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Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

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lunedì, 31 dicembre 2007

Un meraviglioso 2008

Pensieri positivi per tutti voi, per tutti noi.
Un meraviglioso e prosperoso 2008!!
postato da: meriggio alle ore 20:31 | link | commenti (8)
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domenica, 30 dicembre 2007

Appuntamento con la storia

Il 1977 su RaiTre
in onda un diario
in bianco e nero

Stasera per "La Grande Storia" un docufilm su quell'anno. Il movimento ma anche quel che accadeva oltre alla politica di A. VITALI.
www.repubblica.it

Io lo vedrò.

Quell'anno ero al ginnasio. Il Vittorio Emanuele era noto come liceo di destra. Subito avvertii la divisione tra rossi e neri. Con un passaparola veloce e rapido ci venivano indicati i nomi dei leader dei due schieramenti. Poi qualche assemblea animata diede un volto a chi stava da una parte e a chi dall'altra.
L'assemblea divenne permanente e le lezioni furono sospese. L'aula magna mi sembrava enorme e piena di studenti. Una ragazza bionda e magrissima, aspetto da Patti Smith, arringava gli studenti, con parole retoriche  ma efficaci, soprattutto su di noi, giovani quartine, direbbe ora mia figlia. E poi, qualche corteo con la paura che la polizia potesse attaccare. Il pollice  e l'indice tesi verso l'aIto, o congiunti a formare un triangolo. Passo veloce per i vicoli di Napoli, nella zona del rettifilo, quando la situazione si faceva calda.
postato da: meriggio alle ore 12:21 | link | commenti (9)
categorie: frammenti di vita, frammenti di memoria
sabato, 29 dicembre 2007

Olè

La Spagna potrebbe diventare la tomba ufficiale della monogamia se dovesse prendere piede "el poliamor", la convivenza ufficiale di coppie multiple: marito e moglie con i rispettivi fidanzati, ufficiali e accettati di comune accordo. Niente più tresche clandestine, niente più frettolosi tradimenti all’ora di pranzo, niente più Natali solitari per le amanti. Relazioni ufficiali, sincere, durature e senza gelosie. Secondo un'inchiesta del quotidiano Publico, i "poliamori" sono già diffusi in Spagna, dove situazioni di questo genere raggiungono il mezzo migliaio, anche se quasi sempre sono tenute nascoste alle famiglie d’origine e ai datori di lavoro.

IO, TU E L'ALTRA - Il modello è quello californiano degli anni '60, ma con alcuni correttivi. Come la separazione dei beni. L'esempio tipico è una coppia, anzi un trio anglosassone, che vive nel barrio gotico di Barcellona e ha perfino un sito web www.poliamor.net. Dove l’ultimo aggiornamento, a dire il vero, racconta di vacanze natalizie separate per tutti e tre. Comunque il nucleo originale è formato da Roland Combes, quarantenne inglese, e Juliette Siegfried, coetanea statunitense, sposati da 10 anni e da 5 residenti in Spagna. Da vari mesi Roland ha una relazione con Laurel Avery, 32 anni, americana come la moglie, che lo sa e va ben oltre la rassegnata sopportazione: ha aperto la porta di casa alla fidanzata del marito. Non si definiscono "famiglia", ma parlano di "esempio di poliamor", che non c’entra con lo scambio di coppie, ma rappresenta una differente rete affettiva. Nella quale non è esclusa la possibilità di procreare e allevare figli: "In gruppo è anche meno faticoso" dicono. I seguaci hanno associazioni, testimonial (la modella delle Canarie Lilian Kimberly Jeronimo) e film di riferimento, come "Y tu mamá también" (E anche tua madre), del regista Alfonso Cuaron.

