Satura

Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

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domenica, 30 ottobre 2005

Lazzarella

Quel simpatico furbacchione di Bassolino ha magnificato dal palco di Piazza Plebiscito, con accanto l'inossidabile Baglioni, la prima Notte Bianca  di Napoli, (ce ne saranno altre!!) Festa di che? MI chiedevo ieri, ma anche, avrei dovuto dire, festa perchè? Non lo so, e nemmeno voglio approfondire,  già l'argomento mi sta annoiando mentre ne parlo. Sembra che voglia dimostrare la sanità,  la compattezza della comunità napoletana, e la capacità organizzativa dell'amministrazione napoletana, senza dimenticare neanche per un secondo i problemi di Napoli. Quando dice così, me li fa dimenticare tutti, davvero. Non li vedo e non li percepisco più. Per opposto. E va bene, continuiamo a credere alla favola bella. Come bella é questa città, sempre, caro Beppe Grillo, mai brutta, di brutto ha solo i piedi scalzi e sporchi come una lazzarella, secondo la ben nota immagine di Tahar Ben Jelloun.

postato da: meriggio alle ore 15:15 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, divertissement
sabato, 29 ottobre 2005

Quale colore?

C'è una strana aria in giro. Una calma insolita per Napoli. Un preludio all'esplosione di luci, colori e suoni che stasera, immagino, avvolgeranno la città per una notte intera. Tra le otto e le nove di stamattina, ero tra le vie silenziose e sfollate del quartiere, come lo sono di sabato mattina. Forse più silenziose del solito. Le strade erano ancora sporche, in un punto la spazzatura non era  ancora stata raccolta. Davanti ad un noto bar,  c'erano bottiglie vuote di birra per terra e nei grandi vasi,  elemento artificiale e naturale, l'uno accanto all'altro. Erano le undici quando ho preso la macchina per uscire poi a Capodichino. Temevo un pò di traffico per  "la notte bianca" invece, ho visto poche auto per strada.  Al ritorno ho percorso la tangenziale, sono uscita a Fuorigrotta, erano le tre, stessa calma, traffico scorrevole. Dal garage pubblico sotto casa non arrivano i rumori di chi, a quest'ora, di solito, chiude la propria auto per andare a fare shopping. Calma e umidità calano su questo pomeriggio inoltrato.

Quale colore?

 L'azzurro dell'aria segna la musica, la danza, il ballo, le arti visive e l'astronomia.

Il verde indica la fantasia, l'emotività e l'immaginazione per chi segue lo sport e la moda.

Il rosso rappresenta il fuoco l'espansione e la creatività. Per chi percorre la letteratura, la poesia, il cinema, e l'arte.

Il giallo per la tradizione, per il gusto, il teatro e il ballo popolare.

I colori dell'arcobaleno per l'immigrazione, il commercio equo e solidale e la cultura della diversità.

Mi muoverei tra il rosso e l'arcobaleno, se credessi, solo un pò, in questa festa. Festa di che?

   

postato da: meriggio alle ore 16:58 | link | commenti (3)
categorie: musica, riflessioni, frammenti di vita, stati danimo
giovedì, 27 ottobre 2005

Socrate, Voltaire e...Benigni

Quando ho acceso la TV, la scena con l'esplicito riferimento a Totò, Peppino e la malafemmina era già iniziata. Seduto dietro ad un banchetto, c'era  Adriano Celentano con carta e penna, a fianco sulla sua sinistra Benigni si muoveva e dettava una  lettera di scuse a Berlusconi per la trasmissione "irriverente" di giovedì scorso. Il duetto esilarante è proseguito con battute divertenti e con un saluto in chiusura di lettera, "24mila baci, una carezza e un pugno". Non contento di sè Benigni (poteva mai esserlo) si è spogliato ed è rimasto in boxer bianco aspettando che la Ranieri gli desse il vestito rosso, per poi cantare con Celentano "La coppia più bella del mondo".  Bacio appassionato tra i due. Il clou è arrivato quando Benigni ha citato Voltaire e la ben nota frase che ricorda uno dei fondamentali principi su cui si reggono le nostre democrazie "Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perchè tu lo possa dire" e infine ha declamato a memoria dall"Apologia di Socrate" un bellissimo passo e, questa volta, uno dei principali fondamenti della morale civile " non voglio scappare, non bisogna mai commettere un'ingiustizia nemmeno quando la si riceve". Nel citare a memoria Voltaire e Socrate, così come qualche anno fa Dante, Benigni ancora una volta ha dimostrato di essere un uomo colto e raffinato, ma speciale è stata soprattutto la modalità con la quale ha saputo trasmettere una parte piccolissima del  nostro grande patrimonio culturale. Leggerezza e soavità hanno accompagnato la sua performance, come il grande Calvino raccomandava.
postato da: meriggio alle ore 23:44 | link | commenti (2)
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mercoledì, 26 ottobre 2005

Cofferati sì, Cofferati no.

Ho un fremito quando la sento. E' una parola che mi ritorna spesso quando cammino per via Toledo, a piedi, o quando mi allontano in macchina, verso la periferia. Rimbomba nella mia mente,  a volte, sonoramente, quando lavoro. Spesso le pareti delle scuole presso cui ho prestato servizio sono coperte di foto che ritraggono uomini delle amministrazioni locali, politici, magistrati,  mentre parlano davanti a una platea di ragazzi, per un attimo, solo per un attimo, attenti a quel che si dice, ma dimentichi poco dopo di quello che hanno ascoltato. L' educazione alla legalità è diventata un progetto con tanto di incontri, letture e cose varie. Molte scuole della periferia  e del centro di Napoli ne hanno uno da attuare o lo hanno già attuato. Si fa uno sforzo immane per far capire alle ragazze a ai ragazzi la sottilissima linea di confine che separa il  mondo del lecito da quello illecito, ciò che è regolamento,  norma, e ciò che è abitudine sciatta, comportamento discutibile e/o scorretto, spregio delle regole di convivenza civile, del diverso, dell'altro, di se stesso. I ragazzi non amano le cose astratte, vogliono esempi concreti, comportamenti corretti, su cui modellare le loro azioni. Guardano, osservano e incamerano.  E le parole legalità, legge, regole di condotta e di comportamento si svuotano del loro significato, a volte nella stessa scuola che frequentano, altre volte quando riprendono  la loro vita quotidiana. Ebbene la vicenda Cofferati, a Bologna non poteva non colpirmi. Perchè per Cofferati sono scesa a Roma, quando eravamo tre milioni, perchè è sindaco di una città con un passato ricco di storia e cultura, perchè è di sinistra. Perchè a contestarlo sono giovani, pure loro di sinistra, perchè al centro della questione ci sono dei poveri, oltre ad altre cose, credo. Non so dire con chiarezza cosa ne penso. Il problema è complesso.Tutto sta ancora accadendo.  Come ci si muove in questi casi? E' un pò come quando sto in classe e i ragazzi mi chiedono di mangiare, "ma non si dovrebbe qui, in aula, mentre faccio lezione , magari dopo vi concedo dieci minuti. L'intervallo non c'è, è  vero, dovrebbe essere un vostro diritto. Non ve lo danno perchè fate otto ore, uscite alle 14,40 e poi non ci sono gli spazi. Dove lo fate? Sì capisco le vostre esigenze, ma voi capite pure le mie". Scusate la divagazione, ma di tira e molla ce ne sono tanti e non mancherò di raccontarveli. So solo che è davvero difficile governare una classe, in determinate scuole, figuriamoci una città come Bologna

 Ho fatto una giro sui diveri giornali on-line e ho letto diversi dispacci di agenzie.  Mi hanno colpito alcune dichiarazioni che riporto qui sotto:

Bassolino: il sindaco Cofferati ha il diritto e il dovere di rappresentare la città, le sue esigenze e i bisogni dei cittadini.

Cacciari: quelli proposti dal sindaco  di Bologna sono i classici provvedimenti che possono essere giudicati solo vivendo la realtà in cui sono nati.

