
















IO, TU E L'ALTRA - Il modello è quello californiano degli anni '60, ma con alcuni correttivi. Come la separazione dei beni. L'esempio tipico è una coppia, anzi un trio anglosassone, che vive nel barrio gotico di Barcellona e ha perfino un sito web www.poliamor.net. Dove l’ultimo aggiornamento, a dire il vero, racconta di vacanze natalizie separate per tutti e tre. Comunque il nucleo originale è formato da Roland Combes, quarantenne inglese, e Juliette Siegfried, coetanea statunitense, sposati da 10 anni e da 5 residenti in Spagna. Da vari mesi Roland ha una relazione con Laurel Avery, 32 anni, americana come la moglie, che lo sa e va ben oltre la rassegnata sopportazione: ha aperto la porta di casa alla fidanzata del marito. Non si definiscono "famiglia", ma parlano di "esempio di poliamor", che non c’entra con lo scambio di coppie, ma rappresenta una differente rete affettiva. Nella quale non è esclusa la possibilità di procreare e allevare figli: "In gruppo è anche meno faticoso" dicono. I seguaci hanno associazioni, testimonial (la modella delle Canarie Lilian Kimberly Jeronimo) e film di riferimento, come "Y tu mamá también" (E anche tua madre), del regista Alfonso Cuaron.
NUOVI GRATTACAPI PER LA CHIESA SPAGNOLA - Insomma nuovi grattacapi in vista per la Chiesa spagnola, già provata dai matrimoni omosessuali, e per la politica famigliare del governo socialista di José Luis Zapatero. Aperta e progressista sì, ma forse non fino a questo punto. Proprio per domenica prossima è prevista una nuova massiccia manifestazione cattolica a Madrid in difesa della famiglia tradizionale, con collegamento in diretta del Papa dal Vaticano.
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E' tempo di calendari nuovi, di vergini agende2008, di intonse rubriche telefoniche. E' tempo di ricopiare i pochi nomi sulla nuova rubrica telefonica.
Leggo nomi di persone che non vedo più, con le quali non ho avuto più contatti, sono perlopiù colleghe e colleghi di lavoro. Volti di donne e di uomini che hanno transitato per un anno davanti ai miei occhi, hanno occupato il mio stesso spazio, hanno condiviso gli stessi momenti, la pausa caffè, le chiacchiere di corridoio, quelle di consiglio e quelle di collegio. Poi sono spariti, per fortuna.
Ci saranno altri nuovi nomi e numeri a occupare lo stesso spazio. Non rinuncio alla rubrica cartacea. Molti sono su quella del telefonino. Questo spiega il lento e inesorabile assottigliamento dell'elenco sulla vecchia rubrica, fucsia e logora moleskine di qualche anno fa. Questo spiega perchè ho impiegato poco tempo a copiare i nomi dall'una all'altra parte.
Gli oggetti della foto non sono miei.

Irina Palm è un gran bel film. Senza sbavature, asciutto. Certe situazioni mi hanno ricordato lo stlie umoristico di uno scrittore molto popolare in Inghilterra, Alan Bennett, autore di La sovrana lettrice, che ho letto di recente. Mi è piaciuto quello che ha scritto Paolo Mereghetti, a proposito di Irina Palm.
Sabato ci siamo ritrovati a casa di Anna. Abbiamo visto Il bagno turco di Ferzan Ozpetek. Ne è nata un'interessante discussione. Ciascuno di noi porta qualcosa di sè negli interventi che seguono dopo la visione del film. La propria sensibilità, i propri interessi, l'approccio alla vita, oltre che la propria formazione culturale. Anche il modo di intervenire è diverso per ciascuno di noi, naturalmente. Si va da quello chiarificatore e controllato a quello leggermente provocatorio, da quello emozionato e passionale a quello divertente e ironico. Insomma, quando tutti sono in vena ne esce fuori una bella orchestrina. Tra le cose dette, una mi è sembrata adeguata alle discussioni che si intrecciano sui blog. Ed è per questo che la propongo qui. Non so quanti di voi hanno visto il fim. Non svelo un segreto se dico che la storia narra un amore omosessuale, oltre che altri importanti aspetti. La domanda che è nata all'interno del gruppo è stata la seguente. Perchè quando il proprio marito o il proprio fidanzato o compagno lascia una donna per un uomo si è meno gelose? Ad alcune di noi era chiaro che quando si verifica il caso di un amore eterosessuale, la reazione più immediata è il confronto (Che cosa ha Lei che io non ho? Più bella? Più intelligente? Più simpatica?). Dal confronto nascono anche le eventuali strategie per recupere il terreno perduto. Ma quando dall'altro lato hai un uomo, o una donna nel caso fosse un uomo ad essere abbandonato, cosa si fa? E' più spiazzante e nello stesso, ci si sente meno sconfitte, secondo me. Io e l'altro siamo su due terreni differenti. Non c'è partita, ecco. E forse c'è meno dolore.Fatemi conoscere Gramellini. Per dirgli che la deve smettere di scrivere quello che penso io. Mi ruba i pensieri e poi, siccome è (molto) più esperto di me nella comunicazione scritta, li pubblica su "La Stampa". Riceve circa quaranta commenti (che io non leggo mai) sul suo sito e così è diventato famoso. ![]() Sto scherzando, è chiaro. Complimenti a Gramellini. Per davvero. "Dice l'Istat che appena il 6% degli stupri viene commesso da estranei, categoria nella quale rientrano, senza esaurirla, gli immigrati brutti sporchi e cattivi: la stragrande maggioranza è opera di mariti, fidanzati e rispettabili ex. Adesso ci aspettiamo la convocazione di un Consiglio dei ministri straordinario che disponga misure di sicurezza all'interno delle famiglie e l'invio di ruspe nei condomini col compito di spianare i tinelli nei quali si rintanano gli stupratori in pantofole: impuniti, per lo più. Non si vuole certo negare l'esistenza di clandestini pericolosi. Ma dare al fenomeno le giuste dimensioni, che non sono quelle che si percepiscono ascoltando una conversazione al bar, guardando la televisione o sfogliando i giornali. La realtà è quasi sempre migliore, comunque diversa, da come la si rappresenta. Prendete lo studio dell'istituto di pediatria sui sogni dei giovanissimi. Undici ragazzine su cento sperano di diventare veline. Ma ottantanove no, vogliono ancora fare i medici, gli architetti, le parrucchiere. E ottantanove è una percentuale strepitosa, se si pensa che gli adulti descrivono una gioventù di bulli e pupe interessate solo ad apparire. La ricerca della felicità è un diritto sancito dalla Dichiarazione d’indipendenza americana. In Italia mi accontenterei di rendere meno vincolante la ricerca della depressione, che alimentiamo di continuo proiettando i fantasmi deformati delle nostre paure, per poi provarne spavento. Come quando da bambini ci mettevamo la maschera di Belfagor e passando davanti a uno specchio lanciavamo urla genuine di terrore." |
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Era da tempo che non andavamo proprio l'8 dicembre a San Gregorio Armeno. La pioggia di mezzogiorno ci ha fatto cambiare programma. In maniera insolita per l'ora e per il giorno abbiamo mangiato al kukai, dove mi piace andare più di sera. Però è anche bello sperimentare situazioni diverse, e allora ben venga la cucina giapponese, a pranzo, l'8 dicembre. I miei figli se potessero, andrebbero una volta a settimana.