Benzina e alimentari accelerano l'inflazione. Sono ancora alimentari e carburanti le voci che fanno accelerare l'inflazione a giugno in Italia. In base ai dati forniti dall'Istat nella stima preliminare, i prodotti alimentari sono cresciuti del 6,1%, con un forte incremento soprattutto per la pasta i cui prezzi salgono in un anno del 22,4% (dal 20,7% di maggio). In forte tensione anche il comparto energetico (oggi nuovo massimo storico del petrolio, per la prima volta venduto a 143 dollari al barile), dove si registra un aumento dei prezzi del 14,8% annuale e del 2,8% su base mensile. L'aumento congiunturale è dovuto soprattutto ai carburanti, in particolare al gasolio, i cui prezzi in un mese sono cresciuti del 5,5%, portando l'aumento tendenziale a sfondare il 31,2% (dal 26,3%); la benzina in un mese è aumentata del 4,7% e in un anno del 12,6%. (www.larepubblica.it)
Sull'aumento del prezzo del gasolio c'è una forte speculazione. In Francia i camionisti sono ritornati sull'autostrade a passo d'uomo.
Oggi mi sento british, mio malgrado. Certe canzoni rimangono così impresse da risvegliare le emozioni di un tempo. Uguali. Tanto uguali da rivedersi. Anni settanta. Età 12, forse 13. Ma forse tutto quello che sto per ricordare è avvenuto alcuni anni dopo. Mica vengono in ordine i ricordi. La radio trasmette Daniel o forse era il mangiadischi? Ne ricordo uno, arancione. Ma no, quello già non l'avevamo più. Era la radio. Probabilmente Hit parade di Lelio Luttazzi. Mitico lelio luttazzi. E quando di una canzone di Battisti diceva il numero delle settimane in classifica? E chi se la dimentica la sua voce.L'appuntamento era all'una, no, forse, all'una e mezza. Correvamo ad accendere la radio, io e mia sorella. Avevamo jeans stretti e un po' larghi sotto, appena appena ad elefante, con gli zoccoli, zeppa e tacco alto. In quegli anni lì, prima del '76-'77, facevo il giro del corso. Io e la mia amica di passeggio. Lei era davvero bella, slanciata e sottile, capelli lunghi, labbra carnose, carnagione perfetta. Oggi potrebbe assomigliare a Liv Tyler. Gli sguardi erano diretti a lei, quando si passeggiava. Aveva già il fidanzato. Biondo, alto e con la moto, e con qualche chiacchiera sul suo conto. Era nel giro. Luisa mi chiamava apposta per quel giretto, poi, cercava con lo sguardo lui, sullo chalet.
Non ho letto molto in questi ultimi mesi, presa da impegni scolastici di fine anno. Finalmente stamattina ho finito un libro che avevo incominciato qualche mese fa con l'idea di servirmene durante le lezioni sulla storia di Roma. Così è stato, qualcosa ho letto in classe. Poi l'ho abbandonato e ora finalmente l'ho finito. E' "Una giornata nell'antica Roma" di Alberto Angela. Divulgativo e chiaro nello stile degli Angela. Molto di quanto è scritto si trova sui manuali scolastici, e molto, Alberto Angela, avrà detto nelle sue trasmissioni televisive, insomma, come dire, repetita iuvant. Alla fine l'ho letto anche con piacere, tanto più che non l'ho comprato.
Posso, così, leggere il libro che, invece, ho voluto, anche dopo le apparizioni in tv dell'autore. Si tratta di "Sulle regole" di Gherardo Colombo. Letto di questi tempi sarà un affondare ancora di più il coltello nella piaga, lo sento.
"La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole".
Bruce Springsteen a S. Siro.
Non ero lì, non eravamo lì, come l'ultima volta a Caserta con A. nostra figlia, sedici anni.
A te che me l'hai fatto scoprire da...beh, non diciamo gli anni.
Questo articolo di Paola Mastrocola è apparso su La Stampa di stamani come commento allla battaglia di Armani contro l'imperante cattivo gusto, contro la sciatteria, e in generale contro il degrado delle nostre città. Discorso in gran parte condivisibile se non fosse che a farlo è uno dei maggiori stlisti italiani, uno di quelli che detta la moda e condiziona il gusto di molti, non solo degli italiani. Per non dire del fatturato delle sue aziende. Parla oggi, strano, quando già si intravede un cambiamento di stile, quando ci eravamo abituati alle pance e agli ombelichi in evidenza, al trascinio degli infradito e ai decolletes sempre più profondi. Niente moralismo, da parte mia. Da tempo la moda è non solo moda. Ci si veste come si può, anche secondo il volume delle proprie tasche. Ma credo che il discorso di Armani e lo stesso commento di Paola Mastrocola vadano oltre il dato vestiario.
