Ti sei convertita al gocciolismo? Mi ha detto mio figlio, tredici anni, pochi minuti fa. Vediamo se indovinate che cos'è il gocciolismo.
Questo è il film che ho visto ieri sera, con i miei amici del "Cenaforum". Mi è piaciuto. Avvincente pur nella sua lentezza.
La generazione rubata (recensione da FilmUp.com)
I primi anni del secolo scorso le autorità australiane dovettero affrontare due problemi di difficile soluzione. Il primo era l'abnorme proliferare dei conigli, introdotti dagli europei assieme ad altri flagelli come la varicella o il comune raffreddore, e il secondo era costituito dalla nascita dei meticci procreati dagli accoppiamenti tra bianchi ed aborigeni. Il primo problema fu risolto costruendo una recinzione che attraversando il continente da Nord e Sud (la Rabbit Proof Fence, che dà il titolo originale al film) impediva ai conigli di razziare le terre coltivate; il secondo problema fu risolto deportando i piccoli "mezzosangue" in colonie, una sorta di campi di rieducazione, dove venivano "preparati alla loro nuova vita nella società dei bianchi" e, soprattutto, permettendo loro di avere rapporti sessuali solo con "esemplari" di razza bianca. In tal modo, si assicurava la costante depurazione, di generazione in generazione, della loro componente aborigena. "La generazione rubata" di Phillip Noyce tratta della storia vera di tre bambine - raccontata in un romanzo dalla scrittrice Doris Pilkington Garimara - che, allontanate dalle loro famiglie e deportate nel campo di Moore River, riescono a fuggire e a tornare dalle proprie famiglie soprattutto grazie alla tenacia ed all'astuzia di Molly (Everlyn Sampi) la più grande delle tre bambine.
Il regista australiano, dopo il successo di film come "Sotto il segno del pericolo" o "Il collezionista di ossa", si dedica anima e corpo alla realizzazione di questa opera vestendo anche i panni del produttore e lo fa con le caratteristiche che gli sono proprie. Infatti, pur investendo molto sull'aspetto sociologico ed umano della vicenda, non rinuncia a condire il tutto con una certa suspence drammatica. Il duello tra l'intelligente Molly e Moodoo (David Gulpilil) la guida aborigena incaricata di ritrovare le bimbe fuggitive ne è un esempio. Ma anche le riprese dall'alto di una terra piatta e assolata, gli inseguimenti al buio tra la vegetazione in una notte illune, l'uso frequente del grandangolo ad immortalare personaggi e paesaggio, restituiscono allo spettatore la giusta tensione senza la quale il film rischierebbe di risultare un pò lento e poco avvincente.
Un film di denuncia ed un grave atto di accusa, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, nei confronti della presunte civiltà dei bianchi, le cui mefitiche ragioni sono esaurientemente rappresentate dal personaggio di A.O. Neville - interpretato da un caustico ed irreprensibile Kenneth Branagh. A.O. Neville, il "diavolo" come era chiamato dalle popolazioni aborigene, era il funzionario addetto al "programma" di "tutela degli aborigeni" e che supervisionerà la caccia alle tre bambine poi abbandonata solo "per mancanza di fondi".
Un capitolo a parte meriterebbe la musica di Peter Gabriel. Qui mi limito a dire che l'ascolto delle composizioni dell'ex Genesis, molto utilizzate da Noyce durante gran parte delle sequenze, giustificano da sole il prezzo del biglietto.
Molly Craig, oggi ottantaquattrenne ed alla quale sono state a sua volta sottratte due figlie negli anni successivi - sì perché, incredibile a dirsi, ma questa pratica è andata avanti fino al 1970, il che significa che mentre in Europa scoppiava la contestazione giovanile del sessantotto e noi ascoltavamo i Beatles o i Rolling Stones, nella civilissima Australia si deportavano bambini... - ha dichiarato queste semplici, lapidarie parole, più forti di qualsiasi programma di protezione, più robuste di qualunque idea malsana: "Conoscevo mia madre. Volevo tornare a casa da lei."
