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Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

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sabato, 30 dicembre 2006

Felice anno

Ora più che mai "city of blinding lights". Piazza Plebiscito, stazione marittima e piazza Dante. Ho dimenticato qualche altra installazione? Quella di Jenny Holzer a piazza Plebiscito è incantevole. Suggestiva la stazione marittima con i cambi di luce. Colorate e divertenti le luci di Piazza Dante. Felice anno a tutti.
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Un libro e la vendita rateale

Andare a letto presto la sera. Non è l'inizio di un post personale e intimista sulle mie abitudini notturne. Avrebbe potuto pure esserlo, ma non lo è. Vero è che a letto presto la sera, con la sveglia alle sei del mattino, mi ci metto, negli ultimi mesi, ma per dormire profondamente. Andare a letto presto la sera, è il secondo capitolo di Venerati Maestri di Edmondo Berselli edito dalla Mondadori. Una lettura e un'interpretazione divertente, ironica e dissacrante di buona parte della cultura italiana. Finora ho letto solo poco più di settanta pagine. Abbastanza per dire che mi piace lo stile adottato dal noto editorialista della Repubblica e dell'Espresso. Scanzonato e molto simile alla scrittura blogger, se mi è consentito. Ma perchè mi soffermo su questo capitolo? Nel leggerlo ridevo tra me e me, per due motivi, entrambi di ordine affettivo. Qui si parla dei libri dell'Einaudi o quelli delle edizioni Adelphi e del peso che la casa editrice torinese ha avuto nella nostra cultura per almeno quarant'anni. Ebbene leggete qua e dite se non vi ritrovate. "Perchè si poteva essere intelligenti, colti, ben diplomati e ottimamente laureati, ma se non si avevano alle spalle file o doppie file di libri bianchi, gli Struzzi, i Coralli, i Supercoralli, i Paperbacks, la Piccola Biblioteca, con quei titoli così prestigiosi, con quelle illustrazioni così perfettamente scelte, insomma: se non li avevi, eri out". Il fatto più divertente è che si parla di vendita rateale. E con questo mi riallaccio al secondo motivo affettivo. Agli inizi degli anni ottanta dovetti sostituire un giovane e promettente giornalista impegnato in uno stage di alcuni mesi a Milano, nel compito di riscuotere le rate per conto di un agente di zona il cui nome ancora ricordo molto bene così come i suoi modi affabili e anche melliflui, a volte. Fu proprio il giovane e promettente giornalista a propormi il primo (ed unico) contratto con l'Einaudi, cosicchè nella mia parca libreria campeggiava il biancore assoluto di cui parla ironicamente Berselli. Allora ero una giovane universitaria, finalmente libera dai quotidiani obblighi liceali, entusiasta nel gestire studio e letture a modo mio. Non avevo bisogno di cultura blasonata, quella era la cultura per me, quella che passava attraverso il "bianco metafisico" dell'Einaudi. Ed erano i libri di Marcuse, di Adorno, di Rousseau, di Nietzsche, di Cooper, per dire dei primi che mi vengono in mente, non letti tutti e ancora disseminati tra i libri di oggi. Infine la vendita rateale. Ogni mese passavo a riscuotere la rata e la cosa che più mi piaceva era sbirciare negli interni di quegli appartamenti che sapevano di un certo mestiere, di un certo lavoro, ciascuno dei quali aveva un proprio colore, un proprio odore. Erano professori, erano giovani universitari, o minute e bionde ginecologhe, dal sorriso dolce e rassicurante. Pagavano, ritiravano la ricevuta. Al prossimo mese, alla stessa ora se è possibile, le parole di commiato.
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categorie: leggere, frammenti di memoria
mercoledì, 27 dicembre 2006

