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...ma se si vuole fare in modo che etica e politica procedano assieme non ci si deve limitare ai solo cerotti. Non se c'è di mezzo la comunità, la res publica. Quando si ha la certezza di abusi e scorrettezze, non resta altra scelta che far uscire di scena i responsabili e questo, indipendentemente dalle certezze giuridiche. Un partito sa quando un suo dirigente opera bene o male, e non si deve muovere soltanto in applicazione di sentenze dei magistrati. Non deve affidare ai giudici il compito di fare pulizia.
Intervista a Scalfaro su il Corriere della sera di stamattina
Antonio Di Pietro «Dell'Utri - dice l'ex pm - non ha mai sconfessato se stesso, vede nei mafiosi degli eroi, lo ha sempre detto, è la sua cultura».
Perchè lui non è basso: è diversamente longilineo.
Marco Travaglio su L' espresso
Non so se condividete, ma ieri sera, la puntata di Annozero senza
politici, non era niente male.

Questo è quello che vorrei per Natale. Beh, non proprio questo, uno come questo.
Marco Belpoliti su
La stampa di ieri ha scritto un bel pezzo, ironico e divertente, su
L'italia vista dal frigorifero. A Milano una mostra racconta gli italiani attraverso il cibo che comprano e conservano.
"
Come per l'arredamento, il frigorifero diventa un indicatore di ricchezza e di classe. Si stratifica e si diversifica, sia dentro che fuori. Include complementi vari: ripiani, cellette, contenitori. Sa fare di tutto: dal produrre ghiaccio a richiesta, ad emettere suoni e musichette. Tra poco comincerà a parlare e si rivolgerà a noi. Macchina intelligente, ha alcuni vantaggi rispetto agli altri elettrodomestici: somiglia alla mamma, ad una dispensatrice di cibo: ci disseta e ci sfama con cibo, per lo più già prepararto (o da preparare in fretta: due-salti-in-padella). In futuro confezionerà razioni, emetterà diete, ci dirà cosa, come e quando mangiare. Obbediremo di sicuro, visto che oramai a prendersi cura di noi non saranno più i nostri simili, ma macchine parlanti, badanti smaltate. Sapranno anche capirci?"
Stamattina è arrivato il giornalino del sindacato al quale sono iscritta.
Stralcio questa parte che mi sembra molto interessante.
L'articolo si intitola "Tagli di fine stagione"
Sui giornali (...) è apparsa l'informazione che, rispetto agli altri paesi europei in Italia ci sarebbero circa 150.000 docenti in più. Analizzando i dati con una maggiore attenzione si vede però che in Italia ci sono circa 80/90.000 docenti di sostegno che in altre realtà o non sono presenti o dipendono da un ente diverso rispetto al ministero dell'istruzione. Se a questi aggiungiamo i circa 30/40.000 docenti di religione, le migliaia di docenti dichiarati inidonei all'insegnamento (quindi non più docenti), gli insegnanti tecnico pratici (da noi equiparati a docenti) e tutti i docenti distaccati a vario titolo che vengono comunque computati nelle statistiche del ministero come insegnanti in servizio, si vede che il numero di docenti italiani è pienamente inlinea con quello di tutti gli altri paesi europei.
Care maestre, non vi arrendete, non ci arrendiamo.
Non c'è quartiere di Napoli, non c'è strada, vicolo o marciapiede che non sia occupato da uno scooter, da una moto, da una vespa. Da via Filangieri a via dei Mille, da vico Belledonne a via Cappella Vecchia. Da corso Umberto al corso Garibaldi. Ovunque ti giri i mezzi su due ruote sono parcheggiati al di fuori dello spazio concesso, che, comunque, è sempre troppo. Pensate a come è stata deturpata via dei Mille. Non se ne può più.
Con la compiacenza di negozianti, di parrucchieri, di macellai, di gioiellieri.
L'argomento mi appassiona, come ben si comprende.
Giovanna Zucconi ha scritto, oggi, su
La Stampa
E poi
Aliante sul suo blog.
Una bella intervista a Domenico Starnone pubblicata su
Il Mattino di oggi, a proposito delle
dichiarazioni del Ministro Gelmini.
MARCO ESPOSITO
«Scemenze». Domenico Starnone, scrittore e insegnante per una vita, è caustico sul proposito del ministro Mariastella Gelmini di mandare gli insegnanti meridionali ai corsi di recupero.
Scemenze? Però è vero che la scuola del Sud ottiene voti pessimi nei confronti internazionali.
«Devo dire che in generale sono scettico sul valore di tali indagini. Però, anche prendendo per buone le classifiche, chiediamoci in che cosa il Sud vada bene. È innegabile che ci sia un divario economico, culturale, di flussi di informazione e vogliamo che ciò non influisca sulla scuola? Non prendiamocela con gli insegnanti o con gli studenti, per cortesia».
Non è troppo facile, però, prendersela con il contesto sociale?
«Lavorare in condizioni di agio è meglio che lavorare in condizioni di degrado, mi sembra lapalissiano».
Però lei ha cominciato in una scuola della Basilicata che, dai sui racconti, non sembrava un ambiente facile. Eppure ha lavorato con passione. Gli insegnanti hanno perso il senso della missione?
«Un insegnante giovane al primo lavoro può avere tutto l’entusiasmo di questo mondo ma se non sarà sostenuto cambierà e peggiorerà progressivamente con gli anni. Certo, se la scuola di oggi è più vecchia di quella del passato, e di sicuro è invecchiata anche anagraficamente, sarà meno motivata. Detto ciò, mi sento di escludere che le scuole del Nord siano in blocco più efficienti di quelle del Mezzogiorno».
Secondo la Gelmini i trasferimenti di insegnanti da una parte all’altra del paese sono un problema.
«Sa di cosa parla? Tra poco diranno che c’è una inferiorità genetica o climatica che rende i meridionali meno capaci. Eppure il Nord è cresciuto grazie alle competenze degli insegnanti meridionali: abbiamo girato loro i cervelli migliori. Nelle scuole di Napoli non ci sono docenti milanesi mentre a Milano ci sono napoletani, lucani, calabresi bravi e competenti».
Ma la scuola soffre un male oscuro?
«La scuola italiana, non solo quella meridionale, è sempre in mezzo al guado delle riforme. E ciò fa sì che la scuola vada a rimorchio dei tempi e faccia fatica a reggere il confronto e lo scontro con le nuove generazioni».
Perché parla di scontro?
«I ragazzi sono presi da altri commerci e l’offerta culturale scolastica non li coinvolge perché è visibilmente lontana dal mondo che li circonda, che poi è il mondo reale. I problemi ci sono, insomma, ma certo non sarà una scemenza come il corso di recupero per insegnanti a risolverli».
Ringrazio Giulio (tramite suo post) e Angela che me
lo hanno segnalato. Questo è solo uno stralcio che, inoltre, si collega al discorso fatto
qui
Negli ultimi tempi, tuttavia, il declino dei professori è divenuto più rapido. Non solo per inerzia, ma per "progetto" - dichiarato, senza infingimenti e senza giri di parole.
Basta valutare le risorse destinate alla scuola e ai docenti dalle finanziarie. Basta ascoltare gli echi dei programmi di governo. Che prevedono riduzioni consistenti (di personale, ma anche di reddito): alle medie, alle superiori, all'università. Meno insegnanti, quindi. Mentre i fondi pubblici destinati alla ricerca e all'insegnamento calano di continuo. Dovrebbe subentrare il privato. Che, però, in generale se ne guarda bene. Ad eccezione delle Fondazioni bancarie. Che tanto private non sono. D'altra parte, chissenefrega. I professori, come tutti gli statali, sono una banda di fannulloni. O almeno: una categoria da tenere sotto controllo, perché spesso disamorati e impreparati. Maledetti professori. Soprattutto del Sud. Soprattutto della scuola pubblica. E - si sa - gran parte dei professori sono statali e meridionali.
Maledetti professori. Responsabili di questa generazione senza qualità e senza cultura. Senza valori. Senza regole. Senza disciplina. Mentre i genitori, le famiglie, i predicatori, i media, gli imprenditori. Loro sì che il buon esempio lo danno quotidianamente. Partecipi e protagonisti di questa società (in)civile. Ordinata, integrata, ispirata da buoni principi e tolleranza reciproca. Per non parlare del ceto politico. Pronto a supplire alle inadempienze e ai limiti della scuola. Guardate la nuova ministra: appena arrivata, ha già deciso di attribuire un ruolo determinante al voto in condotta. Con successo di pubblico e di critica.
Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno - o quasi - ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori. Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. Più delle conoscenze: i muscoli. Più dell'informazione critica: le veline. Una società in cui conti - anzi: esisti - solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare "opinionista" anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una "pupa ignorante", un tronista o un "amico" palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende - per professione - di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza "studenti". Perché dovrebbe aver bisogno di docenti?
Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare.
Roberto Saviano ha sempre
qualcosa da dire. Anche quando quel
qualcosa è decisamente tardivo, e soprattutto quando è inutile. Un articolo brodoso e, scusate il gioco di parole, noioso. Inutile perchè non aiuta a capire le ragioni di fondo della bocciatura. Nemmeno è compito suo. Saviano racconta dei giorni trascorsi a Cannes (in verità, in primo piano campeggia soprattutto lui) e si stupisce che alcuni dei ragazzini che hanno recitato in
Arrevuoto e in
Gomorra siano stati bocciati dalla scuola media Carlo Levi di Scampia.
Si lascia guidare da idee romantiche, lui. Da una parte la creatività, la genialità, l'intelligenza sregolata dei ragazzini, lo sforzo fatto, non riconosciuto dalla scuola, per imparare a recitare Aristofane. Dall'altro, i professori che non hanno capito, che con la bocciatura
hanno sparato nel mucchio. Bocciatura all'esame di terza media, sembra stupirsi ancora di più Saviano. Evidentemente i ragazzini avranno fatta scena muta, confidando troppo nella loro notorietà e nella benevolenza degli insegnanti. Può essere. Avanzo un'ipotesi che Saviano non prende proprio in considerazione.
"Ma tutto il lavoro fatto per anni da questi ragazzi prima col teatro e col film, per i loro professori non conta nulla. Loro non vedono nemmeno che questo significa imparare qualcosa, doversi concentrare, ascoltare, prendersi un impegno." Sono anni che la scuola valuta gli sforzi fatti dai ragazzi in altri campi. Si dovrebbe invece capire che l'impegno profuso in attività extrascolastiche, tipo teatro, cinema, musica, sport deve essere pari e non superiore a quello da sostenere nei compiti a scuola. Con il suo ragionamento Saviano, oltre che squalificare gli insegnanti dei ragazzini di
Gomorra, giustifica in questo modo anche la presenza di istituti privati che promettono proprio a questo tipo di utenza due anni in uno e via dicendo. Non è vero il contrario, che la bocciatura spinge gli studenti verso questo tipo di scuola. Sono discorsi come questi di Saviano che criticano le decisioni di un Consiglio di classe a indirizzare verso il parificato.
Lasciasse alla scuola il compito di valutare se i ragazzini possono affrontare l'anno scolastico venturo. Non raggiungere gli
obiettivi didattici non è una formuletta sterile e da poco per chi nella scuola lavora. Ha un contenuto che Saviano non ha mai saputo, o, che avrà dimenticato.
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Meno male che ho trovato
un bel posto
tutta la notte ci resterò
sabato sera argento vivo
addosso
sei ancora in ufficio però.
Dammi solo un'ora baby
un'ora per cambiare
per farmi rimorchiare.
Dammi solo un'ora baby
che Dio ti benedica
che fica |
Analisi come
queste
mi danno ai nervi. Alla faccia di quelli che ci vogliono denigrare. Io ho avuto il massimo dei voti all'Università, con lode. Tiè.
Con gli stipendi di fame che ci ritroviamo vorrei vedere io chi non è insoddisfatto. A fronte di certi contratti di cui so, che riguardano il mondo dei media, delle libere professioni, per non dire dello spettacolo la remunerazione degli insegnanti è misera, misera, misera.
Ma a cosa serve Tremonti all'economia?? A dire che dobbiamo rassegnarci alla povertà?!
Lei attribuisce la responsabilità delle difficoltà attuali soprattutto ad elementi esterni: la Cina, il petrolio, il Wto, l'Europa. Non c'è proprio niente che il governo nazionale può fare?
«Basta guardare i telegiornali per capire che quelli sono i fatti che stanno cambiando il mondo, l'Europa, l'Italia. Secondo l'Eurobarometro il 64% della popolazione europea ritiene che la globalizzazione, così com'è, non va bene, il 68% teme la povertà. Le cause della crisi sono globali, ma gli impatti sono locali. La soluzione deve essere globale e locale: l'una senza l'altra è sbagliata. Sul fronte esterno il governo italiano si sta impegnando nel G8 e in Europa per la presa di coscienza dei fattori di crisi globale. Il 2009 sarà l'anno del G8 italiano e questa potrà essere la base per lo sviluppo di un'iniziativa internazionale mirata a rifare Bretton Woods».
Il resto
qui
Merda...merda...
ROMA - Continuano i rincari dei prezzi dei carburanti. Spinti dal caro-greggio benzina e gasolio sfiorano ormai quota 1,60 euro al litro. In alcune pompe di benzina, infatti, il prezzo di verde e diesel è stato portato a 1,558 euro al litro. A far scattare i nuovi aumenti è stata Agip. Già nei giorni scorsi si era registrata sui listini dei prezzi che le compagnie consigliano ai propri gestori una serie di aumenti che avevano portato i prezzi ad infrangere la soglia degli 1,55 euro al litro.
A pesare sull'andamento del costo dei carburanti sono le quotazioni del petrolio, che nelle ultime settimane continuano ad avere impennate e che anche ieri sono schizzate ad un nuovo picco, superando i 147 dollari al barile, un livello mai raggiunto prima. Oggi il pieno di un'auto di media cilindrata arriva a costare quasi 78 euro.
( 12 luglio 2008)
(www.repubblica.it)
Benzina e alimentari accelerano l'inflazione. Sono ancora alimentari e carburanti le voci che fanno accelerare l'inflazione a giugno in Italia. In base ai dati forniti dall'Istat nella stima preliminare, i prodotti alimentari sono cresciuti del 6,1%, con un forte incremento soprattutto per la pasta i cui prezzi salgono in un anno del 22,4% (dal 20,7% di maggio). In forte tensione anche il comparto energetico (oggi nuovo massimo storico del petrolio, per la prima volta venduto a 143 dollari al barile), dove si registra un aumento dei prezzi del 14,8% annuale e del 2,8% su base mensile. L'aumento congiunturale è dovuto soprattutto ai carburanti, in particolare al gasolio, i cui prezzi in un mese sono cresciuti del 5,5%, portando l'aumento tendenziale a sfondare il 31,2% (dal 26,3%); la benzina in un mese è aumentata del 4,7% e in un anno del 12,6%. (www.larepubblica.it)
Sull'aumento del prezzo del gasolio c'è una forte speculazione. In Francia i camionisti sono ritornati sull'autostrade a passo d'uomo.

Bruce Springsteen a S. Siro.
Non ero lì, non eravamo lì, come l'ultima volta a Caserta con A. nostra figlia, sedici anni.
A te che me l'hai fatto scoprire da...beh, non diciamo gli anni.
Questo articolo di Paola Mastrocola è apparso su La Stampa di stamani come commento allla battaglia di Armani contro l'imperante cattivo gusto, contro la sciatteria, e in generale contro il degrado delle nostre città. Discorso in gran parte condivisibile se non fosse che a farlo è uno dei maggiori stlisti italiani, uno di quelli che detta la moda e condiziona il gusto di molti, non solo degli italiani. Per non dire del fatturato delle sue aziende. Parla oggi, strano, quando già si intravede un cambiamento di stile, quando ci eravamo abituati alle pance e agli ombelichi in evidenza, al trascinio degli infradito e ai decolletes sempre più profondi. Niente moralismo, da parte mia. Da tempo la moda è non solo moda. Ci si veste come si può, anche secondo il volume delle proprie tasche. Ma credo che il discorso di Armani e lo stesso commento di Paola Mastrocola vadano oltre il dato vestiario.
Il commento di Paola Mastrocola porta come titolo L'epoca del "fai come ti pare".
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Mia madre, se mi vedeva la giacca senza un bottone, non mi faceva uscire di casa. Non ti puoi presentare da nessuna parte se ti manca un bottone, mi diceva. Oggi il grande Armani passeggia per Milano e si dice inorridito da come ci vestiamo. Credo che sui bottoni la pensi come mia madre, e non so come dargli torto.
Basta andare al mare una domenica. Vediamo uomini a torso nudo che trascinano i piedi dentro zoccoloni di plastica e zampettano al ristorante senza nemmeno pulirsi dalla sabbia; e donne fasciate alla bell’e meglio da tendaggi umidicci e stinti che chiamiamo esoticamente pareo. Prendiamo a pretesto il sole, il caldo, la vacanza; per giustificare tutti gli zoccoli e i pareo che ci pare, usiamo come armi affilate le parole: comodo, informale, pratico. In realtà è che non abbiamo più voglia di impegnarci, di fare fatica, di mettere energia nemmeno a scegliere un vestito elegante con i sandali in pelle. Abbiamo barattato l’eleganza con una pseudo libertà, che invece ci abbrutisce e ci degrada.
Siamo ineleganti perché abbiamo perso la precisione e l’accuratezza. Esisteva la calligrafia ovvero la bella scrittura, per esempio, perché qualcuno si metteva lì a disegnare parola dopo parola, con precisione da miniaturista. D’altronde, un tempo facevamo mosaici e costruivamo piramidi… Impiegavamo un tempo infinito a cuocere una statua, a pennellare un ritratto, a scrivere un libro: a volte ci mettevamo una vita e non bastava, il libro usciva postumo (ed era una gloria imperitura, ma sarebbe un altro discorso, lasciamo perdere). Così, viviamo alla giornata, nel tripudio di un carpe diem travisato per sempre: qui non afferriamo nessun tempo, lo sprechiamo a essere fintamente liberi, cioè sciatti, guadagnando un tempo che poi ri-sprechiamo in altro, non si sa bene cosa. Almeno coltivassimo il filosofico otium degli antichi, ma neanche quello. Coltiviamo l’ozio del «fare il meno possibile, che tanto è uguale». Qualcuno deve averci detto che non importa più che ci danniamo l’anima a far bene una cosa, basta farla e il risultato è uguale. La presunta uguaglianza dei risultati!
E così, il mondo tira a campare saturando l'aria di approssimazioni e inesattezze.
I giornalisti non fanno più inchieste sul campo, ma telefonano agli esperti elemosinando opinioni al volo. I magistrati non fanno indagini e pedinamenti, ma preferiscono intercettare. I servizi segreti hanno difficoltà a infiltrare i gruppi terroristici, e quindi monitorano le comunicazioni internet e telefoniche. Gli ispettori ministeriali non leggono i libri, non consultano enciclopedie, non controllano i testi, ma si danno - peggio che i nostri giovani - a uno sfrenato copia-incolla. Povero Montale, che tanto si affannava a dedicar poesie! D’altronde, potremmo dire: c’è così tanta differenza tra un ballerino russo e una donna amata?
Ecco, è questo credere che non ci sia poi così tanta differenza che non va. E torniamo ai vestiti: una volta c’era differenza tra soprabito e cappotto, perché si faceva attenzione a che fosse inverno o primavera. Adesso vale il «fa’ come ti pare», mettiti come vuoi, basta che tu ti senta libero. E così, gli studiosi non vanno più in biblioteca, aprono internet e si perdono a navigare nei suoi flutti. E forse nessuno studierà più niente, perché tanto, che differenza fa? Se ti serve qualcosa, peschi in rete e fai la tua bella figura. I politici non fanno più comizi nelle piazze, non studiano i problemi, non vanno in sezione: si limitano ad apparire in tivù, a concionare alla radio. Gettano parole sul mondo, come viene viene. Parole approssimative, rumorose, non pensate, non amate. Parole dove si sente che non alberga più un pizzico di passione ed esattezza.
Sì, perché anche la passione è esatta; anche l’amore esige impegno e precisione. Come scrivere bene, come indossare un bel vestito, cuocere il tempo giusto un dolce, come amare la persona a cui abbiamo promesso amore. Invece oggi, come ci infiliamo al volo gli zoccoli di plastica per scendere in strada, così una sera diciamo al nostro coniuge che basta, non lo amiamo più, e non sappiamo proprio cosa dirgli se non lo amiamo più: ce ne andiamo, lasciando dietro di noi i cocci sparsi di una casa, dei figli, dei parenti vecchi e malati. Cosa importa? Gira il vento e noi, anime libere e irresponsabili, seguiamo il vento. E il vento ci porterà via, e non resterà nulla di noi. Sciatterie del sentimento.
Dovremmo smetterla. Dovremmo scrivere un manifesto dell’Antisciatto. Senza tante pretese, con un’unica regola: l’umiltà di fare bene quel poco o tanto che sappiamo fare, con il pensiero però che quel nostro umile fare, almeno un po’, concorrerà a migliorare il mondo.
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Le reazioni. Non si fa attendere la risposta dell'Associazione nazionale magistrati, che ha anche chiesto un incontro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, proprio per discutere la vicenda. "Basta con gli insulti alla magistratura che sono un danno per la democrazia e il Paese - ha detto il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini - Il premier parla di pm sovversivi? Faccia i nomi, o si continua con invettive prive di aggancio con le vicende concrete". "E' molto grave che venga messa in discussione l'indipendenza della funzione giudiziaria ai più alti livelli istituzionali e per giunta in un contesto internazionale", ha osservato Cascini. Per il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, "Berlusconi accusa la magistratura di ciò che in realtà sta facendo lui: sovvertire l'ordine democratico". (www.repubblica.it)

Sarà anche oggi così? Il lungomare è a due passi da casa mia. Mi ci vedete là, sullo scoglio, o in mezzo alla folla, sulla spiaggetta, tra odori, sapori e voci partenopei?
In fondo al mar, in fondo al mar...
Massimo Gramellini su La Stampa si incazza di brutto e invita "l'implacabile Brunetta a telefonare alla sua collega dell'Istruzione, finchè si proceda all'identificazione del colpevole."
Nicola De Blasi su Il Mattino sottolinea, come tutti, l'enorme svarione, ma poi si sofferma, giustamente, anche su altro punto, questo: al candidato si chiede di sviluppare "con osservazioni originali anche con riferimento ad altri testi il tema del ruolo salvifico e consolatorio della figura femminile". "Siamo sicuri" scrive De Blasi "che un maturando possa sviluppare osservazioni originali su Montale? Non è azzardato in questa sede pretendere un'originalità che in genere ci si attende da uno specialista maturo, padrone del proprio campo di studi? ".
Su il manifesto Ida Dominjanni si finge esaminanda e imposta il suo ragionamento su una prova...di ipocrisia (come darle torto). "...avendo scelto il tema sulla Costituzione, voglio cominciare il mio svolgimento con una domanda, questa: ci prendete in giro? mentre noi stiamo qua a scrivere, se ho ben capito dai tg di ieri sera, il senato sta votando una legge, anzi un decreto di Berlusconi in persona, che butta nel cesso un articolo della Costituzione, quello, mi pare sia il 112, che stabilisce che il pubblico ministero deve istruire un processo quando ha notizia di un reato, di un qualsiasi reato, perchè non esistono reati di serie a o b. Con questo decreto, invece ci saranno reati di serie a, che devono essere processati d'urgenza e reati di serie b che possono aspettare, tant'è vero che i processi in corso che li riguardano vengono sospesi per un anno (....) mio zio che fa il cancelliere mi ha spiegato che (....) i reati di serie a saranno d'ora in poi quelli che fanno più scalpore sulle pagine di cronaca, e i reati di serie b saranno quelli delle persone importanti, a cominciare da quelli in cui è imputato nientedimeno che il nostro Presidente del Consiglio" e via discorrendo.
Su L'Unità compare, insieme ad altro, l'autorevole commento di un esperto delle letteratura italiana, Giulio Ferroni
" Montale è davvero il "classico" del '900 italiano, il classico della modernità poetica, e non ci sorprenderemo se un suo testo torna all'esame di maturità, in quella prova sempre meno amata dagli studenti che è l'analisi del testo, solo a 4 anni di distanza (...) Ripenso il tuo sorriso testo che non è certo tra i più esaltanti. Si tratta di versi che procedono in modo un po' faticoso, pieni di residui di un linguaggio letterario troppo atteggiato, non ancora con la perentoria intensità del grande Montale; insomma sembra che la scelta non abbia comportato nessuna attenzione all'aspetto "estetico"; e sì che, quanto a poesie "belle", Montale ne poteva offrire davvero moltissime.
E che cavolo! Per la prima volta gli argomenti proposti mi sono sembrati abbordabili e vicini al livello di conoscenze della maggioranza degli studenti - addirittura il tema di ordine generale, lettera vs sms e-mail, mi è sembrato già obsoleto. Trattiamo questo argomento nelle prime classi! - e soprattutto anche da chi la sufficienza piena non l'ha raggiunta, e, sono tanti.
E' diffusa l'abitudine di fare regali. Non parlo di quelli che si fanno a parenti e ad amici per ricorrenze importanti, tipo compleanni, anniversari di matrimoni, feste di laurea ecc ecc. Per queste occasioni è un piacere. Mi riferisco alla diffusa abitudine di fare pensierini alle insegnanti dell'ultimo anno delle scuole elementari, o ai professori (ai più) dell'ultimo anno delle medie inferiori. Se io fossi insegnante di quell' ordine e grado di scuola, mi preoccuperei di far sapere subito che non accetto regali. Nemmeno al pranzo di fine anno delle quinte (classi terminali) andrei. Di recente sono stata a quello di fine anno della scuola dove ho lavorato finora. Ho pagato la mia quota ed eravamo tutti insegnanti. Qualche giorno fa ad una collega di mio marito, che aveva pensato si trattasse di quello offerto dagli alunni, come d'abitudine si fa, e mentre lo diceva sorrideva maliziosamente con gli occhi, ho dovuto precisare che ciascuno di noi aveva dato la sua parte.

Acqua azzurra, acqua chiara...
Sto scendendo, metto il piedino in acqua, e poi, vi dico.
A dispetto del tempo di oggi.
Io ci vedrei una bella discarica. Vicino al mare, sapore di mare, sapore di sale, sapore di monnezza. Forse visto il prestigio di cui gode il luogo, quartiere Chiaia, sarebbe meglio un termovalorizzatore di ultima generazione. Bello, con tubi lunghi e lucenti, da incantare i bambini. Moderno, ancora più moderno del centro Pompidou a Parigi. Che ce facciamo noi della villa comunale? Qui ci vedrei un Cdr, militarizzato, naturalmente.
Dico sul serio, fate di piazza Vittoria la piazza della vittoria sulla monnezza. Finiamola.
In via Calabritto c'è Salomone, un chitarrista molto dotato che tutti chiamano Jimi (come Hendrix). Viene dal Senegal ed è in Italia da tre anni. «Arrangio, come dite voi — dice —. Ma il mio mestiere è un altro. Ho una laurea in Scienze della Comunicazione con una specializzazione in marketing e pubbliche relazioni, parlo inglese, francese e italiano ma non riesco a mettere insieme i soldi necessari per vivere se non suono in strada». Salomone è informatissimo. «Per ora l'idea di togliere dalla strada chi chiede soldi è solo un disegno di legge. E non è detto che venga approvato. Ci sono due strade — continua — oltre il divieto assoluto. In Inghilterra si può suonare nelle strade con l'amplificatore, in Olanda solo con la chitarra acustica. Comunque, aggiunge, preferirei che parlaste di me non come uno che chiede soldi in strada e dà fastidio ai passanti. Sono rimasto a Napoli proprio perché vengo trattato diversamente: con una umanità che non ho trovato altrove».(www.corrieredelmezzogiorno.corriere.it)
Mi è sempre stato simpatico. E' vero, non dà fastidio ed è anche piacevole ascoltarlo.
Chiaiano, blocco stradale contro la discarica
Alcune decine di manifestanti sono scesi in strada bloccando il traffico all'incrocio tra via Santa Maria a Cubito, la strada che collega l'area a nord di Napoli con il capoluogo, per protestare contro la paventata apertura della discarica di Chiaiano, alla periferia di Napoli. I manifestanti sono decisi ad impedire l'accesso ai tecnici che dovrebbe eseguire le operazioni preliminare di carotaggio nell'invaso che si trova al confine tra il Comune di Napoli e quello di Marano. Sul posto anche un folto schieramento di poliziotti. (www.repubblica.it)
Un altro blocco stradale a Chiaiano
Secondo blocco stradale a Chiaiano, il quartiere di Napoli che dovra ospitare la discarica della città. I manifestanti hanno ostruito la carreggiata di piazza Rosa dei Venti, conosciuta anche come rotonda Titanic. Manifestanti e forze dell'ordine si fronteggiano. Traffico in tilt. (www.repubblica.it)

Anche questa è
arte.
La tragedia è appena incominciata. Affinchè ci sia catarsi che cosa dobbiamo aspettarci? Chi sarà il
deus ex machina? Chi il
capro espiatorio? Mi auguro solo che nessuno si faccia male.
(La foto è di Riccardo Siano)
Crollano i privatisti e "spariscono" gli "ottisti". Ecco i primi dati sugli esami di maturità 2008 che vedrà al via quasi mezzo milione di studenti, con un boom di candidati stranieri: il 30 per cento in più rispetto all'anno scorso. Ma, da questi primi dati sulla tornata 2008, quello che salta immediatamente all'occhio è che, in appena due anni, il ministero della Pubblica istruzione è riuscito ad arginare il fenomeno dei diplomifici, riportando il numero dei candidati esterni ai valori del 2000, prima cioè che le riforme del governo Berlusconi facessero esplodere il fenomeno.
Per raggiungere l'obiettivo, a Giuseppe Fioroni, ministro della Pubblica istruzione, sono bastate due mosse: reinserire le commissioni miste e varare norme ancora più restrittive sulle sedi (scuola statale e paritaria) in cui i privatisti saranno chiamati a sostenere l'esame e sui saltanti per merito, previsti dalla riforma Berlinguer.
"Saranno un terzo in meno rispetto al 2006 i candidati esterni agli esami di stato 2007/2008", comunicano da viale Trastevere. Nell'estate 2006, quando ancora l'esame veniva condotto da una commissione composta da soli prof interni (anche nelle scuole paritarie) e dal solo presidente esterno, i candidati con preparazione "fai da te" superarono le 36 mila unità. Fra due mesi saranno meno di 25 mila: 24.885, per l'esattezza. Il boom riguardò i privatisti che optavano per le scuole private.
Riguardo agli ottisti (coloro che per meriti scolastici possono approdare direttamente alla maturità saltando la frequenza dell'ultimo anno) la situazione è paradossale. Nel 2006, si contarono 1.667 studenti che, promossi allo scrutinio del penultimo anno con "almeno otto decimi" in tutte le materie, per merito fecero l'esame risparmiando un anno di fatiche.
Quest'anno, di questi veri e propri geni (che devono anche dimostrare la media del 7 nei due anni precedenti e nessuna bocciatura) se ne contano appena 86, un valore venti volte più piccolo rispetto a due anni fa.
"Le cifre sui candidati privatisti e ottisti - dichiara Fioroni - fanno un po' di chiarezza sulla differenza che passa tra i bravi e i furbi: le nuove norme hanno consentito di valorizzare i primi con premi alle eccellenze ma anche di "stanare" i secondi". "I dati dimostrano - continua l'inquilino di Palazzo della Minerva - che lo sforzo per ridare serietà e regole sta dando i suoi frutti: una scuola seria è quella che riesce a dare pari opportunità a tutti ma è anche in grado di premiare i più meritevoli. E una scuola seria, che funziona, non può tollerare scorciatoie e furbizie".
L'identikit dell'aspirante al diploma non è cambiato molto in 12 mesi. Il 51 per cento dei candidati è donna e 68 su 100 hanno 19 anni d'età. Ma ci sono anche 140 mila ragazzi (il 28 per cento del totale) che hanno 20 anni e più, sono cioè ripetenti o pluriripetenti.
Quelli "in anticipo", i diciassettenni, sono 20 mila: perlopiù nel mezzogiorno (16 mila). Il prossimo mese di giugno gli stranieri che aspirano alla maturità saranno 12 mila, nel 2007 furono 9 mila. Tre su quattro sosterranno l'esame davanti alla commissione di un istituto tecnico o professionale. Saranno in maggioranza rumeni, marocchini, peruviani, tedeschi e cinesi. Che, a differenza dei loro compagni italiani, si presenta all'appuntamento con uno o più anni di ritardo: i diciannovenni sono solo il 27,4 per cento. Sosteranno un normale esame anche 6 mila alunni diversamente abili e non vedenti, di cui 52 non vedenti, per cui il ministero appronterà apposite prove in carattere braille.
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