall Street, interi quartieri abbandonati alla deriva sociale, progetti faraonici che non diventano mai realtà, illegalità diffusa che permea la vita quotidiana, una classe dirigente incapace di trasformare il consenso in coesione, una presunta società civile incapace di assumersi qualsiasi responsabilità. Una città allo stremo morale, e da cui è vano aspettarsi (come fa il sindaco Iervolino) una qualsiasi reazione di fronte all'ennesimo efferato crimine se da domani -da oggi- non si impone un cambio di passo. Sul piano dell'ordine pubblico, certo (e qui le forze dell'ordine conducano una profonda autocritica, Napoli è la città più "trasgressiva" del mondo e ancora c'è chi se ne vanta) ma anche soprattutto sul piano dei fatti. Rivoltando come un guanto la Napoli in pugno ad un visibilissimo "nemico", ricordandosi di Scampia non uno ma 365 giorni all'anno, affondando le mani nella città. Stavolta non per saccheggiarla ma per riaprirla al sogno. Per restituirla ai napoletani di buona volontà."
Un passo bello come questo merita la "prima pagina". Grazie Ut. an.
Sceso da cavallo, camminava al margine di siepi di rose selvatiche. Lo seguiva il garzone di stalla, che teneva i due cavalli alle briglie.
A torso nudo - torse nu -, sotto il sole di mezzogiorno - sous le soleil de midi - , l'ebreo Solal procedeva nei crepitii del silenzio - il allait dans les craquements du silence -. Camminava e sorrideva, enigmatico e principesco, ben certo della vittoria - sûr d'une victoire -.
Già per due volte, ieri e l’altro ieri, era stato esitante, vile.
Ma oggi, primo giorno di maggio - en ce premier jour de mai -, ormai avrebbe osato. E lei, l’aristocratica Ariane d’Auble, lo avrebbe amato.
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Proprio agl’inizi di maggio, al calore del mezzogiorno, comincia la folle passione raccontata da Albert Cohen nel bellissimo romanzo «Belle du Seigneur».
Tra "Era de maggio" e "Na sera 'e maggio", ho scelto "Basta na jurnata e sole" dove la parola maggio non c'è, ma comunque si presta a descrivere queste splendide giornate di sole. Difficile non andare ad scoltarla.
Je te vulesse da' tutt'e penziere e chi 'a matina va a
fatica'
pe' te fa capi' pecché se
dice si.
Je te vulesse da'
tutt'e strade d'o munno pe'
te fa' cagna'
e spusta' 'e culure senza
aver paura senza aver
paura.
Ma basta 'na jurnata 'e sole
e quaccheduno ca te vene a
piglia'
ma basta 'na jurnata e sole
pe' pote' parla'.
Ma basta 'na jurnata 'e sole
e quaccheduno ca te vene a
piglia'
ma basta 'na jurnata e sole
pe' pote' canta'.
Je te vulesse da'
un po' di luce in una stanza
pe' te fa' tucca'
senza cade' pe' te fa' sape'.
Je te vulesse da'
tutto chello ca riesco a
inventa'
pe' te fa' ridere accussi'
pe' me fa'
capi' pe' me fa' capi'.
Ma basta 'na jurnata 'e sole
e quaccheduno ca te vene a
piglia'
ma basta 'na jurnata e sole
pe' pote' parla'.
Ma basta 'na jurnata 'e sole
e quaccheduno ca te vene a
piglia'
ma basta 'na jurnata e sole
pe' pote' canta'
Ben venga maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera,
il nuovo amore getti via l'antico nell'ombra della sera, nell'ombra della sera...
ben venga maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore,
mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore, brindo a Cenne e a Folgore...