Storie famigliari

Ritrovarsi durante le feste di Natale tra parenti vicini e lontani significa anche ascoltare storie che mai avresti pensato potessero, in parte, appartenerti. Sedere intorno ad un tavolo imbandito per l'occasione, mentre si mangia un calamaro fritto, un'insalatina di rinforzo, uno struffolo, noce, nocelle e castagne spezzate e quant'altro richiede il pranzo natalizio significa ascoltare le aspirazioni di un giovanotto di Marcianise, dal volto arabeggiante, che ha la passione per il rap e che, tra le altre cose che fa, non vedrebbe male un futuro in un gruppo alla 24 Grana, se solo ne avesse l'opportunità. Oppure significa sapere di quello zio oramai novantunenne che qualche giorno prima della vigilia di Natale, dopo aver litigato con la moglie ottantenne, decide di salutare definitivamente moglie, figli, nuore e nipoti. E come lo fa? Con quanto aveva a disposizione. Lui, da sempre contadino di mele annurche e percoche, arruolatosi da giovane nella guardia di finanza, diventato poi soldato nel secondo conflitto mondiale, aveva nello scantinato una bottiglina di veleno, di quello che si usa per le piante. Decide di berne un po', per dispetto alla moglie, perchè insofferente di quella donna dalla lingua tagliente, perchè troppo arrabbiato, perchè stanco della vita. Per fortuna, o per altro, riesce a vomitare. Ha la vita salva, ma non può evitare di trascorrere la vigilia di natale e Natale stesso in un lettino d'ospedale. Oppure significa venire a sapere dei rapporti che intercorrono tra una giovane donna, badante ucraina, e un'anziana signora. Significa sapere dei tentativi da sindacato della giovane ucraina per strappare qualche giorno in più di festa, o una busta-paga più sostanziosa, oppure di una storia di lotteria. Storie napoletane, dal vago sapore verghiano, che le ha viste entrambe coinvolte. Tutto nasce con i numeri. Lo diceva più di duemila anni fa anche Pitagora. In una macelleria viene sorteggiato un prosciutto. La giovane ucraina vorrebbe prendere un numero, ma al momento non ha i tre euro che occorrono per l'acquisto del biglietto. L'anziana signora decide di offrire metà del costo del biglietto a patto che il prosciutto venga diviso a metà in caso di vincita. Vincono per davvero. La giovane badante è in fibrillazione e vorrebbe mandare subito la parte che le spetta nel suo paese, mediante qualcuno che parte con i pullman di domenica. L'anziana signora non capisce l'eccitazione della giovane badante e poi disapprova il fatto che metà prosciutto parte per l'Ucraina, ma l'altra metà, quella che è rimasta, quella spettante all'anziana signora verrà consumata dalla signora ma anche dalla stessa badante che come è stata così sollecita a mandare il prosciutto fuori, altrettanto lo sarà a mangiarne una parte che non le toccherebbe più. Piccole storie di giorni di Natale.
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categorie: frammenti di vita, ho visto
domenica, 24 dicembre 2006

Natale 2006

Auguri, auguri a tutti.

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venerdì, 22 dicembre 2006

Al ritorno

Freddo. Viaggio in nave, al ritorno. Mare mosso. Occhi fissi al finestrino a seguirne le onde con sbuffo bianco. Comodamente seduta tra chi va a Marigliano, chi va  a Sanremo, chi invece passa ancora ad altra scuola. Si chiacchiera e si parla di pizza con scarole, di struffoli, e di babà sfogliatelle e pane cafone che arriveranno in terra ligure.   

