Satura

Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

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domenica, 30 marzo 2008

Dodici napoletani, una svizzera, una serata.

Qui, lo posso dire, chè loro (non tutti) non sanno di questo luogo. Con loro sto bene quando parliamo di film, soprattutto di fim. Ieri sera eravamo dodici napoletani e una svizzera che è arrivata puntualissima alle sette, come concordato. Quando si parla seccamente di stereotipi ci si dimentica che spesso, molto spesso attingono alla realtà. Quando si fa solo uso di questi nei ragionamenti, allora si è cretini, decisamente cretini. Questo per dire che la giovane e bionda signora, elegante nel suo abito nero, che ieri sera è stata con noi al cenaforum, è arrivata alle sette spaccate. Ci ha portato formaggio svizzero che abbiamo apprezzato molto a fine pasto e una scatola di cioccolattini, come da stereotipo, da piacevole stereotipo. Abbiamo mangiato e bevuto. Abbiamo visto Irina Palm e abbiamo discusso, come siamo soliti fare oramai da tempo. Mi piace parlare con loro di film. Mi piace che spesso attraverso il flm si parli anche di una parte di noi. Le nostre ragioni, i nostri desideri, le nostre paure e anche le nostre resistenze mentali vengono fuori, con sagace ironia, in modo intelligente e pacato, a volte in modo appassionato, ma sempre nel rispetto reciproco dei diversi punti di vista. Li adoro. Ci intende su molti aspetti della discussione, nonostante la differenza di età. I miei amici fanno parte di una generazione precedente la mia. Eppure, nonostante ciò, sento le loro esperienze intellettuali e di vita più vicine a me che quelle dei giovani colleghi dai quali mi discosto per meno di dieci anni. Quanto è cambiata la realtà in questi anni non lo sapremo mai bene.
Proprio stamattina pensavo ai miei coetanei e mi chiedevo dove fossero. Con alcuni mi vedo ancora, ma con troppi ho interrotto relazioni e legami affettivi. E allora mi sono detta che nella vita ciascuno di noi ha una connotazione, o meglio, sente di averne una. Le nostre storie, le nostre esperienze di vita ci consegnano delle caratteristiche. Ho pensato, stamattina, che mi sento spesso in bilico, nè di qua nè di là, non sentirsi parte nè di quella generazione nè di questa può essere una grande ricchezza. Potere attingere a diverse fonti è un bene. Come relazionarsi con persone diverse è un valore. In effetti a pensare alla mia vita vissuta finora, credo di poter dire di essermi mossa per lo più da sola, tranne qualche momento di aggregazione negli anni settanta quando le nostre vite potevano avere un esito tragico, ma per il resto ho camminato da sola. Eppure, a volte sento il bisogno di rispecchiarmi completamente in quelli come me, con gli occhi e con la mente, da vicino.
giovedì, 27 marzo 2008

Come un anfibio

Sapevo dalle previsioni che avrebbe piovuto. So che quando c'è maltempo, l'isola si veste di grigio, cupo o perlaceo, a seconda della luce che filtra dal cielo. Infinite striature, superbe e sublimi, come solo Kant sapeva definire. So che quando piove non c'è ombrello che tenga, soprattutto se c'è vento. Quando piove si prende acqua da tutti i lati e vedi acqua da tutte le parti. Quando piove proprio non ne puoi più di sentirti un anfibio.
postato da: meriggio alle ore 19:13 | link | commenti (7)
categorie: stati danimo
sabato, 22 marzo 2008


Buona Pasqua a voi tutti, e soprattutto, buona primavera.
postato da: meriggio alle ore 23:18 | link | commenti (16)
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mercoledì, 19 marzo 2008

Forse un gioco

LA  GRANDE  DOMANDA
Se eri un bambino negli anni 50, 60 e 70  Come hai fatto a sopravvivere ?

1.- Da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né airbag... 
2.- Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata speciale e ancora ne serbiamo il ricordo. 
3.- Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con vernici a base di piombo. 
4.- Non avevamo chiusure di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei medicinali, nei bagni, alle porte.           
5.- Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco. 
6.- Bevevamo l'acqua dal tubo del giardino, invece che dalla bottiglia dell'acqua minerale...

7.- Trascorrevamo ore ed ore costruendoci carretti a rotelle ed i fortunati che avevano strade in discesa si lanciavano e,     a metà corsa, ricordavano di non avere freni  .Dopo vari scontri contro i cespugli, imparammo a risolvere il problema. Si, noi ci scontravamo con cespugli, non con auto!   
8.- Uscivamo a giocare  con l'unico obbligo di rientrare prima del tramonto. Non avevamo cellulari...  cosicché nessuno poteva rintracciarci.  Impensabile  .

