Satura

Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

Chi sono

Utente: meriggio
Mi viene da ridere a rispondere.

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

lunedì, 26 novembre 2007

Non sa se ne guarirĂ 

Non sono a corto di idee: tutt'altro. Ne ho troppe in questo periodo e passano rapidamente. Quando tento di metterle in questo spazio bianco, non mi sembrano più interessanti. Non mi soddisfano e penso che sia meglio non scrivere.
Poi faccio i conti con i miei stati d'animo, fuggevoli e passeggeri. Spesso a sollevare il velo nero che, a volte, scende davanti ai miei occhi, è il caso più che la mia volontà. Poi penso che  tutto va vissuto. Insoddisfazioni e frustrazioni.
Se tu avessi l'abitudine di sollevare il mio mento e di baciare le mie labbra fino a sentirne forte la pressione, allora potrei ricevere nuova energia. Se le tue mani non si limitassero a sfiorarmi, allora sarei più sicura. Se le parole, qui, avessero un senso, questo sarebbe un bel post. Ma non lo è. L'autrice sa quanti occhi leggono queste righe e non sempre si fida di tutti. Vuole prendersi gioco di chi vede la vita, qui, dentro questo spazio.
L'autrice viene dalla lettura di Trilogia di New York e ne è stata contagiata. Non sa se ne guarirà.
postato da: meriggio alle ore 16:27 | link | commenti (8)
categorie: divertissement, divertimento, stati danimo
martedì, 20 novembre 2007

Che tempo fa

S,il cuoco, mi ha detto che domani arriverà lo scirocco, che il mare sarà mosso e che la temperatura aumenterà. Però a me piace il freddo. Le giornate pulite e soleggiate come quella di ieri e oggi. Stamattina, erano tutti a leggere le previsioni. Mi diverte vedere i miei amici e colleghi scrutare il meteo. Dopo un po' incomincia il passaparola. Le condizioni climatiche hanno da sempre influenzato la vita degli uomini.
postato da: meriggio alle ore 16:31 | link | commenti (15)
categorie: bazzecola
lunedì, 19 novembre 2007

Aqua-ae

Acqua: la «rivincita del rubinetto» Da Milano a New York le autorità promuovo la rinuncia alla «plastica». L'esperto:«E' sicura. Scelta giusta»
Il trend è, in ogni caso, ormai generalizzato. La «moda» è stata avviata dai movimenti ambientalisti americani, preoccupati dal problema dello smaltimento delle bottiglie di plastica, ma ormai si è liberata dell'etichetta di prassi un po' da «snob upperclass», tant'è vero che persino il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha lanciato una vera e propria campagna pubblicitaria per convincere i suoi concittadini a preferire l’acqua di casa. Ma, problemi ambientali ed economici a parte, che cosa ne pensano gli esperti in termini di salute? Meglio l’acqua del rubinetto o quella in bottiglia?

«La preferenza per l'acqua in bottiglia è assolutamente sensata se a informarla sono motivi di gusto» spiega Giovanni Pastore, esperto dell’Inran (Istituto nazionale Ricerca Nutrizione e Alimenti), che ha collaborato alla stesura delle linee guida per la sana alimentazione dell’Inran, con particolare attenzione proprio al capitolo sull’acqua. «Per esempio se piace l’acqua gassata è chiaro che non c’è concorrenza fra le acque in bottiglia e quella del rubinetto. Dal punto di vista igienico e sanitario invece l’acqua del rubinetto è molto controllata e quindi sicura almeno quanto quella in bottiglia».(www.corriere.it)

Sono anni che bevo acqua di rubinetto. Non sarebbe male che anche a Napoli ci fosse una promozione simile. La campagna contro il fumo, contro il fumo nei parchi, non mi convince, nonostante il buon senso sotteso all'iniziativa.
postato da: meriggio alle ore 15:13 | link | commenti (12)
categorie: curiositĂ  dal mondo
sabato, 17 novembre 2007

Faccia di canaglia

Stamattina  non avevo proprio voglia di sentirli. Stamattina avevo bisogno di sentire canzoni e di leggere Paul Auster.

La libertà passa anche per queste cose.