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martedì, 19 dicembre 2006

Non bastava la pioggia di stamattina

Non bastava la pioggia di stamattina. Il molo beverello è aperto all'acqua, al vento, ai fulmini e ad altro. Le pensiline ci sono, ma non sono abbastanza capienti per riparare dalla pioggia. Salgo sull'aliscafo inzuppata soprattutto ai piedi e alle gambe, che è oramai passato mezzogiorno. Mi aspettano le mie colleghe, una delle quali dolce e simpatica. E' di origine greca, viene da Salonicco, ma vive qui da noi da molti anni. A vederla non sembra proprio greca. Ha occhi azzurri, lentiggini, capelli biondi, insegna tedesco, e si chiama come mia figlia. Non bastava la pioggia di stamattina. Nel tardo pomeriggio sono di nuovo a casa. Ma ridiscendo dopo alcuni minuti. Mio figlio, dodici anni, mi aspetta alla chiesa dell'Ascensione. La sua scuola ha organizzato il concerto di Natale. E' la seconda chiesa che mi vedo nel giro di tre giorni. Domenica, invitati dai nostri amici, con i quali abbiamo pranzato, per seguire il concerto per chitarra delle loro figlie, fuori Napoli, e stasera. La pioggerella continuava, e noi eravamo già dentro, quando a P. mio figlio, gli viene il ripensamento per una camicia bianca smanicata che il suo amico gli aveva prestato per l'occasione, non avendone trovata una in casa, oggi pomeriggio, quando io non c'ero. E come avrebbbe poi potuto trovarla visto che non ne ha, nè lui mi ha detto con anticipo che gli serviva per il concerto. Stralunato com'è l'avrà dimenticato. Minaccia di non voler più far parte del coro che intanto aveva già intonato i primi spiritual. Che faccio? Lascio la chiesa. Non bastava la pioggia di stamattina. Corro in un negozio su via Nisco e con la carta di credito (non mi sono accorta di essere senza soldi), compro una camicia bianca. P. la indossa per quei dieci minuti di esibizione che gli spettavano insieme agli altri suoi campagni. Dopo il concerto, per strada, mi dice, con aria compiaciuta e con il collo della camicia spiegato fino ai capelli della nuca, che gli piace molto quella camicia, che potrà metterla per andare in disco, e che ne vorrebbe pure un'altra, nera. Lo avrei strozzato.
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Stamattina

Stamattina è un guardare dalla finestra sul cortile, un mettere ordine in una stanza e poi in un'altra, un controllare l'orario dell'aliscafo. E' un Ivano Fossati che canta mio fratello che guardi il mondo e il mondo non somiglia a te, mio fratello che guardi il cielo e il cielo non ti guarda più. E' un Richard Ashcroft che canta.
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categorie: musica
venerdì, 15 dicembre 2006

Ha parlato Raiz

Leggo su Il Mattino si stamattina (senza firma per uno sciopero dell'ordine dei giornalisti) la polemica tra il ministro dell'Interno Giuliano Amato e i neomelodici. Dico subito che accolgo sempre molto volentieri gli interventi dei rappresentanti delle istituzioni in determinati campi, soprattutto quando si tratta di dare una regolata in settori dove vige il malcostume, la sciatteria e la noncuranza. Non è questo il campo di intervento di Giuliano Amato, laddove è intervenuto, si sentono altre melodie. Però, sarà il mio forte rispetto per i ruoli che ciascuno di noi ha nella vita e che mi fa vedere aldilà delle antipatie o simpatie personali sempre e comunque l'istituzione che una determinata persona rappresenta, fatto sta che le parole di Amato in uno dei campi musicali attualmente più popolari, qui, a Napoli, acquistano ai mei occhi una valenza maggiore. Quindi ben vengano le stoccate di Amato. Secondo punto. Ho stima di Raiz. Con gli Almamegretta di cui era cantante principale, ha segnato un periodo felice della musica partenopea. La mescolanza del genere dub e funky, li ha resi originali e innovativi. Eppure, dico io, chi glielo ha fatto fare di parlare, non si sa. Ha preso le difese dei neomelodici, prendendo a prestito da altri la solita argomentazione che sempre più spesso si sente ripetere, quando si entra nel campo artistico culturale, ritenuto giustamente il campo dove vige la libertà espressiva. Terreno minato questo della libertà espressiva, nemmeno io ho un'idea chiara di in che modo, poi, debba manifestarsi questa libertà, che cosa significa, prima di tutto. C'è molta confusione, secondo me. Quelli che intervengono in modo critico sulla rappresentazione di certi personaggi (ricordo il caso di Capri, la fiction televisiva sulla quale pure ci fu polemica per come era stato rappresentato un personaggio camorrista, cioè come l'antistato. Immagine veritiera, si disse allora) sono immediatamente attaccati e ci si difende sostenendo che si rappresenta la realtà. Ci si trincera dietro questa asserzione e sembra che così debbano andare le cose. Così anche Raiz ha detto che " se un artista fotografa la realtà, non fa apologia della camorra. (...) allora il cinema neorealista che parlava dei quartieri- ghetto, era un brutto cinema? Secondo me più che neomelodici questi cantanti sono neorealisti, perchè danno un quadro molto fedele della realtà. Napoli è così. Se la cambiamo, cambieranno anche i testi dei cantanti neomelodici. Se poi dobbiamo fare musica di regime, che fa finta di non vedere certe cose..."