NUOVI GRATTACAPI PER LA CHIESA SPAGNOLA - Insomma nuovi grattacapi in vista per la Chiesa spagnola, già provata dai matrimoni omosessuali, e per la politica famigliare del governo socialista di José Luis Zapatero. Aperta e progressista sì, ma forse non fino a questo punto. Proprio per domenica prossima è prevista una nuova massiccia manifestazione cattolica a Madrid in difesa della famiglia tradizionale, con collegamento in diretta del Papa dal Vaticano.

www.corriere.it


 

postato da: meriggio alle ore 07:28 | link | commenti (6)
categorie: attualitĂ 
giovedì, 27 dicembre 2007

Rubricando

 

E' tempo di calendari nuovi, di vergini agende2008, di intonse rubriche telefoniche. E' tempo di ricopiare i pochi nomi sulla nuova rubrica telefonica.

Leggo nomi di persone che non vedo più, con le quali non ho avuto più contatti, sono perlopiù colleghe e colleghi di lavoro. Volti di donne e di uomini che hanno transitato per un anno davanti ai miei occhi, hanno occupato il mio stesso spazio, hanno condiviso gli stessi momenti, la pausa caffè, le chiacchiere di corridoio, quelle di consiglio e quelle di collegio. Poi sono spariti, per fortuna.

Ci saranno altri nuovi nomi e numeri  a occupare lo stesso spazio. Non rinuncio alla rubrica cartacea. Molti sono su quella del telefonino. Questo spiega il lento e inesorabile assottigliamento dell'elenco sulla vecchia rubrica, fucsia e logora moleskine di qualche anno fa. Questo spiega perchè ho impiegato poco tempo a copiare i nomi dall'una all'altra parte.

Gli oggetti della foto non sono miei. 

postato da: meriggio alle ore 20:42 | link | commenti (8)
categorie: attualitĂ 
lunedì, 24 dicembre 2007

Auguri

Non ho tempo per passare da ciascuno di voi,  auguro a voi a tutti un felice Natale, e per dirla secondo la massima oraziana "cogliete l'attimo". Acchiappatelo e tenetevelo forte.
postato da: meriggio alle ore 16:34 | link | commenti (9)
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martedì, 18 dicembre 2007

Un libro

Mal di scuola di Marco Imarisio è un bel libro. E' uno dei migliori sulla scuola che mi sia capitato di leggere dopo quello di Paola Mastrocola La scuola raccontata al mio cane. Come inviato del Corriere della Sera inizia un'inchiesta su quella miriade di episodi di cronaca nera che avevano la scuola come epicentro. All'inizio rimase perplesso; quel mondo non gli apparteneva più da tempo. Il consiglio di un amico, figlio di una professoressa, gli fece cambiare idea. Prima di rifiutare avrebbe dovuto farsi un giro dentro una scuola, una qualunque. Respirarne l'aria. Guardare i corridoi vuoti che ad ogni cambio di ora si riempiono all'improvviso, ascoltare il brusio delle voci che si accavallano. "C'è un mondo intero lì dentro, nelle classi succede tutto prima" concluse il suo amico.
" A scuola si sta male. Lo dice chi ci vive, lo ribadiscono inchieste e ricerche, dotte analisi su riforme, cicli scolastici, offerte formative, tempo pieno e autonomia non bastano a spiegare il disagio. Le riforme che hanno avuto effetti davvero positivi sono poche, quasi tutte hanno contribuito a snaturare, stravolgere, modificare, cambiare molto perchè tutto restasse uguale, con i veri problemi sempre al loro posto. Ma il malessere arriva da più lontano, arriva da fuori. E' come se si fossero rotti gli argini e il mondo fosse tracimato nelle aule, con i suoi guai, le sue contraddizioni, i drammi, le grandi questioni che sembrano insostenibili per una piccola area protetta quale dovrebbe essere la scuola. Scrive così Marco Imarisio nell'introduzione.
Poco dopo il libro si dispiega nei tanti e variegati aspetti di un universo complesso, i cui protagonisti sono insegnanti sparsi per la penisola in scuole di ogni ordine e grado.
Fra i tanti episodi raccontati da Marco Imarisio ce ne sono tre che mi sono piaciuti di più. Il mestiere degli sguardi, il secondo di dodici racconti, è ambientato a Torino. Mi ha colpito soprattutto il titolo. La prof. intervistata spiega perchè il suo mestiere le piace, perchè è un mestiere che "ha degli sguardi", attraverso i ragazzi mette davanti a questioni di importanza capitale, l'integrazione, l'immigrazione, il ruolo delle famiglie, e questo lei lo considera un privilegio.
L'altro è la storia del Dirigente scolastico che incappa nella legge Fini che equiparava l'uso di droghe leggere a quello dell'eroina. Si intitola Rosmarino bruciato. La sua scuola, il Majorana di Rho, periferia  est di Milano, è considerata dal magistrato inquirente una piccola centrale di spaccio. Il Dirigente scolastico che ha il compito di tutelare e di conseguenza l'obbligo giuridico di impedire che ciò avvenga, è indagato. Favoreggiamento, omessa denuncia agevolazioni nel consumo di droga sono i capi di imputazione. La sentenza di primo grado condanna il preside. Qualche anno dopo la pena venne sospesa. Il preside spostato da uno scientifico ad una scuola media. "Intanto al Majorana di Rho sull'acqua in fondo al water galleggia il filtro di una canna. Nell'aria c'è odore di rosmarino bruciato".
Infine, mi è molto piaciuto anche il racconto di un'insegnante itinerante. Senza fissa dimora. Parole scolpite in quanti fanno ancora questo mestiere con un bagaglio leggero. Sono una precaria liquida, mi adatto a ogni contenitore come l'acqua. Inizia così Diario precario da Taranto.
postato da: meriggio alle ore 21:00 | link | commenti (14)
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lunedì, 17 dicembre 2007