Il commento di Paola Mastrocola porta come titolo L'epoca del "fai come ti pare".
Mia madre, se mi vedeva la giacca senza un bottone, non mi faceva uscire di casa. Non ti puoi presentare da nessuna parte se ti manca un bottone, mi diceva. Oggi il grande Armani passeggia per Milano e si dice inorridito da come ci vestiamo. Credo che sui bottoni la pensi come mia madre, e non so come dargli torto.
Basta andare al mare una domenica. Vediamo uomini a torso nudo che trascinano i piedi dentro zoccoloni di plastica e zampettano al ristorante senza nemmeno pulirsi dalla sabbia; e donne fasciate alla bell’e meglio da tendaggi umidicci e stinti che chiamiamo esoticamente pareo. Prendiamo a pretesto il sole, il caldo, la vacanza; per giustificare tutti gli zoccoli e i pareo che ci pare, usiamo come armi affilate le parole: comodo, informale, pratico. In realtà è che non abbiamo più voglia di impegnarci, di fare fatica, di mettere energia nemmeno a scegliere un vestito elegante con i sandali in pelle. Abbiamo barattato l’eleganza con una pseudo libertà, che invece ci abbrutisce e ci degrada.
Siamo ineleganti perché abbiamo perso la precisione e l’accuratezza. Esisteva la calligrafia ovvero la bella scrittura, per esempio, perché qualcuno si metteva lì a disegnare parola dopo parola, con precisione da miniaturista. D’altronde, un tempo facevamo mosaici e costruivamo piramidi… Impiegavamo un tempo infinito a cuocere una statua, a pennellare un ritratto, a scrivere un libro: a volte ci mettevamo una vita e non bastava, il libro usciva postumo (ed era una gloria imperitura, ma sarebbe un altro discorso, lasciamo perdere). Così, viviamo alla giornata, nel tripudio di un carpe diem travisato per sempre: qui non afferriamo nessun tempo, lo sprechiamo a essere fintamente liberi, cioè sciatti, guadagnando un tempo che poi ri-sprechiamo in altro, non si sa bene cosa. Almeno coltivassimo il filosofico otium degli antichi, ma neanche quello. Coltiviamo l’ozio del «fare il meno possibile, che tanto è uguale». Qualcuno deve averci detto che non importa più che ci danniamo l’anima a far bene una cosa, basta farla e il risultato è uguale. La presunta uguaglianza dei risultati!
E così, il mondo tira a campare saturando l'aria di approssimazioni e inesattezze.
I giornalisti non fanno più inchieste sul campo, ma telefonano agli esperti elemosinando opinioni al volo. I magistrati non fanno indagini e pedinamenti, ma preferiscono intercettare. I servizi segreti hanno difficoltà a infiltrare i gruppi terroristici, e quindi monitorano le comunicazioni internet e telefoniche. Gli ispettori ministeriali non leggono i libri, non consultano enciclopedie, non controllano i testi, ma si danno - peggio che i nostri giovani - a uno sfrenato copia-incolla. Povero Montale, che tanto si affannava a dedicar poesie! D’altronde, potremmo dire: c’è così tanta differenza tra un ballerino russo e una donna amata?
Ecco, è questo credere che non ci sia poi così tanta differenza che non va. E torniamo ai vestiti: una volta c’era differenza tra soprabito e cappotto, perché si faceva attenzione a che fosse inverno o primavera. Adesso vale il «fa’ come ti pare», mettiti come vuoi, basta che tu ti senta libero. E così, gli studiosi non vanno più in biblioteca, aprono internet e si perdono a navigare nei suoi flutti. E forse nessuno studierà più niente, perché tanto, che differenza fa? Se ti serve qualcosa, peschi in rete e fai la tua bella figura. I politici non fanno più comizi nelle piazze, non studiano i problemi, non vanno in sezione: si limitano ad apparire in tivù, a concionare alla radio. Gettano parole sul mondo, come viene viene. Parole approssimative, rumorose, non pensate, non amate. Parole dove si sente che non alberga più un pizzico di passione ed esattezza.
Sì, perché anche la passione è esatta; anche l’amore esige impegno e precisione. Come scrivere bene, come indossare un bel vestito, cuocere il tempo giusto un dolce, come amare la persona a cui abbiamo promesso amore. Invece oggi, come ci infiliamo al volo gli zoccoli di plastica per scendere in strada, così una sera diciamo al nostro coniuge che basta, non lo amiamo più, e non sappiamo proprio cosa dirgli se non lo amiamo più: ce ne andiamo, lasciando dietro di noi i cocci sparsi di una casa, dei figli, dei parenti vecchi e malati. Cosa importa? Gira il vento e noi, anime libere e irresponsabili, seguiamo il vento. E il vento ci porterà via, e non resterà nulla di noi. Sciatterie del sentimento.
