Satura

Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

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domenica, 25 settembre 2005

Monnezza

 Mi sono ricordata di questo passo di Javier Marias, ieri sera quando, nel film La bestia nel cuore di Cristina Comencin, il regista, amico di Franco dice una battuta. I rifiuti, la monnezza, la spazzatura, le scorie, le macerie sono, come immaginate e sapete, di grande attualità, soprattutto a Napoli (Tortora e, non solo Tortora, ne sa qualcosa).

Quando sei da solo, quando vivi solo e oltretutto all'estero, ti concentri enormemente sul secchio della spazzatura, perchè può finire per essere l'unica cosa con cui intrattieni un rapporto costante, o meglio ancora, un rapporto di continuità. Ogni sacchetto nero di plastica, nuovo, brillante, liscio, da inaugurare, produce l'effetto dell'assoluta pulizia e dell'infinita possibilità. Quando lo metti a posto, di sera, è l'inaugurazione o la promessa del nuovo giorno: tutto deve ancora accadere. Quel sacchetto, quel secchio, sono a volte gli unici testimoni di quanto accade durante la giornata di un uomo solo, ed è lì che si vanno a depositare i resti, le tracce di quell'uomo durante lo scorrere del giorno, la sua metà scartata, ciò che ha deciso di non essere e di non tenere per sé, il negativo di ciò che ha mangiato, di ciò che ha bevuto, di ciò che ha fumato, di ciò che ha usato, di ciò che ha comprato, di ciò che ha prodotto e di ciò che gli è arrivato. Alla fine di quel giorno, il sacchetto, il secchio, sono pieni e sono confusi, ma li ha visti crescere trasformarsi, formarsi in un rimescolamento indiscriminato di cui, tuttavia, quell'uomo non soltanto conosce la spiegazione e l'ordine, ma il cui stesso indiscriminato rimescolamento è l'ordine e la spiegazione dell'uomo. Il sacchetto e il secchio sono la prova del fatto che quel giorno è esistito e si è accumulato ed è stato leggermente diverso dal precedente e da quello che seguirà, sebbene sia altrettanto uniforme e ne sia visibile il legame con entrambi.

Javier Marias, Tutte le anime

postato da: meriggio alle ore 17:16 | link | commenti (3)
categorie: film, leggere

Sinergia da blog

Una comunicazione importante che mi viene da Marietta. Tra i miei link cliccate sulla CITTA' SULLO STRETTO e, leggete.
postato da: meriggio alle ore 16:16 | link | commenti (2)
categorie: comunicazioni

Aspettando A.

Vorrei dormire, ma ora non mi conviene più. Tra non molto, suonerà il citofono. Sarà  A. che tornerà dalla serata-dance all' Arenile di Bagnoli. Ultima serata prima della chiusura invernale. Poi sarà la volta delle discoteche del quartiere.  Più vicine a casa. Stasera hanno organizzzato l' andata con la mamma di U. e il ritorno con il papà di R. Chissà quando smetterà di fare la Barbie? Non mi piace che frequenti quei luoghi, nè che si metta  la minigonna, i tacchi e il rossetto.Quanto durerà questa parentesi? Perchè sarà una parentesi. Di questo sono sicura, altrimenti la iscriverò in un altro liceo, sì proprio quello dove io ho penato di più da ragazza. Ogni tanto, in casa, aleggia quel nome, come spauracchio o deterrente alle sue uscite, alle sue amicizie, alle sua abitudini. Poi, mi dico che lei vuole così, e che non posso impedirle di vivere questo momento, con chi vuole e come vuole. Impedirle no, ma far valere anche le mie ragioni sì. Intanto aspetto.

postato da: meriggio alle ore 01:26 | link | commenti (12)
categorie: frammenti di vita, nota personale
sabato, 24 settembre 2005

Distorsioni concettuali

Da un pò di tempo mi capita di sortire effetti diversi da quelli desiderati. Mio malgrado. Colpa di una luce che mi  illumina gli occhi e che fa pensare all'altro che io stia mentendo.Non solo. A volte temo di essere travisata. Un'idea me la sono fatta. Non che io sia un angelo, no,questo proprio no. Ma gli altri, gli altri, cazzo, quanto sono malpensanti.