Parole e schema ragionativo già sentito e di cui mi sono pure stufata. Manca qualcosa, sento che c'è qualcosa di poco convincente. Avverto che le parole passano dii bocca in bocca come un filastrocca che viene ripetuta senza capirne più il significato. Dico questo. All'inizio del secolo Vladimir Propp studiò le fiabe e scoprì una grammmatica di base. Un schema sul quale veniva intessuta la trama di un racconto da qualsiasi latitudine e longitudine provenisse. E' necessario soprattutto quando si racconta ad un pubblico come il nostro la cui mente è stata inquinata dal devastante ciarpame televisivo di anni di invasioni barbariche offrire dialetticamente la possibilià di comprendere quale posizione assumere nei riguardi di un determinato personaggio o di una determinata situazione ecc. E' necessario offrire le mille sfacettature della realtà . Non basta rappresentare "realisticamente" la realtà, "fotografarla" per farla passare per arte e per segno di libertà artistica.

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categorie: riflessioni
mercoledì, 13 dicembre 2006

Il cielo sopra Napoli

Fino a Mergellina. Calpestando le foglie secche e il terreno umido. Il cielo azzurro sopra di me. Il mare calmo solcato da piccole barche a fianco a me. Corro con Roucky di Alì FarkaToure. Incrocio Miguel. Ci salutiamo senza fermarci, "ciao, come stai"? Un bacio al volo e via. Miguel non è italiano ed è bello. Forse un po' tozzo, ma è bello, e ha un fidanzato italiano. Alcuni spazzini sono fermi sugli scogli a tirare, incastrati tra le rocce, carte, lattine, bottiglie e altro. Quello che mi piace di più, quando corro, è attraversare la strada ai semafori. Passare davanti alle macchine ferme. Mi concedo una breve esibizione, passando sotto gli occhi di chi è alla guida dell'auto. Corro, libera, corro. Alè.
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categorie: nota personale
martedì, 12 dicembre 2006

Mirabilia

2002, 29 dicembre, Capri 3

Capri e di fronte Punta Campanella. Stamattina le nuvole non c'erano. Questa foto è di qualche anno fa.

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domenica, 10 dicembre 2006

Una canzone pericolosa

Non so quali corde del mio animo tocca "Carpet crawlers" dei Genesis. Ancora oggi se qualcuno mi chiedesse di fare una pazzia rischierei di farla senza esitazioni. Ma a scavare bene dentro, ci sono due ricordi che emergono con forza. Uno è legato a una stanzetta di un settimo piano. Di fronte alla porta d'ingresso un armadio e poi, spero di ricordare bene, a destra, uno stereo e la copertina dell'album. Più in là un letto e sulla parete un poster di Marylin Monroe, quello famoso, in cui lei è nuda di profilo, sullo sfondo un lenzuolo rosso. Il secondo si materializza nel 1995. Ho da poco lasciato una scuola privata. E' febbraio, faccio il mio ingresso, per la prima volta, in una scuola statale. E' un liceo scientifico. Il cambiamento è nei ragazzi che affollano il cortile, nella diversa organizzazione scolastica, nei colleghi, è nell'aria che si respira. In macchina ho una cassetta e la canzone che ascolto durante il tragitto è Carpet Crawlers dei Genesis.
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categorie: musica, frammenti di memoria
sabato, 09 dicembre 2006

Succede in Inghilterra

Per non offendere i cittadini britannici islamici.