Dovremmo smetterla. Dovremmo scrivere un manifesto dell’Antisciatto. Senza tante pretese, con un’unica regola: l’umiltà di fare bene quel poco o tanto che sappiamo fare, con il pensiero però che quel nostro umile fare, almeno un po’, concorrerà a migliorare il mondo.
Le reazioni. Non si fa attendere la risposta dell'Associazione nazionale magistrati, che ha anche chiesto un incontro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, proprio per discutere la vicenda. "Basta con gli insulti alla magistratura che sono un danno per la democrazia e il Paese - ha detto il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini - Il premier parla di pm sovversivi? Faccia i nomi, o si continua con invettive prive di aggancio con le vicende concrete". "E' molto grave che venga messa in discussione l'indipendenza della funzione giudiziaria ai più alti livelli istituzionali e per giunta in un contesto internazionale", ha osservato Cascini. Per il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, "Berlusconi accusa la magistratura di ciò che in realtà sta facendo lui: sovvertire l'ordine democratico". (www.repubblica.it)
Sarà anche oggi così? Il lungomare è a due passi da casa mia. Mi ci vedete là, sullo scoglio, o in mezzo alla folla, sulla spiaggetta, tra odori, sapori e voci partenopei?
In fondo al mar, in fondo al mar...
Massimo Gramellini su La Stampa si incazza di brutto e invita "l'implacabile Brunetta a telefonare alla sua collega dell'Istruzione, finchè si proceda all'identificazione del colpevole."
Nicola De Blasi su Il Mattino sottolinea, come tutti, l'enorme svarione, ma poi si sofferma, giustamente, anche su altro punto, questo: al candidato si chiede di sviluppare "con osservazioni originali anche con riferimento ad altri testi il tema del ruolo salvifico e consolatorio della figura femminile". "Siamo sicuri" scrive De Blasi "che un maturando possa sviluppare osservazioni originali su Montale? Non è azzardato in questa sede pretendere un'originalità che in genere ci si attende da uno specialista maturo, padrone del proprio campo di studi? ".
Su il manifesto Ida Dominjanni si finge esaminanda e imposta il suo ragionamento su una prova...di ipocrisia (come darle torto). "...avendo scelto il tema sulla Costituzione, voglio cominciare il mio svolgimento con una domanda, questa: ci prendete in giro? mentre noi stiamo qua a scrivere, se ho ben capito dai tg di ieri sera, il senato sta votando una legge, anzi un decreto di Berlusconi in persona, che butta nel cesso un articolo della Costituzione, quello, mi pare sia il 112, che stabilisce che il pubblico ministero deve istruire un processo quando ha notizia di un reato, di un qualsiasi reato, perchè non esistono reati di serie a o b. Con questo decreto, invece ci saranno reati di serie a, che devono essere processati d'urgenza e reati di serie b che possono aspettare, tant'è vero che i processi in corso che li riguardano vengono sospesi per un anno (....) mio zio che fa il cancelliere mi ha spiegato che (....) i reati di serie a saranno d'ora in poi quelli che fanno più scalpore sulle pagine di cronaca, e i reati di serie b saranno quelli delle persone importanti, a cominciare da quelli in cui è imputato nientedimeno che il nostro Presidente del Consiglio" e via discorrendo.
Su L'Unità compare, insieme ad altro, l'autorevole commento di un esperto delle letteratura italiana, Giulio Ferroni " Montale è davvero il "classico" del '900 italiano, il classico della modernità poetica, e non ci sorprenderemo se un suo testo torna all'esame di maturità, in quella prova sempre meno amata dagli studenti che è l'analisi del testo, solo a 4 anni di distanza (...) Ripenso il tuo sorriso testo che non è certo tra i più esaltanti. Si tratta di versi che procedono in modo un po' faticoso, pieni di residui di un linguaggio letterario troppo atteggiato, non ancora con la perentoria intensità del grande Montale; insomma sembra che la scelta non abbia comportato nessuna attenzione all'aspetto "estetico"; e sì che, quanto a poesie "belle", Montale ne poteva offrire davvero moltissime.
E che cavolo! Per la prima volta gli argomenti proposti mi sono sembrati abbordabili e vicini al livello di conoscenze della maggioranza degli studenti - addirittura il tema di ordine generale, lettera vs sms e-mail, mi è sembrato già obsoleto. Trattiamo questo argomento nelle prime classi! - e soprattutto anche da chi la sufficienza piena non l'ha raggiunta, e, sono tanti.
