Il cielo è azzurro, l'aria è tersa, il sole splende più che mai. Ieri ho visto l'alba sul mare. Non cercherò parole che risultano impari a descrivere i colori del mare alla partenza, del Vesuvio appena innevato, gli scorci tra punta Campanella e Capri, baci e abbracci naturali. Per l'infinitamente bello, da ammirare e salvaguardare, guardatevi, per ora, una gouaches e faremo prima.
Oggi un simpatico signore, avrà avuto più di sessant'anni, mi ha dato un passaggio, fino a marina grande. Una bella chiacchierata mentre il fado faceva da sfondo musicale, nel percorso tortuoso che congiunge Anacapri al porto. Quando gli ho chiesto chi fosse la cantante, mi ha fatto vedere la custodia del CD. Era la colonna sonora di Lisbon story. Il gruppo era quello dei Madredeus. La voce, quella di Teresa Salgueiro. Abbiamo parlato molto e tra le diverse cose interessanti su cui ci siamo soffermati, una mi è sembrata più degna di attenzione e anche divertente. La Napoli che appare sui giornali, o in TV, fa ridere. Mica piangere o commuovere, o preoccupare, no, fa ridere. E a ridere sono gli amici di Stoccolma di questo simpatico signore, i quali hanno capito che il nostro giornalismo è malato di sensazionalismo e che Emilio Fede ha fatto scuola. Tra un torroncino e una telefonata, l'avvenente signore che di professione fa l'architetto, sa dove abito io e io so dove abita lui. Nel corso della conversazione ha saputo che nel mio palazzo si trova un suo amico, che non vede da tempo e al quale ha scritto, sul biglietto di viaggio, un invito a rivedersi e un numero di cellulare. Farò da messaggera.
C'è un libro, la cui lettura mi sta emozionando. E' "La figlia oscura" di Elena Ferrante.
A gennaio facevamo 'o fucarazzo. La legna raccolta da noi bambini veniva ammucchiata al centro, miezzo o' luogo. Carmela, l'anziana della piccola comunità, verso sera, erano fredde e umide le sere, appiccava il fuoco, e le fiamme si levavano alte. Intorno calore e luce. Una cantilena invitava a darsi la mano e a girare in cerchio. Accadeva ieri, proprio ieri.
Vado a correre.
Giornata pigra questa di oggi. Stamattina ero qui. Però c'era il sole e un bel tepore. Qualche giorno fa ho visto lungo la strada che porta ad Anacapri una pianta di mimose, completamente fiorita. Il giallo dei fiori schizzava nell'aria soporifera che si respira in tutta l'isola. Comunque anche d'inverno l'isola trattiene le diverse sfumature dell'azzurro, quelle del mare e quelle del cielo. Marina grande ha i bar in gran parte chiusi, in questa stagione. Là dove prima c'erano tavolini con le sedie, oggi ci sono auto parcheggiate. Grandi barche sono state portate sul molo e stanno in riposo, coperte da cerate. Perfino il nostro bar sembra abbia chiuso i battenti per la pausa invernale. Così mi hanno detto alcuni colleghi. Eppure gironzolavano sparuti gruppi di turisti, alcuni erano giovani italiani. E diversi taxi aspettavano. La funicolare è chiusa per lavori di manutenzione. C'è un servizio pullmino che porta su a Capri. Lentamente, al ritorno, mi sono avviata verso il molo 11.
Sono pronta per il gioco in cui Melpunk mi ha coinvolta. Spero di aver capito bene.
Il libro è Istanbul di Orhan Pamuk, che non ho ancora incominciato. Sta nella pila dei libri da leggere. Lo sento, comunque, vicino, sebbene sia stato, per ora, solo toccato, spostato e sfogliato.
Dunque, a pag.123 dopo le cinque frasi leggo.
"All'inizio prestavo attenzione a queste cerimonie, che aumentarono quando, crescendo, dalle maestre dolci e materne finimmo nelle mani degli insegnanti maschi, di ginnastica, religione, e musica, stanchi della vita, arrabbiati e vecchi: erano uno spettacolo di qualche minuto in mezzo alla noia della lezione. Se lo studente stava a testa bassa e confessava la sua colpa, bisbigliando qualche scusa credibile, aveva una punizione piuttosto blanda. Coloro che presentavano delle giustificazioni peggiori delle colpe, coloro che non riuscivano ad inventare, anche mentendo un pretesto per alleggerire la colpa, coloro che per pigrizia preferivano le percosse, coloro che facevano ridere la classe con le loro smorfie, mentre l'insegnante li umiliava e li puniva, coloro che giuravano, in tutta onestà, di non raccontare più bugie proprio mentre cercavano goffamente di mentire e coloro che, sudati marci per i colpi e le sgridate, commettevano, inconsciamente, un altro errore, come un animale nella trappola, aumentando così le torture, erano per me più istruttivi dei libri".
Passo il testimone a Sorryso, Aliante ed a Jaero.
E ora ditemi che significa. La natura del brano capitato (non ho ancora letto l libro) mi inquieta un poco.