I miei colleghi sono di qualche anno più giovani di me. Stamattina erano noiosi, proprio non mi andava di seguirli nelle loro banalità. Così mi sono alzata e mi sono seduta più a poppa. C'era anche un motivo tecnico. Là dove eravamo seduti, si sarebbero congelati i piedi. E' un punto umido e freddo. Sono passata più indietro, dicendo che preferivo leggere e che ci saremmo rivisti al momento dello sbarco. Il mio nuovo vicino mi chiede, sorridendo, se il mare si sentiva di più dove ero prima. Va a spiegare i motivi per cui mi sono spostata. Dico di no, che non si sentiva molto. Il suo sguardo si posa diverse volte su di me. Vorrei stroncare sul nascere qualsiasi tentativo di conversazione. Scarta' fruscio e piglia' premmera. Apro il libro, prendo gli auricolari e leggo. Ha una faccia di canaglia. Chissà che fa, mi chiedo. Avverto il suo sguardo, forse si chiederà cosa nascondo nella borsa. Cambio canzone con l'ipod. Alzo gli occhi e faccia di canaglia mi fa un bel sorriso. Gli faccio un bel sorriso. Sarà la canzone che sto ascoltando. Butto la testa sul libro e leggo con nella mente... pensiero stupendo nasce un poco strisciando: "Quella sera mi sentivo in forma. Sophie mi ispirava, e non faticai molto per scaldarmi. Raccontai barzellette e aneddoti, eseguii piccoli giochi di destrezza con le posate. Quella donna era così bella che non riuscivo a staccare lo sguardo da lei. Volevo vederla ridere, vedere le reazioni del suo volto a quello che dicevo, scrutarne gli occhi, studiarne i gesti. Dio solo sa che stupidaggini mi uscirono di bocca, ma cercai di restare più distaccato che potevo, di celare i miei veri propositi sotto questo attacco di charme. Fu la parte più difficile (Paul Auster, Trilogia di New York, pag. 228).

  

postato da: meriggio alle ore 16:39 | link | commenti (5)
categorie: musica, frammenti di vita, leggere, divertimento
mercoledì, 14 novembre 2007

L'odore dei mandarini

Stamattina, insieme alle clementine che piacciono tanto ai miei figli, ho comprato dei mandarini. Non lo facevo da molto tempo. Spesso li ho trovati di sapore acre e così anch’io mi ero abituata a mangiare le clementine che sono senza semi e più dolci. Avrei voluto comprarli già da prima, anche per il gusto di ridire mandarini che come parola mi piace molto più che clementine. Sapevo che i mandarini avrebbero rievocato gli anni della mia infanzia. Quando ho staccato la buccia dalla polpa, la prima cosa che ho fatto è stata riportare la buccia sotto il naso per sentirne l'odore. Poi ho voluto che anche P., seduto sul divano, lo sentisse, e gliene ho lanciato un pezzo. Sapevo che sarei andata indietro nel tempo a quando gettavo la buccia nel braciere di due sorelle zitelle che abitavano nel mio stesso palazzo e che avevano una bottega sulla strada principale, diversa da quella di mio padre, ma pur sempre una bottega. Non posso definirla merceria, quella di Peppina e sua sorella Enrichetta era una bottega che vendeva un po’ di tutto a seconda della stagione che arrivava. A Natale, quei quattro metri per quattro, stretti e lunghi, si riempivano di pastori. I banconi erano sulla parete destra della bottega e coperti interamente da tanti piccoli pastori di terracotta. C’era tutto il presepe napoletano, lì. Avevo una piccola S. Gregorio Armeno di cui non sapevo nulla, pur abitando a pochi chilometri da Napoli. In fondo, sul balcone principale, c’erano le letterine di Natale, meravigliose nei disegni e nei colori, luccicanti di polverina brillante. Sceglievo la più bella, quella che ai miei occhi era la più bella. Le giornate erano fredde. Un freddo secco e pungente. Quando entravo dalle Zucculare, questo era il soprannome con cui erano conosciute in paese, mi ritrovavo al caldo del braciere che era spesso messo davanti ai loro piedi, davanti alle sedie di paglia su cui erano sedute. Gettavamo le bucce dei mandarini nella cenere che emanava quell’odore fresco e buono, solo in parte simile a quello di stamattina. La buccia bruciava emettendo quel sibilo che danno le cose che contengono liquidi e poi diventava marrone. Era il momento di rimuovere la cenere con un paletta di ferro, di raccogliere le bucce completamente arse e di metterle da parte. Era la visione più bella. Sotto la coltre grigia ardevano i tizzoni, rossi, di fuoco. Spettacolo primordiale in miniatura. A quel punto tutti portavamo avanti le mani, con i palmi bene aperti verso il fuoco.

