Satura

Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

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martedì, 04 novembre 2008

Antonio Di Pietro «Dell'Utri - dice l'ex pm - non ha mai sconfessato se stesso, vede nei mafiosi degli eroi, lo ha sempre detto, è la sua cultura».
postato da: meriggio alle ore 15:48 | link | commenti (6)
categorie: citazioni, attualità
domenica, 02 novembre 2008

Perchè lui non è basso: è diversamente longilineo.
Marco Travaglio su L' espresso
postato da: meriggio alle ore 17:57 | link | commenti (4)
categorie: citazioni, attualità
giovedì, 30 ottobre 2008

Così se ne vanno gli uomini che proprio non riescono a fare tutto quel che si vuole da loro: farfalla in gioventù e bacherozzo alla fine.
Cèline, Viaggio al termine della notte.
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categorie: citazioni, stati danimo
venerdì, 05 settembre 2008

Citare

Ravanando nei ricordi ci chiedevamo cosa restava ancora di tutto quello...Che avevamo conosciuto insieme (...)

Gli stessi ricordi hanno una loro giovinezza...Loro si trasformano quando li lasci andare a male in fantasmi disgustosi che trasudano egoismo, vanità e menzogne...Marciscono come delle mele...Ci stavamo a parlare della nostra giovinezza, a gustarla e rigustarla. Diffidavamo.

Céline, Viaggio al termine della notte, Corbaccio
postato da: meriggio alle ore 16:54 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, leggere
sabato, 12 luglio 2008

Con i capelli sciolti

Godersi il vento tra i capelli è un segno di massima trasgressione. vuol dire non portare il velo e scegliere la libertà, come ben spiegava la scrittrice palestinese Salwa Salem, nello splendido libro che ci ha lasciato, Con il vento nei capelli. "La cosa che preoccupava di più i miei genitori era la mia reputazione. Da noi esiste un'espressione particolare per indicare le ragazze troppo libere: ala hall shàriha che significa "con i capelli sciolti". Ho sempre trovato molto singolare che un'immagine così bella, l'immagine di una ragazza con i capelli al vento, fosse un'espressione offensiva".

Giuliana Sgrena, Il prezzo del velo.
postato da: meriggio alle ore 23:11 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, leggere
lunedì, 21 maggio 2007

Lo smalto granata e le nuvole di Tangeri

E se, dopo una giornata faticosa, buona parte della quale passata a Capri, mettessi i piedi in ammollo e cambiassi lo smalto delle unghie, da rosa chiaro a rosso granata, farei una cosa bella e rilassante no?

Intanto ho iniziato Partire di Tahar Ben Jelloun. Ecco l'incipit.

"A Tangeri, d'inverno, il Caffè hafa si trasforma in un osservatorio dei sogni e delle loro conseguenze. I gatti delle terrazze, del cimitero e del forno più importante del Marshan si danno appuntamento lì come per assistere a uno spettacolo silenzioso da cui tutti si fanno incantare. Le lunghe pipe di Kif circolano da un tavolo all'altro, e i bicchieri di tè alla menta si raffreddano circondati da api che finiscono per caderci dentro, nell'indifferenza degli avventori persi ormai da tempo nelle volute dell'hascisc e di fantasticherie da quattro soldi. In fondo a una delle sale, due uomini preparano scrupolosamente la pozione che dischiude le porte ai viaggi.Uno di loro seleziona le foglie  e le sminuzza con una tecnica rapida ed efficace. Nessuno dei due solleva la testa. Gli altri, seduti sulle stuoie e con le spalle al muro, fissano l'orizzonte come a interrogare il proprio destino. Guardano il mare, le nuvole che si confondono con le montagne, e aspettano l'apparizione delle prime luci della Spagna. Le seguono senza vederle, e talvolta le vedono proprio quando sono velate dalla bruma e dal cattivo tempo. 

postato da: meriggio alle ore 17:47 | link | commenti (11)
categorie: citazioni, leggere, altrove
domenica, 01 ottobre 2006