postato da: meriggio alle ore 17:20 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, nota personale
mercoledì, 21 settembre 2005

Si diventa termometri contraddittori,
si passa tra le cose sfuse e vaghe,
come tra lacci d'alghe di tante
maghe Circi annegatrici,
dimenticando e poi dimenticando;

Si diventa termometri contraddittori,
si passa tra le cose sfuse e vaghe,
come tra lacci d'alghe di tante
maghe Circi annegatrici,
dimenticando e poi dimenticando;

Si diventa termometri contraddittori,
si passa tra le cose sfuse e vaghe,
come tra lacci d'alghe di tante
maghe Circi annegatrici,
dimenticando e poi dimenticando;

postato da: meriggio alle ore 16:20 | link | commenti (8)
categorie: musica, poesia

Immersi in un tripudio misto seta,
in una negligenza e oblio di sciarpe,
ed è come non mai non stare a casa.

 Immersi in un tripudio misto seta,
in una negligenza e oblio di sciarpe,
ed è come non mai non stare a casa.

 Immersi in un tripudio misto seta,
in una negligenza e oblio di sciarpe,
ed è come non mai non stare a casa.

 

postato da: meriggio alle ore 16:13 | link | commenti
categorie: musica, poesia
sabato, 17 settembre 2005

Rimboccarsi le maniche.

La copertina di "L' Espresso" di questa settimana getta nel panico e nello sconforto molta gente. Si fa fatica a  riconoscersi nel  mostro sbattuto in prima pagina. Quando la sferzata viene da fuori, scatta lo "sciovinismo" di cui mi parlava quell'amico, un tempo napoletano, ora, cittadino milanese (post del 21giugno). Come le mamme che difendono il proprio figlio ad oltranza, core di mamma, viene fuori l'atteggiamento fazioso di chi non vuole che si parli male della propria città, perchè, (ho sentito dire), sennò la città si abbatte ancora di più. Mah! che logica è? E' quella caritatevole, iperprotettiva, sempre pronta a perdonare il proprio figliolo, perchè ha promesso che non lo farà più? O peggio, quella che i panni sporchi si lavano in famiglia? Oppure, si vedono solo le cose belle, che pur ci sono, e sono tantissime. Eppure proprio per difenderle dovremmo toglierci le lenti colorate che indossiamo e rimboccarci le maniche. Delle sei pagine dedicate alla mia città, mi sono rimaste impresse due cose: nel colloquio con Ermanno Rea, il punto in cui dice " Ma il mio carattere civile mi spinge a essere ottimista".  Ha ragione;  pessimismo della ragione, ottimismo della volontà. E' segno di civiltà non abbandonare la città, aggiungo io, ma rimboccarsi le maniche ogni giorno, ogni minuto, ogni attimo. In ultimo, la sindaca Rosa Russo Iervolino e la sua amministrazione non possono continuare in questo modo. Alla domanda: "Lei è favorevole alla "tolleranza zero"?"  Rosa Russo Iervolino ha così risposto: "Solo nei confronti dei criminali". No, non solo. Nessuna tolleranza nei riguardi della logica del branco, delle baby gang di Scampia, come delle bande delle famiglie agiate. E poi, alle soluzioni politiche ci pensassero loro, sono pagati per questo, non vi pare?  
postato da: meriggio alle ore 19:59 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni
venerdì, 16 settembre 2005

Ecco...una poesia

Ecco i negozi 

 

 

