Satura

Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

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venerdì, 19 settembre 2008

In rete

Ritorno al primo ammore. Ho girato un po' per la rete, altri spazi, altri luoghi. Ma non tutto mi convince. Il blog dà più contenuti e significati. Meno immediato, meno frivolo, se vogliamo. Meno vetrina, se ci va. E' il luogo che più mi si confà ...tà-tà.
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categorie: altrove
martedì, 19 agosto 2008

Le cittĂ  nella letteratura

Figuratevi che era in piedi la loro città, assolutamente diritta. New York è una città in piedi. Ne avevamo già viste noi di città, sicuro, e anche belle, e di porti e di quelli anche famosi. Ma da noi, si sa, sono sdraiate le città, in riva al mare o sui fiumi, si allungano sul paesaggio, attendono il viaggiatore, mentre quella, l'americana, lei non sveniva, no, lei si teneva rigida, là, per niente stravaccata, rigida da far paura.

Céline, Viaggio al termine della notte.
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categorie: leggere, altrove, luoghi prediletti, miti e simboli
domenica, 10 agosto 2008

ciaociao

Internet si trova al porto, le navi a quest'ora arrivano. Scendono turisti, presumo anglosassoni, dall'aspetto e da altri particolari.

Il baretto e' proprio carino, come la maggior parte dei bar greci. Sono spaziosi, hanno sedie e tavolini colorati, alcuni, altri, invece hanno sedie in legno, poltroncine e divanetti con cuscini colorati. In occasione delle Olimpiadi gli schermi, grandi, sono accesi e rimandano le immagini delle prime competizioni sportive.

Questa e' tra le mie ore preferite. Il sole e' tramontato ma c'e' ancora molta luce. Dopo una giornata di mare, pelle abbronzata, pantaloni bianchi di lino, camiciola viola leggera, mi piace guardarmi intorno e osservare le gente. Come queste due coppie di persone oltre la cinquantina con computer portatile, boccali di birra sul tavolino.

Le donne greche preferiscono il biondo. Forse sono gli uomini greci a preferire le bionde. Anche in TV  le giornaliste hanno i capelli di un biondo platino, quasi.

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categorie: altrove
domenica, 27 luglio 2008

Perchè non posso avere il Paradiso


Non lasciatevi ingannare dalla foto. La domanda è: perchè non possiamo avere il Paradiso?
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categorie: altrove
giovedì, 24 luglio 2008

Vento caldo e cioccolato

In giro per le viuzze di Chiaia. Vento caldo e mare un poco mosso. Il gelato era al pistacchio e al cioccolato.
 
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categorie: musica, film, altrove, gusto, stati danimo
lunedì, 21 luglio 2008


Ogni tanto fa bene rinfrescare la memoria
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categorie: altrove
sabato, 19 luglio 2008


C'erano gli alberi che facevano una bella ombra. Da una parte si vedeva il tempio di Serapide, dall'altro lato il porto di Pozzuoli. C'erano troppe erbacce alte nel tempio e qualche rifiuto che non avrebbe dovuto stare lì.
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categorie: arte, altrove, miti e simboli
giovedì, 10 luglio 2008

Coordinate geografiche e storiche


Una rapida tappa a Roma, per sbrigare una faccenda. Andata e ritorno.
Il tempo di mangiare qualcosa in uno di tanti locali della zona, lungo il Tevere. Camminare per raggiungere la macchina e passare tra palazzi storici  e chiese. Il tempo di vedere un Caravaggio. Una monetina e il dipinto si illumina. La vocazione di S. Matteo ci appare, poi scompare. L'occhio si ferma, scruta i particolari. La finestra a forma di croce, la luce, la luce di Caravaggio, il tavolo, intorno le figure e gli sguardi sorpresi.
Incrociare personaggi del modo politico e accorgersi che il senso di ribrezzo resta, anche quando li si vede in carne ed ossa. Ne avverto il potere, in quel crocicchio che parla in strada. E di che parlano? Non certo della bontà del cornetto del mattino. Incarnazione del modello verticale di cui parla Gherado Colombo nel suo ultimo libro. Intorno a loro guardie del corpo, in vestito scuro, cravatta, auricolare. Temperatura sui 35-37gradi. Camminiamo ancora, e senza volerlo passiamo per Campo de' fiori. Ci appare il frate nolano. Arso vivo nel 1600 dalla Santa Inquisizione. Ogni piazza ha una storia a Roma. In ogni piazza senti la voce della Storia. Tutte le anime ci parlano e noi ascoltiamo.
Ascoltano, osservano, squadrano i ragazzi seduti per terra a ritrarre uno scorcio bellissimo di Roma, in un altro punto. Fogli da disegno e matita in mano. La prospettiva è incantevole. La bellezza rasserenatrice. Avere il privilegio di coltivare l'arte. Crescere e mettersi le ali. Cos'è la vita, se non elevazione della mente?
Adoro questa città e la sua luce rossastra. L' estensione orizzontale prevale. I caratteri delle città sono determinati anche dalla loro planimetria, dall'archittetura. Roma è un eterno cullarsi, un dondolio continuo. Napoli è un salire e scendere. Inferno e Paradiso. Parigi, il centro che si dirama. Atene, la collegialità, il potere che si fa democrazia. L'Havana, la mescolanza, l'elemento esterno che irrompe su quello interno.
Barcellona e S. Pietroburgo, chissà, me lo diranno loro, al ritorno.
martedì, 04 settembre 2007