Calendari

Voglio inaugurare il primo giorno di ottobre scrivendo dei calendari. Se la memoria non mi inganna, già da bambina litigavo con mia sorella e con mio fratello su chi arrivava per primo a voltare pagina al calendario. Cos'era? Fretta di crescere? Inconsapevolezza e strafottenza del tempo che passa? O semplicemente lo sfizio di strappare la pagina e di sentirne il piacevole effetto onomatopeico? In casa ne avevamo uno, massimo due. Oggi ne ho contati cinque. Stamattina è stato P. a dare il benvenuto al decimo mese dell'anno. Quando sono uscita dalla cucina, dopo aver fatto il caffè, lo sguardo è caduto su quello posto sul muro dell'anticamera della cucina. I colori forti, caldi e intensi mi hanno fatto avvicinare alla foto che raffigura un gruppo di cinque musicisti cubani di Trinidad. La luce è la stessa che ho visto nel lontano ottobre del 1987, a Cuba. E chissà che in quei giorni non eravamo proprio lì a Trinidad. Città stupenda, Trinidad. I volti creoli dei musicisti si stagliano sullo scalcinato muro giallo e sulla celeste porta di legno. Due di loro sono anziani, hanno il panama e la camicia bianca, ricordano i Buena Vista Social Club e Chan Chan. Sono sorridenti, forse più malinconico proprio uno dei due anziani. Quello in cucina, invece mi riporta al mondo classico. Essenziale, nel colore bianco prevalente, e nel rosso pompeiano, porta stilizzata, in basso, l'immagine di due donne romane. Nello studio ne ho due. Uno piccolo e significativo per il disegno naif, in inglese. L'altro, beh, l'altro è un poster del Boss. Per tutto ottobre ci terrà compagnia in camicia bianca con maniche arrotolate e gilet, e l'immancabile chitarra. Ma di lui si parlerà la settimana prossima. Infine nell'ingresso ho un calendario più letterario. Per questo mese vi campeggia il volto sorridente di un'anziana scrittrice, Lia Levi. Di lato è riportata una citazione tratta da un suo libro. " Le mie mura sono vecchie e stanche. Ho vissuto. Ho visto scorrere l'avventura del tempo e dei giorni e ho provato amore e sconfinata pietà per tutti loro. Ora sono qui per testimoniare. Non posso cedere perchè io sola conosco e nascondo un segreto. Resisterò in piedi finchè qualcuno riuscirà a riportarlo alla luce (Tutti i giorni di tua vita)
postato da: meriggio alle ore 16:34 | link | commenti (15)
categorie: citazioni, riflessioni, bazzecola
sabato, 25 marzo 2006

Citazione

Ha detto bene Moretti «Un governo con una maggioranza così netta che ha paura di un film fa un po' tenerezza: hanno il mito del coraggio e hanno paura di tutto. Hanno il mito della forza e sono fragilissimi».
postato da: meriggio alle ore 15:43 | link | commenti (2)
categorie: citazioni, parole
lunedì, 23 gennaio 2006

Mesostici

Scrivi il tuo nome in verticale. Inserisci in orizzontale ciascuna lettera in parole o frasi che alla fine, unite, ti diano un piccolo testo di senso compiuto che parli di te.

   Ho sempRe

                 dEsiderato

                  iNcontrare

gente nuovA e

     differenTe, nella

               miA vita

Renata Balducci, Scrivere di sé:manuale di scrittura creativa.

postato da: meriggio alle ore 16:27 | link | commenti (11)
categorie: citazioni
giovedì, 19 gennaio 2006

Cìcere e paròla

Memore del lavoro svolto in classe sui proverbi e i modi di dire napoletani, sono tornata a casa con l'idea di preparare pasta e ceci. Poi ho visto il pacchetto di cuscus e...alè, in pochi minuti, profumato con aromi vari, ho portato a tavola un gustosissimo piatto di cuscus ai ceci. Anzi con i cìcere.

Per voi un assaggio di ... espressioni dialettali:

nun sapé' tené' tre cìcere 'mmòcca = non saper tenere tre ceci in bocca, cioè palesare tutto, svelare i segreti. Da mettere in relazione con la frase italiana avere il cece nell'orecchio = esser sordo, in cui il cece sarà un'escrescenza o un grosso foruncolo che impedisce di sentire;

avé' cicere e po' fave sécche = essere torturato e poi incarcerato. La frase va messa in relazione con quella italiana insegnare a rodere i ceci = mostrare ad uno un suo errore castigandolo; l'idea è presa dalla difficoltà che si incontra nel tritare i ceci secchi con i denti. 