Che tristezza, che grande tristezza, e quante stronzate si fanno negli anni.
Qui, dentro casa, l'aria è fredda, colpa dello scirocco che ha alzato solo la temperatura esterna. E' un tempo che fa venire mal di testa. Colpa del freddo dei giorni scorsi, che così come è venuto, così subito se n'è andato. Malgrado tutto Rotolando verso sud mi fa star bene. Solo per poco.
Ieri siamo stati in questa chiesa, S. Lorenzo maggiore. Si trova nel centro storico, a piazza S. Gaetano, vicino S.Gregorio Armeno. E' una delle più belle di Napoli. Qui Boccaccio incontrò Fiammetta e nell'attiguo convento soggiornò Petrarca. Siamo arrivati nel cuore antico di Napoli, in mattinata, dopo le undici. L'aria era fresca e la luce, come oggi, era ottima per scattare delle foto. Non avevamo la macchina e ce ne siamo rammaricati. La meta era S. Gregorio Armeno. Abbiamo dato un'occhiata di qua e di là, alla ricerca di qualche pezzo nuovo per il presepe. Con anticipo, senza la folla asfissiante. In giro, c'erano diversi turisti, attenti e curiosi. Quando ci capita, passiamo per le chiese di Napoli. Lo sguardo laico coglie le stratificazioni storiche, come nel caso di S. Lorenzo, cerca i significati, interpreta le immagini sacre. P. è il vero esperto. Sulle chiese di Napoli ha scritto una tesi. E' lui che mi ricorda di una foto scattata quando eravamo all'università, proprio nel chiostro del convento della basilica.
Lei era Sorrisò. La mia amica. La nostra amica blogger.
Erano una decina. Tutti sulle biciclette. Indossavano completini da ciclista, portavano il casco e, alcuni di loro, anche gli occhialini. Erano uomini e donne. Dalla corporatura, dal colore della pelle e dei capelli potevano essere tedeschi, o svedesi, o norvegesi. Erano le dieci circa di stamattina e sono passati per via Cavallerizza. Salvatore, il pescivendolo puteolano, mi stava affettando il pesce spada. Sono passati velocemente. In strada, a quell'ora, c'era poca gente; ma non tanto da non creare uno strano effetto. Poteva essere uno spot pubblicitario o un video musicale o una scena di un film. Intanto poco più in là, a via Bisignano un vigile e un automobilista parlavano animatamente. I ciclisti cercavano la villa comunale e poi via Caracciolo?
Severgnini è un personaggio spassoso, anche se l'aria da tignosetto, mascherata da quella simpatica e ironica capacità di comunicare in modo chiaro ed efficace, non la perde mai. Ancora prima di andare dalla Bignardi, stavo già leggendo il suo ultimo libro, L'italiano. Lezioni semiserie. Si legge bene durante gli spostamenti, soprattutto se, come me, si sta comodamente seduti su una poltroncina di un aliscafo. Non l'ho ancora finito, me lo gusto un po' alla volta e poi perchè in questo periodo sono discontinua, porto avanti diverse letture, tra cui quelle di quotidiani, mensili e poi testi scolastici ecc. ecc. (Severgnini docet. Lui, da questo momento sarà Lui, non ama il quant'altro). Scrive ad inizio libro " Ho scritto questo libro per denunciare le violenze commesse contro l'italiano, ma non chiedo condanne. Lo scopo è la riabilitazione. Scrivere bene si può, e non è neppure difficile. L'importante è capire chi scrive male, e regolarsi di conseguenza. La criminologia linguistica è divertente perché non scorre sangue (neppure inchistro oramai). I malvitosi della sintassi sono gente interessante, così i fuorilegge dell'ortografia e i disadattati della punteggiatura. Studiare le loro malefatte è un modo per redimersi; oppure per peccare ancora, con più gusto e consapevolezza". Più avanti continua " perchè mi oppongo a processi e condanne? Semplice: perché non servono. Una lingua dev'essere maltrattata. E' una prova d'affetto (nostro) e di vitalità (sua). L'eccessivo rispetto maschera il disinteresse. Le lingue morte non le molesta nessuno".
