E se, dopo una giornata faticosa, buona parte della quale passata a Capri, mettessi i piedi in ammollo e cambiassi lo smalto delle unghie, da rosa chiaro a rosso granata, farei una cosa bella e rilassante no?
Intanto ho iniziato Partire di Tahar Ben Jelloun. Ecco l'incipit.
"A Tangeri, d'inverno, il Caffè hafa si trasforma in un osservatorio dei sogni e delle loro conseguenze. I gatti delle terrazze, del cimitero e del forno più importante del Marshan si danno appuntamento lì come per assistere a uno spettacolo silenzioso da cui tutti si fanno incantare. Le lunghe pipe di Kif circolano da un tavolo all'altro, e i bicchieri di tè alla menta si raffreddano circondati da api che finiscono per caderci dentro, nell'indifferenza degli avventori persi ormai da tempo nelle volute dell'hascisc e di fantasticherie da quattro soldi. In fondo a una delle sale, due uomini preparano scrupolosamente la pozione che dischiude le porte ai viaggi.Uno di loro seleziona le foglie e le sminuzza con una tecnica rapida ed efficace. Nessuno dei due solleva la testa. Gli altri, seduti sulle stuoie e con le spalle al muro, fissano l'orizzonte come a interrogare il proprio destino. Guardano il mare, le nuvole che si confondono con le montagne, e aspettano l'apparizione delle prime luci della Spagna. Le seguono senza vederle, e talvolta le vedono proprio quando sono velate dalla bruma e dal cattivo tempo.
Scrivi il tuo nome in verticale. Inserisci in orizzontale ciascuna lettera in parole o frasi che alla fine, unite, ti diano un piccolo testo di senso compiuto che parli di te.
Ho sempRe
dEsiderato
iNcontrare
gente nuovA e
differenTe, nella
miA vita
Renata Balducci, Scrivere di sé:manuale di scrittura creativa.
Memore del lavoro svolto in classe sui proverbi e i modi di dire napoletani, sono tornata a casa con l'idea di preparare pasta e ceci. Poi ho visto il pacchetto di cuscus e...alè, in pochi minuti, profumato con aromi vari, ho portato a tavola un gustosissimo piatto di cuscus ai ceci. Anzi con i cìcere.
Per voi un assaggio di ... espressioni dialettali:
nun sapé' tené' tre cìcere 'mmòcca = non saper tenere tre ceci in bocca, cioè palesare tutto, svelare i segreti. Da mettere in relazione con la frase italiana avere il cece nell'orecchio = esser sordo, in cui il cece sarà un'escrescenza o un grosso foruncolo che impedisce di sentire;
avé' cicere e po' fave sécche = essere torturato e poi incarcerato. La frase va messa in relazione con quella italiana insegnare a rodere i ceci = mostrare ad uno un suo errore castigandolo; l'idea è presa dalla difficoltà che si incontra nel tritare i ceci secchi con i denti.
Ho letto su "Il Mattino" di venerdì 23 dicembre questo racconto di Erri De Luca, che non è tra i miei scrittori preferiti, nonostante io abbia postato stralci dei suoi libri. A me gli scrittori devono stupire perchè dissacranti alla Philip Roth, cervellotici alla Javier Marias, taglienti alla Paul Auster per citarne solo alcuni. De Luca mi lascia poche cose, cionondimeno mi considero una sua discreta stimatrice. E l'ammirazione è aumentata quando ho letto " Natività la versione di Miriam". Mi è piaciuto perchè a raccontare la nascita di Gesù è MIriam (Maria), a lei viene dato per una volta il diritto di cronaca,, il diritto di scrivere quella notta, di dire che " il più grande miracolo fu che lo misi al mondo tutta sola, fu che seppi, lì e in quell'ora, esattamente cosa fare e come." Perchè Giuseppe accetta la gravidanza sorretto da un amore superiore a quello di Miriam e infine perchè commuove questa donna che desidera per suo figlio un destino diverso, un destino uguale a quello di tanti altri uomini, scandito dalla nascita, dalla paternità, dalla vecchiaia e dalla morte. Uomo tra uomini.
Il racconto inizia così: Le donne mi raccomandavano l'aborto: "Vuoi farti lapidare? Se incinta e non sei sua moglie". Mai: che siano gli uomini a ucciderci insieme. Giuseppe fu il primo a saperlo. Glielo dissi quello stesso giorno: è entrato il maestrale di marzo nella casa. A mezzogiorno, porte e finestre aperte, mi ha avvolto, mi ha portato l'annuncio e mi ha lasciato il seme. Ero sola, non mi ha spogliato, non si è sollevato il bordo del vestito. Solo il nodo della tunica sul fianco, quello si è slegato".
E poi su Giuseppe: Io Avevo avuto il vento di maestrale, l'assalto di un annuncio, Giuseppe aveva solo la mia voce. Quale amore, superiore al mio, lo sorreggeva? Avevo ascoltato: "Benedetta sei tu tra le donne ", io sì. grazie, ma lui? per me era stato facile ubbidire, ma lui come faceva a dare fede e ascolto a una ragazza incinta? Giusepppe in quell'ora fu il più grande dei padri, dei mariti e dei fratelli, senza essere nessuno di loro.
Infine in chiusura: Cosa diventerà, chi sarà, chi è già questo figlio del vento di marzo? Salvalo, Signore. Lo chiamerò Ieshu (Gesù) formula che contiene una sillaba del verbo salvare. Salvalo, Signore. Così mi salì alle labbra una preghiera strana: " Fà che questo figlio sia mediocre e pigro, un semplice che si contenti del mestiere di falegname, sposi una donna e mi metta sulle ginocchia una squadra di marmocchi. Fà che sia ignorante, che diventi ministro, che vada d'accordo coi romani che ci sono toccati in sorte per castigo tuo" Il bambino ebbe un rigurgito e sputò il latte.
Quando nasce un figlio, una madre gli augura ogni dote e virtù, io in quella notte no.
Infine bussò Giuseppe, chiese permesso, entrò, con un sorriso disse: "Assomiglia a te".
Programma quotidiano
Mattina:
se hai la mente annebbiata, trascrivi gli appunti e sistemali,
come stimolo.
Se sei in forma, scrivi.
Pomeriggio:
occupati della sezione su cui stai lavorando, seguendo scrupolosamente il piano. Niente intrusioni, niente distrazioni. Cerca di finire una sezione alla volta, e di finirla sul serio.
Sera:
incontra gli amici. Leggi nei caffè.
Esplora i quartieri sconosiuti, a piedi se piove, in bicicletta se non piove.
Scrivi se ne hai voglia, ma solo in base al programmma secondario.
Se ti senti svuotato o stanco, dipingi.
Prendi appunti, fai schemi, progetta. Correggi il manoscritto.
Nota:durante il giorno lasciati il tempo sufficiente per visitare ogni tanto un museo, disegnare o fare una passeggiata in bicicletta. Disegna nei caffè, sui treni, nelle strade. Meno cinema! Và in biblioteca una volta alla settimana per le consultazioni.
Henry Miller, Una tortura deliziosa, Minimum fax 2003
Oggi col solicello tiepido di novembre il vicolo si sporgeva fuori, spingeva le sedie in strada vicino al bastone dei panni e al braciere: "E' asciutto, 'o pate d'e puverielle", dice mast'Errico, è uscito il padre dei poveri. E' il sole dei mesi freddi che mette la sua coperta addosso a quelli che non la tengono. Sono salite a Montedidio le voci degli ambulanti che approfittano delle finestre aperte per chiamare dalla strada nelle stanze. "Olive di Gaeta, tengo olive pietr' e zucchero, calate'o panaro". Parte una forza dalle gridate che fa affacciare la gente. Cogli occhi sono stato dalla parte della strada mentre lavoravo. Avevo desiderio, non di olive, di uscire. Imparo, il lavoro è questo, starsene buono a farlo quando fuori passa un sole basso che subito finisce, viene sera e uno sta ancora chiuso nella bottega e l'ha visto passare senza fargli un saluto.
Erri De Luca, Montedidio, Feltrinelli 2001
Forse non Montedidio, ma un più umile quartiere di periferia, è nei miei ricordi. E in quel tempo lì, i giorni dei morti erano davvero freddi e umidi.
Un pò di saggezza: "Non è il vento che fa muovere la barca, ma l'arte di disporre le vele" (Proverbio cinese).
Un pò di preoccupazione: " Mi sedetti dalla parte del torto perchè tutti gli altri posti erano occupati" (Bertold Brecht).
Succede che non si ha voglia di leggere in modo sequenziale un libro. Capita di trattare (o maltrattare) il materiale cartaceo che si ha tra le mani come un ipertesto.Vorresti che si aprissero finestre e link, che le tue orecchie sentissero gli innumerevoli click che si susseguono rapidamente. Allora gli occhi si spostano velocemente sopra, sotto, in mezzo, in principio di capoverso, a piè di pagina. Le mani seguono i comandi della mente, girano velocemente le pagine, alla ricerca di qualcosa di non definito. Si cambia libro, si prende un altro e poi un altro ancora. E' la lettura svogliata di chi cerca qualcosa di illuminante, o forse di chi non cerca proprio niente. Ma niente non si può dire questo passo, dice molto, io lo leggo semplicemente e lo trascrivo:
"E a Pin non resta che rifugiarsi nel mondo dei grandi, dei grandi che pure gli voltano la schiena, dei grandi che pure sono incomprensibili e distanti per lui come per gli altri ragazzi, ma che sono più facili da prendere in giro, con quella voglia delle donne e quella paura dei carabinieri, finchè non si stancano e cominciano a scapaccionarlo.
...
Pin sale per il carrugio, già quasi buio; e si sente solo e sperduto in quella storia di sangue e corpi nudi che è la vita degli uomini."(Calvino)