Domenica-Film

Irina Palm è un gran bel film. Senza sbavature, asciutto. Certe situazioni mi hanno ricordato lo stlie umoristico di uno scrittore molto popolare in Inghilterra, Alan Bennett, autore di La sovrana lettrice, che ho letto di recente. Mi è piaciuto quello che ha scritto Paolo Mereghetti, a proposito di Irina Palm.

"C'è la volgarità e c'è la trivialità. Non sono due cose da confondere, perchè la prima si riferisce al modo in cui viene trattato un determinato argomento, mentre la seconda - la trivialità - sta a indicare il contenuto di quel determinato argomento. E siccome nella vita con le cose triviali dobbiamo fare i conti tutti i giorni (perchè la vita è fatta anche di questo, a cominciare dalla sessualità e dalla corporeità delle persone) il vero discrimine, almeno quando si parla di cinema, diventa il modo in cui gli argomenti triviali vengono raccontati dalla macchina da presa.
Billy Wilder, tanto per fare il solito esempio, è stato un maestro anche in questo, nel filmare senza volgarità temi triviali, mentre i tanti film che usano la prospettiva dal buco della serratura per mostrare il mondo spesso riescono a rendere volgari anche argomenti che non lo sarebbero. Irina Palm fa parte della prima categoria, anche se Sam Garbaski non è certo Billy Wilder e il distributore italiano, la solitamente beneducata Teodora, non ha saputo resistere alla tentazione del doppiosenso, aggiungendovi un inutile sottotitolo: Il talento di una donna inglese. (...)"
postato da: meriggio alle ore 21:42 | link | commenti (1)
categorie: film

