Satura

Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

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mercoledì, 31 maggio 2006

Primavera.

E' tempo di diagnosi e di analisi. E' tempo di laboratori asettici e freddi. E' tempo di risposte.

Non mi fraintendete. Davvero, passo dal medico di base all'ortopedico, dal dentista all'otorino, dal cardiologo al radiologo per i consueti controlli e per i miei piccoli disturbi, non solo miei. Sarà la primavera. 

postato da: meriggio alle ore 15:04 | link | commenti (11)
categorie: bazzecola
giovedì, 25 maggio 2006

Sciroccamento

Lo ha detto anche mia figlia. Stai troppo tempo davati al computer. Il blog ti sta rovinando. Prima leggevi di più, mi ha detto. Leggevi e ritagliavi i giornali. Ora ti incazzi quando la connessione è lenta (caso raro, devo dire) e quando splinder fa le bizze. Beh, ma i giornali li leggo lo stesso, quelli che sono on-line, le ho risposto. E poi leggo in altri momenti della giornata. Però è vero che in alcuni momenti sto appiccicata al portatile come una bubblegum sulla faccia di un bambino, e non faccio le cose serie. Da sciroccata quale sono, ma forse capita alla maggior parte di noi, in certi momenti, mi prende una noia per  questo chiacchiericcio mediatico e continuo, altre volte mi prende la frenesia e vorrei disegnare suonare e scolpire con le parole (ah, il dibattito è da Tortora). E' meglio che io vada, mettiamo fine a questo sciroccamento, sento che sta pure arrivando qualcuno. 
postato da: meriggio alle ore 20:07 | link | commenti (25)
categorie: parole, bazzecola
mercoledì, 24 maggio 2006

Ascoltavo

Portami a mare , fammi sognare e dimmi che non vuoi morire...

E' di Patty Pravo, di qualche Sanremo fa. Il testo è di Vasco Rossi.

postato da: meriggio alle ore 22:40 | link | commenti (10)
categorie: musica
lunedì, 22 maggio 2006

Volver

Meno male che i biglietti per "Il Codice Da Vinci" erano esauriti. Tutto pieno. Una parte della famiglia, con motivazioni diverse ha letto il libro e avrebbbe voluto vederne anche il film. Per fare en plein. Io non ho ancora letto il libro e spero di procrastinare questo "ancora" nel tempo, ma già qualcuno tra docenti e discenti ( due sole ragazzine in verità, alla loro età è piuttosto normale, sono attratte dal genere dark, dai racconti misteriosi, a volte dal vero e proprio giallo) ne parla e mi sa che, per venire incontro a chi legge poco e male, forse ma proprio forse forse lo leggerò. Perchè poi cadere in questo circolo vizioso? Leggere per trovare un terreno comune con chi ha gusti diversi dai tuoi, modi di pensare, modelli di comportamento quasi diametralmente opposti ai tuoi. A volte è necessario, non posso mica consigliare tutto quello che piace a me. E poi il lavoro che faccio richiede anche questo. Sarò asettica nel leggerlo, ammesso che io lo legga. Tutto questo per dire che ieri sera ho visto l'ultimo di Almodovar, "Volver". E' piacevole da vedere. Un film nel quale le protagoniste principali sono tutte donne, con il ritorno di Carmen Maura, invecchiata naturalmente. Due elementi mi piace evidenziare tra i tanti che ci sarebbero da dire sullo stile immaginifico e barocco del regista spagnolo e sui temi presenti in questo film. Il primo è che la morte qui è un evento naturale, pagano e anche magico, alla Marquez. Questo mi è piaciuto molto. La prima scena è straordinaria. In un cimitero molte donne puliscono le lapidi, sferzate da un vento forte e impetuoso, e già si intuisce la chiave di lettura. Il secondo aspetto che mi piace sottolineare è la scelta del regista verso volti che non hanno la bellezza mozzafiato dello star-system americano. A parte Penelope Cruz. Molte facce hanno la fattezze della gente comune. Molti di questi personaggi risultano sgradevoli, eccessivi, sopra le righe. Ma quasi tutti rappresentati senza alcun giudizio di valore. Tutti hanno pari dignità. Tutti hanno diritto di cittadinanza. E in questo Almodovar è grandioso.
postato da: meriggio alle ore 18:09 | link | commenti (7)
categorie: film
domenica, 21 maggio 2006

Perchè no?

Non è un post politico. Non seguo la politica in modo capillare. Osservo molto, guardo e vedo la città nei suoi tanti aspetti. Giro molto per i quartieri che la formano, osservo i comportamenti della gente, quella del quartiere in cui abito e quella che manco pensi possa esistere e invece c'è e ha il suo peso politico. Di frequente mi capita di viaggiare, non come vorrei, anche quello è diventato un lusso. Mi capita di confrontare la mia città con quelle in cui mi ritrovo per vacanze, soprattutto. Che se aspettassi di spostarmi per lavoro, starei fresca, eppure quello che dico in un'aula andrebbe suffragato dall'esperienza diretta, non sempre a mie spese. Insomma, non mi sono piaciute come sono andate le cose qui, a Napoli, con la Iervolino e la sua amministrazione. Vivibilità, sicurezza,ambiente, rifiuti ed educazione non hanno avuto una giusta considerazione. Per diversi motivi. Bisogna dare atto alla Iervolino che non ha avuto un governo dalla sua parte, questo è un dato. Ma forse le cose non sono andate nella giusta direzione anche per mancanza di incisività, per insufficiente competenza. Non lo so, con precisione. Sono fortemente tentata di votare Marco Rossi-Doria. Stamattina ero sul lungomare. Un giovane del quartiere mi ha dato il volantino con la faccia di Rossi-Doria. E' un ragazzo che vedo spesso camminare per via Cavallerizza, avrà una tentina di anni. E' molto alto, ha i capelli lunghi, raccolti in un codino. Si nota, perchè spesso ha pantaloni a righe, larghi. Non è un chiattillo. Quando cammina è sicuro, anche in virtù del suo metro e ottanta. Negli ultimi tempi porta a spasso un bimbo di due-tre anni.  Ecco, vi sembrerà sciocco, ma mi è sembrato una bella faccia a sostegnodi Rossi-Doria. Giovane, anticonformista ( per quanto lo si possa essere oggi), creativo. Un'immagine, solo un'immagine. Ma anche quelle hanno il loro peso.

postato da: meriggio alle ore 17:43 | link | commenti (12)
categorie: riflessioni
giovedì, 18 maggio 2006

Altrove

Mi andrebbe di uscire per uno stuzzicchino, una birra oppure un pò di vino. Qui l'imbrunire ha il suo fascino. 'E sere 'e maggio come sa chi "tra queste stanze" si aggira, apre e chiude porte, sono irresistibili. Soprattutto dopo aver seguito una relazione sui problemi educativi posti dalla TV. Ed è ritornato, durante la lezione del tipetto con occhiali e modi garbati, come un filo rosso che corre sotterraneo, un'idea preoccupante su cui mi sono già intervenuta la volta precedente e su cui volentieri mi sarei di nuovo soffermata se il tempo a disposizione non fosse finito. L'idea che il nostro è uno Stato agnostico e relativista, non elabora alcuna filosofia e alcuna cultura. Detta così può sembrare normale, ma inserita nel contesto in cui mi ritrovo, di giovedì pomeriggio, ha un altro senso. Non posso dilungarmi a spiegare. A fianco a me c'è pinocchietto che per domani deve portare, su fogli stampati,quattro capitoli di Alice's adventures in wonderland, in inglese, naturalmente.
postato da: meriggio alle ore 18:58 | link | commenti (6)
categorie: altrove
domenica, 14 maggio 2006