Un altro stimolo a scrivere questo frammento di memoria è venuto dal bellissimo post di Angela, Casa e bottega.

postato da: meriggio alle ore 22:35 | link | commenti (11)
categorie: frammenti di memoria
lunedì, 12 novembre 2007

Coyote e panino al prosciutto

Da alcuni giorni il mare è mosso. L'inverno sta arrivando gradualmente anche nell'isola. Dicono che novembre sia tra i mesi più brutti per chi naviga. Stamattina, all'andata, mi sono aggrappata diverse volte ai braccioli della poltrona, quando siamo arrivati nel porto abbiamo tirato un sospiro di sollievo, non ne potevamo più di essere sballottati dalle onde. Lo chiamano mare di sotto e si sente di più. Avevo gli auricolari e  ho ascolto le regine della musica, la playlist al femminile che annovera nomi come Macy Gray, Aretha Franklin, Mia Martini, Mina, Giorgia, Cesaria Evora, Tracy Chapman, Shirley Bassey, Lauryn Hill, Patty Pravo, Madonna, e altre. 

Causa mare, la corsa dell'13,35 da Capri è stata sospesa. Ho aspettato l'aliscafo delle 14, 35. Ho mangiato un panino al prosciutto crudo guardando il mare d'inverno, mentre l'ipod mi mandava Family affaire di Mary J. Blige e Coyote di Joni Mitchell.

postato da: meriggio alle ore 16:41 | link | commenti (7)
categorie: musica, frammenti di vita
sabato, 10 novembre 2007

Let the music play

 

postato da: meriggio alle ore 18:43 | link | commenti (1)
categorie: musica

Sono passate le sei e tutto è normale

E così sono già le sei passate. In giornate come queste, quando il cielo è sgombro di nuvole e l'aria è tersa tanto che dal lungomare riesci a vedere non solo il profilo ma gli avvallamenti e i fianchi scoscesi della penisola, e del Vesuvio la bocca, e di Capri il pugno di case e incominci a stare con il pensiero anche lì, e immagini le ore che vi  trascorrono le persone che conosci, in uno scambio di prospettiva, sono qui e vi guardo, così come stamattina ero lì e guardavo voi...allora, in giornate come queste ti accorgi che tutto è normale. Gli alberi, ancora coperti di foglie marroni, sfilano davanti ai miei occhi mentre sono alla guida dell'auto, il mare increspato e di un blu intenso, solcato dalle vele fiancheggia la mia traiettoria. Stanno lì. Ti sembrano normali.

postato da: meriggio alle ore 17:54 | link | commenti (2)
categorie:
mercoledì, 07 novembre 2007

Questioni di lingua

Questo che segue è un altro pezzo di Massimo Gramellini (pubblicato ieri su La Stampa). Mi piace riportarlo perchè mi ha divertito leggerlo e perché offre, secondo me, diversi spunti di riflessione. Primo: l'assenza di imbarazzo dinanzi alla telecamera del giovane tassista di Lecce; secondo (questo è duro): le riforme scolstiche che si sono susseguite; terzo: l'evoluzione della lingua e quindi anche dei modi di dire; quarto: che il giovane tassista abbia più estro di quel che si creda e abbia colto soprattutto nella prima parte (La Bellucci è tutta contorno) la stessa identica idea che sottende al "Tutto fumo e niente arrosto"?

Insomma, dite la vostra, se volete.

Non riesco a togliermi dalla testa il tassista di Lecce intervistato nei giorni scorsi dal Tg3 a proposito della presenza in quella splendida città barocca della non meno splendida e barocca Monica Bellucci. «Si tratta di una delle migliori attrici italiane, però dovrebbe imparare a recitare», esordiva spigliato e senza la minima ambizione ironica il campione della Gente Comune. Poi, evidentemente ancora non sazio, rincarava la dose: «La Bellucci è tutta contorno e niente fumo».