Deve essere stata una costosa
distillazione la marea del mare,
il cielo è più professionale:
premedita se stesso.
Il tempo, questo tempo è inaffidabile,
vengono giù gelati, poi rane,
un giorno baci celebri, un altro giorno
eliche in funzione.
E come informazione,
si sente spesso chiedere,
dov'è che si sistemano le capocchie ai fiammiferi
Queste le uscite spicce,
celeri così come lei le intuisce,
che veloci inceneriscono se stesse,
avanti un'altra: così si va, a spasso si va.
Ecco i negozi
e non le sembra più di stare a casa,
ecco cammina nell'uno e l'altro senso,
non avendo al fianco chi l'accompagnerebbe
nelle minime e le massime escursioni.
Ecco i negozi
che ingoiano tutti i fracassi,
non affliggono né stomaco né cuore, eccola
qui dov'è la padrona del proprio giro vita,
del proprio girocollo, del proprio giro periplo del
[corpo.
E lo spazio non è quella questione,
ecco i negozi, si può tacere senza
dare il silenzio come spiegazione:
ecco qui, tra le creature scisse,
tra chi entra e chi esce,
c'è uno scambio
di temperature.
Si diventa termometri contraddittori,
si passa tra le cose sfuse e vaghe,
come tra lacci d'alghe di tante
maghe Circi annegatrici,
dimenticando e poi dimenticando;
così sei fortunata: hai trovato
esattamente quello che cercavi:
tre bravi di caienna, ovvero,
un forchettino per i ravanelli.
Così sei fortunata: hai trovato
il posto più esclusivo della storia,
le pagine in cui Antonio
con Cleopatra, si strapazzano
ancora, come otarie
dalle braccia ormai implicite nell'altro,
sopravvissuti ad ogni nave che s'inabissò.
Immersi in un tripudio misto seta,
in una negligenza e oblio di sciarpe,
ed è come non mai non stare a casa.

 

 

 Battisti-Panella

 

Mi piace ascoltarla in questa stagione. Con le giornate che si accorciano e i ritmi quotidiani che si ripetono.

Ecco...una poesia dei nostri tempi.

postato da: meriggio alle ore 19:46 | link | commenti (2)
categorie: musica, poesia
martedì, 13 settembre 2005

Cara, cara signora...

Con l'inizio dell'anno scolastico, è apparsa sugli schermi televisivi  diverse volte, a snocciolare i suoi dati, i suoi numeri, a rassicurare le famiglie sull'efficienza del sistema scolastico. Nuove immissioni in ruolo, insegnanti precari in cattedra fin dal primo giorno, riforma che va avanti. Tutto bene. Dal suo punto di vista. Un punto di vista molto unilaterale. La signora Letizia Brichetto Arnaboldi in Moratti sa  molte cose, e sa anche di essere molto impopolare e quindi, dopo tanti disastri pare che abbia fatto un pensierino, a quest'ora sarà andata oltre il pensierino, per Milano, come sindaco. Ma ritorniamo all'impopolarità. Quali sono i motivi?  La signora risulta antipatica per l'uso di un vocabolario aziendalistico, (sulla scia, è vero, dei ministri che l'hanno preceduta), ma anche  per la fisiognomica. Brevemente, ciascuno di noi ricorda il caso delle "tre i" (internet, inglese, impresa) e sa quanta sia abissale la  distanza  tra questo puro e semplice slogan e la realtà che intendeva modificare. Ancora, ricorderete la trinità dei "saperi", "il portfolio delle competenze" (una specie di curriculum delle attitudini che fin dall'infanzia il bambino si porterà dietro come cartellino aziendale).E poi debiti, crediti, crediti formativi, corsi di recupero, partita fissa, partita doppia, entrata e uscita, aggiungo io.

Il ministro, dicevo, è penalizzato anche dalla fisiognomica. E qui mi servo testualmente di un articolo pubblicato su "Giudizio universale" di settembre. " I tailleur castigatissimi, i fili di perle post-orsoliniani, l'acconciatura da annunciatrice della Rai di Bernabei e soprattutto quel volto severo e affilato, non particolarmente italiano e semmai affine alla somatica segaligna di certi popoli puritani. (...) La faccia della Moratti sembrerebbe quasi di sinistra, se vogliamo attenerci al luogo comune delle donne di sinistra più inclini all'espiazione e all'introspezione. Non fosse che la signora ha dichiarato: " Non ci sono misteri: per me non esistono destra e sinistra". Aggiungendo: " Esistono valori, come quello del libero mercato". (Giovanna Zucconi) 