E' diffusa l'abitudine di fare regali. Non parlo di quelli che si fanno a parenti e ad amici per ricorrenze importanti, tipo compleanni, anniversari di matrimoni, feste di laurea ecc ecc. Per queste occasioni è un piacere. Mi riferisco alla diffusa abitudine di fare pensierini alle insegnanti dell'ultimo anno delle scuole elementari, o ai professori (ai più) dell'ultimo anno delle medie inferiori. Se io fossi insegnante di quell' ordine e grado di scuola, mi preoccuperei di far sapere subito che non accetto regali. Nemmeno al pranzo di fine anno delle quinte (classi terminali) andrei. Di recente sono stata a quello di fine anno della scuola dove ho lavorato finora. Ho pagato la mia quota ed eravamo tutti insegnanti. Qualche giorno fa ad una collega di mio marito, che aveva pensato si trattasse di quello offerto dagli alunni, come d'abitudine si fa, e mentre lo diceva sorrideva maliziosamente con gli occhi, ho dovuto precisare che ciascuno di noi aveva dato la sua parte.
In questo giugno così british si tirano le somme, si fanno i bilanci. Si consumano gli arrivederci e gli addii. E' questo un anno scolastico strano che stenta a chiudersi. Abbiamo la sospensione del giudizio e il ritorno a scuola per alcuni, ancora per un po'. Uno stillicidio inutile e perverso, che durerà fin quando la scuola non si scrollerà di dosso incombenze e responsabilità che non le spettano. A ritornare dovrebbe essere il rimandato a settembre. Liberi di prepararsi come si vuole e con chi si vuole.Qualsiasi tentativo di farci ritornare a scuola anzitempo per giustificare un eventuale aumento di stipendio suona falso e dannoso soprattutto per i ragazzi. Se vogliono, come dovrebbero, adeguare i nostri stipendi alla media Ocse, se vogliono aumentare le nostre ore lavorative, devono rivedere tutta l'organizzazione scolastica, comprese le strutture, gli strumenti e i mezzi didattici. Invece, si procederà lentamente e gradualmente, ritoccando qui, modificando là, cambiando il nome a questo e poi a quello. Come dire cambiando l'ordine dei fattori il risultato non cambia.
Il tempo è stato bello. Solo nel pomeriggio il cielo si è annuvolato. Ritorno sotto la pioggia.
Salvate piazzetta Rodinò dagli stronzi che vi parcheggiano le moto e le auto, pur essendo zona a traffico limitato, da quelli che gettano monnezza nelle fioriere. Salvate piazzetta Rodinò dai chiattilli di quartiere e da quelli di fuori quartiere. Salvate Napoli dai napoletani.
Eravamo in quattro seduti ad un tavolo di una pizzeria, davanti a noi il porto con gli scafi che arrivavano e partivano. Io ho mangiato una marinara, gli altri una margherita. Abbiamo parlato di vini e poi di amicizie celebri. Così per caso, degli Almamegretta o di attrici fidanzate con famosi personaggi televisivi. Dopo siamo passati davanti alla cow-dorata, ma non l'ho potuta fotografare, mi mancava la macchina. Forse questa dimenticanza non è casuale, forse sono stanca di questo scenario, forse non mi emoziona più,come le prima volte. Forse tutto è entrato nell'abitudinarietà.
Chi scrive è la precaria che rimane dentro ognuno di noi. Quella che trova allettante un nuovo ambiente, nuovi colleghi, perchè ha girato tante scuole, sa cosa troverà. Si è adeguata al cambiamento Poi c'è l'altra che non vorrebbe lasciare i giovani colleghi, ora che ci si conosce meglio, ora che sembra esserci un più ampio terreno d'intesa. Forse è perchè siamo alla fine dell'anno. C'è il sole, siamo più predisposti all'ascolto, più sereni e pacati. Eravamo quattro prof, al ritorno, tutte donne. Abbiamo parlato delllo stage al quale ha partecipato una delle colleghe presenti, qualche pettegolezzo. E qui non mi sono ritrovata. Pur condividendo alcune idee, io sono giunta ad altre conclusioni. La situazione era comunque piacevole. Forse sarebbe nata un'amicizia, davanti ai miei occhi aleggia con terrore il fantasma di sexyandcity. Però, a pensarci bene, sarebbe stato divertente. Altre volte, invece, mi è capitato di chiedermi "che ci faccio qui", e ora cosa succede? Ho di nuovo cambiato idea. Chi scrive è l'insegnante che crede nella continuità. Quella che pensa che la stabilità sia importante nelle relazioni umane e nell'ambito professionale. Tutto è più semplice, soprattutto nel lavoro. Sai come muoverti. Anche gli altri, i colleghi, sanno come ti muovi. Questa considerazione mi farà rimpiangere l'isola e il pendolarismo fisico e...mentale.