Scocciata

Non ho capito se e quanto io detesti la domenica pomeriggio. Credo che mi sia piaciuta solo quando non sono stata sposata, e quando ero bambina. Allora mi vestivo a festa. Calzettoni bianchi ricamati, vestitino di terital, capelli raccolti alla Gigliola. Salivo in macchina, mi sedevo sui sedili posteriori, a sinistra. Dietro a papà che guidava. Al centro sedeva mio fratello più piccolo di me di tre anni. A destra, dietro mamma, sedeva mia sorella, di tre anni più grande di me. Andavamo a trovare gli zii. Credo che facessimo a turno. Una domenica dalle sorelle di mamma. Un'altra domenica da quelle di papà. Qualche volta, andavamo dallo zio, fratello di papà, che abitava al Vomero. Era un giorno speciale quello. Dovevamo prendere due pulmann. Andare in città. Comportarci bene. Mia zia parlava in italiano. Era molto affabile. Mio zio mi sembrava più serio e silenzioso, ma sorridente con noi bambini. Mi ricordo di R. uno dei suoi quattro figli, oggi medico omeopata. Sulle parete della sua stanza c'era un Che Guevara. Giocava a biliardino, aveva occhiali spessi, capelli lunghi e ricci. Di lì a qualche anno avrei trovato insopportabile uscire con i miei genitori. Altri tempi quando uscivo con P. a volte da soli, altre volte in compagnia. Avevo quasi diciotto anni. Poco prima che ci conoscessimo portavo lunghe gonne ampie e fiorate. Camicia uguale, gilet. Come quelle che vedo in giro al mercatino, oggi. La borsa era di cuoio come i sandali, bassi e intrecciati. Andavamo spesso al bosco di Capodimonte. Prima che conoscessi P. ci andavo con M. con Pe. con G. e, unico maschio, con F. Si parlava tanto. Poi vennero altri ragazzi. E si continuava a parlare, ma anche a fumare e a mangiare cornetti, quelli di due cuori e una capanna. Infine con P. a volte si andava al cinema, spesso a quelli d'essai, ma anche all'Adriano. Oppure ci si rintanava a casa di F. Lì, partivano la musica, baci e carezze. Per finire con una pizza, ma non sempre. E ora? Ora non piace più come un tempo. Crassa e noiosa mi appare, oggi. Per lo più.
postato da: meriggio alle ore 19:08 | link | commenti (19)
categorie: frammenti di vita, frammenti di memoria, stati danimo

Mannaggia!!

Che fine ha fatto il mio post, maledizione ????
postato da: meriggio alle ore 18:39 | link | commenti (1)
categorie:
sabato, 13 maggio 2006

Io non compro, tu non compri, egli non compra...

Riuscireste voi a non comprare per 365 giorni? Niente vestiti, niente libri, niente cinema, niente ristorante, niente viaggi. Solo cibo e medicine. Judith Levine, una giornalista americana, ci ha provato e ne ha raccontato  l'esperienza, che risale al 2004, in un libro "Not buyn it, a year without shopping" tradotto in italiano con "Io non compro". Ne leggo un lungo stralcio da una rivista.I dati riportati mi sembrano un pò vecchi. Le motivazioni sono nobili e suffragate da considerazioni di ordine sociale, ambientaliste e politiche. ( "La nostra piacevole vita richiede che da qualche altra parte del mondo, in genere al sud, la vita non sia così divertente).Ma non lo leggerò per intero. Racconti di questo tipo mi incuriosiscono e un pò mi divertono, ma non più di tanto. Però l'argomento è serio. Quanto è necessario e quanto è superfluo nella nostra spesa? Qual è la linea di confine? L'acquisto indotto è una dipendenza al pari dell'alcolismo e della droga. Quante volte colmiamo un dispiacere, un malumore, un dolore con un acquisto? Come e perchè siamo cambiati negli ultimi vent'anni? Interrogativi complessi a cui non so dare delle risposte, perchè troppo complesse. So solo che quasi vent'anni fa avevo bisogno di un solo, forse, due paia di scarpe o sandali. Uno o due per l'estate, uno o due per l'inverno. E basta. Durante questi anni ne ho avuti tre o quattro per stagione. Nonostante ciò non sono una dipendente. Non ho mai comprato per risollevarmi dagli umori bassi e in genere compro con oculatezza.

Per ritornare all'autrice  del libro che si chiede se " sia possibile che una persona continui ad avere una vita sociale , comunitaria, familiare, un lavoro, relazioni culturali, un'identità, persino un sè al di fuori del regno delle esperienze e delle cose acquistate, e, se sia possibile sottrarsi al mercato"  sembra che con questo metodo sia riuscita a colmare alcuni debiti.

postato da: meriggio alle ore 19:49 | link | commenti (9)
categorie: riflessioni, leggere
domenica, 07 maggio 2006