Pancho Pardi: nè con il sindaco nè con i contestatori. In quanto al motivo di fondo penso che il problema dell'emarginazione urbana non si possa risolvere, almeno in Italia. Ci vorrebbero strutture di Welfare state che purtroppo non abbiamo. Del resto il problema non l'hanno risolto nemmeno i cattolici buoni, che vanno ad aiutare i poveri uno per uno.

Cento: i politici debbono sempre mettere in conto le possibili contestazioni. Soprattutto se eletti con la sinistra, fanno politiche di destra.

Boselli: la legalità non è di destra nè di sinistra è semplicemente giusta. Critico il metodo usato da Cofferati. Forse ci vuole maggiore attenzione alla collegialità.

postato da: meriggio alle ore 17:17 | link | commenti (5)
categorie: riflessioni
giovedì, 20 ottobre 2005

Le parole, sempre quelle, solo quelle.

L'ho sentita al primo Collegio a cui ho partecipato. E' uscita dalla bocca del Preside tra l'indifferenza di tutti, neanche una battutina sottovoce dalla collega seduta al mio fianco, nè  dalla fila di dietro nè dalle retrovie. Niente.  Nemmeno una risatina soffocata, mentre il Preside continuava ripetere quell'espressione, e precisava che era stato lui ad aver voluto cambiare parola. Sì, non più sportello di recupero, S.O.S., ficcamelotunellatestacheionon celafaccio, ma CHIOSCO DEL SAPERE. Per chi non è addentro alla scuola si tratta di interventi didattici educativi (detto alla spicciolata: ripetizioni)  tesi al  miglioramento o al recupero di argomenti e parti del programma di cui l'allievo  necessita per evitare che, una volta diventate  carenze, lacune o voragini, l'allievo veda compromesso l'anno scolastico. Ebbene, come non mi può venire da ridere al pensiero di un bel chioschetto del sapere, dove tra belle professoresse in grembiulino con motivi floreali e fronne 'e limone tra i capelli, e bei professori con còppola e mantesino bianchi, si vendono distillati di letteratura, boccettine di matematica, lattine di economia aziendale, elisir di lingua inglese? Le parole sono importanti, ancora di più ciò che sta dietro alle parole. Ma quale mente distorta ha potuto pensare al CHIOSCO DEL  SAPERE? Qualche anno fa il Nuovo investì la scuola, con parole nuove -  progetto, pof, percorsi, debiti, obiettivi - che come dice il mio Virgilio (alias Mastrocola) appartenevano ad altri mondi, (l'architettura, il diving, la topografia, l'arte militare). Diventammo  più  accattivanti,  strizzammo l'occhio alla platea. Fummo, in una parola, più vendibili. Ora che la crisi economica è aumentata ancora di più,  bisogna invogliare il compratore ad acquistare. La scuola si adegua, al peggio. Siamo giunti al discount della parola.  
postato da: meriggio alle ore 16:25 | link | commenti (13)
categorie: riflessioni, divertissement
lunedì, 17 ottobre 2005

In aula

Stefi vuole sposarsi quando avrà  diciotto anni. Tra due anni. Sogna un abito come la principessa Sissi, dice di averlo già visto. Avrà un negozio che il suo papino provvederà ad intestare a lei e al suo attuale fidanzato.  La sua è una famiglia di commercianti. Dice che abiterà a via Filangieri, poi ci ripensa e cambiando tono di voce, aggiunge, "No,  meglio a Fuorigrotta, a via Filangieri ci sono quelli con la puzza sotto il naso" e accompagna le parole con una smorfia che le fa arricciare il naso.

Fabi mi racconta di aver ricevuto delle telefonate sul cellulare " Professorè, mi dicono le parole". Le parolacce, le dico io. " Sìsì, professorè le parole!!". Fabi è bella, rossa di capelli, con gli occhi nocciola,  e la pelle dorata che  le magliettine succinte  scoprono volentieri allo sguardo degli altri. 

postato da: meriggio alle ore 17:35 | link | commenti (2)
categorie: frammenti di vita, in aula
domenica, 16 ottobre 2005