A questo punto vorrei capire dove e quando abbiamo sbagliato. Come sia possibile che un giovane uomo, cresciuto in una nazione che gli ha garantito almeno otto anni di istruzione finanziati dalla collettività, possa mettere il contorno al posto del fumo e il fumo al posto dell’arrosto, non riesca a cogliere l'incongruenza logica fra l’essere una delle migliori attrici (falso) e il non saper recitare (vero), ma soprattutto sia capace di inanellare tali sfondoni dinanzi a una telecamera senza trasudare imbarazzo, neanche una gocciolina. Di quale delle duecento riforme scolastiche susseguitesi nell’ultimo mezzo secolo sarà figlio cotanto cervello? E per quale motivo i nonni del tassista di Lecce, che a differenza del nipote si fermarono probabilmente alla terza elementare, non avrebbero mai pronunciato una castroneria simile? Alla prima domanda, l’unica risposta credibile è: tutte. Alla seconda, che magari i nonni erano quasi ignoranti come lui, ma non se ne vantavano ancora. Avevano troppo rispetto e timore delle parole per pattinarvi sopra con sciagurata disinvoltura.

postato da: meriggio alle ore 18:09 | link | commenti (24)
categorie: riflessioni, divertimento
domenica, 04 novembre 2007

La giusta distanza. Film

Finalmente ieri sera, al cinema Delle Palme, sono andata a vedere La giusta distanza di Carlo Mazzacurati. La sala era quasi piena e a riempirla erano soprattutto bacucchi del quartiere. Una di queste, seduta al mio fianco, non ha fatto altro che commentare con il marito come se fosse nel salotto della propria abitazione. 

E' un  film che si lascia vedere, che prende. Solo che poco prima che finisse la prima parte già sapevo dove e come la storia andava a parare. Quasi scontato direi. Comunque, tutto sommato, gradevole e poi ho subito pensato al risvolto e all'uso didattico.

postato da: meriggio alle ore 19:23 | link | commenti (6)
categorie: film
giovedì, 01 novembre 2007

Sarkò versus Berluscò

Quando vidi il servizio televisivo su Sarkozy che si alzava di fronte alle domande della giornalista, di primo acchito, pensai che avesse torto. Mi sembrava un gesto espressione della nota alterigia francese. Bastarono pochi minuti per capire, invece, che aveva fatto bene, soprattutto quando disse che ai francesi questo genere di notizia non interessa. E subito dopo un sequenza. Da una parte un operaio e dall'altra Sarkò che discutevano con determinazione, in strada. Ieri ho trovato su La Stampa questo articolo di Gramellini nelle cui posizioni spesso mi riconosco. Eccolo.

Gentile cavalier Berlusconi,
un leader cinquantenne del centrodestra ha reagito alla domanda di una giornalista sulla sua vita privata alzandosi dalla sedia e andando via. Invece un leader settantenne del centrodestra, che tempo fa reagì alla domanda di una giornalista sul suo governo alzandosi dalla sedia e andando via, la vita privata continua a infilarla nelle barzellette maschiliste con cui rallegra le platee amiche: «Ho convinto mia moglie a restare ed è rimasta, ahimè». Il primo leader si chiama Sarkozy. Il secondo, ci siamo capiti.

Cavaliere, ai suoi occhi Sarkozy sembrerà il solito francese al quale hanno estirpato nella culla il senso dell’umorismo e Berlusconi un simpatico arcitaliano che sa scherzare sulle proprie vicissitudini coniugali. Ma a me, che appartengo a un’altra generazione, Sarkozy sembra una persona seria e lei, lo dico col massimo rispetto, una persona un po’ anziana. Certe battute rilevano una concezione sorpassata del rapporto fra i sessi, con il maschio nei panni paternalisti del gigione succube e lamentoso. Rimandano a un piccolo mondo antico dove le «signore mogli» si chiudevano in cucina a scambiarsi indirizzi di negozi e i mariti in salotto a parlare di politica (lei, voglio sperare, all’epoca stava con le signore). Poi il mondo è cambiato. Persino l’Italia, anche se non si direbbe, dato che fra i Paesi sviluppati e in via di sviluppo, o di sottosviluppo, resta desolatamente l’unico in cui una donna non abbia ancora ottenuto la guida del governo o di un grande partito. Accetti un consiglio: se vuol battere il leader cinquantenne del centrosinistra, si finga un po’ cinquantenne anche lei.

postato da: meriggio alle ore 07:58 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni