Domani parto. Non so a che ora. Potrebbe essere di mattina presto se vado in una certa direzione. Di tarda mattinata se, invece, mi muovo in un'altra. Libera di andare dove voglio. Qualche settimana fa ero piuttosto preoccupata. Ora, prova ne è il mio animo mutevole, sono contenta di mettermi in viaggio. Contenta di stare al sole. "Come neve al sole".
La sento e la risento. Che bella invenzione è ITunes. E' la canzone di quest'estate, per me. Ma lo sarà stata anche diversi anni fa, quando avevo qualche anno in meno. Bazzecole. Quindi potrebbe essere anche un frammento d'estate. Si tratta di A man without love di Engelbert Humperdinck. Ricorderete l'originale versione italiana Quando m'innamoro io do tutto il bene a chi è innamorato di me, la cantava Anna Identici. Tra l'altro fa parte della ricca compilation di quella simpatica e sbrindellata commedia di John Turturro che si chiama Romance e Cigarettes.
Oh, oh, mi è semblato di vedele un gatto!
Vi ricordate di Titty il canarino e di gatto Silvestro? Vi ricordate di quella vocina con la erre moscia, di quell'uccellino apparentemente indifeso, ma che invece era furbetto e dispettoso?
Tutto questo non c'entra niente con il giochino, se non nell'espressione che mi è tornata in mente, quando stamattina alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri, aggirandomi tra gli scaffali della libreria, mi è semblato di vedele un bloggel!
In realtà, mi è sembrato di riconoscere due blogger napoletani. Il gruppetto era nei pressi del bar.
Mi raccomando non violate la privacy. Siate discreti. Io non confermerò e non smentirò.
Quella che viene chiamata " emergenza" rifiuti non lo è più da diverse stagioni. La questione, oramai, è diventata ordinaria, perchè non è stata trovata ancora una soluzione definitiva, e chissà se mai ci sarà. Ogni estate assistiamo al ripetersi dello stesso dramma. Cumuli di spazzatura ovunque, rischio di epidemie sempre più concreto, accese polemiche tra cittadini e amministratori, tra sindaci e commissariato di governo. Si sa anche che, quando i problemi non trovano soluzione e si trascinano per anni e anni, i lettori di giornali, gli ascoltatori dei Tg e chiunque abbia un minimo di sensibilità per le questioni che riguardano la comunità a cui si appartiene, si difendono. Ciascuno a proprio modo si difende.Non solo con le barricate e appiccando il fuoco all'immondizia. Di questo non vorrei discutere. Non ho mai capito bene da che parte sta questa gente che si oppone all'inceneritore, come è successo ad Acerra. La questione degli inceneritori sembra più complessa di quello che appare, anche se io propendo per essa. Da una parte i clan camorristici sarebbero contrari, perchè speculano sull'emergenza, possedendo le terre di smaltimento delle ecoballe. Dall'altra parte sono interessati alla realizzazione degli inceneritori, pronti già a gestirli, e a immettere nell'aria i veleni di mezza Italia. Ma parlavo dei meccanismi di difesa. Altri ne mettono in atto di diversa natura, di carattere psicologico. Così le pagine riguardanti la cronaca sull'emergenza ambientale vengono sfogliate frettolosamente. Quando passa il servizio televisivo sui cassonetti stracolmi, e sulla spazzatura a terra, sui marciapiedi, ci si distrae. Ci si annoia a sentire e a vedere sempre le stesse cose. Ma non sempre si può distogliere lo sguardo. A me vengono in mente, al riguardo, le parole di Saviano. L'ultimo capitolo di Gomorra è intitolato Terra dei fuochi e tratta dello scandaloso traffico di rifiuti tossici e ordinari che toccano la nostra terra. Tre regioni in particolare: Campania, Sicilia, Calabria, e Puglia. "C'è un terrotorio che è definito Terra dei fuochi. Il triangolo Giugliano-Villaricca-Qualiano.Trentanove discariche, di cui ventisette con rifiuti pericolosi". Se vi capita di vedere del fumo nerissimo da quelle parti sappiate che in quel momento il fuoco, appiccato da ragazzini Rom assoldati per l'occasione dai clan camorristici, sta liberando nell'aria diossina. Nel fuoco i Rom hanno gettato resti di fonderie, colle e morchie di nafta provenienti dalle fabbriche del Nord. "Intanto si muore di tumore continuamente. Un massacro silenzioso, lento, difficile da monitorare, poichè c'è un esodo verso gli ospedali del nord per quelli che cercano di vivere il più possibile". E allora, come non ripetere ad alta voce, questa terra è la mia terra.
C'è un appartamento di fronte al mio studio che si illumina solo di sera. Un piccolo appartamento abitato da una coppia, a volte insieme a loro appare un bambino. Stasera lui ha mangiato da solo, seduto al tavolo da cucina, con la spalle rivolte alla finestra aperta che dà sul cortile. Ora si è già spento tutto. Già dorme? Oppure sta pure lui a spiare i nostri movimenti? La cosa più sorprendente l'ha detta, con piglio inquisitorio, mio figlio, quando l'ha visto spazzare in cucina, dopo aver cenato. " Che fai? Stai facendo sparire le tracce, eh! Stai lavando il sangue di lei, vero?". Non ricordo di aver visto insieme a lui il noto film di Hitchcock.
Camminavo per via Toledo, oggi pomeriggio, schivando corpi straripanti, filiformi, sgraziati, armoniosi, goffi, agili e snelli, appesantiti e strascicanti, per lo più abbronzati. Uomini con bermuda e infradito. Donne di ogni età. Mamme con bambini, a piedi o in passeggino. Da sole, o abbracciate al loro ragazzo. A piazza Trieste e Trento il solito trambusto. Motorini parcheggiati da entrambi i lati della strada. Seduti come belle statuine le cow-girl di quest'estate. Gonne bianche di pizzo, stivali e cinturone marrone. I ragazzotti dei quartieri hanno jeans sdruciti, canotte che mettono bene in vista spalle larghe e robuste.Spesso gesticolano mentre parlano. Imbrattano la strada uomini seduti anche loro su vespe e moto. Distolgo lo sguardo. Salgo via Toledo, schivando corpi e roba per terra. Borse finte di Gucci, di Dolce e Gabbana, di Vuitton. Cinture, occhiali, orecchini, collane. Tutto finto. Le facce vanno dal nero ebano fino a tutte le gradazioni del marrone. Più sopra ci sono i cinesi. Hanno bancarelle piene e stracolme di merce di abbigliamento. La stessa che scaricano di notte dai container del porto.
Quando passava per il corso di quel paese di periferia, erano circa le dieci e mezza. ll pulmann che portava a Licola era pieno zeppo di ragazzi che si sporgevano dal finestrino. Sorridenti, sbracciati e chiassosi li guardavamo, invidiandoli un po'. A mare noi andavamo solo la domenica, e non sempre. I primi anni settanta dovettero essere anni di grande rivoluzione nei costumi e nelle abitudini di molti italiani. La villeggiatura, come allora si diceva, diventava di massa. Le famiglie più benestanti affittavano la casa a Licola o a Mondragone. Quelli che erano luoghi ambiti di villeggiatura, oggi, sono territori lacerati, martirizzati dalla camorra, dalla presenza massiccia e incontrollata di immigrati, da prostitute, di colore e origine diversi. Non erano solo le famiglie più ricche a scegliere Licola. Ricordo la famiglia di un muratore, quasi amici dei miei genitori. In effetti la loro figlia era mia compagna alle elementari. Fui invitata lì, a casa loro, solo un'estate. Ricordo una terribile scottatura. Non c'era mamma e allora non si usavano le creme e gli schermi solari. Almeno tra di noi non c'era l'abitudine di proteggersi la pelle. E ricordo il gioco della bottiglia. Il primo batticuore e il bacio sulla guancia di un ragazzo alto, abbronzatissimo e bello.
Fin dove può l'ironia?
A Palermo vanno a ruba le magliette con la scritta Mafia. Made in Italy. L'idea, che è di tre creativi che affondano le loro radici nel Sud, è stata giustificata sostenendo che si tratta di "uno sguardo ironico agli stereotipi che costituiscono il tessuto di fondo del famoso italian way of life". Ma chi se la beve? Meglio sarebbe stato, come ha detto il procuratore antimafia Pietro Grasso, rilanciare sulle t-shirt le tradizioni culturali delle nostre città o le bellezze naturali della nostra isola così come fanno le università di Oxford o di Cambridge.
E' solo business.
Se si ironizza troppo e su tutto, si svuota ogni dramma, dall'interno. Ed è più pericoloso. Su alcuni problemi e argomenti val la pena di mantenere il tabù. Mi pare che fosse Moravia che sosteneva la necessità di fare della guerra un tabù. Se si scardinano troppo certi schemi mentali vengono meno quei freni inibitori che pure sono necessari per tenere unita una civiltà intorno ai propri fondamentali valori.
Scritto con A. Celentano, M. Tessuto, Demis Roussous, con i Camaleonti e tanti altri, nelle orecchie. Questo mi passa il convento, stasera. Per dire che il ragionamento di cui sopra non è dei più cristallini.
Incomincia a piacermi un pò di più Pietro di Caos calmo. Pietro, dopo la morte improvvisa di Lara, che sarebbe diventata di lì a poco sua moglie, decide di fermarsi sotto la scuola della figlia, per tutta la giornata scolastica. Pietro dice di star bene così. Pietro dentro ha un caos calmo ma dice di non provare dolore, ha una figlia Claudia che, secondo lui, non prova dolore. Pietro ascolta in macchina un CD dei Radiohead, lo stesso che ascoltava Lara. La frase we are accidents waiting to happen è il verso di una canzone.
Erano le otto di questa sera quando sono scesa per buttare la spazzatura, ma non avevo voglia di rientrare subito e così mi sono avvicinata a via Caracciolo. Mi piace guardare il mare quando imbrunisce. L'aria non era pulita, c'era foschia e il mare era pennellato di rosa. Le imbarcazioni sembravano ancora più bianche, piccole piccole quelle vicino a Castel dell'Ovo, più grandi quelle verso Mergellina. Il viale che affianca la villa era quasi deserto. Di tanto in tanto alcuni correvano. Sulle panchine, invece, i fidanzatini fitti ftitti facevano conversazione. Sono arrivata alla pista di pattinaggio.Codadicavallo a dorso nudo e con pantaloncini corti di jeans, si destreggiava, al centro della pista, con i coni per terra, in virtuosistici esercizi di stile. Due bambine gli ronzavano intorno. Una era più avvezza ai pattini. Sciolta e sinuosa assecondava con l'esile corpo i movimenti delle gambe. L'altra, tutta bardata di ginocchiere e paragomiti, era ancora sgraziata nei movimenti, ma aveva tutta l'aria di poter fare di più. Intorno, poche persone a guardare. Sono tornata indietro, intanto si accendevano le luci nelle case. Mi piace che quest'ora ci regali una dimensione normale. Mi piace che a quest'ora i volti delle persone non siano immediatamente riconoscibili e ci si possa confondere.
Sto leggendo Caos calmo di Sandro Veronesi. Non mi convince. Vabbè sono a 137 pagine su 451. C'è tempo, può darsi che si ripiglia. Mi sembra un mucchio di banalità , per ora. L'impressione è che possa essere una buona sceneggiatura per un film alla Muccino. Qui l'ambiente, però, è quello milanese. Oppure un film alla Castellitto dalla Mazzantini. Boh, solo impressioni. Vedremo. Poi ho letto che al premio Strega ha ripreso la serata per farla vedere ai figlioletti. Ma che scemo! Eppure ha 47 anni, siamo della stessa generazione e non è neanche male a vederlo dalla foto della copertina del libro. Caos calmo.
Qui è come il 31 dicembre. La maggior parte dei bar è chiusa o sta per chiudere. Per strada gruppi di persone con bottiglie, pacchetti di pasticceria o confezioni per gelati. Una ragazza indossa sul capo una corona con i colori dell'Italia. Due ragazzi hanno le t-shirt degli azzurri. Gruppi di ragazzi sui motorini percorrono velocemente la strada. Di tanto in tanto si sentono botti in lontananza. Molti sorridono e dicono buona serata.
Per me l'estate è cielo azzurro e pulito. E' luce intensa e luminosa. E' il cortile della casa dove sono cresciuta, dove giocavamo a "sette prete". Sono i piedi zozzi per il sudore e la polvere.
C'era Carmelina che faceva la fruttivendola. C'era Gaetanina, la figlia di Carmelina, con i balconi fioriti di campanelle. Gaetanina ci faceva salire a casa sua e ci faceva spolverare o ci faceva fare qualche altro "servizio". Mia madre si incazzava, non voleva. L'estate era la mattina a seguire i film con Amedeo Nazzari, Massimo Girotti e altri, con le imposte della finestra socchiuse per impedire alla luce di entrare. Era un panino mangiato davanti alla TV.
La domenica, poi, alle dieci e mezza circa, la nostra merenda o colazione, era una fetta di pane con il sugo che serviva a condire la pasta, poi, per il pranzo.
L'estate era lunga e il ricordo più lontano è forse quello della penombra della camera da letto della nonna paterna.
Tanti auguri a me e buon non compleanno a voi.
Un bacio grande a Roquentin, a Gatto e a Jaero.
Perchè il silenzio di un sabato di inizio luglio, qui dove mi trovo, ha qualcosa di insopportabile? Sono stata a Miseno. Bellissima come sempre, se fosse meno affollata sarebbe un paradiso. Quando sono arrivata c'era il sole. Poco dopo si è annuvolato tutto. Il tempo di fare un bagno, di asciugarsi e poi alzare i tacchi e andare.
5 euro per entrare nella "cittadella". Il vigile mi ha detto che funziona così da quattro anni. Possibile che io manchi da lì da tanto tempo? Ci sono stata l'anno scorso e non ricordo di aver pagato. Altri 5 per il parcheggio. 21 euro per un ombrellone e due sdraio. Tutto questo per stare lì appena due ore.
Ieri sera, alle 18,30, nello spazio della Feltrinelli di Piazza dei Martiri, Remo Bodei ha concluso il ciclo di"I venerdì della politica" organizzato dalla "Società di studi politici" presieduta da Massimiliano Marotta. Il tema di questa lezione conclusiva, l'unica che ho potuto ascoltare, era "Utopia e politica". La saletta era abbastanza piena e fra i tanti volti ho riconosciuto, ho creduto di riconoscere, qualcuno che frequentava la facoltà di filosofia. E' sempre impressionante guardare una persona che dapprincipio ti sembra una delle tante e poi scorgere in quel volto invecchiato le fattezze di quello che era un tempo. C'è qualcosa di sconvolgente nel confrontare l'immagine presente con quella depositata nella nostra memoria.
Sono andata a sentire la lezione di Bodei, a mò di sandwich, come ha detto lui stesso, tra una partita e un'altra, non solo per l'argomento della lezione, molto interessante, ma anche per "Piramidi di tempo. Storie e teorie del déjà vu" di cui ho letto qualche bella recensione e sentito parlar bene da una mia amica. Ho infatti intenzione di leggerlo quest'estate. In realtà pensavo che toccasse anche questo argomento, ma è stato più interessante così come è andata.Per ritornare all'incontro, ha iniziato Massimiliano Marotta, era presente anche l'Avvocato, ha ringraziato un po' tutti, ricordando le difficoltà incontrate dall'Istituto nel 2004 e poi in parte superate, ma soprattutto sottolineando l'immane lavoro svolto da tutti nella diffusione e nella conoscenza di temi di alto valore civile. Il degrado della vita sociale e la politica ridotta ad associazione a delinquere, le leggi come ha ricordato Bodei, citando Solone, ridotte a ragnatela, dove i più forti sfondano e i più deboli vi restano imbrigliati, mi hanno profondamente colpito, come sempre accade quando si toccano questi temi. Ma ancora di più ho sofferto quando il giovane Marotta ha parlato dei rifiuti tossici, dell'inquinamento delle falde acquifere e dell'alta percentuale di morti per cancro nella sola Campania. Di questo parla anche Saviano in Gomorra. C'è un punto del libro che ho intenzione di postare. Naturalmente il discorso era rivolto alle istituzioni e loro, come Istituto, lo hanno fatto. Staremo a vedere, poi.
Della lezione di Bodei faccio un breve resoconto aiutata anche dalle interviste rilasciate dallo studioso e apparse su alcuni giornali di ieri.
Le parole scorrono fluide e i passaggi sono chiari. Utopia e politica non sono termini contradditori. Si ritiene erroneamente che l'utopia intesa come non-luogo e non-tempo faccia male alla politica intesa come realismo dispiegato. Si dice spesso, ha sottolineato Bodei, che l'utopia sia morta. In realtà a morire sono stati i grandi progetti del Novecento di creare l'Uomo Nuovo, o la Società senza Classi o il Predomino della razza Imperiale. L'uomo è per sua natura un animale desiderante e non può fare a meno di un progetto che non sia utopico. Quello che è accaduto in questi anni è il passaggio dalle utopie pubbliche a quelle private. E' chiaro, ha sottolineato Bodei, non c'è nulla di male a che ognuno si ritagli la propira fetta di cielo per conto suo, non è però del tutto positivo che lo si faccia in un'ottica esageratamente individualistica. Occorre pensare in grande. Non ragionare in termini strettamente congiunturali perchè, come diceva Keynes "l'inevitabile non accade mai, l'inatteso sempre". Vero è che l'uomo è mosso dalla ricerca della propria felicità. E' giusto e legittimo che ciò accada, lo Stato non deve agire in positivo per garantirla, ma deve semplicemente rimuovere ogni ostacolo a che ognuno la cerchi a suo modo e a suo modo realizzi il proprio piano di vita. E infine l'idea dello Stato come luogo neutro, dove ogni posizione ideologica e religiosa è garantita, lontano da interferenze confessionali.