Satura

Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

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martedì, 31 gennaio 2006

Quali canzoni

fitti fitti fitti fanno conversazione, senza tempo fanno l'amore

con l'unico vestito ogni giorno più corto

un materasso di parole scritte apposta per te testa dura testa di rapa

l'uomo senza più voce l'uomo che guarda nell'acqua del fiume

 

 

postato da: meriggio alle ore 19:56 | link | commenti (5)
categorie: musica

Parole che ritornano

Nicola De Blasi, in "Profilo linguistico della Campania", di cui troverete un ampio stralcio su Il Mattino(Cultura) di ieri, sostiene che il lessico gergale dei giovani campani, non di rado, è ripreso dal dialetto. Per molti giovani la prima lingua è il dialetto. Molti altri sono italofoni e hanno del dialetto una competenza passiva che si amplia quando nel contesto scolastico il dialetto viene preferito come lingua informale tra giovani coetanei. Segno questo della forte vitalità del dialetto.

Ieri sera mi sono divertita a leggere a mia figlia espressioni dialettali di cui frequentemente si serve, ma di cui non sempre ne conosce il significato.

menare la séccia = portare sfortuna dove séccia è "seppia".

pariare = spassarsela (in tutti i sensi) viene dal latino padiare. Nel significato dialettale è digerire.

chiattillo = figlio di papà da almeno trenta trentacinque anni, ha come significato primario dialettale piattola, parassita.

cazzimma = furbizia opportunistica, ha un'affinità con scazzimma, secrezione cisposa ( è possibile che a una secrezione fisiologica di altro genere si riferisca anche l'originario e perduto senso letterale di cazzimma).

purpo = persona non avvenente viene da polpo. Mentre l'espressione m'aggio fatto nu purpo equivale a mi sono inzuppato di pioggia.

 

postato da: meriggio alle ore 16:54 | link | commenti (5)
categorie: parole
sabato, 28 gennaio 2006

Cose

C'è un tratto di corso Garibaldi, vicino alla Circumvesuviana, dove gli uomini e le cose si confondono. Lì,  gli ultimi, uomini con barba nera e incolta scambiano, vendono, comprano. Per terra cose, solo cose e scarpe dismesse. Inchiodiati al muro cenci, solo cenci. Poco più in là, donne grosse con gonne lunghe e fazzoletti in testa fermano le loro carrozzine. Vi discendono bambini dai pantaloni abbondanti. Si aggirano tra macchine da sempre in sosta, tra lerciume e cose putrefatte.
postato da: meriggio alle ore 15:33 | link | commenti (8)
categorie: ho visto
venerdì, 27 gennaio 2006

Fate i bravi, mi raccomando!

Nei locali  del quartiere Chiaia (Farinella, Chandelier, 66) che hanno riaperto da qualche giorno, sarà affisso un decalogo by night. Dieci regole per venire incontro alle proteste dei residenti e alla legge. Rispettare i limiti sonori di legge. Tenere le porte chiuse quando c'è emissione di musica. Aderire alla campagna contro l'abuso di alcol. Sensibilizzare i clienti a non mettersi alla guida dopo aver bevuto. Collaborare con le forze dell'ordine contro lo spaccio di droga. Lotta allo sfruttamneto minorile. Non portare fuori vetro. Mettere bene in vista il certificato di prevenzione degli incendi e formare il personale ad un primo intervento in caso di pericolo. Avvisare le forze dell'ordine se si verificano schiamazzi. Favorire il passaggio dei residenti nella zona di Chiaia soggetta a ztl. Non solo, è stato siglato un codice etico rivolto alla clientela. Quattro sono i punti. Non alzare la voce per non creare disturbo ai residenti. Non portare fuori dal locale bottiglie e bicchieri di vetro.Tenere le porte del locale chiuse. Avvisare quando si presenta una situazione di pericolo o di disturbo per la quiete pubblica.