Sabato-film

Il bagno turcoSabato ci siamo ritrovati a casa di Anna. Abbiamo visto Il bagno turco di Ferzan Ozpetek. Ne è nata un'interessante discussione. Ciascuno di noi porta  qualcosa di sè  negli interventi che seguono dopo la visione del film. La propria sensibilità, i propri interessi,  l'approccio alla vita, oltre che la propria formazione culturale. Anche il modo di intervenire è diverso per ciascuno di noi, naturalmente. Si va da quello chiarificatore e controllato  a quello leggermente provocatorio, da quello emozionato e passionale a quello divertente e ironico. Insomma, quando tutti sono in vena ne esce fuori una bella orchestrina. Tra le cose dette, una  mi è sembrata adeguata alle discussioni che si intrecciano sui blog. Ed è per questo che la propongo qui. Non so quanti di voi hanno visto il fim. Non svelo un segreto se dico che la storia narra un amore omosessuale, oltre che altri importanti aspetti. La domanda che è nata all'interno del gruppo è stata la seguente. Perchè  quando il proprio marito o il proprio fidanzato o compagno lascia una donna per un uomo si è meno gelose?  Ad alcune di noi era chiaro che quando si verifica il caso di un amore eterosessuale, la reazione più immediata è il confronto (Che cosa ha Lei che io non ho? Più bella? Più intelligente? Più simpatica?). Dal confronto nascono anche le eventuali strategie per recupere il terreno perduto. Ma quando dall'altro lato hai un uomo, o una donna nel caso fosse un uomo ad essere abbandonato, cosa si fa? E' più spiazzante e nello stesso, ci si sente meno sconfitte, secondo me.  Io e l'altro siamo su due terreni differenti. Non c'è partita, ecco.  E forse c'è meno dolore.
postato da: meriggio alle ore 19:34 | link | commenti (9)
categorie: riflessioni, film
giovedì, 13 dicembre 2007

La realtà è quasi sempre migliore

Fatemi conoscere Gramellini. Per dirgli che la deve smettere di scrivere quello che penso io. Mi ruba i pensieri e poi, siccome è (molto) più esperto di me nella comunicazione scritta, li pubblica su "La Stampa". Riceve circa quaranta commenti (che io non leggo mai) sul suo sito e così è diventato famoso.

Sto scherzando, è chiaro.
Complimenti a Gramellini. Per davvero.

"Dice l'Istat che appena il 6% degli stupri viene commesso da estranei, categoria nella quale rientrano, senza esaurirla, gli immigrati brutti sporchi e cattivi: la stragrande maggioranza è opera di mariti, fidanzati e rispettabili ex. Adesso ci aspettiamo la convocazione di un Consiglio dei ministri straordinario che disponga misure di sicurezza all'interno delle famiglie e l'invio di ruspe nei condomini col compito di spianare i tinelli nei quali si rintanano gli stupratori in pantofole: impuniti, per lo più. Non si vuole certo negare l'esistenza di clandestini pericolosi. Ma dare al fenomeno le giuste dimensioni, che non sono quelle che si percepiscono ascoltando una conversazione al bar, guardando la televisione o sfogliando i giornali. La realtà è quasi sempre migliore, comunque diversa, da come la si rappresenta. Prendete lo studio dell'istituto di pediatria sui sogni dei giovanissimi. Undici ragazzine su cento sperano di diventare veline. Ma ottantanove no, vogliono ancora fare i medici, gli architetti, le parrucchiere. E ottantanove è una percentuale strepitosa, se si pensa che gli adulti descrivono una gioventù di bulli e pupe interessate solo ad apparire.

La ricerca della felicità è un diritto sancito dalla Dichiarazione d’indipendenza americana. In Italia mi accontenterei di rendere meno vincolante la ricerca della depressione, che alimentiamo di continuo proiettando i fantasmi deformati delle nostre paure, per poi provarne spavento. Come quando da bambini ci mettevamo la maschera di Belfagor e passando davanti a uno specchio lanciavamo urla genuine di terrore."
 
  
postato da: meriggio alle ore 18:03 | link | commenti (12)
categorie: riflessioni, divertimento
martedì, 11 dicembre 2007

Come una moderna Tavola Strozzi


Più o meno così appare Napoli quando si torna dal mare. Più o meno come la Tavola Strozzi. Come una moderna Tavola Strozzi. Il Vesuvio è alle nostre spalle. Oggi è vestito di avio. Abbondante ed esteso. Il cielo grigio enfatizza le linee, dà risalto agli agglomerati di case, agli innumerevoli campanili che segnalano la presenza di chiese. Tante, troppe per Napoli. Prima di ogni altro, appare quello della chiesa del Carmine. A scrutare nella massa di pietre, mattoni e case ci si stanca glii occhi. Si vede perfino Santa Chiara. La si riconosce subito, per il tetto verde. Ma molto prima ancora di entrare nel porto, gli occhi si appuntano sulla ferraglia che circonda ogni porto. Le gru si innalzano verso l'alto, carcasse di navi e plastica galleggiante mi ricordano il nostro tempo.
postato da: meriggio alle ore 16:08 | link | commenti (5)
categorie: frammenti di vita, luoghi prediletti
sabato, 08 dicembre 2007

