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Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

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giovedì, 30 novembre 2006

Maria Antonietta

La "Maria Antonietta" di Sofia Coppola ha lo sguardo intelligente e malizioso della giovane Kirsten Dust, nota al grande pubblico per aver recitato nel ruolo di Mary Jane nell'Uomo ragno. Qui l'attrice, ma possiamo dire tranquillamente la regia, riesce a darci un'immagine fresca, dolce e spumeggiante della famosa regina ghigliottinata durante la Rivoluzione francese. Un'immagine diversa da quella tradizionale consegnataci dai manuali di storia, ma a questo paragone Sofia Coppola non era proprio interessata. Molti per lo più ricordano Maria Antonietta per l'infelice battuta, "che mangino brioche" e pochi avrebbero immaginato le tristi vicende private che la legarono appena adolescente al futuro re Luigi XVI. Lei che poi provinciale non era, essendo figlia di Maria Teresa d'Austria, è osteggiata dallo sfarzoso ambiente di corte di Versailles di cui non tarda a capirne lo stupido cerimoniale anche se poi finirà per esserne parte integrante. Si divertirà ad acconciarsi come vuole la moda francese, parteciperà alle feste in maschera, berrà champagne, mangerà dolci e fumerà hashish. Il tutto si svolge nella splendida cornice di Versailles e ha come colonna sonora la musica rock degli anni ottanta. Un film piacevole e giovanile, a volte noioso per il racconto che in alcuni tratti langue.
postato da: meriggio alle ore 18:41 | link | commenti (15)
categorie: film
mercoledì, 29 novembre 2006

Una bella giornata e uno sguardo conciliante

C'era il sole e l'aria era tiepida quando, stamattina, intorno alle 12.00, sono uscita. Lo stivale era nero e così pure la gonna ampia e svolazzante. Tra basalti rialzati e sconnessi, tra la folla di un mercoledì mattina, passo davanti alla bancarellla dei fiori e mi fermo da Salvatore, il pescivendolo abusivo di via Cavallerizza. Il cielo è azzurro e colora la giornata. Arrivo fino al mercatino di via Imbriani, dopo aver gettato uno sguardo ad uno dei diversi fruttivendoli che sostano vicino alla scuola T. Livio. Lui sì che è un personaggio, ha più di cinquant'anni, ma ha un fisico asciutto e muscoloso, spesso indossa una canottiera, come stamattina, che scopre diversi tatuaggi sul braccio, una massiccia collana dorata al collo, e vari braccialetti dello stesso colore al polso. E' sorridente e gentile, e non senbra mai stanco della vita. Stamattina tutto mi è sembrato meno stridente. Complice la bella giornata e lo sguardo conciliante che mi guidava.
postato da: meriggio alle ore 16:11 | link | commenti (11)
categorie: stati danimo, luoghi prediletti, nota personale
sabato, 25 novembre 2006

Ancora news da Napoli

ll post che stavo scrivendo ieri iniziava in questo modo " Non sono bastati e non basteranno le agghiaccianti copertine di uno dei maggiori settimanali italiani, le inchieste giornalistiche televisive di Report, di Ballarò, di Annozero, le autorevoli opinioni di vecchi e giovani scrittori, il racconto romanzato o la finzione raccontata, il quotidiano e continuo racconto di cronaca dei giornali cittadini sugli omicidi, sulle rapine, sui disoccupati che occupano il Duomo, sugli istituti allagati, sulla bibiloteca rionale incendiata; la fiction televisiva del momento e la strumentale o reale querelle sulla fiction, gli accesi dibattiti, o presunti tali, in rete; e fuori rete quelli tra amici, tra conoscenti, tra colleghi, tra cliente e parrucchiere, tra cliente e salumiere. Qui, proprio qui, a Napoli, tutto è uguale a prima. Niente è successo. Non siamo così ingenui da credere che la situazione possa migliorare dall'oggi al domani, nè come in un sogno, ci aspettiamo che in brevissimo tempo le nostre strade siano pulite fin dal mattino presto, i nostri quartieri ordinati, godibili al passeggio, senza macchine in sosta vietata, senza motorini ad ostruire marciapiedi." Avrei continuato il mio post di ieri, descrivendo un po' quello che, di venerdì sera, ho visto nel quartiere Chiaia, il quartiere nel quale abito, e quello che ho visto ieri non è poi così diverso da quello che ho visto stasera. Lasciamo perdere le etichette, quelle nuocciono solamente. Il quartiere Chiaia-S. Ferdinando è noto come quartiere di rappresentanza. Via Calabritto con i suoi eleganti negozi, piazza dei Martiri con la caffettiera e poi a salire via Filangieri con i suoi bei palazzi e via dei Mille, lunga e leggermente sinuosa fino a piazza Amedeo e mi fermo qui, ma dovrei ricordare anche via Poerio, via Cavallerizza, via Belledonne, piccole stradine che tra negozietti e baretti vari portano verso piazza S. Pasquale e la villa comunale. A ritroso, via Chiaia, fino a piazza Plebiscito, ma rischio di allontanarmi troppo. Dicevo di quello che ho visto stasera. Dunque. Moto, motorini, vespe che oltrepassavano le linee entro le quali è permesso sostare, all'inizio di via Chiaia. Macchine ferme dove c'erano divieti di sosta, vicino e di fronte alla Tortiera, all'inizio di via Filangieri. A piazza dei Martiri, dietro le fioriere che delimitano la strada dalla piazza, motorini in sosta. Cappella vecchia invasa dalle...vespe. A via Filangieri, un lungo tratto è occupato dai ciclomotori, quelli dei commessi dei negozi. Ecco, vorrei suggerire all'amministrazione un ampio e comodo spazio urbano, vuoto per la maggior parte dei mesi dell'anno. A Natale potremmo risparmiare denaro pubblico sulle opere d'arte moderna e contemporanea che poi la gente comune non capisce; arrediamola con le quattro ruote, le due ruote, e così via, com'era un tempo. Piazza Plebiscito di una volta. Se non ve la ricordate perchè troppo giovani fate una ricerca, ci sono ancora delle foto, da qualche parte. Sul Corriere del Mezzogiorno di stamattina Alemi, capo dei giudici di Napoli, nel '93 candidato a Palazzo San Giacomo ha detto che la situazione a Napoli è sconfortante. " Vedo una Napoli bruttissima e nessun progetto serio. Vedo disordine, sporcizia, cittadini che non rispettano le regole e nesssuno che gliele faccia rispettare. Qui si lamentano della criminalità, ma le cosiddette persone perbene sono le prime a non rispettare le leggi. Non vedo vigili in strada. Sono tremila ma in strada ne vanno solo 600. Mancano i controlli. Colpa di chi comanda e ha la responsabilità della pubblica amministrazione. Ma colpa soprattutto di chi la macchina comunale dovrebbe farla funzionare, dai capi dei dipartimenti ai dipendenti". Io, invece, i vigili li ho visti, stasera. Erano fermi a guardare le macchine e i motorini in divieto di sosta.
postato da: meriggio alle ore 22:07 | link | commenti (16)
categorie: riflessioni, divertissement, ho visto, fare a cazzotti
giovedì, 23 novembre 2006

Da non perdere

Domani in edicola (Dvd con "Diario) "Uccidete la democrazia!" il film del giornalista Deaglio che ipotizza quello che potrebbe essere successo alle politiche dell'11 aprile scorso. Ho visto Deaglio dall'Annunziata e subito mi è venuto da pensare "Io ci credo". Deaglio è stato davvero molto convincente. Io ci credo.
postato da: meriggio alle ore 21:33 | link | commenti (21)
categorie: comunicazioni

Troppo da fare

Da dove comincio? Dal lavoro a casa? Quello lì, proprio quello. Stendere i panni, stirare, lavare a mano qualche maglietta, insomma, sostituirsi a Tatiana che sabato non viene, o da quello che mi piace fare di più, scegliere il materiale su cui discutere e riflettere, preparare le schede per quelli che hanno riportato il debito, leggere le pagine di approfondimento sull'Islam per la terza che sta su ad anacapri, e in più consigliare la lettura di qualche libro sulla condizione della donna nell'harem, ( a proposito, se ne avete di belli già letti, suggerite!) ritagliare gli ultimi articoli che ho intravisto sui giornali di questi giorni ("L'Olanda va al voto, divisa su burqua e libertà" titolava il Corriere qualche giorno fa), attualizzando la questione, formulare le tracce per l'esercitazione scritta settimanale (sta diventando quindicinale) visionare i dvd che vorrei proporre, pensando, mentre seguo la trama, a Michela (si interesserà o avrà la solita aria annoiata?), a Giovanni e a Roberto (il film sarà troppo lento per loro? Avranno la dovuta concentrazione?). Vedere "Mangiare, bere, uomo donna" di Ang Lee, con gli occhi e la mente dei ragazzi. Oppure proporre "Il pranzo di Babette" quel bellissimo film di Gabriel Axel, dove una donna-chef prepara un indimenticabile pranzo ad una bigotta comunità di luterani? Rischio il linciaggio con quest'ultimo, o saranno presi e catturati dalle immagini della cucina, luogo deputato alla loro futura professione? E per piccoletti, ho pensato ai piccoletti? Un bel film sulla bellezza della differenza e della diversità, loro che fino a poco tempo fa erano scorbutici con una compagna che è testimone di geova? Ah, e poi la spesa e il parrucchiere, dove e quando li incastro?
postato da: meriggio alle ore 17:36 | link | commenti (10)
categorie: film, in aula
lunedì, 20 novembre 2006

Quando la sala è fredda

Arrivo a Città della Scienza intorno alle undici. Cerco la sala Newton. La moderna e accogliente struttura non sembra molto gremita, come si converebbe ad un Forum dell'Ulivo su scuola, legalità e sicurezza che vede la presenza di Andrea Ranieri, di Rosa Russo Iervolino, di Antonio Bassolino, e del ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni. Forse un centinaio di persone  tra insegnanti, dirigenti scolastici, qualche sindacalista, diversi personaggi dell'ex -csa, riconoscibili da giacca, cravatta e borsa da lavoro.  Pochissimi gli studenti. Più a chiacchierare e a fumare fuori che seduti dentro ad ascoltare. Mi accompagna, mentre mi avvio lungo il corridoio alla ricerca dell'ingresso alla sala, la voce della Iervolino, e mentre mi siedo in una comoda poltrona, mi arrivano alla mente le seguenti parole: "...la scuola è una comunità educante...il rapporto tra docente e discente è un rapporto dialettico...impegno dell'amministrazione ad aprire la scuola di pomeriggio." Ancora pochi minuti e il sindaco, che ha inframmezzato il discorso con piccoli sorsi d'acqua dal bicchiere che aveva sul leggio, conclude appellandosi diverse volte, con un tu confidenziale, al ministro Fioroni, affinchè dia un sostanziale aiuto alla scuola napoletana. Scende  e si avvia verso l'uscita. Tocca a Fioroni che, come preannuncia  la moderatrice, non starà molto, perchè un aereo lo aspetta per accompagnarlo ad Alessandria nel primo pomeriggio. E qui il registro linguistico non cambia. Il tono è quello del ministro. Le parole sono quelle da ministro. Troppe riforme e troppi problemi aperti e insoluti hanno lasciato una traccia indelebile nel pur esiguo pubblico che ha di fronte. C'è freddezza nell'accogliere le pur giuste parole del ministro sulla necessità di investire nella scuola, sulla condizione di solitudine  e di abbandono che connota drammaticamente il disagio giovanile. La trasmissione di valori non deve essere un comunicato per dovere d'ufficio ma ci deve essere condivisione....esiste un erroneo concetto di tolleranza che significa, invece, sopportazione... capacità di agire, di prevenire, e di reprimere. Queste ed altre parole aleggiano per la sala

Saluta frettolosamente e scappa il ministro.