Capito tutto avventori e gestori? Fatemi un piacere. Tornate a scuola và, che è meglio.

postato da: meriggio alle ore 19:28 | link | commenti (6)
categorie: divertimento
giovedì, 26 gennaio 2006

Le parole da buttare

Ogni tanto mi piace dare un'occhiata nel campo avversario. Qualche incursione per capire come vanno le cose dall'altra parte è necessaria. Mi accorgo, mentre scrivo, della doppia lettura che si può fare di queste parole. In realtà il campo avversario a cui mi riferisco, è quello delle maggiori testate giornalistiche. Come lettrice, solo come lettrice, di quotidiani e settimanali, ho le mie preferenze, dettate dalle mie idee, dall'abitudine (anche) e dall'affezione verso quel giornale e non un altro, verso quella rivista e non un'altra. Però, a volte, mi capita di sfogliare e di leggere giornali che appartengono all'area politica a cui non darei mai il mio voto. Credo, tra l'altro che sia, comunque, una sana abitudine affacciarsi, a volte, dall'alto della torre e come una vedetta scrutare nel campo opposto. Insomma, vengo al sodo, su "Il foglio" di Giuliano Ferrara trovo articoli scritti molto bene, una cura particolare nella scelta delle parole, novità lessicali. Qualche giorno fa trovo una pagina intera sulle parole da buttare, un manualetto per bandire espressioni apparentemente acculturate ma oramai decisamente insopportabili. Mi ci ritrovo in qualche messa al bando e mi ricordo di altre espressioni che utilizzavamo noi, giovanissimi, negli anni settanta.

Ecco un elenco parziale delle parole da buttare secondo l'autore dell'articolo. Sinergia." In genere il termine è pronunciato da individui con scarso senso dell'estetica. Camicie con il collo alto a due bottoni, tessuti spessissimi, gessati terribili e cravatta con maialini che scopano. Loro letture preferite: Come vincere, Vincere con successo, Punta alla meta. Vogliono fare affari e propongono sinergie. Elogiano il Brainstorming (ah!). In realtà ti vogliono solo minchionare." Mi ha fatto detestare questo termine,che, comunque, quando l'ho adoperato, l'ho fatto dando ad esso un altro valore.

Basito. "A un certo punto tutti hanno iniziato a a dire che si sentivano "basiti". Sembrava un'epidemia". Mi fermo qui, perchè mi viene da ridere a pensarci.

Sereno. (...) chi dice sereno mente. Il suo equilibrio è in tumulto. Sono sereno anche se il mister non mi ha schierato in campo, ripete il giocatore di calcio che sta per essere ceduto a una squadra inferiore a parametro zero. Mi sento sereno dice chi intervistato davanti al palazzo di Giustizia ha appena ricevuto ventidue avvisi di garanzia per reati più incomprensibili.

Autoreferenziale. "L'autoreferenzialità è una parola difficile che è bello pronunciare per spiazzare i propri interlocutori. Ha preso il posto di idiosincrasia". Questa la sento spesso ma non mi dispiace.

L'elenco continua con cazzo, bypassare, assoluatmente,  affatto, differenze, carino-carinissimo, come dire, sdoganare, anima, tendenza, imbarazzante, ma dai.

Quelle che usavamo noi nei lontani anni settanta erano ammorbante, palloso, squallore, imbranato, che casino! freak, secchione o sgobbone, cazzimma, sballato, chiavata e poi non ricordo più.

 

 

   

postato da: meriggio alle ore 18:02 | link | commenti (9)
categorie: parole
martedì, 24 gennaio 2006

Un mojito da Farinella

Ha un'altro aspetto via Alabardieri. Prima era desolata e deserta quando Farinella, accogliente ristorante e winer bar in stile newyorkese, ha dovuto chiudere i battenti per decisione del gip. Ora sembra sorridere avendo ritrovato le luci (non diciamo i suoni)  del noto locale che affaccia sulla strada. Anche l'angolo con via Bisignano è ridiventato luminoso con l'apertura di 66 e di Le Chandelier, gli altri due locali che hanno condiviso la stessa sorte di Farinella. Quando sono passata di lì, i tre maggiori luoghi di incontro  della discussa movida napoletana non erano aperti agli avventori. Si stavano preparando per domani, ma già nell'aria si avvertiva un ritorno all'allegria e alla vivacità che avevano contraddistinto le strade di Chiaia soprattutto durante la settimana. Non di sabato, quando la folla è tanta. Non mi voglio impicciare della questione giudiziaria. Non ne ho voglia, non me ne fotte niente. Domani sera mojito da Farinella, non dopo le dieci. Ci caccerebbero via.  

postato da: meriggio alle ore 19:34 | link | commenti (3)
categorie:
lunedì, 23 gennaio 2006

Mesostici

Scrivi il tuo nome in verticale. Inserisci in orizzontale ciascuna lettera in parole o frasi che alla fine, unite, ti diano un piccolo testo di senso compiuto che parli di te.

   Ho sempRe

                 dEsiderato

                  iNcontrare

gente nuovA e

     differenTe, nella

               miA vita

Renata Balducci, Scrivere di sé:manuale di scrittura creativa.

postato da: meriggio alle ore 16:27 | link | commenti (11)
categorie: citazioni
venerdì, 20 gennaio 2006

Pensavo

Pensavo di andare dal parrucchiere, 

pensavo di andare in palestra,

pensavo di prendere la bici e di pedalare per un po' in villa, con il cielo azzurro sopra la testa e i raggi del sole che vanno più giù.

Ma  pigrizia mi dice di rannicchiarmi sotto una coperta e di leggere

 " La notte dei calligrafi" di Ghata.

postato da: meriggio alle ore 15:41 | link | commenti (11)
categorie: bazzecola, nota personale
giovedì, 19 gennaio 2006

Cìcere e paròla

Memore del lavoro svolto in classe sui proverbi e i modi di dire napoletani, sono tornata a casa con l'idea di preparare pasta e ceci. Poi ho visto il pacchetto di cuscus e...alè, in pochi minuti, profumato con aromi vari, ho portato a tavola un gustosissimo piatto di cuscus ai ceci. Anzi con i cìcere.

Per voi un assaggio di ... espressioni dialettali:

nun sapé' tené' tre cìcere 'mmòcca = non saper tenere tre ceci in bocca, cioè palesare tutto, svelare i segreti. Da mettere in relazione con la frase italiana avere il cece nell'orecchio = esser sordo, in cui il cece sarà un'escrescenza o un grosso foruncolo che impedisce di sentire;

avé' cicere e po' fave sécche = essere torturato e poi incarcerato. La frase va messa in relazione con quella italiana insegnare a rodere i ceci = mostrare ad uno un suo errore castigandolo; l'idea è presa dalla difficoltà che si incontra nel tritare i ceci secchi con i denti. 

 

postato da: meriggio alle ore 14:08 | link | commenti (9)
categorie: citazioni
martedì, 17 gennaio 2006

Una squallida carogna

Per essere una carogna, è una carogna. Il ragazzo quattordicenne che domenica all'alba, al Corso Vittorio Emanuele a Napoli, con la complicità di altri compagni, ha rapinato e poi da solo ha violentato la donna trentenne, minacciandola con una pistola, non può che essere definito tale. Poi, certo, vengono in aiuto per capire, gli elementi sociologici e le dichiarazioni di questo o quel politico, si apre il dibattito e si discute se sia il caso di abbassare a dodoci anni la soglia di punibilità per i minori, se non sia il caso di denunciare i genitori che non garantiscono la scuola dell'obbligo ai propri figli ( come se quest'ultima avesse le risorse per combattere il degrado sociale e culturale di provenienza dei ragazzi). Si dice allora che le istituzioni debbono investire "maggiori risorse nelle politiche educative e sociali nei confronti dei minori e delle famiglie indigenti che vivono nelle aree metropolitane. Che i bambini di undici, dodici, e tredici anni hanno il diritto di essere educati e tutelati a loro volta anche dalla violenza esistente nel loro stesso habitat familiare" (Raffaele Porta, assessore all'Educazione del Comune di Napoli). Giusto, sono molto d'accordo, ma io credo anche nel libero arbitrio e l'idea che sia una squallida carogna nessuno me la toglie. A qualsiasi ceto sociale appartenga, è una squallida carogna. 

postato da: meriggio alle ore 18:27 | link | commenti (13)
categorie: riflessioni, fare a cazzotti
lunedì, 16 gennaio 2006

Senza titolo

Quando F*** ha saputo che la mamma era incinta, è scappata di casa. Ha fatto le valigie, ha preso trecento euro ed è andata a casa della nonna. E' rimasta lì tre giorni. La madre le ha parlato al telefono e le ha detto che se lei non voleva, se ne sarebbe liberata, purchè ritornasse a casa. E' ritornata a casa con un accordo: la mamma poteva tenersi il nascituro, lei però non sarebbe stata di alcun aiuto. "Stamattina stava vomitando - mio fratello mi ha anche detto di andarle vicino. Io gli ho risposto - chi io? Ma và - ha voluto la bicicletta? e mò pedalasse." F*** dice che non sopporta i bambini, anzi li detesta. Pensa di non averne e si augura di incontrare una persona che la pensi come lei. "L'altra sera sono andata da Mc Donald's, quando ho visto tanti bambini, ho girato le spalle e me ne sono andata".

F*** si è sforzata di esprimersi in italiano. Incespicando sui nomi e sui congiuntivi, si è sforzata.

F***ha quindici anni. La mamma trentaquattro. 

postato da: meriggio alle ore 18:04 | link | commenti (2)
categorie: in aula
venerdì, 13 gennaio 2006

Le abitudini come gioco

Ecco le mie cinque abitudini. Non so se sono buone o cattive, strane o normali, se sono comportamenti consolidati o abiti mentali occasionali, fisime da psicanalizzare o atavici meccanismi di difesa. Per non dire poi che nel tempo sono cambiate e questo dimostra che le abitudini non sono poi mai veramente tali. Le abitudini sono un gioco, appunto.

1) Questa ce l'ho da sempre. Taglio le fette di pane a metà, anzi storte. Qualcuno in casa se ne lamenta molto.

2) Quando studio, e mi capita di consultare diversi libri, non ne chiudo mai nessuno, li tengo aperti tutti sorapposti gli uni agli altri.

3) Tendo a sopravvalutare gli altri.

4) Mentre cucino mangio pure. Pertanto potrei anche non sedermi più a tavola con gli altri.

5) Non leggo mai un libro due volte.

Mi piacerebbe che a continuare questa catena fosse il carissimo Tortora. Mi incuriosiscono le sue abitudini (potrebbbe pure, se vuole, farci un bel post).

postato da: meriggio alle ore 16:31 | link | commenti (6)
categorie:
giovedì, 12 gennaio 2006

Do you remember?

Sto bevendo un nescafè. Ne ho ancora, comprammo un pacco di 100 bustine in Grecia, era estate, più di un anno fa. Lì lo consumano a iosa come frappè con ghiaccio e cannuccia. Lo sorseggiano lentamente, seduti ai tavolini. Fa un po' schifo vedere i bicchieri a metà, e la schiuma che si appiccica lungo il bicchiere.
postato da: meriggio alle ore 17:15 | link | commenti (6)
categorie: altrove, nota personale
martedì, 10 gennaio 2006

Di destra ne basta una

Vi è mai capitato di aprire la scatola di scarpe appena comprate e di scoprirne un paio dello stesso piede? Ieri sera sono ritornata nel negozio dove avevo comprato un paio di stivali per riavere la sinistra. Non mi fate mancare la sinistra. Senza, non potrei camminare.
postato da: meriggio alle ore 15:18 | link | commenti (5)
categorie:
venerdì, 06 gennaio 2006

Così alla rinfusa.

