Ogni tanto un leggero venticello passa dalla cucina allo studio, dove mi trovo, e spezza l'aria ferma. Stasera ho mangiato senza gustare quello che mangiavo. Una fettina di pane con prosciutto crudo e un'altra ancora con tacchino arrosto e poi due percoche. Alla ricerca di un sapore che stasera non ho ritrovato. Tanto per mangiare. Ho restituito senza vederlo "Ogni cosa è illuminata". Il titolo è bello, chissà se lo era anche il film, e se lo è anche il libro omonimo da cui il film è tratto. L'altra sera mi sono addormentata, ho visto qualche bella scena, ho notato che era poco parlato, e nient'altro.
Sabato sera, a casa della mia amica B. ho visto " La congiura degli innocenti" di Hitchcock. Una commedia nera, ricca di humor inglese, la cui trama ho seguito, nonostante il ritmo narrativo piuttosto lento, cercando il senso di una storia che dapprima sembrava non averne. Un gruppo di persone sotterrano e dissotterrano un cadavere, ciascuna credendo di esserne l'assassino. Senso di colpa, tentativo di rimuoverlo. La sepoltura e la dissepoltura sono materializzazioni di un'azione mentale consueta che tutti noi conosciamo. Tutti siamo stati colpiti dal cinismo ben rappresentato dagli attori e proposto, molto probabilmente, dallo stesso regista come tratto distintivo della società americana. Non conoscevo questo film e mi ha fatto molto piacere vedere un classico in una notte di quasi mezza estate.
Dal balcone di fronte arrivano le note di Crazy. E' il tormentone di questi giorni, la sento dappertutto, mi hanno pure detto chi la canta, ma l'ho già dimenticato. Pensavo fosse una cover, è come se già conoscessi questo motivo. In TV, invece, stanno trasmettendo Il tempo delle mele. Anche da lì mi arrivano le note della famosa colonna sonora.
Sono stata a Provenzano, in un agriturismo, per una prima comunione. Il posto era davvero molto carino. La campagna era rigogliosa, dappertutto fiori e frutti. Il caldo non ci ha permesso di stare troppo a lungo sdraiati su una sedia sotto un albero. Nè di passeggiare per i campi. Abbiamo preferito la saletta chiusa dove il caldo era spezzato dalle pale che, fisse al soffitto, giravano e giravano. La piscina ha attirato, ad un certo momento l'attenzione dei bambini che le animatrici inutilmente tenevano a freno. Alla fine qualcuno di loro è riuscito a farsi un bagno. Tra gli ospiti, sapevo di incontrare un'amica di vecchia data, che non rivedevo da tanto tempo. Quando avevamo sedici anni ci vedevamo quasi tutti i giorni. Con lei e con altri ho trascorso un'estate a leggere alcuni testi di Marx e Lenin. Ora ci capita di incontrarci solo in certe occasioni.
Abbiamo mangiato benissimo e abbiamo finito con una la torta, buona e genuina. Fettine di crostata alle mele, e altri due tipi di dolci facevano da damigelle alla torta regina. Appena ieri sera, a casa di amici ho mangiato una bavarese con crema di mirtilli. Da richiederne il bis, come poi ho fatto.
Non ne posso fare a meno. La devo descrivere. Sperando di riuscire a farvela immaginare. La pisciacaffè è una macchinetta da caffè, comprata più di quindici anni fa, in uno dei tanti Upim, Coin, Città-mercato, Rinascente per la casa, non ricordo più. Un oggetto che allora, giovane donna appena sposata, dovette colpirmi per il suggestivo design. Immaginate la base, più o meno come la maggior parte delle macchinette, ad esclusione della Bialetti, che invece ha un cerchio inscritto in un'ottagono. Questa ha la base tonda, è di color giallo oro. Ma la cosa più divertente è la parte superiore. Guardata soprattutto di profilo, sembra la testa di un elefante. La proboscide, corrisponde al manico nella Bialetti. Le orecchie sono invece il tocco di originalità. Da qui esce, pardòn, piscia il caffè. La macchinetta è provvista di una piccolo piano dove appoggiare le tazzine, che si riempiono del liquido marroncino, a imitazione di quanto succede al bar. Dopo pranzo la guardavo e mi è venuto da ridere. Come non potevo, aveva pisciato.
Mio figlio P. (12 anni) quando gli ho fatto notare lo slancio di Materazzi nel fare il gol, ha detto " eh, mà, è Materazzi, ha le molle, no?"
Questo caldo, questi 28 gradi, questa aria ferma e stagnante esaltano le puzze e i cattivi odori. Ieri sera, a via Caracciolo, si sentiva un fetore insopportabile, più o meno di fronte alle varie pizzerie che si susseguono lungo la strada. Nonostante ciò, è stato piacevole guardare in lontananza Mergellina e Posillipo illuminate.
Ho girato per la casa, con la mini Canon, e ho fotografato gli interni. Parti di salotto, divano e tinga-tinga alla parete, coloratissimi; vi sono disegnati zebre, elefanti, ippopotami e giraffe. Dal lato opposto, la colonna dei CD, al centro un tavolinetto in legno con riviste varie. Sono passata in camera da letto. Ho puntato l'obiettivo su uno dei due comodini. La lampada è rosa con base verde. Sulla parete tanti quadri, uno a fianco all'altro. Alcuni sono icone bizantine.
Nel corridoio mi sono fermata davanti alle cartine geografiche incorniciate. Sono rappresentate l'Africa e il Sud-America. Sembrano antiche, ma non lo sono.
Ho rivisto le foto, e ho riconosciuto la mia casa, i miei spazi e ho visto anche un un po' di me. L' occhio umano si abitua a ciò che vede tutti i giorni e non coglie la vita che spesso c'è anche nelle foto.
Sto leggendo Gomorra di Roberto Saviano. Sono arrivata quasi a metà, al capitolo sulle Donne. Le donne di camorra, o meglio del Sistema, la parola camorra nessuno la usa più. Su "Il Mattino" di oggi, nella pagina "Cultura", interviene Giuseppe Montesano. Interviene polemicamente. Innanzitutto che cos'è Gomorra. "Non è un romanzo, perchè ciò che racconta non è immaginazione; non è un saggio, perchè ciò che analizza non è teoria; Gomorrra è letteratura che usa il reportage per raccontare la realtà".
Che cosa racconta Saviano? Racconta il mondo devastato, corrotto, marcio, incancrenito, putrefatto di una parte della Campania. Quella che va da "Scampia a Casal di Principe, dal Villaggio Coppola a Mondragone, a Licola e oltre.
Perchè Montesano è polemico? Perchè lui assume il punto di vista dell'uomo comune, del cittadino che vive lì, che abita con la propria famiglia e i propri figli e vorrebbbe chiedere alle istituzioni. "Avete letto? Vi risulta la speculazione affaristica della camorra? Il traffico dei rifiuti, della droga del denaro sporco reinvestito? Non doveva già risultarvi? O forse vivete in un mondo separato dal nostro? E se la risposta è sì, se è reale anche solo una parte di ciò che Saviano racconta, perchè siamo a questo punto? E dobbiamo restarci a vivere o a morire? O è possibile svoltare? Ecco, è questo che un semplice cittadino che abita nel mondo raccontato da Saviano vorrebbe sapere: ma, forse, vuole sapere troppo".
Io, invece, vorrei che queste parole, quelle di Saviano e quelle di Montesano, si tramutassero in cahiers de doléance, che chi ci ha governato e chi ci governa, chi ci ha amministrato e chi ci amministra, chi ci ha tutelato e chi ci tutela, chi ha giudicato e giudica, rispondesse, quanto prima rispondesse. Intervenisse, quanto prima intervenisse.
Vorrei che della mia vita ritornassero, di tanto in tanto, come in un film di fantascienza, solo alcuni momenti. Mi piacerebbe come in Peggy Sue si è sposata, rivivere alcune parti del mio passato recente, quello bello, con la consapevolezza di oggi. Vorrei poter tornare indietro a quando i miei figli avevano all'incirca quattro, cinque anni.Tornare a quando li prendevo per mano. Vorrei di nuovo sommergerli di baci, stringerli forte a me, ma soprattutto, sorridere di più, molto più di quello che si vede in alcune foto e in alcuni filmati di famiglia. Poi tornare qui, a come sono io, ora, a come sono loro, ora. Un breve viaggio nel passato per riprovare quelle sensazioni e non altre. E' da tempo che penso queste cose, da quando, oramai cresciuti e alti, tutti e due, quasi quanto me, hanno ancora l'abitudine di mettersi nel nostro letto e di chiedere a me e a P. di abbracciarli, ma nelle nostre braccia quasi non ci stanno più. Così come mi piacerebbe che ritornassero quelli che abbiamo amato e che non ci sono più. Che si sedessero al nostro tavolo e stessero un pò con noi, per ritornare liberamente quando vogliono, loro dal passato a trovare noi nel presente. A parlare con noi, senza rancori, senza recriminazioni. D'altronde se li abbiamo amati e ci hanno amato non dovrebbero esserci zone d'ombra. Che tutto accadesse con estrema leggerezza e naturalità, in un movimento circolare danzante. Che l'idea di viaggiare nel tempo, quello che ci riguarda, fosse all'insegna della leggerezza e che servisse a rafforzare i legami più belli, quelli più significativi.
Il sole è uscito, ancora con qualche nuvola, ma è uscito. La temperatura lentamente sta salendo. Sono andata in bici, ho corso. Ho fatto le scale. Ho "pattinato" e "sciato". Tutto in palestra. Intanto iniziava Germania-Costa Rica e ho visto i prime tre gol. Ho steso i panni e ne ho lavati alcuni a mano. E stasera potrei mangiare giapponese.
Da stammatina tammorr'e trombe!... e de cennere n'aria c'abbampa!... Da stammatina tammorr'e trombe tromb'e tammorre comm'a quanno pass''a Sulitaria d''o viennarì santo!... Da stammatina 'na scarpa vacante purtata 'mprucessione e 'ncopp''e castielle ciente cannune cu 'a vocc'aperta contr''o cielo aspettanno 'nu signale pe' fa' tremma' 'e paura o 'e gioia tutt''e llastre d''e case!... E aspiette aspiette oi core fino a ttanno!.... Si chesta varca nun è gghiut'a funno nun è gghiut'a funno!... E' comme si 'sta jurnata avesse fatt''o peccato 'e schiara' cu 'nu pere scavezo ca tuttuquante nun vereno ll'ora 'e cummiglia'! Pure 'o mare stammatina sott''o sole pareva 'na jastemma senza voce e pure 'a voce d''e fecaiuole nun tene 'o curaggio d'appanna' chest'aria pesante comm''a cennere dopp''o ffuoco!... Aiuto aiuto lu munno s'è perduto!..
(Da " La Gatta Cenerentola", di R. De Simone. Primo coro delle lavandaie).
Durante la stagione primaverile mangio con molto piacere i gelati, come già sa chi mi segue da un anno. Mi piacciono quelli artigianali, alla nocciola e al cioccolato, per restare in quello che per me è un classico, ma apprezzo molto anche quelli che sembrano combinare gusti stridenti come limone e cioccolato, oppure fragola e cioccolato, o ancora cioccolato e melone, o cioccolato e banana. Oggi non è proprio la giornata adatta per un gelato. Grigia e ventosa.
Sarà stato per questo che, entrando in una nota salumeria di via Chiaia, per comprare un pezzo di pane, l'occhio è caduto anche su dei panetti piccoli, farciti con prosciutto cotto e crudo, formaggio e altri rimasugli di salumeria, così era un tempo. Si tratta del ben noto tortano o casatiello, consumato dalla popolazione napoletana soprattutto nei giorni di Pasqua. Insieme ai taralli, di ogni tipo, il tortano, così l'ho sempre chiamato da piccola, è tra i miei cibi preferiti. Non vorrei scomodare Proust e le sue oramai "ammuffite" madeleinettes, per dire che, quando ero una bambina di circa dieci anni ( ma avrò avuto veramente quell'età ?), con i miei soliti calzettoni bianchi ricamati, di cui andavo fierissima, i capelli lunghi e lisci fino alla schiena e il cerchietto in testa, per fermarli, quasi sempre di domenica, andavamo al lago Patria. Lì il mio papà comprava dei taralli e della birra che beveva soprattutto lui. Altre volte ci capitava di andare a Castellamare e di mangiare un altro tipo di tarallo. Era, ed è, dolce, piccolo e bianco, perchè zuccherato. Lo compravamo dalle mani di quelli che, tuttora, vanno avanti e indietro vicino al casello autostradale, in una interminabile fila di macchine, tra l'incazzatura di mio padre, non so più se per i taralli o per l'attesa.
Del tortano ho un ricordo legato soprattutto all'estate. In una certa salumeria, sempre affollata, ad una certa ora del mattino, all'incirca alle dieci, arrivava appena sfornato, caldo, appena appena bruciacchiato ( ben cotto, diremmo, oggi) saporito solo a guardarlo, un pane speciale. Il Tortano appunto. Il Signor Tortano, vorrei dire. Lo preparava un certo signore che allora mi sembrava alto, slanciato, magro e anche bello. Di questo signore, con occhi grandi e neri, sopracciglia folte e lunghe tanto da coprire tutta l'arcata sopraccigliare, non so come, ho una foto, oramai ingiallita. Lui mi sembra bello assai, bello come Alain Delon in Il Gattopardo.
Come prevedevo non è stato facile leggere le 421 pagine di "Citizen Berlusconi" di Alexander Stille. No, non è stato per lo stile o per il registro linguistico usato e nemmeno per il tema trattato. Tutt'altro. Anzi si legge velocemente perchè Alexander Stille è figlio d'arte. Il padre, Ugo Stille, fu direttore del "Corriere della sera" tra il 1987 e il 1992. Il racconto minuzioso e dettagliato dell'era berlusconiana si dipana con leggerezza e si sente tutta l'abilità di chi questo mestiere lo ha annusato fin dalla nascita.
Il fatto è che ho interrotto e poi ho ripreso, ho letto in metropolitana in piedi a volte, oppure appena sveglia, a letto, come è ormai mia abitudine. Ma sempre poco alla volta e quindi ho centellinato questa terribile storia che tanto ci riguarda ancora da vicino, fino a stamattina. Chi segue in modo capillare la politica di oggi e ha seguito quella di ieri, troverà in questo racconto aspetti già noti della vicenda Berlusconi. Per loro questo libro sarà una "summa" dello stravolgimento operato dall'ex-premier e dai suoi pretoriani. Chi, invece, come me, per la più giovane età , e perchè non sempre attento a quanto avviene nei maggiori centri di potere, volesse rinfrescarsi le idee, o avere, in modo più consapevole, un quadro completo di questi ultimi trent'anni di storia italiana, questo libro darà , ammesso che ce ne fosse bisogno, una maggiore forza alla convinzione che è giusto schierarsi da una parte. Non si può come fece allora Paolo Mieli direttore del "Corriere della sera" essere nel mezzo, nè con Berlusconi nè contro Berlusconi. Per questo motivo Mieli fu leader dei cosiddetti " terzisti". Allora, il direttore del "Corriere" non comprese "che ergersi a difesa delle regole fondamentali della democrazia non aveva nulla a che fare con lo schierarsi pro o contro un esponente politico" (pag 370). Le regole della democrazia vilipese, lo svuotamento delle istituzioni, l'addomesticamento della stampa e della Rai, l'abbassamento dello standard morale, non possono passare come se fosse niente e soprattutto non dobbiamo cadere nella trappola tesa dallo stesso Berlusconi e dai suoi dobermann, vedi Sgarbi per fare solo un nome, che è consistita nel gettare fango, anche con prove false: 1) sui magistrati, che già da prima che Berlusconi scendesse in politica stavano indagando su di lui e sui suoi affari; 2) sugli avversari politici, e su chi si opponesse al suo potere , con lo scopo di generare confusione e sfiducia tra la gente comune.
Hanno ancora una loro efficacia le parole di Indro Montanelli, l'unico a tenergli testa fino alla fine : " Berlusconi? Non è fascista, non è niente. Pensa di essere un incrocio tra De Gaulle e Churchill, il guaio è che ci crede (...) E' un piccolo Peròn sceso in campo per paura, passato dalla disperazione all'ebbrezza".