I piedi

L'avatar scelto è provvisorio. Il piede, il giro caviglia piuttosto ampio, e il birkenstock marrone non mi appartengono. Tra qualche giorno si intravederà il mio vero piede,  con birkenstock rosa. Anche se fuori stagione, il birkenstock , soprattutto se è rosa, va immortalato. I piedi sono le estremità del corpo davvero importanti. Pensate ai milioni di anni che ci sono voluti per assumere la posizione eretta. Alla fatica di nostri antenati per diventare "animali intelligenti". Sì, la stazione eretta permise ai bipedi di sviluppare il cranio quanto era necessario a ospitare il cervello via via sempre più grande. E poi il piede è l'immagine che mi ricorda il cammino, il movimento, il percorso, il viaggio. Ah! Dimenticavo l'erotismo dei piedi, la filosofia orientale.  Oppure, visto che oggi è domenica, pensiamo al calcio e ai guadagni che si ottengono quando si ha un piede d'oro.Per me i piedi rappresentano anche  qualcosa di più profano. Con il piede si possono dare calci nel sedere e insieme al cazzotto simboleggiano i miei momenti di rabbia. Insomma, abbiate cura dei vostri piedi, così come io ne ho dei miei.
postato da: meriggio alle ore 19:43 | link | commenti (2)
categorie: divertissement, bazzecola

Napoli-Zurigo e le primarie

A quest'ora stanno arrivando o sono già a Zurigo. Con circa 7° di temperatura.

 

B. e R. avevano l'aereo alle 14,00.  Verso le 12,00 erano nel taxi quando ci hanno chiamato per salutarci. Ieri sera hanno mangiato di gusto, annusando e assaporando il cibo con mugolii vari. L'italiano di B. mi è sembrato migliorato rispetto all'ultima volta e R. parla poco e male ma, capisce tutto e subito. Venerdì sera, era molto tardi, mentre passeggiavamo per via Chiaia e via Toledo, ho chiesto a R. , di parlarmi della raccolta differenziata che a Zurigo funziona magnificamente, anche un pò imbarazzata per la sporcizia che dovevamo scansare per strada, cartoni depositati fuori ai negozi, numerosi sacchetti ammucchiati ai piedi dei contenitori, carte, lattine, bottiglie nelle fioriere.  R. non era infastidito, come me, alla vista della monnezza, per cortesia nei nostri riguardi, e perchè è un giramondo. Ultimamente è stato a Il Cairo, ma spesso va in Asia. Ha un'agenzia, lavora dalle sette del mattino alle sette del pomeriggio. Di preciso, non ho ancora capito cosa fa. Mi ha detto che è assolutamente vietato depositare la spazzatura fuori, per strada, e nei giorni non stabiliti per la raccolta, che viene effettuata appena due volte a settimana, il lunedì e il mercoledì. Ciascuno paga la spazzatura che produce, e ciascuno fa in modo di produrne il meno possibile. Quando fanno acquisti non ricevono fogli, buste, bustine e altro materiale ingombrante e inutile. Solo l'essenziale. E poi, c'è un ottimo sistema di controllo e di autocontrollo. Sembra un sogno da noi, vero? La realtà è che siamo, in molte cose, indietro di venti o trenta anni rispetto al resto dell'Europa.

Che il centrodestra vada  a farsi fottere. Stamattina c'era una fila lunga e ordinata. Pochi giovani, ma molti anziani, che avrei voluto abbracciare. Mi piace pensare che abbiano sentito, ancora una volta,  più forte che mai, una sorta di richiamo civico, loro che sono al capolinea, una difesa della legge per l'intero paese, della costituzione, della democrazia, contro i duri colpi inferti dai barbari, i  vecchi e i nuovi barbari. Che il centrodestra vada a farsi fottere.

 

postato da: meriggio alle ore 16:54 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni, frammenti di vita, nota personale
sabato, 15 ottobre 2005

Sabato sera e domenica mattina

Se continuo a bloggare, gli svizzeri stasera mangeranno solo il sugo alla genovese. In realtà é già tutto pronto. La mozzarella dei fratelli Battiniello va solo riversata dalla busta  al vassoio ( niente "querelle" sulla migliore mozzarella napoletana, per favore). L'insalata va solo lavata. I formaggi solo tagliati. Il vino solo comprato Sono a buon punto, no?  Spero che al dolce ci pensino loro. Sono quasi le 19,00 e sono a buon punto. Saremo in quattro, è semplice preparare per poche persone.  Domani mattina andrò al seggio per le Primarie. Sono indecisa tra due nomi. Fausto Bertinotti e Romano Prodi, naturalmente.

 

postato da: meriggio alle ore 18:33 | link | commenti (20)
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lunedì, 10 ottobre 2005

Sabato, domenica e lunedì

Sabato.In un bel appartamento al Vomero, ci siamo ritrovati quasi tutti. Mancava qualcuno del gruppo storico, ma c'erano altri amici di A. a compensarne l'assenza. Abbiamo visto "The mother" e la discussione è stata, subito, animata. E' un film del 2003 di Roger Michell, sceneggiato da Hanif Kureishi. A me è piaciuto molto, soprattutto, per il coraggio del regista e dello sceneggiatore nel proporre un tema insolito.  La cinematografia ci ha abituati alle storie delle varie Lolite.Qui è una donna, madre, nonna e vedova allo stesso tempo, a sentirsi attratta da un uomo più giovane. Un film che induce a pensare sulla sessualità, sull'erotismo e sull'affettività nell'età matura. Non solo, anche sull'esistenza, sul vivere, sul "troppo tardi". Ho voluto dire, contro chi ne evidenziava le qualità di personaggio positivo, che May non era caratterizzata per suscitare simpatie. No, May è una donna che ha vissuto male, che  non ha, e non ha mai avuto, un buon rapporto con nessuno  dei due figli, nè con i nipoti, nè forse, lo ha mai avuto con il defunto marito.  Si imbarca in una relazione con un giovane falegname amante della figlia e ne esce sconfitta, quasi distrutta, vicino al suicidio. Resta sola e, secondo me, disperata. Roger Michell è anche il regista di "Notting Hill". In "The mother" però siamo lontani dalla affettuosa commedia romantica.  Da vedere, per chi non l'avesse già fatto.

Domenica. In giro per il casertano, a Castelmorrone, con un puntatina in provincia di Isernia. Pranzo domenicale, come facevamo un tempo, a casa dei miei genitori. Qui, invece che la casa paterna, una sala anonima, dove consumavano il loro pasto gli invitati per un battesimo. Ci avevano detto che si mangiava bene, e così è stato. Pasto abbondante a cui non siamo più abituati, composto da antipasto, primo, secondo e contorno. Il cameriere ci voleva offrire anche il dolce con le noci, ma abbiamo rifiutato, sarà per la prossima volta. Abbiamo mangiato diversi antipastini. Buoni gli affettati e la zuppa di fagioli con la minestra. Buono anche il primo, fusilli di casa con funghi e poi, come secondo, il capretto alla brace. Buoni sapori, peccato per il vino, semplice, troppo semplice.

Lunedì. La giornata lavorativa è iniziata tardi. Traffico all'andata e al ritorno. Umore pessimo, per il tempo perso, per l'aria condizionata che non funziona,  per la stanchezza. Poche ore, ma quanto bastano per farmi sentire come se fossi passata in una centrifuga. La folla per strada del lunedì mattina, il rumore della città, quello dei ragazzi chiassosi e fastidiosi, quello ciarliero e inutile dei colleghi. E' troppo tardi per cambiare mestiere. Troppo tardi.  

  

postato da: meriggio alle ore 16:10 | link | commenti (6)
categorie: frammenti di vita, film, stati danimo
venerdì, 07 ottobre 2005

Intimità

"Ti trovo simpatica" mi disse.