Abbiamo spogliato l'albero di Natale, conservato le palline, impacchettato l'albero nel suo scatolo, smontato il presepe e rimesso nelle scatole i pastori. Abbiamo notato che mancava un carabiniere, mi sono ricordata di aver sentito, sabato scorso, mentre Tania passava il folletto, il rumore di qualcosa che si  frantumava. E' possibile che si sia rotto e che Tania non mi abbia detto niente. Avrà raccolto i cocci del carabiniere e buttato tutto nella spazzatura. Se glielo ricorderò, domani, diventerà un pò rossa mentre mi dirà quanto è accaduto.

 Qualche sera fa abbiamo cenato  a casa con V*** e A***. Ultimamente non sono molto soddisfatta delle miei rapporti con i miei amici. Non solo con A*** e V***  anche con gli altri. Già dopo un pò non avevamo molto da dirci e quello di cui abbiamo parlato era stato già detto l'ultima volta che ci siamo visti. Il fatto è che non trovo nulla di stimolante nella maggior parte delle persone che frequento. Mi annoiano soprattutto le domande di rito. La scuola, i figli, le vacanze. No, no, no. Basterebbe un "come stai?". Forse non so raccontare, non so fare conversazione. Che cosa dire poi? Del quotidiano che marcia e ci ruba il tempo. Dello straordinario che non c'è, e che neanche desidero. Non ho voglia di cercarmi altre amicizie. Che vengano loro a cercarmi. Che ci sia una svolta quest'anno, che sia magnifica e portentosa.

Ieri sera ho visto "Memorie di una geisha". Una bella storia romantica. Un sogno che si avvera, dopo un pò di tempo. Rapporti rigidi e austeri, rivalità e gelosie tra donne. Il cammino per diventare geisha è duro e difficile. Lei (la protagonista) vi riesce.

Mi è molto dispiaciuto sapere dell'improvvisa morte di Donatella Colasanti. Aveva 47 anni, si sentiva una miracolata per essere scampata al massacro del Circeo. Era il 1975 quando successe. Donatella si finse morta per sopravvivere, la sua amica Rosalia Lopez non ce la fece. Ricordo quel fatto, allora avevo all'incirca 14 anni. Erano brutti quegli anni, soprattutto per chi come me dalla provincia si allontanava per frequentare il liceo. Sulle ragazze incombeva la paura della violenza sessuale. A casa non se ne parlava, ma tra di noi sì, avvertivamo un limite alle nostre azioni. I rientri a casa erano tassativamente intorno alle setteemezza-otto.  E per farli avanzare di un'ora non è stato facile, dopo qualche anno abbiamo ottenuto più libertà. I nostri genitori non capivano. Non potevano. Mia figlia ride a sentire dei miei rientri. In effetti sembra anche a me molto tempo fa.

postato da: meriggio alle ore 19:05 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni, film, stati danimo, nota personale
martedì, 03 gennaio 2006

Tre parole

Detesto la teatralitĂ .
postato da: meriggio alle ore 14:20 | link | commenti (6)
categorie:
lunedì, 02 gennaio 2006

Piove, grandina e fa fredddo.

Certe volte sarebbe meglio andare in letargo.

postato da: meriggio alle ore 17:15 | link | commenti (4)
categorie: stati danimo
domenica, 01 gennaio 2006

Il primo gennaio

So che si può vivere

non esistendo,

emersi da una quinta, da un fondale,

da un fuori che non c'è se mai nessuno

l'ha veduto.

So che si può esistere

non vivendo,

con radici strappate da ogni vento

se anche non muove foglia e non un soffio increspa

l'acqua su cui s'affaccia il tuo salone.

So che non c'è maga

di filtro o d'infusione

che possano spiegare come di te s'azzuffino

dita e capelli, come il tuo riso esploda

nel suo ringraziamento

al minuscolo dio a cui ti affidi

d'ora in ora diverso, e ne diffidi.

....

Montale, Tutte le poesie, Mondadori.

postato da: meriggio alle ore 16:15 | link | commenti (2)
categorie: poesia