Non ho avuto molta voglia di raccontare in questi giorni. Nè di leggere i post degli altri, eccetto quelli dei più cari. Mi capita di preferire il silenzio, perlomeno qui, in questo luogo. Ho ascoltato della buona musica con l'IPod, sono arrivata puntuale e non stressata dal traffico. Ho percorso, a piedi, l'ultimo tratto che va da piazza Amedeo a piazza dei Martiri, guardando i negozi e le facce degli altri, alcuni erano volti noti, altri non potevano che essere sconosciuti. La bella stagione è arrivata, aspetta primavera Bandini e con essa il proposito di coprire con un velo i miei pensieri per poi disvelarli a qualcuno, solo a qualcuno. Ho rivissuto le sensazioni di quando tornavo a casa da scuola, nel pulmann, allora, ero una ragazza. Il passato mi parla, il futuro un pò meno, o forse sono io che gli chiudo troppo spesso la porta in faccia.
Ho visto Il Caimano qualche sera fa. Mi è piaciuta più la prima che seconda parte. L'ho trovata più equilibrata. Il resto è molto morettiano. Non tutto mi piace di lui, ma poco importa, Moretti mi è molto simpatico e pensare che quando ero al liceo e uscì Ecce bombo, ad una mia amica che stravedeva per lui, risposi che preferivo i film come Il Gattopardo, sul cui valore non si discute, nemmeno oggi. Ma questo per dire che un tempo Moretti non mi piaceva, poi i gusti cambiano come si sa, a volte in meglio.
Speriamo, speriamo, speriamo di poter dire, davvero, Quando c'era Silvio.
Venerdì sera con i miei amici ho visto il film di Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio Quando c'era Silvio.
E' stato prodotto dalla Luben Production, nata, nel maggio del 2005 a Milano, dalle costole del settimanale "Diario". Il film-documentario è stato realizzato in Italia nel 2005, e distribuito a partire dal primo marzo 2006 nella collana "I libri di Diario"
Una seria e documentata storia dell'età berlusconiana, da non perdere. Soprattutto in un punto, di alta tensione e di grande valore storico. Vi si trova, infatti, la versione integrale della famosa giornata di Silvio Berlusconi al Parlamento europeo di Strasburgo, una documentazione di cui in Italia si conosce solo l'infame battuta " Kapò" rivolta al deputato socialista Martin Schultz, ma che invece fu uno strazio inquietante e soprattutto lunghissimo.
Marzo con le nuvole damascate, con gli improvvisi squarci di luce e scrosci di pioggia, con le dispettose folate di vento, con le luminose piante di mimose, simili al giallo dei limoni di Montale, ispira molti poeti. Stamattina su Il Mattino ho trovato una bella poesia. Si intitola Le donne di marzo. Eccola, è di Michele Sovente.
Una con l'arrivo di marzo
è venuta dicendo che poi
non è difficile fare tutto
daccapo: buttare via
l'erba secca, incollare
i frammneti dell'anfora rotta,
soffiare sul fuoco, andare
in giardino a vedere se il freddo
ha bruciato l'insalata
Fermandosi sulla soglia di casa
un'altra ha cominciato
a raccontare di strane persone
che parlano con il gatto
che acciuffano una mosca
a lungo tenendola nel cavo
della mano e quando non sa
più cosa dire quella ride
saltella quasi vola grida...
Un'altra ancora chissà cosa
darebbe perchè la mimosa
faccia luce tutto l'anno
forse vorrebbe essere
una pagina bianca una freccia
un aquilone un sasso oppure
la notte che tutto nasconde
tutto in segreto illumina.
Con l'arrivo di marzo le donne
fluttuano come le onde.
Sono fortemente tentata di starmene a letto fino all'ora di pranzo e di non uscire per il consueto giro sul lungomare, il tempo non è neanche un granchè.
Continuerei a leggere Madri selvagge e ad ascoltare musica che arriva dal macinatore del salotto. La mia banda suona il rock, in questo istante. Sto pensando a Povia che ieri sera ha vinto il festival di sanremo con la canzone Vorrei avere il becco. Personaggio inconsistente, anche la canzone. Però non mi piacciono le critiche che già stamane in rete ho letto sulle dichiarazioni immediatamente successive alla premiazione. Povia ringraziava la compagna o moglie non so, non ha importanza, e i genitori che stanno insieme da quarant'anni. Perchè tacciarlo di buonismo? Cosa ci infastidisce? L'aver ammesso pubblicamente che vorrà bene a una persona per sempre, che ne vuole ancora ad altri, in quel conteso, ci fa venire l'orticaria? Non sopporto chi espone le proprie esperienze di vita in piazza, chi mercifica i sentimenti di dolore, di gioia, di disperazione, chi, in tv, ci ha travolto con i casi umani prima, e con la commedia dei casi umani poi. Ma, nel contesto sanremese cosa ci si aspetta? Deve pur dire qualcosa. Ma quello che non sopporto sono le etichette. Il buonismo, il cattivismo (esiste?), il politicamente corretto, il politicamente scorretto. I voltagabbana, i coerenti, gli incoerenti, il blablabla. Intanto il macinatore mi fa sentire Mozart e ancora Mozart.
Vuoi mettere l'allegria di fronte alla luce nascente, vuoi mettere un insolito cinguettio di uccelli tra cappelle vecchie e mura antiche? Sentirsi primi su tutti e vedere l'inizio delle cose. Allontanare l'idea del declino e vedere solo la luce. Di altro chi se ne importa.