"Vuole attaccare bottone" pensai io. Sorrido spesso quando conosco persone nuove, mi mostro disponibile verso gli altri. E' una qualità che molti mi riconoscono ma da qui a dire che sono simpatica, ce ne vuole. E' raro che io faccia delle battute, non mi vengono. Sono portata ad ascoltare e a pensare. Ma S. insisteva che mi trovava simpatica, e forse aveva le sue ragioni, intendeva simpatia in un altro senso. Mi disse che gli avrebbe fatto piacere se avessimo preso un caffè insieme o se avessimo mangiato qualcosina, prima del collegio. Alcuni giorno dopo ci ritrovammo al bar, dove mangiammo una pizzetta e bevemmo caffè. S. insegnava educazione fisica, ma non era proprio il tipo da palestra. Alto, ma con un corpo che non era per niente scolpito. Anzi, dava l'impressione di essere anche un pò cicciottello. Faccia rotonda e pelato. Non era sgradevole.  Ma non era il mio tipo, allora. Mi voleva scopare e me lo fece capire dicendomi che mi aveva subito notata, che gli piacevo per l'elegante portamento, per la postura che, secondo lui, mi distingueva dalle altre, perchè emanavo... un odore di femmina. Mai nessuno mi aveva parlato così, ero stupita e scossa. Mi raccontò un pò della sua vita. Era sposato con una figlia piccola e da poco tempo aveva chiuso una storia che era durata tre anni con un'altra donna. Naturalmente la moglie non ne sapeva nulla, e non poteva sospettare, perchè tutto si era svolto alla luce del sole, se così si poteva dire, lei conosceva l'amante del marito e lui, S., conosceva il marito della sua amante. S. fece di tutto per affiancarmi nella visita guidata che fu organizzata per la classe che avevamo in comune.  Lui era di ruolo e conosceva bene i collaboratori del Preside, poteva chiedere qualche favore. Durante il viaggio un pulmann, i ragazzi notarono che eravamo appiccicati a parlare e a qualcuno uscì fuori una battuta, non ricordo cosa. La conversazione, non so come, scivolò sulle zone erogene ed erotiche del nostro corpo. S. seguiva anche corsi di  ginnastica riabilitativa, studiava diverse  tecniche di rilassamento, filosofia new-age, e non so cos'altro ancora. Mi disse che un punto sottovaluatato del corpo femminile era il piede. Nel piede, a suo dire, si ritrovavano tutte, o quasi, le terminazioni nervose del cervello e che la donna provava molto piacere a sentirsi succhiare l'alluce. Subito mi irrigidii. Ho sempre considerato i miei piedi la parte più brutta del mio corpo. Dove vuole arrivare questo qui, pensai.

 Il corteggiamento non finì lì. Dalle parole S. passò ai regali. alle cose, agli oggetti. Mi voleva sedurre e mi immaginava già come amante. Quindi mi regalò, in momenti diversi, uno slip, uno smalto rosso di  Versace e un rossetto sempre rosso di un'altra griffe prestigiosa, niente di tutto questo ho mai messo. Quelle rare volte che mi ritrovo a laccare le unghie delle mani e dei piede scelgo sempre uno smalto lucido o  uno chiaro. Ero lusingata e divertita, anche imbarazzata, ma mi tenni i regali. Non successe nulla e S. non si diede pace. L'anno scolastico finì e da allora non l'ho più visto. Anzi no, una volta l'ho intravisto alla Feltrinelli, ma mi sono subito dileguata. Non era il caso, proprio no.

Ero in bagno, per un doccia e per un pedicure, quando mi sono ricordata di questa storia e di quell'anno un pò particolare.

 

postato da: meriggio alle ore 16:26 | link | commenti (4)
categorie: frammenti di vita, nota personale
giovedì, 06 ottobre 2005

Riviste

Ho in bel pò di riviste da sfogliare e da leggere, qui, accanto a me, sulla scrivania. Partiamo dai belli. Su "Vanity Fair" un bel trio. Stefano Accorsi (34anni), Claudio Santamaria (31anni), Kim Rossi Stuart (36anni). Mi fanno un certo effetto, mi fanno. Ma sono tutti più giovani di me. Quello più arrapante è Stefano Accorsi. Non discuto del talento, non è il momento. L'Accorsi ha molto di erotico. Sfoglio e guarda chi ci trovo? La Bignardi con la sua family. Una volta, una volta mi era pure simpatica. Ora non più. Passiamo al "Corriere della sera. Magazine". In copertina una bella foto di Yehoshua "L'Einstein della laicità". Stasera, prima di addormentarmi, mi leggo l'articolo. Poi "Casamica" ancora cellofanato."La Repubblica Xl", è la prima volta che la vedo. In copertina un richiamo ad un servizio su Manu Chao. Anche questo da leggere. Infine "Giudizio Universale". tema principale "Le verginità". Ma dentro so di trovare tante chicche di articoli.

postato da: meriggio alle ore 21:34 | link | commenti (3)
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Vaneggiamenti e, forse, altro.

Il post di Roquentin sulla Guzzanti (leggete anche quello di Tortora sul film) mi ha suggerito questo tipo di vaneggiamento. Sì, dicevo: come si fa a sentirsi di sinistra, e a non essere di sinistra?? Perchè provo fastidio quando mi accorgo di rientrare in una certa tipologia di persone?  Perchè recalcitro quando mi vedo in altri? Dovrei, invece, esserne contenta. La condivisione di modi di pensare e di fare indica un'appartenenza. Un pò, come succede agli adolescenti che cercano i segni di riconoscimento per fare gruppo. Siamo animali sociali, disse Aristotele molti secoli fa.  Tendiamo per natura a stare insieme.  E quindi, sembra naturale che io sia identificabile con un certo tipo di mamma, di moglie, di insegnante, impiegata,  infermiera, sul piano privato; o che io sia un tipo di elettrice, sul piano politico. Insomma ciascuno di noi ha diversi ruoli nella vita. Pirandello docet. Eppure la reazione allergica non tarda ad arrivare quando mi sento identificata con un gruppo politico o sociale, con un quartiere, con un mestiere. La stessa reazione quando vedo gli altri "fare gruppo".  Che cos'è individualismo strisciante? Scetticismo? Disincanto politico dopo il tramonto delle grandi ideologie, vissute, d'altronde, solo di striscio? Eppure più che mai, oggi, c'è bisogno di unione (ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale, giuro, giuro, giuro). 
postato da: meriggio alle ore 17:59 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni, stati danimo
domenica, 02 ottobre 2005

Destinazione Secondigliano

E' iniziata un'altra avventura, una sfida, un impegno, o semplicemente un lavoro. A nord di Napoli, in un quartiere di frequente sulle pagine di cronaca nera e giudiziaria. Un tessuto sociale sgranato, un'economia povera e sporca, qui la camorra detta ancora legge, nonostante l'arresto di uno dei più importanti boss della zona, ritenuto tra i maggiori responsabili  delle faide camorriste che hanno insanguinato l'hinterland di Napoli, in questi ultimi mesi. Sede disagiata non riconosciuta. Dista quindici-venti minuti da Napoli, con la macchina, di sabato mattina. Un'ora, più o meno, in tutti gli altri giorni. Percorro velocemente via dei Mille, le rampe Brancaccio, piazza del Plebiscito, passo davanti al San Carlo e alla Galleria, mi avvio per via Marina, giro per via Marchese Campodisola, costeggio la facoltà di lettere e filosofia (baci a T.), mi ritrovo sul Rettifilo, attraverso piazza Garibaldi, Corso Novara, la famigerata Piazza Ottocalli, Capodichino, e poi Secondigliano. Un tragitto dalla Napoli imprenditoriale, commerciale e ricca alla Napoli sfilacciata, sommersa e impotente. Dai luoghi del "Rinascimento", a ritroso nel tempo, nei secoli bui della storia, nel Medioevo.

Mi accompagna RadioCapital, la voce di Mary Cacciolla, le risposte di Vittorio Zucconi, le previsioni meteorologiche di Ghetti, le anticipazioni del GR, la musica, soprattutto la musica, i classici di ieri e di domani, Capital music-box. Sabato mattina, cielo azzurro, luce e solo luce, vento del Nord, vento che ti fa vedere meglio le cose, che soffia e porta via, solo per poco, l'aria grigia, pesante, che, troppo spesso, stagna su questa città. Davanti al San Carlo, un classico di ieri, Bon Jovi.

postato da: meriggio alle ore 20:19 | link | commenti (6)
categorie: musica, frammenti di vita