Kukai, pastori e chiese

purgatorioEra da tempo che non andavamo proprio l'8 dicembre a San Gregorio Armeno. La pioggia di mezzogiorno ci ha fatto cambiare programma. In maniera insolita per l'ora e per il giorno abbiamo mangiato al kukai, dove mi piace andare più di sera. Però è anche bello sperimentare situazioni diverse, e allora ben venga la cucina giapponese, a pranzo, l'8 dicembre. I miei figli se potessero, andrebbero una volta a settimana.
P. tredici anni, ha imparato presto a dire i nomi dei piatti. E' sicuro di sè, sa quello che vuole. Io, invece, a stento, mi ricordo i nomi degli antipasti. Comunque, mangiare giapponese mi piace. Mi piace anche il giovanotto che gestisce il locale.
Piace anche ad A. mia figlia, sedici anni. Stamattina osservavamo con che charme si tirava indietro i capelli. P. mio marito, se la ride. Ridevamo tutti e quattro, in verità.
Ci siamo messi in strada con il cielo che si era un po' liberato dalle nuvole grigie. Abbiamo camminato verso il centro antico, e, in breve, siamo passati per piazza del Gesù, per via Benedetto Croce, per piazza San Domenico Maggiore e poi per San Biagio dei Librai. Più camminavamo e più avvertivo un richiamo, un'insolita attrazione verso quelle che sono delle vere e proprie fessure, fessure ancestrali. Brulicanti di gente, di voci e di suoni. Luoghi di origine non solo della città, ma personali, individuali, sebbene non sia nata lì.
La folla non era ancora asfissiante, a quell'ora.
Altre volte mi sono lasciata prendere da un po' di ansia ad attraversare San Gregorio Armeno, nei giorni di Natale. Stamattina, invece, ho camminato tranquilla.
Poco dopo, abbiamo visitato la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Siamo scesi giù nell'ipogeo, che io e P. ricordavamo pieno di ossa e teschi, simile al cimitero delle Fontanelle. Oggi, l'ampio spazio è stato ripulito e resta poca roba. L'ambiente è comunque suggestivo, soprattutto se si pensa che si è, di parecchio, al di sotto della strada.
postato da: meriggio alle ore 20:22 | link | commenti (16)
categorie: frammenti di vita, luoghi prediletti, nota personale
sabato, 01 dicembre 2007

Occhio che vede

Sono andata con P. mio figlio, ai Colli Aminei. Erano le prime ore del pomeriggio. Per la strada c'erano poche persone. Abbiamo preso la funicolare di Piazza Amedeo. Si respirava aria europea lì, non solo per la presenza di alcuni viaggiatori inglesi (voglio pensare che siano venuti dall'Inghilterra. Forse l'aspetto fisico o qualche parola in lingua che mi é arrivata all'orecchio mi hanno portata in quella parte del mondo), ma anche per la struttura, moderna, da poco rinnovata. Ora ne sto ricordando la verticalità, più accentuata rispetto a prima.  Le scale mobili ci hanno portato rapidamente su. Quando  aspettavamo l'arrivo dei vagoni pensavo ad altro. Che stavamo facendo tardi. Nella guardiola un uomo controllava il via-vai delle poche persone. Siamo scesi, da lì, direttamente, senza uscire in strada ci siamo ritrovati nella stazione della metrò collinare di piazza Vanvitelli. Di corsa, per le scale, per prendere al volo il treno che arrivava. Nel vagone le telecamere accese rimandavano immagini sbilenche. Facce di uomini, donne, ragazzi, in piedi o seduti. Deformati dal Grande Fratello.
postato da: meriggio alle ore 20:07 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni