Satura

Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

Chi sono

Utente: meriggio
Mi viene da ridere a rispondere.

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

martedì, 28 febbraio 2006

Match Point

Match Point è davvero un  gran bel film. Woody Allen ne è solo il regista. La storia è ambientata a Londra, i nostalgici di Manhattan dovranno accontentarsi, gli attori sono giovanissimi ma già noti al pubblico. Lei è Scarlett Johansson (Nola nel film), quando ha incominciato a recitare con Allen aveva appena diciannove anni. Ce la ricordiamo anche in Lost Traslation, per dirne solo uno. La ragazzza è lanciatissima e ne ha fatti molti altri. E' bella e sinuosa e mi ha ricordato Kim Novak. Non a caso Woody Allen l'avrà scelta, visto l'eco Hitchcockiano del film. Lui è Jonathan Rhy Meyer (Chris nel film) lo stesso di Sognando Beckam (ne avevo parlato pochi giorni fa), allenatore, lì, di una squadra di calcio famminile, allenatore, qui, di tennis, però, per poco tempo. La sua storia d'amore con la giovane figlia di un uomo dell'alta società londinese lo porterà molto in cima, gli consentirà di vivere nel lusso, tra agi e confort di ogni tipo. Ma Chris è follemente attratto da Nola e il resto non ve lo dico naturalmente, visto che è un bel thriller con riferimenti letterari e musicali molto alti. E molti altri e tutti importanti sono i temi che Woody Allen ci ha proposto con questo film. Eccone il prologo:  

Succede, nel corso di un match, che la pallina urti il bordo superiore della rete e s'impenni per pochi decimi di secondo. Con un po' di fortuna, cadrà sul lato del campo che vi dà la vittoria. Ma può cadere su quello opposto e allora avrete perduto.

postato da: meriggio alle ore 16:33 | link | commenti (5)
categorie: film
domenica, 26 febbraio 2006

Woman in red

Che fascino, che eleganza, che postura ha quell'uomo. Lo "adoro" sotto tutti i punti di vista. Energico come lui (ha sempre saputo che il tè verde fa bene)convincente e persuasivo come lui non ne avevo mai visti in vita mia. Nei documentari sì, quelli in bianco e nero, sapete, vi ricordate quella piazza e quella finestra? Sapete quella che ricorda la città della commedia dell'arte, nella città eterna,...caput mundi, naturalmente. ITALIANI, ITALIANI, diceva. E che folla, da rabbrividire!  Sventolio di bandiere e inno di Mameli hanno completato la scenografia, come sfondo ai discorsi dell'uomo di oggi.

Bene, credo proprio che prima del 10 aprile farò una stranezza. Sarò una perfetta donna in rosso,  scarpe di vernice rossa con tanto di tacchi a spilli, vestito svolazzante, un pò Marilyn, uno stupefacente cappello rosso a falde larghe. Me ne andrò per piazza dei Martiri e per via dei Mille. Potrei tingere anche i capelli di rosso. Rosso fuoco.

postato da: meriggio alle ore 08:27 | link | commenti (12)
categorie: divertissement

Prevenire

Tè verde elisir per il cervello
Due tazze al giorno aiuterebbero a prevenire da Parkinson e Alzheimer. L'indicazione da una ricerca giapponese
Ennesimo studio a favore del tè verde. Berlo regolarmente (almeno due tazze al giorno), sarebbe una specie di elisir di giovinezza per il cervello. La bevanda di origine orientale, oramai diffusa in tutto il mondo, sembra infatti capace di allontanare anche malattie tipiche della terza età, come Alzheimer e Parkinson. A suggerire il suo utilizzo come neuroprotettore è uno studio condotto su oltre mille giapponesi con più di 70 anni di età. «Più tazze di tè si bevono, minore è la perdita delle facoltá cognitive. E nelle foglie della bevanda ci sono anche alcuni componenti che sono in grado di proteggere le cellule cerebrali dai danni tipici delle malattie neurodegenerative», commentano sull'American Journal of Clinical Nutrition i ricercatori dell'universitá di Tohoku, nel Paese del Sol Levante. Le conclusioni spiegherebbero le insolite percentuali, particolarmente basse, di forme di demenza senile in Giappone dove, da secoli, il tè verde è un rito oltre che una piacevole abitudine. «Bastano due o più tazze di tè verde al giorno per vedere dimezzate, rispetto a chi beve solo tre tazze alla settimana, le percentuali di incidenza di problemi mentali legati all'invecchiamento». E i benefici sono evidenti «a prescindere» da altri fattori tra cui la dieta, l'esercizio fisico o il fumo. (Corriere della sera)
 
 
Facciamo aumentare la vendita del tè verde? Due tazze di té in sostituzione del caffè?
postato da: meriggio alle ore 07:53 | link | commenti (3)
categorie: comunicazioni
sabato, 25 febbraio 2006

Click

Stamattina il cielo mi è apparso tinto con pennellate di azzurro, si intravedevano squarci di limpidezza tra sbuffi di nuvole disegnati dall'esperta mano di una calligrafa. Ghirigori vari su piazza Garibaldi. Svolazzi grigio cenere e bianco neve in lontananza. Sotto, distesi capannoni, work in progresss, ingombrano lo spazio. Intorno macchine infangate e pulmann lenti. La gente attraversa in ogni punto a piazza Garibaldi. Qualcuno è proprio fuori di sè. Gesticola e parla da solo. Ora il cielo è tutto grigio e non ha ancora smesso di piovere.
postato da: meriggio alle ore 14:54 | link | commenti (3)
categorie: ho visto, stati danimo
venerdì, 24 febbraio 2006

Informazione

E' in corso su La 7 da Ferrara un dibattito su "Madri selvagge" di Alessandra Di Pietro e Paola Tavella ( ha scritto anche Il Prigioniero a cui si è ispirato Bellocchio per il film Buongiorno notte). In studio c'è la Tavella.  Madri Selvagge Contro la tecnorapina del corpo femminile. E' un libro bomba. Io ce l'ho.
postato da: meriggio alle ore 20:21 | link | commenti
categorie: comunicazioni

In aula

Hanno applaudito, hanno riso, hanno fatto i cori, entusiasti e felici come se Jess (di origini indiane) e l'allenatore che si baciano nella scena finale fosse ciacuno di loro. Alla fine è mancato poco che salissero sui banchi e ballassero al ritmo della musica scatenante che ha accompagnato i titoli di coda. "Sognando Beckham" è un film che racconta in modo brillante e ottimista il conflitto generazionale che nasce quando le aspettative dei genitori sono diverse da quelle dei figli e quando i desideri dei figli non sempre coincidono con quelli dei genitori. Una commedia che affronta in modo leggero e piacevole il tema dell'identità, quello dellle comunità etniche, in questo caso quella anglo-indiana nell'Inghilterra dei nostri giorni e quello di genere (maschile, femminile) di due giovani donne che fanno fatica ad affermare i loro progetti ostacolati dai pregiudizi della famiglia di origine, del gruppo etnico di appartenenza, della contesto sociale in cui vivono. Dall'idea di razzismo (attraverso il libro"Il razzismo spiegato a mia figlia" di Ben Jelloun) a quella sulla diversità come ricchezza da conservare, come valore da preservare, a quello di identità (su cui occorre ancora insistere) fino alla società di oggi, divisa tra multiculturalismo e uniculturalismo, tra apertura e chiusura nei confronti di chi è altro da noi. Durante il dibattito solo alcuni hanno preso la parola. Chi di loro si è identificata in Jesss e in Jules, chi nelle amiche pettegole e sceme della sorella? I maschi cosa hanno pensato della ragazza anglo-indiana che voleva giocare a pallone e di Jules alle prese con una madre che la vorrebbe con più tette al punto da suggerirle un reggiseno con imbottitura? E della famiglia di Jess uguale a noi nel nostro stile di vita ma diversa ( mica poi tanto) nella mentalità, nelle abitudini, da noi. Noi chi? La settimana prossima sapranno darmi delle risposte? Intanto l'anno prossimo, quasi sicuramente, non li vedrò più.
postato da: meriggio alle ore 17:46 | link | commenti (2)
categorie: in aula
martedì, 21 febbraio 2006

Mai in viaggio con Jack.

Ho dovuto vincere il senso di fastidio che ho provato fin dall'inizio, per poterlo seguire. L'idea che stessi sprecando del tempo, che avrei potuto fare qualcosa di meglio piuttosto che starmene lì, è rimasta fin oltre metà della storia. L'impressione di stare a vedere un B-movie mi ha accompagnato fin dalle prime scene. E si è rafforzata quando è entrato in scena Jack. Faccia da stronzo americano di quelli che recitano in film per la tv, tipo Bay -watch.  Mascelle squadrate, capello lungo mosso, spalle da scimmione palestrato, nasino regolare che la single Stephanie provvede opportunamente a rompergli alla fine della loro storia, quando scopre che mancano pochi giorni al suo matrimonio con un altra donna. L' altro poi non è di meno. Miles è un insegnante depresso con velleità da scrittore post -moderno, grassoccio e imbambolato, statico e asessuato rispetto all'assatanato Jack, che invece applica alla lettera l'idea dell'addio al celibato. Sono in giro per le strade della splendida California, ad assaggiare vini  e a discettare di Cabernet e di Syrah, perché di lì a una settimana Jack convolerà a (giuste!) nozze. Ho dovuto vincere un ulteriore crescente fastidio quando Miles insegna all'amico, promesso sposo, i rudimenti del mestiere dell'enologo. Quel roteare il bicchiere, ficcarci il naso dentro per indovinarne i sapori, valutarne la consistenza, il colore, farlo ossigenare e poi finalmente berlo mi ha ricordato gli scemi che vedo fuori alle enoteche della mia zona. Mi piace bere vino, non  mi piace costruirci i teoremi. Il Mereghetti gli dà due stelline e mezzo, che mi sembrano troppo per un film che mi fa riflettere anche sull' amicizia maschile, raffigurata qui in modo superficiale e stereotipato. Ma come è l'amicizia tra due uomini? Come la  intendono? Quali argomenti si sviluppano nelle loro conversazioni? Quali parole usano per esprimere i loro sentimenti, per raccontare di sé stessi, delle loro storie e di altro? Qui Jack  e Miles sono due simulacri di amicizia al maschile. Nulla della profondità di Thelma e Louise.  Tra i due ( e più da parte di Jack) solo un esplicito linguaggio sessuale, ma nemmeno tanto. Ho visto e sentito ben altro. Insomma l'amicizia maschile in che cosa consiste, oggi? 
postato da: meriggio alle ore 22:22 | link | commenti (7)
categorie: film
lunedì, 20 febbraio 2006

Stasera

Avrei voluto scrivere di altro, ma gli intoppi di Splinder, il lavoro da impostare per domani, la spesa da fare, la cena da preparare, la figlia che mi chiede di sentirla in geografia,  mi inducono a fare un post sulla serata. Vorrei vedere Sideways-In viaggio con Jack (ore 9.30 su Sky). Il Los Angeles Time lo ha incoronato nuovo Easy Rider. Il Rolling Stone lo ha definito il film del 2004. L' Academy Awards gli ha riconosciuto 4 nomination e un Oscar per la miglior sceneggiatura. Ma che sarà mai?

Avrei voluto scrivere di altri insegnanti e non di Miles (personaggio del film) che non riesce a dimenticare l'ex-moglie.

postato da: meriggio alle ore 20:03 | link | commenti (2)
categorie: film, bazzecola
mercoledì, 15 febbraio 2006

Doppio senso

Luxuria ha detto: "Chi avrebbe mai pensato che un giorno io avrei preso i voti? "

Sento spesso Vladimir Luxuria, candidata nel centro-sinistra, per radio Capital. E' vivace e simpatica, mi fa scompisciare dalle risate.

postato da: meriggio alle ore 14:37 | link | commenti (14)
categorie: parole
domenica, 12 febbraio 2006

Dicevamo e diciamo

"E' probabile che mia madre abbia allora cominciato a spiegarmi che cosa era un mago e che cosa un'immagine pubblicitaria, una reclame dicevamo (con tanto di e finale), come marrò, come buatta, altro adattamento d'una parola francese diffuso in napoletano, ma buatta era relegato al dialetto, marrò o reclame entravano nell'italiano di chi allora lo parlava. "

Tullio De Mauro, Parole di giorni lontani, il Mulino, pag.11

postato da: meriggio alle ore 17:26 | link | commenti (13)
categorie: parole

Molto personale

O tutto o niente. Le mezze misure non le sopporto.
postato da: meriggio alle ore 17:14 | link | commenti (5)
categorie:
mercoledì, 08 febbraio 2006

Balla balla ballarò

D'Alema ha rifiutato di incontrare Berlusconi. Ha fatto bene, dicendo che il presidente del consiglio deve prima imparare a rispettare le regole. D'alema non si confronta con chi insulta l'opposizione. A me queste dritte piacciono, però non so se fanno parte di una strategia mirata a sbaragliare l'avversario. E se sono efficaci. In realtà mi sfugge il piano complessivo del centro-sinistra. D'Alema fa il politico. Berlusconi fa le apparizioni.