"Varie città e cittadine, da Birmingham a Rotherham, hanno sostituito alberi di Natale, presepi e altre decorazioni con chiaro riferimento alla festività cristiana con più blandi simboli delle Winter Holidays, le vacanze "invernali". Perfino la Royal Mail, al momento di emettere come ogni anno una nuova serie di francobolli natalizi, ha abolito ogni riferimento al Natale cristiano, limitandosi a immagini di scoiattolini infreddoliti e fiocchi di neve." Su www.repubblica.it.

Non mi piace mica tanto questa cosa qui.

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categorie: comunicazioni

Sapore di sale

Stamattina sono andata a correre sul lungomare. Erano le otto e un quarto circa. Prima sono passata per la villa sotto i colori bruciato delle foglie d'autunno. Poi ho attraversato la strada e mi sono ritrovata su via Caracciolo. Poche persone correvano come me, tra queste il signor Velardi. Io andavo nella direzione di Castel dell'Ovo, ero già arrivata a Mergellina. Lui nel verso contrario. Il mare era agitato. Le onde si infrangevano contro le mura del Castello, la schiuma bianca sugli scogli. Le goccioline d'acqua hanno appannato i miei occhiali. Ad un certo punto li ho dovuti togliere. Era meglio che non lo avessi fatto. Il maestrale aveva portato a galla diverse cose. La carica di energia e di ottimismo che la corsa infonde, una volta superata la soglia della stanchezza, è svanita a guardare la poltiglia grigiastro-vomitevole di cui era cosparso a chiazze il mare. Sono tornata a casa per via Calabritto. Un lungo tappeto rosso davanti ai negozi era stato rivoltato in alcuni tratti dal forte vento ed era inzuppato d'acqua. Che idea cretina quella di mettere per terra un tappeto in una stagione invernale. Ho passato la lingua sulle labbra e ho sentito il sapore del sale. Almeno quello era piacevole.
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categorie: ho visto, nota personale
giovedì, 07 dicembre 2006

Numeri e colore grigio

Una pennellata di colore prima di scrivere di numeri, di quelli che si giocano al bancolotto. Da buona napoletana, nel rispetto della tradizione che ancora vede mia madre giocare di tanto in tanto, nel ricordo di mia suocera che con il bancolotto anche lei ha avuto a che fare, e con la mente alle vecchiette che ancora oggi affollano la bottega di via Chiaia. Il colore è il grigio del mare in tutte le sfumature di una giornata imbronciata e bizzosa prima che il broncio trovi sfogo in pioggia annunciata. Dalla scala Fenicia l'acqua blu scuro di una Napoli lontana si confonde con le striature grigie di quella più vicina alla costa. Il mare ondeggiava piacevolmente, al ritorno.

Ieri mattina sono stata a casa. Pulisco un po' dappertutto e metto ordine nel mio armadio. Prendo una decisone. Tutto quello che è degli anni passati e che ancora conservo, va messo in una grande busta e dato in beneficenza. Diverse giacche e un giaccone vengono privati delle crucce. Guardo nelle tasche. In una trovo un pezzo di un foglio di calendario. Su di un lato c'è la nota di una spesa. Mastro lindo, tovaglioli, sapone, spugna. Sull'altro lato è segnato un giorno e una data "domenica 27". Primo numero. In un'altra tasca trovo un biglietto di "Asso piglia tutto" ministero delle Finanze, Monopolio di Stato, 2500 Lire. I numeri sono 25-44-6. E sono due. Non è finita. Trovo un numero di cellulare. E' di una collega conosciuta tempo fa, al corso abilitante. Non lo scrivo, naturalmente. Poi 10 centesimi di euro, 100 lire e infine una chiave, non so di cosa. Sembra quella di un auto. Quanto fa la chiave?

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categorie: divertimento
mercoledì, 06 dicembre 2006

La Città di sotto

Sul numero di dicembre di  National geographic si trova un ampio e articolato servizio di Mimmo Carratelli su Napoli sotterranea. Peccato che il Cimitero delle Fontanelle sia chiuso, perchè avrei voluto andarci. In passato i teschi del Cimitero delle Fontanelle venivano adottati come una sorta di numi tutelari da parte della popolazione, che li ringraziava con gli ex voto. Qualche anno fa, era il Natale del 2002,  in Piazza Plebiscito, ci fu l'installazione di Rebecca Horn che ricordava la leggenda delle Fontanelle, il più straordinario ed esteso ossario che si conosca.
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categorie: comunicazioni
martedì, 05 dicembre 2006

L'ammiratore

Ha circa settantanni e qualche tempo fa abitava nel palazzo di fronte al mio. Quello che prima era il suo appartamento ora, rimesso a nuovo, è occupato da una giovane coppia con due bambini. Lui, insieme con la moglie e la suocera, si è trasferito nel palazzo successivo, adiacente all'altro. Dalla finestra del mio studio e dal balcone del soggiorno si intravede una stanza, forse quella della suocera, e nulla più. Avrò già detto della situazione da finestra sul cortile, in cui mi trovo, mio malgrado. I miei dirimpettai stanno lì, a volte ne seguo i singoli spostamenti da una stanza ad un'altra, di alcuni solamente, di quelli che ci sono, le cui stanze sono illuminate. Altre volte li vedo tutti in simultanea, quelli del quinto piano, di scale opposte però, insieme a quelli del quarto e poi a quella del terzo che guardo dall'alto, essendo io al sesto. Insomma, quando le mie tende sono aperte, mi capita di guardare loro e a loro capita di guardare me, naturalmente. Il signore settantenne chissà quante volte si è ritrovato ad appuntare lo sguardo verso le mie stanze. E' successo che per strada ci siamo salutati cordialmente, come avviene tra persone educate che si conoscono di vista per l'appunto, e che la curiosità lo abbia spinto a chiedere cosa io facessi visto che mi vedeva spesso sui libri e davanti al computer. Stralci di conversazioni, niente di più. Poi di nuovo a fare un tratto di strada insieme, io per la spesa lui non so per cosa nè mi ha mai interessato saperlo, ma suppongo per la medesima cosa. Finchè un giorno, tra una chiacchiera e un'altra, mi chiede se possiamo uscire. Lascio cadere il discorso o forse svicolo, chi se lo ricorda più. Qualche giorno fa lo incontro e mi chiede come vanno le cose, e se lavoro ancora a Bagnoli. Eh, no, rispondo io di rimando. Sono a Capri. Sgrana gli occhi come fa, al solito, chi sente la destinazione insulare. Il signore settantenne dall'aspetto curato, dall'aria di chi ha lavorato sempre poco nella vita, mi dice sorridendo "Signora, ma chi glielo fa fare!!". Mi avrà scambiata per un'altra, penso io, per una della sua stessa classe sociale, chissà. Ma forse è solo un anziano signore, desideroso di godersi l'ultimo scorcio di vita. Uno che forse ha già dato, e che vorrebbe consigliare gli altri di fare altrettanto. Oppure è un napoletano borghese buontempone, di quelli che hanno preso e prendono la vita alla leggera.
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categorie: ho visto, divertimento, nota personale
sabato, 02 dicembre 2006

Fondente

Sto mangiando cioccolato fondente, così come ha consigliato l'ottimo Veronesi, ieri sera, da Madame Bignardi. Fuori c'è la solita folla del sabato sera. Che strana gente quella del sabato sera. Alcuni arrivano per andare nei localini. Sono per lo più giovani. Camminano come se fossero in passerella. Non mi piacciono, perchè sembrano non vedere la munnezza che sta sotto i loro piedi. Poi ho notato le giovani coppie. Sono alle loro prime uscite, si vede, più liberi dagli impacci dei primi mesi di vita dei loro figli. Sembrano contenti, finchè "divorzio non li separi".
postato da: meriggio alle ore 18:24 | link | commenti (21)
categorie: bazzecola