Un mito

Roberto Vecchioni, il professor Vecchioni, ieri sera, intervistato da Fabio Fazio, ha detto che la nostra lingua, l'italiano, è una delle più belle. Siamo riusciti a sviluppare dal greco e dalle lingue romanze, un idioma ampio, ricco e armonioso. Questa lingua rischia di essere uccisa dalle tre "I". Poi hanno parlato di "Diario di un gatto con gli stivali". Chissà se è già tra i miei libri. Mio figlio qualche anno fa, mi chiedeva di mettere la cassetta con Samarcanda. E via tutti a cantare Oh oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh..." Quando stimo una persona, nota o famosa, mi piacerebbe stringergli la mano, anche solo per un istante. Ieri sera avrei voluto perlomeno applaudirlo.
postato da: meriggio alle ore 16:43 | link | commenti (12)
categorie: musica, leggere, miti e simboli

Menù primavera

Torta di erbette e stracchino, come antipasto. Tagliatelle con piselli, asparagi e fior di latte al forno, come primo. Macedonia di frutta in sostituzione del gelato alla fragola e al cioccolato, che avrei dovuto comprare se avessi avuto voglia di scendere. Possiamo rifarci oggi pomeriggio. Manca anche il vino, manca chi beve con me. Ma solo per poco. Grazie, so già che risponderete buon appetito.
postato da: meriggio alle ore 12:12 | link | commenti (4)
categorie: bazzecola
sabato, 06 maggio 2006

Via Imbriani

Stamattina niente palestra. Andrò al mercatino di via Imbriani. Devo cambiare due "toppini" che mi stanno stretti. L'etichetta è menzognera, è una M. che sta bene solo ai manichini. Costano solo cinque euro l'uno. La giornata è splendida come splendidi sono i vicoli di Napoli nelle prime ore del mattino. Poi, subito dopo, a mirare via Foria. In casa, le canzoni di De Gregori da Calypsos.
postato da: meriggio alle ore 07:56 | link | commenti (3)
categorie: musica, bazzecola
venerdì, 05 maggio 2006

Al supermercato

Stasera, al supermercato c'era una promozione su una marca di yogurt. Compri una confezione di *** e in omaggio ti dò un vasetto di ***. La novità di oggi era lo yogurt alla fragola e al pomodoro. Fragola e pomodoro? Ma già che ci siamo, prendo anche quello alla mela e agli spinaci. La signora è contenta, io un pò meno, per aver ceduto alle offerte. Nello stesso tempo sono anche curiosa di provare i nuovi gusti. Le offerte fanno comodo e come! Però penso sempre che ci sia un raggiro sotto, in genere. Sovrapproduzione, competizione, profitto, marketing. Cosa? Oggi fare la spesa è come studiare un trattato di filosofia scolastica. Per orientarsi tra tanta merce esposta, tra tanta varietà di prodotti c'è bisogno di una calcolatrice, prima di tutto. Per definire il rapporto prezzo-quantità e qualità. La chiamano libertà di scelta. Ma chi ci crede più? Inevitabilmente sosto davanti agli scaffali, quel poco che basta per non buttare tutto indiscriminatamente nel carrello. Stavo ascoltando: Can't take my eyes off of you, (Bobby Sumer); La Haine (Asian dub foundation). :-)))))
postato da: meriggio alle ore 19:58 | link | commenti (2)
categorie: bazzecola
lunedì, 01 maggio 2006

Petali di rose

Maggio odoroso è arrivato. Dal cortile arrivano rumori metallici. Tre uomini hanno la faccia in sù, guardano al quarto piano. Danno indicazioni e aspettano che il carico scenda giù. Lavorano. C'è chi, nel mio palazzo, trasloca, il primo maggio.

Avevo all'incirca dieci anni, a maggio, mese mariano e mese dei fioretti, di mattina, mia madre mi faceva lavare il viso con acqua e petali di rose rosse per lo più, ma anche gialle, qualche volta bianche. L'acqua era in un catino, metallico e verniciato di bianco, in qualche punto arrugginito. Non ricordo perchè lo dovessi fare. Per devozione verso la Madonna? Perchè le rose fiorivano in ogni giardino? Per un civettuolo consiglio estetico? La mia pelle era liscia, con molte lentiggini, soprattutto sulla fronte alta. I capelli erano castano chiari, lunghissimi e lisci, legati come la Cinguetti, idolo di mammà. Ricevevo i sorrisi e gli sguardi di molti, e  le guance diventavano rosse, come non mai. Avrei voluto nascondermi, non sopportavo quell'improvviso colore.

postato da: meriggio alle ore 08:25 | link | commenti (6)
categorie: frammenti di memoria, nota personale