Più charo di così. Lunga vita alla signora, ma lontano, lontano, lontano.

postato da: meriggio alle ore 10:03 | link | commenti (5)
categorie: riflessioni
venerdì, 09 settembre 2005

Due icone

Alzi la mano chi non ha simpatia per Albert Einstein. E, c'è, chi non ne ha per Charlie Chaplin?  No, non credo che ce ne siano. Ebbene questi due grandi personaggi del Novecento, apparentemente distanti l'uno dall'altro, si sono incontrati nel lontano 1931 in California, alla prima mondiale del film "Luci della città". "La sera dello spettacolo,scesi dalla limousine sulla quale avevano viaggiato insieme, i due uomini si avviarono insieme verso l'entrata del Los Angeles Theater, entrambi in frac, Einstein più alto di una spanna di Chaplin, tra due ali di folla che applaudiva freneticamente. " Che significa tutto questo?" domandò Einstein. E Chaplin, di rimando: "Niente". (...) Il più celebre scienziato della sua epoca e il più popolare divo del cinema dovevano ben sapere che la folla che li acclamava non riconosceva in loro due individui in carne e ossa, quanto due personaggi, due maschere potremmo quasi dire, ciascuna caratterizzata da tratti distintivi inconfondibili: Charlot, con bombetta, canna, baffetti (anche se quella sera il viso di Chaplin era perfettamente glabro) e la tipica camminata caracollante, e lo scienziato che ha attinto alle verità ultime dell'universo, con la chioma scarmigliata (anche se quella sera la capigliatura di Einstein era accuratamente pettinata) e lo sguardo che sprizza maliziosa intelligenza. Se l'innescarsi di un simile meccanismo, l'assurgere allo stato di icona, non stupisce più di tanto nel caso di una star dello spettacolo come Chaplin, risulta invece assai sorprendente per quel che riguarda Einstein, il creatore di una arcana teoria scientifica incomprensibile ai più. "

 

 

 

 

Questa è la pagina iniziale di un libro che ho appena finito di leggere. "Albert Einstein. Il lato umano." Prefazione di Claudio Bartocci, Einaudi. Pagg.113, euro8.80. Sarà stato il tema di attualità proposto all'esame di stato, sulla figura intellettuale e morale dello scienziato, e sul ruolo della scienza per l' esplorazione e la comprensione del modo.  Sarà che, l'aria che tira , in questo periodo, è greve, e che, di Dio Einstein ne parla, eccome se ne parla, ma in termini rispettosi e con spirito religioso, mentre, oggi di Dio, si parla per giustificare le bassezze umane, i calcoli meschini e opportunistici.  Sarà per chissà quali altri motivi che mi sono spinta a leggere questa  raccolta di stralci di lettere, di frammenti di diario, di brevi documenti del famoso premio Nobel. Di Einstein si sa già molto. Del suo spirito gentile, arguto, coraggioso e delle sue famose "pillole" (erano per la maggior parte degli aforismi pungenti), pure si sa. Quindi niente di nuovo, se non il piacere di ricordare un uomo, uno scienziato, e un premio Nobel, immagine ed emblema di un secolo travagliato e complesso.

 

 

 

 

 

 

postato da: meriggio alle ore 18:09 | link | commenti (3)
categorie:
sabato, 03 settembre 2005

Pensieri con le ali

In teoria potrei di nuovo partire per il mare, o per una bella città. Nessuno me lo impedisce. Ancora una decina di giorni da spendere in un altro posto. Come un tempo, quando settembre era ancora vacanza.
postato da: meriggio alle ore 09:55 | link | commenti (15)
categorie: nota personale
venerdì, 02 settembre 2005

Le parole degli altri

Un pò di saggezza: "Non è il vento che fa muovere la barca, ma l'arte di disporre le vele" (Proverbio cinese).

Un pò di preoccupazione: " Mi sedetti dalla parte del torto perchè tutti gli altri posti erano occupati" (Bertold Brecht).

postato da: meriggio alle ore 16:50 | link | commenti (1)
categorie: citazioni