Si alterna Bassolino. Il tono è sempre quello formale delle occasioni pubbliche. Il registro linguistico cambia. Bassolino, la cui intelligenza non  traspare dalle modeste abilità oratorie, annuncia l'apertura di 50 scuole di pomeriggio, a finanziamento regionale, per dicembre. 

Mi sono scocciata abbastanza. Mi alzo e mi incammino verso l'uscita. 

postato da: meriggio alle ore 16:53 | link | commenti (17)
categorie: parole, ho visto
venerdì, 17 novembre 2006

800 gradini

800 gradini, in venti minuti. Tanti ne sono quelli della scala Fenicia che collega Anacapri a marina grande. Ero curiosa di farla. Me ne avevano parlato, e quando si è presentata l'occasione, un caldo e umido pomeriggio di novembre, non ho voluto rifiutare. Un occhio agli scoscesi scalini e un altro all'insenatura del porto. Arrivo giù tra i colori blu e verde-petrolio del mare. Le imbarcazioni ferme gettano un'ombra sull'acqua e le prime luci si accendono. Le gambe tremano un po', l'acido lattico si sarebbe formato solo alcune ore dopo.
postato da: meriggio alle ore 19:24 | link | commenti (18)
categorie: frammenti di vita
martedì, 14 novembre 2006

Il lieto fine

Ho letto da poco un bellissimo racconto di Gianni Celati che fa parte della raccolta Narratori delle pianure, e che si chiama Idee d'un naratore sul lieto fine. Racconta la storia del figlio di un farmacista che dopo aver studiato all'estero, alla morte del padre, torna a casa per occuparsi della farmacia paterna in un piccolo paese in provincia di Mantova. La passione per gli studi scientifici e soprattutto letterari lo porterà a incontrare una giovane liceale con la quale vivrà una breve stagione di felicità. La storia non va avanti . Il padre di lei, venuto a conoscenza del contenuto delle lettere amorose che i due si scambiavano e ritenendolo offensivo e forse anche scaborso decide di rovinare il farmacista e di cacciarlo per sempre dal paese. I fratelli della ragazza che appartenevano alle squadre fasciste devastano più volte la farmacia. Il giovane dapprima non se ne cura e continua a vendere nella farmacia devastata, poi, dopo, chiude bottega e si ritira tra i suoi libri. Si ammala e diventa molto magro, fino a perdere completamente i lumi della ragione. Viene ritrovato morto nella sua biblioteca da un idraulico, chino sull'ultima pagina di un libro, dove stava applicando una striscia di carta.

Passano gli anni, e una nipote del giovane farmacista, frugando tra i libri, capisce come lo zio ha trascorso gli ultimi anni della sua vita. Quest'uomo non tollerava le conclusioni tragiche, le conclusioni melanconiche o deprimenti di un storia. Pertanto nel corso degli anni si era dedicato a riscrivere il finale di un centinaio di libri, inserendo nei punti riscritti dei fogliettini o strisce di carta. Negli ultimi giorni della sua vita riscrive il finale di Madame Bovary. Nella nuova versione Emma guarisce e si riconcilia con il marito. Perchè il farmacista si affanna a modificare il finale di tante opere narrative? Forse perchè vuole che almeno in quel rifugio che si è creato-il mondo dell'invenzione letteraria- il dolore della realtà non abbia il sopravvento? Perchè le storie letterarie sono così avere di conclusioni positive? Sembra voler dire il narratore, a sua volta.