Se arriva il Cavaliere, lui va via. Ma anche senza il duello D’Alema-Berlusconi, la trasmissione si surriscalda subito. Tra il presidente ds e Pier Ferdinando Casini sono scintille sulla candidatura di Totò Cuffaro alla Regione siciliana e sul caso Unipol. «Posso sbagliare ma nella mia responsabilità politica ritengo che Cuffaro sia una persona perbene»: Casini cerca di sgombrare il campo dai dubbi sollevati da D’Alema. Che però non demorde e avvisa: «Temo che alla fine misureremo la responsabilità di un leader che ricandida il rinviato a giudizio per mafia e magari non ricandida quello che ha denunciato le pressioni». Casini si infuria e urla: «Quello che dici è inaccettabile». E sferra il suo attacco: «Vediamo quale criterio userete nella vicenda Unipol» tirando in ballo Consorte. E stavolta è D’Alema ad alzare la voce: «Il presidente di Unipol è accusato di cose meno gravi che di associazione mafiosa. Si è dimesso dopo un secondo ed era solo indagato». Vedi http://www.corriere.it

postato da: meriggio alle ore 15:56 | link | commenti (3)
categorie:
lunedì, 06 febbraio 2006

Parole che ritornano. 2

Le mie dolci e amate pulzelle me l'hanno poi spiegato il significato di vrénzola (sing.femm.) e vrénvolo (sing.masc.)

Sapevo che vrénzola è cencio, brandello di stoffa, persona cenciosa. Ora, per loro, è persona sboccata, volgare, vajassa. Lo stesso al maschile.

Una volta, in aula, ci fu una scena degli insulti degna della gatta Cenerentola. Fu in quell'occasione che sentii dire vrénzola emessa con una furia tale che le labbra della vrénzola offesa si contorsero fino ad  assomigliare ad una ventosa pronta e risucchiare la vrénzola offenditrice. Roba da sospendere le pulzelle in questione per una settimana. Poi prevalse il scusami, sai non volevo, scusami, facimme pace.Vabbuò.

Ritorniamo a Nicola De Blasi: " Tra le novità giovanili recenti non mostra segni evidenti di dialettalità un'espressione come ce lo vuole con me = si interessa a me, mentre è del tutto in dialetto il ricorrente vire tu = guarda un po', che te ne sembra? Stare a tarantelle significa, litigare.

Fashion = essere di moda; fetish =tipo di abbigliamento inusuale. 

postato da: meriggio alle ore 19:25 | link | commenti (8)
categorie: parole

Ancora una notizia

Aboliti gli esami anche per gli istituti non statali e non paritari: circolare dell'ultima ora dal ministero dopo le norme economiche nella Finanziaria
"Tutte le private senza controlli"
Sindacato e presidi: pronti ai ricorsi. (Vedi http://www.repubblica.it)

Perchè stupirsi se poi i tontoloni aumentano anche in Italia?

postato da: meriggio alle ore 18:07 | link | commenti (1)
categorie:
giovedì, 02 febbraio 2006

Una notizia

Qualcosa sta per cambiare nella mentalità americana. L'Italia non verrebbe più ricordata solo per mafia pizza e mandolino, ma, udite udite, per Dante, per Petrarca, per Boccaccio, per  Ariosto, per Foscolo, per Leopardi, per Ungaretti, per Montale, per Saba, per restare ai nomi più noti della letteratura italiana. Secondo dati forniti dal consolato italiano a New York sembra che negli ultimi anni ci sia stato un vero e proprio boom non solo verso la nostra cultura la nostra storia, ma anche verso al nostra lingua. Sembra che l'italiano come lingua straniera, studiata nei college e nelle high scool stia facendo concorrenza addirittura allo spagnolo. (Vedi: http://www.repubblica.it scuola e giovani

Abbiamo qualche speranza che quei tontoloni di americani facciano qualche progresso sul cammino della cultura?

postato da: meriggio alle ore 19:50 | link | commenti (14)
categorie:

Il Corso e il cavallo bianco

Facevamo una corsa folle per arrivare da miezz' o luogo sul corso, la strada principale del paese, attratti dal rumore degli zoccoli dei cavalli. Il corso era la via più importante. Lì si svolgeva la vita commerciale, sociale e religiosa degli abitanti, discendenti, secondo alcuni, dagli antichi cumani. Da lì passavano, trainati da grossi cavalli neri, i carri funebri. Dietro, a seconda dell'importanza del morto, una folta o sparuta folla, costituita da parenti stretti e lontani, da amici, da conoscenti. Altre volte, nelle occasioni di festa si vedevano le processioni religiose. Quella del corpus domini era bellissima. Allora si usava stendere sui balconi delle case che affacciavano sul corso le coperte più belle, quelle  più ricamate, avute in dote chissà quanti anni prima, gelosamente custodite ed esposte per l'occasione. E poi passavano strani carri, pieni, stracolmi di fieno, diretti in campagna, trainati da cavalli. Noi cercavamo quello bianco,  e mentre correvamo per vederlo da vicino, a due passi da noi, cantilenavamo "cavallo bianco, cavallo bianco portami fortuna, fammi trovare quello che vuoi". Subito dopo i nostri occhi erano appuntati per terra alla ricerca di un prezioso e improbabile dono.  

postato da: meriggio alle ore 15:55 | link | commenti (2)
categorie: frammenti di memoria