9.- La scuola durava fino alla mezza  , poi andavamo a casa per il pranzo  con tutta la famiglia  
 (si, anche con il papà   ).    
10.- Ci tagliavamo,   ci rompevamo un osso , perdevamo un dente  , e nessuno faceva una denuncia per questi incidenti.  La colpa non era di nessuno, se non di noi stessi.      
11.- Mangiavamo biscotti. pane olio e sale, pane e burro, bevevamo bibite zuccherate  e non avevamo mai problemi di soprappeso,   perché stavamo sempre in giro a giocare...    
 12.- Condividevamo una bibita in quattro... bevendo dalla stessa bottiglia   e nessuno moriva per questo. 
 13.- Non avevamo Playstation, Nintendo 64, X box, Videogiochi,  televisione via cavo con 99 canali  , videoregistratori  ,   dolby surround  , cellulari personali  , computer  , chatroom su Internet  ... Avevamo invece tanti AMICI.    

14.- Uscivamo,  montavamo in  bicicletta   o camminavamo   fino a casa dell'amico   ,  suonavamo il campanello o semplicemente entravamo senza bussare e lui era lì e uscivamo a giocare.  
 15.- Si!    Lì fuori! Nel mondo crudele!  Senza un guardiano!  Come abbiamo fatto? Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis, si formavano delle squadre per giocare una partita;  non tutti venivano scelti per giocare e gli scartati dopo non andavano dallo psicologo per il trauma  . 
 16.- Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. Nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo, nessuno soffriva di dislessia né di problemi di attenzione né di iperattività; semplicemente prendeva qualche scapaccione e ripeteva l’anno.  
17.- Avevamo libertà  ,    fallimenti successi,   responsabilità       ...
   e imparavamo a gestirli.   
La grande domanda allora è questa: Come abbiamo fatto a sopravvivere ?  ed a crescere e diventare grandi ?
Se appartieni a questa generazione invia questo messaggio  ai tuoi conoscenti della tua stessa generazione ….  ed anche  a gente più giovane perché sappiano come eravamo prima.....

 

 
postato da: meriggio alle ore 15:35 | link | commenti (12)
categorie: riflessioni, divertimento
lunedì, 17 marzo 2008


Asiè, che ne dici di queste?
postato da: meriggio alle ore 20:56 | link | commenti (14)
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domenica, 16 marzo 2008

Con i fiori sul braccio sinistro

Le altre avevano le palme, io stamattina portavo un colorato mazzo di fiori di campo. Un gesto improvviso. Mi volto e lo vedo fermo davanti al fioraio, ad uno degli angoli di via Toledo. La sorpresa nei mei occhi, il sorriso nei suoi. Un gesto insolito, ma proprio per questo più prezioso.

Mi sono vista nelle vetrine dei negozi chiusi, mentre camminavo di fianco a P. con i fiori sul braccio sinistro.

postato da: meriggio alle ore 16:57 | link | commenti (8)
categorie: frammenti di vita
venerdì, 14 marzo 2008

Cretino

"In classe, durante la lezione, il tipo in felpa e jeans ha appoggiato come tutti lo zainetto sul banco, è seduto scomposto, e fuma. Forse una sigaretta, forse una canna, i compagni lo incitano e lo deridono, mentre lungo quelle schene adolescenti scorre il classico brivido: e se un adulto entrasse proprio ora? Secondo copione, dovrebbe appunto arrivare un professore e punire lo sbruffone. ma non può accadere, perchè il professore è lui, quello che emette nuvolette di fumo. In un istituto tecnico di Firenze, un insegnante di ginnastica ha fumato in classe, forse una sigaretta forse una canna. I suoi studenti hanno messo su Youtube l'immancabile filmato, il presidente della provincia ha risposto sempre su Youtube, oramai sede istituzionale del dibattito sulla scuola.

Detto tristemente: nel video il professore sembra un ostaggio. Dei suoi studenti, ma soprattutto della sua voglia di essere come loro. Un professore non dovrebbe piacere nè compiacere a ogni costo. E neppure, a scandaletto scoppiato, giustificarsi dicendo che era uno scherzo. No, prof, non stava spiegando la battaglia di Canne."

Giovanna Zucconi su La Stampa di oggi.

Non ho visto il filmato, proprio non mi interessava, mi sono bastate le parole di Giovanna Zucconi.

postato da: meriggio alle ore 15:31 | link | commenti (13)
categorie: attualitĂ 
mercoledì, 12 marzo 2008

Entropia

E se la nostra fosse l'età del surplus di creatività? Troppi eventi confondono gli individui; troppe indicazioni, segnali e graffiti sconcertano la percezione in città; troppi suoni si sovrappongono dovunque diventando indistinti rumori. C'è troppo di tutto nella nostra età...

Pierluigi Panza, Corriere della sera di lunedì 10 marzo, pagina della Cultura.

