Una bella intervista a Domenico Starnone pubblicata su
Il Mattino di oggi, a proposito delle
dichiarazioni del Ministro Gelmini.
MARCO ESPOSITO
«Scemenze». Domenico Starnone, scrittore e insegnante per una vita, è caustico sul proposito del ministro Mariastella Gelmini di mandare gli insegnanti meridionali ai corsi di recupero.
Scemenze? Però è vero che la scuola del Sud ottiene voti pessimi nei confronti internazionali.
«Devo dire che in generale sono scettico sul valore di tali indagini. Però, anche prendendo per buone le classifiche, chiediamoci in che cosa il Sud vada bene. È innegabile che ci sia un divario economico, culturale, di flussi di informazione e vogliamo che ciò non influisca sulla scuola? Non prendiamocela con gli insegnanti o con gli studenti, per cortesia».
Non è troppo facile, però, prendersela con il contesto sociale?
«Lavorare in condizioni di agio è meglio che lavorare in condizioni di degrado, mi sembra lapalissiano».
Però lei ha cominciato in una scuola della Basilicata che, dai sui racconti, non sembrava un ambiente facile. Eppure ha lavorato con passione. Gli insegnanti hanno perso il senso della missione?
«Un insegnante giovane al primo lavoro può avere tutto l’entusiasmo di questo mondo ma se non sarà sostenuto cambierà e peggiorerà progressivamente con gli anni. Certo, se la scuola di oggi è più vecchia di quella del passato, e di sicuro è invecchiata anche anagraficamente, sarà meno motivata. Detto ciò, mi sento di escludere che le scuole del Nord siano in blocco più efficienti di quelle del Mezzogiorno».
Secondo la Gelmini i trasferimenti di insegnanti da una parte all’altra del paese sono un problema.
«Sa di cosa parla? Tra poco diranno che c’è una inferiorità genetica o climatica che rende i meridionali meno capaci. Eppure il Nord è cresciuto grazie alle competenze degli insegnanti meridionali: abbiamo girato loro i cervelli migliori. Nelle scuole di Napoli non ci sono docenti milanesi mentre a Milano ci sono napoletani, lucani, calabresi bravi e competenti».
Ma la scuola soffre un male oscuro?
«La scuola italiana, non solo quella meridionale, è sempre in mezzo al guado delle riforme. E ciò fa sì che la scuola vada a rimorchio dei tempi e faccia fatica a reggere il confronto e lo scontro con le nuove generazioni».
Perché parla di scontro?
«I ragazzi sono presi da altri commerci e l’offerta culturale scolastica non li coinvolge perché è visibilmente lontana dal mondo che li circonda, che poi è il mondo reale. I problemi ci sono, insomma, ma certo non sarà una scemenza come il corso di recupero per insegnanti a risolverli».