Ancora un anno a C.

Da oggi, sarò ancora qui, per un anno, per lavoro. Come pendolare.

Stamattina ho incontrato una mia alunna, ora collega. Lei era al terzo contratto, i miei non si contano neppure sulle dita di una sola mano. Sono un po' triste, sì. E anche incazzata, molto.

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categorie: altrove, stati danimo
domenica, 02 settembre 2007

Bancarella al Valentino

A proposito di Torino. Ho scattato questa foto al parco del Valentino, maggio scorso.
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categorie: altrove
giovedì, 12 luglio 2007

JanbillĂ  sulla spiaggia di Cetara

L'hanno chiamata Janbillà. Le signore di diversa età che hanno cercato Janbillà erano lì, chi distesa sul lettino chi sulla sdraio e forse l'aspettavano. Sulla spiaggia di Cetara, dal lato degli ombrelloni dove ci siamo messi stamattina, c'erano quasi tutte donne, quasi tutte mamme con il loro figli. Hanno chiamato Janbillà una giovane donna, dalla pelle nera come la pece, i capelli lunghi a treccine rasta raccolti dietro la nuca con un elastico. Il vestito coloratissimo, dava magnificamente risalto alla carnagione scura. Quel vestito stava bene solo a lei, solo a quelle che come lei provengono dalla terra arida e bruciata dal sole. Janbillà, si muoveva a suo agio tra i lettini e gli ombrelloni, nonostante il peso di uno zaino stracolmo di mercanzia. Cercava una signora che le aveva chiesto dei bracciali turchesi. Le donne le hanno fatto sapere che era arrivata troppo tardi. L'altra, quella che cercava, se n'era andata. Aveva le bambine piccole e ad una certa ora se ne saliva. Janbillà ha  tirato fuori dallo zaino parei, abitini leggeri e fantasiosi. Qualcuna li ha toccati e ne ha strofinato il cotone per sentirne la consistenza, un'altra li ha indossati sul costume, provandone di diversi, alla ricerca di quello giusto. Janbillà ha rimesso tutto a posto, dopo aver piegato accuratamente, chissà per quante centinaia di volte, i parei e gli abitini leggeri ed è passata dall'altro alto della spiaggia.

Abbiamo lasciato i lettini e l'ombrellone e siamo andati alla Cuopperia dove si possono mangiare  appettitose fritturine di pesce che servono nel cuoppo di cartone, da cui il nome del piccolo locale che sta in un palazzo con la corte all'interno, di fronte al mare di Cetara. Ci siamo seduti ad uno dei tavoli che mettono a disposizione di chi consuma, nello spazio antistante la spiaggia di ciottoli. Birra e acqua minerale a fermare i tovaglioli che altrimenti sarebbero volati via, portati da un venticello che increspava appena l'azzurro mare di Cetara. I surfisti già si stavano equipaggiando mentre noi mangiavamo, e un giovane papà, che con il più piccolo dei suoi figli, dai capelli biondissimi, giocava a palla davanti a noi, faceva immaginare altri paesi e altre tradizioni.    

postato da: meriggio alle ore 16:10 | link | commenti (9)
categorie: frammenti di vita, altrove, luoghi prediletti
lunedì, 21 maggio 2007

Lo smalto granata e le nuvole di Tangeri

E se, dopo una giornata faticosa, buona parte della quale passata a Capri, mettessi i piedi in ammollo e cambiassi lo smalto delle unghie, da rosa chiaro a rosso granata, farei una cosa bella e rilassante no?

Intanto ho iniziato Partire di Tahar Ben Jelloun. Ecco l'incipit.