postato da: meriggio alle ore 21:10 | link | commenti (7)
categorie: parole, leggere
lunedì, 13 novembre 2006

Respiro

Arrivata al molo Beverello, anzichè aspettare il tram, ho preferito percorrere a piedi il tratto di strada che, attraverso piazza Municipio, via Toledo e via Chiaia, mi ha portato vicino casa. C'era il sole e in quella parte della città la gente si muoveva indaffarata, ma senza fretta. Vicino alla galleria Umberto con la coda dell'occhio ho notato un manifesto del funerale di Merola. Un ragazzo era fermo a leggere. Sono passata per la galleria e sono uscita su via Toledo inondata dal sole dell'una circa. Mi sono posta sul lato in ombra. Ho respirato. Lo avevo fatto già prima, al porto. La sensazione era quella di aver ritrovato un grande spazio, o forse un luogo a me ben conosciuto. L'isola si va mano mano svuotando, il che è un bene per noi pendolari. Il lunedì mattina sono giù a marina grande. Il tratto che faccio è breve e la percezione dei limiti geografici è più forte di quando salgo ad Anacapri. Cinque minuti circa, speditamente, dall'istituto al molo. Ho visto l'aliscafo e ho pensato "portami via". Ho ritrovato la terra, la mia terra, e il mio respiro, stamattina, al ritorno, camminando per via Toledo.
postato da: meriggio alle ore 15:36 | link | commenti (6)
categorie: frammenti di vita, luoghi prediletti
sabato, 11 novembre 2006

Metti una mattina d'autunno...(II parte)

...mi arriva alle spalle ed è molto arrabbiato. In quell'istante si affollano uno dietro l'altro diversi pensieri. "ma chisto che vvo'??" E' la prima cosa che penso. Poi un altro lampo, penso ad uno scherzo, una specie di candid-camera. Mi immagino un operatore fisso da qualche parte che vuole riprendere le reazioni di una napoletana alle accuse di un uomo dalla faccia nera. Sono sempre più perplessa e faccio fatica a capire ciò di cui mi accusa. Infine quando afferro in modo chiaro il significato delle parole, penso che mi voglia fare un pacco e già vedo a questo punto un'altra figura "cinematografica" in qualche altro punto della strada. Il complice napoletano che si guarda la scena e pregusta la vittoria. Lui continua a dire che i venti euro sono falsi, mi dice che è andato al bar per cambiarli in due dieci e che il barista gli avrebbe detto che erano falsi. Mi dà la banconota, anzi me la mette letteralmente tra le mani, mi accorgo che è baganaticcia, mi chiede di restituirgli il resto, mi dice pure di tenermi l'ombrello. Naturalmente io gli rispondo che non posso riprendermi i venti euro, prima di tutto perchè sono certa di non avere soldi falsi, o meglio credo di non avere soldi falsi, mi sento in buona fede. Ero sempre più convinta che mi volesse rifilare lui i venti euro falsi e prendeva sempre più consistenza l'ipotesi che ci fosse da qualche parte un complice oppure che lui a sua volta fosse stato abbindolato, magari dallo stesso barista. Mi dice di voler andare dalla polizia. Bene, dico io, andiamo, però incomincio a incazzarmi, perchè io non c'entro niente e penso che mi stia facendo perdere solo tempo. Sotto la pioggia, arriviamo, bagnati fradici, dal molo beverello a via Medina, in questura. Entriamo nell'androne. Un poliziotto ci ferma. Gli spiego la situazione. Il poliziotto guarda la banconota, dice che per lui è solo bagnata e che se voglio posso fare la denuncia (ma chi doveva denunciare chi??). Intanto il ragazzo senegalese si è calmato. Sembra convinto. Però...però il poliziotto gli chiede "Ce l'hai il permesso di soggiorno? ". Lui risponde "Sì". Il poliziotto "Puoi vendere questa merce". Lui risponde, esitando "Sì" . Infine il ragazzo senegalese (mi ha detto pure il nome, ma non lo ricordo) chiede se ci sia una macchinetta per verificare il valore dei venti euro. La risposta è negativa. Si riprende i soldi. Ci avviamo verso l'uscita. Apro l'ombrello e mi resta in mano solo la mazza, l'ombrello svolazza e poi cade per terra. Ho speso tre euro (vabbè pochi) per un'ombrello scassato. Sono arrivata all'una al molo beverello. Sono rientrata a casa alle due. Ah, dimenticavo, quando sono uscita da scuola, a Capri, erano le undici. Avevo una giornata leggera.
postato da: meriggio alle ore 15:47 | link | commenti (13)
categorie: ho visto
giovedì, 09 novembre 2006

Metti una mattina d'autunno una viaggiatrice...

Alle tredici di stamattina, ero ferma, sotto la pioggia, ad aspettare il tram, di fronte al molo Beverello, quando, all'improvviso, mi vedo arrivare trafelato un ragazzo senegalese. Parla affannosamente e mi sventola davanti agli occhi una banconota da venti euro...

 

(cosa mi è successo ve lo dico domani)

postato da: meriggio alle ore 22:03 | link | commenti (15)
categorie: divertissement, ho visto
mercoledì, 08 novembre 2006

Sì,viaggiare

Riprendo, eccome se riprendo. Ero davvero incazzata quando ho scritto quelle due righe precedenti e ben decisa a chiudere tutto. Ma l'animo è mutevole si sa, e io sono ben contenta di registrarne gli sbandamenti, le accelerazioni, le frenate brusche, e perchè no, anche gli scontri frontali. Certo che alle strade sterrate e curvose con continui tornanti, salite e discese, ho sempre preferito le strade pianeggianti, quelle belle e rettilinee, magari con una bella persona accanto che chiacchiera e con dell'ottima musica. Ricordo quella che percorremmo da Parigi, passando per Bordeaux, a San Sebastiàn nei paesi baschi. Sembrava che non finisse mai. Quando però si tratta di fare, che so,  l'appennino ligure con curve e gallerie non mi tiro indietro. Si viaggia. Può anche capitare che si buchi solamente una ruota. Quello non lo so fare, non mi è mai capitata l'occasione, sono stata fortunata devo dire, però l'uomo che ho al mio fianco ne è capace.

Sì viaggiare, evitando le buche più dure senza per questo cadere nelle tue paure...rallentando per poi accelerare e tornare a viaggiare  e di notte con i fari illuminare chiaramente le strade per saper dove andare.

Ah dimenticavo, fuor di metafora, vorrei recuperare il mio vecchio avatar. Il piede,sì, ricordate che a volte calzava a pennello con quello che scrivevo, ecco quello ci vuole per dare qualche calcio in culo a chi dico io.

postato da: meriggio alle ore 21:14 | link | commenti (9)
categorie: musica, divertissement
martedì, 07 novembre 2006

Addii

E' da stamattina che ci penso. E' arrivato il momento degli addii.
postato da: meriggio alle ore 17:14 | link | commenti (14)
categorie:
venerdì, 03 novembre 2006

Comunicazione

Leggete sul blog di Tortora ( lo trovate tra i miei link) il post "Il gusto delle cose". Un'attenta e acuta analisi su quanto accade a Napoli e su quanto si dice di Napoli.
postato da: meriggio alle ore 16:34 | link | commenti (6)
categorie: comunicazioni
mercoledì, 01 novembre 2006

Belle canzoni

E' da stamattina che pensavo di postarla, mi sono decisa solo ora che è sera quando il primo novembre è oltre la metà del suo corso

Sulle note di "Rockin' in the free world" di Pearl Jam- Neil Young e "Forever young" di Bob Dylan.

postato da: meriggio alle ore 17:10 | link | commenti (9)
categorie: parole, musica