(...) La comunicazione politica, e parlo di un'esperienza che è sotto gli occhi di tutti, è diventata una specie di teatro dell'horror pleni fatto di segnali contraddittori e privi di una qualsivoglia chiarezza e costruttività, raffiche di accuse, smentite e controsmentite, che non consentono a noi involontari friutori di desumere alcunchè di significativo. E questo induce un notevole disagio. Intendiamoci, il fatto che oggi ci sia la possibilità di una critica, o anche solo di una cronaca della politica nei settori più svariati, e anche ufficialmente contrastanti, da un lato sarebbe positivo perchè permette una visone generale della situazione. ma d'altro canto permette una deriva assolutamente degenerativa della politica, che diventa spesso una forma di cronaca semplice, quando non di raccapriciante cronaca nera. O addirittura di cronaca rosa. Ho sostenuto altre volte che, in generale, l'esito di questa invasione di notizie, che genera altre notizie per aggiunta e ripetizione, finisce col divenire una forma di pornografia. La pornografia semplice, cioè la visione di filmati o disegni di argomento sessula, in sé non è preoccupante. Ben altra cosa è questa indiscriminata invasione, questa mancanza di rispetto della vita e della privacy che si determina nella cronaca contemporanea, di fronte alla quale la pornografia sessulae è ben poca cosa. (...)

Gillo Dorfles, Corriere della sera di lunedì 10 marzo, pagina della Cultura.
postato da: meriggio alle ore 17:46 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni
lunedì, 10 marzo 2008

Lingue di luce

E' troppo facile raccontare l'azzurro del cielo, è troppo facile guardarne il chiarore e sentirsi bene. Un cielo che, invece, si veste di strati di nuvole grigie, che fionda sull'acqua del mare lingue di luce improvvisa e abbagliante, è un cielo più complesso. Difficile da interpretare. Un cielo così può anche commuovere per la ricchezza delle sfumature. Può far pensare al carattere poliedrico della vita, di ogni vita.
Induce a pensare al Marquez di viverla per raccontarla, e, se poi tra le mani ti ritrovi il Rilke di Lettere a un giovane poeta, hai creato l'antidoto della giornata soprattutto dopo quello che hai sentito e visto la sera precedente in  TV, sui veleni che hanno iniettato nella nostra terra.

"Perciò salvatevi dai motivi generali in quelli che la vostra vita quotidiana vi offre; raffigurate le vostre tristezze, e nostalgie, i pensieri passeggeri e la fede in qualche bellezza, raffigurate tutto questo con intima, tranquilla, umile sincerità e usate, per esprimervi, le cose che vi circondano, le immagini dei vostri sogni e gli oggetti della vostra memoria. Se la vostra vita quotidiana vi sembra povera, non l'accusate; accusate voi stesso, che non siete assai poeta da evocarne la ricchezza; ché per un creatore non esiste povertà né luoghi poveri e indifferenti." (Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta)
postato da: meriggio alle ore 18:56 | link | commenti (12)
categorie: riflessioni, leggere, stati danimo
sabato, 08 marzo 2008

Cuba, catedral de San Cristobal

postato da: meriggio alle ore 17:21 | link | commenti
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Oggi è stata una giornata all'insegna del nervosismo. Una pioggia torrenziale è caduta proprio quando sono uscita dall'istituto. Mi sono bagnata fino alle ginocchia. Nè avevo tempo per fermarmi e aspettare che spiovesse, avrei perso la diretta che avrebbe dovuto portarmi su ad Anacapri. Una giornata nervosa. L'indisponenza di chi sta seduto dietro al banco. La coerenza di chi sta dietro la cattedra. La fatica a mantenere viva la loro attenzione. La loro mente che andava  altrove. Sarà stata una giornata negativa anche per loro.
Se non fosse stato per il passaggio che una giovane e carina donna cubana, residente a Capri da dodici anni, mi ha dato per Marina grande, sarebbe stata una giornata del cacchio. Come non dirle che a Cuba ci sono stata in viaggio di nozze. Che quando giravo per l'Habana vieja, lei invece abitava in quella nueva. Cresciuta tra l'Habana e Varadero.
Oggi è moglie di un commerciante.
postato da: meriggio alle ore 17:16 | link | commenti (6)
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giovedì, 06 marzo 2008

Calma


Una volta, una collega di sostegno, brava e simpatica, disse che ho un piglio maschile nel rapportami alla classe. In una scuola che si è sempre più femminilizzata e dove spesso le insegnanti reiterano il ruolo che hanno a casa con i figli, un ruolo persuasivo e difensivo, chi si preoccupa di richiamare al senso di responsabilità gli studenti che sempre più spesso prolungano la loro adolescenza ben oltre l'età anagrafica?
A me viene spontaneo farlo. Mal sopporto l'atmosfera da frizzi e lazzi che trovo al cambio d'ora e al mio ingresso in aula.
Così scopro che il mio atteggiamento, "forte", dà fastidio a qualcuno che mal tollera che una donna li richiami ad un comportamento più consono allo stare in classe e a scuola.
O forse sarà che lì nell'isola la figura femminile è soprattutto una figura sculettante.
Sarà che noi donne abbiamo perso terreno e quando otteniamo certe cose lo facciamo con ciance e moine.
Mica tutte. 
Sarà per questo che non sopporto più l'atmosefra "familiare" che si è sviluppata in quella scuola. Forse è tempo di andarsene.
Forse è tempo di mantenere la calma.
postato da: meriggio alle ore 19:21 | link | commenti (9)
categorie: riflessioni, frammenti di vita, stati danimo