"A Tangeri, d'inverno, il Caffè hafa si trasforma in un osservatorio dei sogni e delle loro conseguenze. I gatti delle terrazze, del cimitero e del forno più importante del Marshan si danno appuntamento lì come per assistere a uno spettacolo silenzioso da cui tutti si fanno incantare. Le lunghe pipe di Kif circolano da un tavolo all'altro, e i bicchieri di tè alla menta si raffreddano circondati da api che finiscono per caderci dentro, nell'indifferenza degli avventori persi ormai da tempo nelle volute dell'hascisc e di fantasticherie da quattro soldi. In fondo a una delle sale, due uomini preparano scrupolosamente la pozione che dischiude le porte ai viaggi.Uno di loro seleziona le foglie  e le sminuzza con una tecnica rapida ed efficace. Nessuno dei due solleva la testa. Gli altri, seduti sulle stuoie e con le spalle al muro, fissano l'orizzonte come a interrogare il proprio destino. Guardano il mare, le nuvole che si confondono con le montagne, e aspettano l'apparizione delle prime luci della Spagna. Le seguono senza vederle, e talvolta le vedono proprio quando sono velate dalla bruma e dal cattivo tempo. 

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categorie: citazioni, leggere, altrove
venerdì, 04 maggio 2007

Inizio maggio

E a me le sere di inizio maggio piacciono tanto. Voglia di scendere giĂą, a guardare le ultime ore di luce sul mare.
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categorie: altrove, bazzecola
venerdì, 01 settembre 2006

The heaven's door

Knock, knock knockin' on heaven's door,

knock, knock knockin' on heaven's door,

I feel like I'm knockin' on heaven's door, cantava così Bob Dylan agli inizi degli anni settanta, certo la porta del paradiso a cui alludeva lui non aveva quel significato che gli ho attribuito io quando, ascoltandola dall'Ipod, ci siamo avvicinati a Marina grande. Ero sul ponte, quando è toccata alla voce di Bob Dylan, tra i 25 più ascoltati, attaccare con Mama take this badge off of me, I can't use it anymore, it's gettin' dark, too dark for me to see, I feel like i'm knockin'on heaven's door. Knock, knock knockin'on neaven's door.... La bella giornata era incominciata. Ma come era incominciata? Una strana percezione, finora mai provata, nuova per me, mi ha colto di sorpresa, mentre mi giravo intorno curiosa di guardare chi e che cosa mi stavano intorno. Una percezione stridente. Quella luce, azzurro il cielo e azzurro il mare, richiamava alla mia mente altri luoghi come questi, vissuti di recente, un passato appena passato. Qualcosa non andava in quella bella mattinata. Che cosa, allora? La celeberrima  canzone invitava a gustare lo scenario che si allargava davanti ai miei occhi mano mano che ci si avvicinava alla costa. Come non associare il paradiso del testo appena ascoltato con quello che mi si presentava davanti? Solo una parte. Sarei ritornata mentalmente al paradiso, scendendo con il bus da Anacapri. L'altezza, lì, gioca una parte importante. La percezione che ci fosse qualcosa di stridente, in me o fuori di me, o in entrambi, non mi ha lasciato. Che ci facevo io lì, tra i turisti che scattavano foto, che si facevano fotografare mettondosi in posa, che prendevano il sole seduti ai tavolini dei caffè? E quanti idiomi sono riuscita a riconoscere? Ero in vacanza? Quest' isola non si addice al mio concetto di scuola, di inizio scuola. Ero io fuori posto, o forse in quest' isola non ci può essere un luogo come quello che sono abituata a frequentare da molti anni? Era troppa la folla, era troppa la fila davanti alla funicolare. Troppo il via vai di persone, di cose, di borse, borsoni e valigie di ogni tipo.Troppe le barche, perfino i taxi e i bus a cui ho cercato di arrivare frettolosamente per prenderne uno in tempo. Ed erano appena le nove. 

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categorie: riflessioni, frammenti di vita, altrove, nota personale
martedì, 15 agosto 2006

Di stelle e di ouzo apollineo

Di stelle cadenti quest'anno neanche una, ma se solo una ne vedrò, l'agguanterò e la farò mia. Sul ponte della nave, occhi in su, a perdersi nell'immensità. Ma il cielo era avaro di stelle e di desideri, ieri sera. A pensare alla bella estate trascorsa nelle acque blu, sotto il sole abbagliante. Mare, sole, sole e mare, sassi bianchi e cielo azzurro, pelle levigata e abbronzata. O anche all'ombra degli ulivi, dopo un bagno, ancora bagnati. L'ouzo apollineo faceva il resto, e capisci la fortuna che hanno avuto gli antichi greci a specchiarsi in questo mare. L'ouzo non frastorna e non ubriaca subito. La sensazione di bene-essere arriva e ti accompagna nella chiacchiera con gli amici, mentre si gustano la melitzano salata, lo tzatziki, le olive, le sarde grigliate, i suvlaki, la skordhalià, i fegatini e le patate fritte (quando si hanno la fortuna e la capacità di scegliere per mangiare una taberna che fa buona cucina greca). E ti sembra di non sentire altro. Se non le parole e i sorrisi cari.
postato da: meriggio alle ore 20:02 | link | commenti (2)
categorie: altrove, luoghi prediletti
giovedì, 10 agosto 2006

Pioggia e Internet

Altro che meriggiare pallido e assorto. Qui e' piovuto tanto. Acqua da sopra e da sotto. Cielo coperto, con nuvoloni minacciosi. Chi dice che in vacanza non  bisogna usare Internet, dice una grande cazzata. Avete idea del tempo che si ha a disposizione in vacanza? C'e' tempo per prendere il sole, per leggere, per dormire, per sognare Keith Carradine (sulla spiaggia uno cosi' tale e quale) per mangiare, pasteggiando con la bevanda locale, per giocare a dama con il figlio, per la pennichella e per altro. C'e' tempo per cercare un internet-point, come questo, nuovo nuovo, colorato, piano terra e ammezzato, frequentato da giovani, soprattutto a quest'ora. Lingua diversa, ma stessi mezzi di comunicazione. C'e' tempo per cercare le notizie sul web, e fare a meno della TV, come dice Luca Sofri, scoprendo l'acqua calda. C'e' il sole fuori, ora, in questo momento.
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categorie: altrove
giovedì, 18 maggio 2006

Altrove

Mi andrebbe di uscire per uno stuzzicchino, una birra oppure un pò di vino. Qui l'imbrunire ha il suo fascino. 'E sere 'e maggio come sa chi "tra queste stanze" si aggira, apre e chiude porte, sono irresistibili. Soprattutto dopo aver seguito una relazione sui problemi educativi posti dalla TV. Ed è ritornato, durante la lezione del tipetto con occhiali e modi garbati, come un filo rosso che corre sotterraneo, un'idea preoccupante su cui mi sono già intervenuta la volta precedente e su cui volentieri mi sarei di nuovo soffermata se il tempo a disposizione non fosse finito. L'idea che il nostro è uno Stato agnostico e relativista, non elabora alcuna filosofia e alcuna cultura. Detta così può sembrare normale, ma inserita nel contesto in cui mi ritrovo, di giovedì pomeriggio, ha un altro senso. Non posso dilungarmi a spiegare. A fianco a me c'è pinocchietto che per domani deve portare, su fogli stampati,quattro capitoli di Alice's adventures in wonderland, in inglese, naturalmente.
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categorie: altrove
domenica, 02 aprile 2006

Via Foria

Folgorata da via Foria. Sembra un'esagerazione, lo so. Ma da quando mi capita di passarci quasi tutti i giorni, in pulmann, l'ho riscoperta. Tenete conto che l'immagine che ho davanti agli occhi è quella di ieri mattina, sabato 1 aprile, più o meno intorno alle undici. La fiumana di popolo che l'attraversa nelle ore di punta di cui parlava anche la Serao, non c'era. La giornata era splendida. Cielo azzurro, tepore primaverile, luce chiara, poche persone per strada e alla fermata del bus, davanti alla metropolitana, a piazza Cavour. Lo scorcio che mi si è presentato davanti, con quella luce, invitava lo sguardo ad andare oltre. A scrutare prima a sinistra verso il Museo e poi a destra lungo via Foria, a scorgere in lontananza piazza Carlo III. Sono salita nel pulmann e mi sono seduta. Avevo nelle orecchie l'Ipod e il naso all'insù per poter guardare meglio i grandi palazzi che costeggiano quella che nell'Ottocento fu uno dei centri residenziali della borghesia, in particolare agraria e commerciale. Allora mi sono detta che se io fossi nata a Napoli, proprio a Napoli città, sarei nata qui. Lungo questa strada si affacciano palazzi dei sec. XVIII e XIX di gusto neoclassico. Ne ho visto alcuni antichi e tenuti male, come quello con le nicchie e con i busti in altorilievo adiacente alla chiesa di S. Carlo all'Arena. Altri rimessi a nuovo, ma ancora con le impalcature, come quello che ospita il " Della Porta", un tempo, famoso istituto per geometri. Avevo lo sguardo di Moretti che guida la vespa in Caro diario, quando sono passata davanti all'Orto botanico e poi, davanti a palazzo Fuga. In effetti in questa zona un tempo ancora più ricca di vegetazione sorsero per volere di scienziati, studiosi e botanici, seguaci delle nuove ideologie scientifiche positiviste due grandi istituti scientifici l'Orto Botanico e l'Osservatorio Astronomico. L'idea di avere un orto pubblico già si era diffusa dal 1500, cioè da quando, principalmente lungo le colline vulcaniche che circondano Napoli, si erano venuti a creare orti privati per volontà di semplici cittadini amanti di piante medicinali e di quelle di uso pratico e di studiosi di botanica sia stranieri che italiani ( G. B. Della Porta, D. Cirillo). L'Albergo dei Poveri o palazzo Fuga oggi è in ristrutturazione. La facciata esterna è stata quasi completata. Dentro, non so a che punto siano i lavori. Questo imponente edificio chiamato anche Reclusorio fu voluto da Carlo III nel Settecento e la realizzazione fu affidata appunto al fiorentino Ferdinando Fuga. Esso doveva nascondere agli occhi della città la grande massa di mendicanti che vi si aggiravano, offrire i servizi necessari alla loro vita nonchè una loro qualificazione professionale. Monumento imponente della filantropia illuministica del settecento, come ha scritto Giovanni Ansaldo nel 1961. Non solo, l' Albergo dei Poveri è nella nostra memoria come luogo di punizioni e di abbandono. Così Mimmo Jodice mi ha ricordato che a Napoli le "mascalzonate infantili venivano sgridate con una frase breve ma carica di paura " Fernescela o te chiuro dint'o serraglia". Poetica è invece l'immagine che ci restituisce Anna Maria Ortese " Da bambina quando i miei miei anni erano così pochi, che mi bastavano a contarli le dita delle mani, io frequentavo la grande Foria con una semplicità e un abbandono che ancora oggi, ricordando, mi rendono pensierosa. Non saprei vedere con precisione quale sicuro motivo, oppure quale sentimento incalzante o irragionevole inclinazione spingessero la giovane persona che io ero a fare di quella strada, che come un fiume dissiccato attraversa la parte orientale della città, la meta, il centro preferito delle sue quotidiane passeggiate".
postato da: meriggio alle ore 20:38 | link | commenti (25)
categorie: altrove, luoghi prediletti
giovedì, 12 gennaio 2006

Do you remember?

Sto bevendo un nescafè. Ne ho ancora, comprammo un pacco di 100 bustine in Grecia, era estate, più di un anno fa. Lì lo consumano a iosa come frappè con ghiaccio e cannuccia. Lo sorseggiano lentamente, seduti ai tavolini. Fa un po' schifo vedere i bicchieri a metà, e la schiuma che si appiccica lungo il bicchiere.
postato da: meriggio alle ore 17:15 | link | commenti (6)
categorie: altrove, nota personale
mercoledì, 17 agosto 2005

Autostrade

Una lunga tirata da Ancona a Napoli, con la Ford carica di valigie. I figli dietro, assonnati. A fianco, il maritozzo, pure lui sonnacchioso per quasi tutto il viaggio, febbricitante. L'abbiamo scoperto dopo. Pescara, Bari, poi Avellino e infine Napoli. Chilometri e chilometri, tratti pianeggianti, tratti curvosi. Sì, viaggiare evitando le curve più....Campi di grano a riposo, belli, bruciacchiati dal sole, e dai contadini. Mare verde in lontananza. Rimpiango già quello blu scuro, con i pini verdi, verdissimi che scendono a riva a fare ombra ai bagnanti e alle bagnanti. Ma l'Italia è dolce, e lo è ancora di più, dopo  una parentesi altrove. Curve, tunnel brevi, sorpassi. Davanti la strada, ora libera, come capita spesso nella settimana di Ferragosto, ora occupata da tir, soprattutto dopo Vallata. Lenti, con i loro carichi di cassette di pomodori (ancora?). E poi gli occhi che  avrebbero voluto chiudersi. Tappa obbligata l'autogrill. Caffè, cornetto, poi ancora autogrill. Insalata di pomodori, freschi e secchi (me lo ha suggerito la signora, dietro al banco) tocchetti di mozzarella, un pò di birra. Ancora caffè. Isoradio sintonizzata a tratti. E intanto nel frattempo una vecchia cassetta. I Clash. Rock in casbah. 
postato da: meriggio alle ore 22:16 | link | commenti (8)
categorie: frammenti di vita, altrove