Se lo spirito è questo, allora, che nessuno si offenda. Migliorare si può.
Con il prossimo post, magari, ci si può addentrare nel merito della questione e ci sono cose davvero divertenti. Come la regola del P.O.R.C.O. Ora ho da fare.
Quattro spicce considerazionecelle sul ritorno dell'esame di riparazione.
In classe il fatto è sembrato normale. "Cosa cambia? " mi ha chiesto una ragazzina di prima. E' ingenua perchè di prima, o ha già capito tutto?
Per quelli di seconda e terza la notizia gli è letteralmente scivolata addosso.
Reazione diversa da parte di mia figlia, alunna di liceo classico. " Ma allora si è bocciati se non si superano i debiti?" Quando dico che ci sono scuole di seria A e scuole di seria B, sembro un marziana.
Due articoli, tra i diversi letti sull'argomento, hanno dato risalto a due aspetti legati al decreto del ministro Fioroni. Quello di "La Stampa" in cui si diceva che saranno gli insegnanti a a tenere i corsi, aiutati eventualmente da collaboratori esterni. I professori dovranno lavorare anche in estate? Dal ministero rispondo che i dipendenti statali hanno 30 giorni l'anno di ferie, e non di più. (Dimenticavo che negli ultimi anni il mio lavoro è molto, ma molto simile a quello degli impiegati dei diversi uffici amministrativi. Di che mi lamento? E io che pensavo a riempire i mesi estivi con lo studio, con serie programmazioni, con delle pubblicazioni, con qualcosa di intellettuale. Che ingenua!)
Punto uno. La vera questione. Gli insegnanti saranno disposti a stare tra i banchi sotto la canicola? Chi sarà disposto a lavorare ad agosto senza una remunerazone adeguata?
Punto due. L'ipotesi di ricorrere a collaboratori esterni cosa vuol dire che ci si affiderà a Cepu? Questa è la migliore che abbia sentito da Enrico Panini. Va sottoscritta.
Punto tre. Il rientro a scuola degli studenti significherebbe rientro anticipato delle famiglie dalle vacanze. A Capri i ragazzi sono nel pieno dell'attività lavorativa. Noi abbiamo studenti lavoratori. Questo il ministro lo sa, spero.
In ultimo. Ma qui entriamo nel vivo della questione. E ritorniamo alle collaborazioni, oggetto di durissime critiche da parte di Panini, il cui intervento è riportato da Il manifesto. Riporto per intero il passaggio. "In questo modo al posto di fornire risorse perchè la scuola risolva al proprio interno i problemi che l'affliggono, si appaltano settori dell'attività didattica dall'esterno. Si procede a una privatizzazione inaccettabile di cui conosciamo già i beneficiari, e si contravviene peraltro a un documento votato all'unanimità dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione in cui si auspicava la fine del ricorso ai privati. Più avanti nell'articolo ancora Panini " Non si può dare denaro a soggetti privati quando i dipendenti del pubblico sono sottopagati. Non è accettabile. per i servizi che i professori già impiegati a tempo pieno non riuscirebbero a fornire, le società ricorrerebbero agli oltre 100mila precari disponibili sul mercato. precari creati dallo stato per risparmiare sulle nuove assunzioni e che invece di essere stabilizzati verrebbero resi ulteriormenyte vulnerabili in un mercato del lavoro sempre più privo di regole e che ora si vorrebbe addirittura estendere."
Chiaro? Ora, forse, la questione degli esami di riparazione può essere vista da più angolazioni.
Il fondoschiena torna a essere protagonista. Sarà il tema centrale di una mostra a Madrid, intitolata «Ocultos» (nascosti), che raccoglie 67 immagini scattate dai più grandi fotografi del '900 come Robert Capa, Henri Cartier-Bresson e Man Ray. La rassegna, che partirà il 3 ottobre e potrà essere ammirata fino al 6 gennaio nell'affascinante Fundacion Canal, mostrerà fondoschiena di tutte le misure e in tutte le posizioni.