 

postato da: meriggio alle ore 14:08 | link | commenti (9)
categorie: citazioni
lunedì, 26 dicembre 2005

Sulla natività

Ho letto su "Il Mattino" di venerdì 23 dicembre questo racconto di Erri De Luca, che non è tra i miei scrittori preferiti, nonostante io abbia postato stralci dei suoi libri. A me gli scrittori devono stupire perchè dissacranti alla Philip Roth, cervellotici alla Javier Marias, taglienti alla Paul Auster per citarne solo alcuni. De Luca mi lascia poche cose, cionondimeno mi considero una sua discreta stimatrice. E l'ammirazione è aumentata quando ho letto " Natività la versione di Miriam". Mi è piaciuto perchè a raccontare la nascita di Gesù è MIriam (Maria), a lei viene dato per una volta il diritto di cronaca,, il diritto di scrivere quella notta, di dire che " il più grande miracolo fu che lo misi al mondo tutta sola, fu che seppi, lì e in quell'ora, esattamente cosa fare e come." Perchè Giuseppe accetta la gravidanza sorretto da un amore superiore a quello di Miriam e infine perchè commuove questa donna che desidera per suo figlio un destino diverso, un destino uguale a quello di tanti altri uomini, scandito dalla nascita, dalla paternità, dalla vecchiaia e dalla morte. Uomo tra uomini.

Il racconto inizia così: Le donne mi raccomandavano l'aborto: "Vuoi farti lapidare? Se incinta e non sei sua moglie". Mai: che siano gli uomini a ucciderci insieme. Giuseppe fu il primo a saperlo. Glielo dissi quello stesso giorno: è entrato il maestrale di marzo nella casa. A mezzogiorno, porte e finestre aperte, mi ha avvolto, mi ha portato l'annuncio e mi ha lasciato il seme. Ero sola, non mi ha spogliato, non si è sollevato il bordo del vestito. Solo il nodo della tunica sul fianco, quello si è slegato".

 E poi su Giuseppe: Io Avevo avuto il vento di maestrale, l'assalto di un annuncio, Giuseppe aveva solo la mia voce. Quale amore, superiore al mio, lo sorreggeva? Avevo ascoltato: "Benedetta sei tu tra le donne ", io sì. grazie, ma lui? per me era stato facile ubbidire, ma lui come faceva a dare fede e ascolto a una ragazza incinta? Giusepppe in quell'ora fu il più grande dei padri, dei mariti e dei fratelli, senza essere nessuno di loro.

Infine in chiusuraCosa diventerà, chi sarà, chi è già questo figlio del vento di marzo? Salvalo, Signore. Lo chiamerò Ieshu (Gesù) formula che contiene una sillaba del verbo salvare. Salvalo, Signore. Così mi salì alle labbra una preghiera strana: " Fà che questo figlio sia mediocre e pigro, un semplice che si contenti del mestiere di falegname, sposi una donna e mi metta sulle ginocchia una squadra di marmocchi. Fà che sia ignorante, che diventi ministro, che vada d'accordo coi romani che ci sono toccati in sorte per castigo tuo" Il bambino ebbe un rigurgito e sputò il latte.

Quando nasce un figlio, una madre gli augura ogni dote e virtù, io in quella notte no.

Infine bussò Giuseppe, chiese permesso, entrò, con un sorriso disse: "Assomiglia a te".

 

postato da: meriggio alle ore 18:39 | link | commenti (9)
categorie: citazioni, leggere
lunedì, 28 novembre 2005

Per chi ama scrivere

Programma quotidiano

Mattina:

se hai la mente annebbiata, trascrivi gli appunti e sistemali,

come stimolo.

Se sei in forma, scrivi.

Pomeriggio:

occupati della sezione su cui stai lavorando, seguendo scrupolosamente il piano. Niente intrusioni, niente distrazioni. Cerca di finire una sezione alla volta, e di finirla sul serio.

Sera:

incontra gli amici. Leggi nei caffè.

Esplora i quartieri sconosiuti, a piedi se piove, in bicicletta se non piove.

Scrivi se ne hai voglia, ma solo in base al programmma secondario.

Se ti senti svuotato o stanco, dipingi.

Prendi appunti, fai schemi, progetta. Correggi il manoscritto.

Nota:durante il giorno lasciati il tempo sufficiente per visitare ogni tanto un museo, disegnare o fare una passeggiata in bicicletta. Disegna nei caffè, sui treni, nelle strade. Meno cinema! Và in biblioteca una volta alla settimana per le consultazioni.

Henry Miller, Una tortura deliziosa, Minimum fax 2003

postato da: meriggio alle ore 15:45 | link | commenti (8)
categorie: citazioni
mercoledì, 02 novembre 2005

Novembre

Oggi col solicello tiepido di novembre il vicolo si sporgeva fuori, spingeva le sedie in strada vicino al bastone dei panni e al braciere: "E' asciutto, 'o pate d'e puverielle", dice mast'Errico, è uscito il padre dei poveri. E' il sole dei mesi freddi che mette la sua coperta addosso a quelli che non la tengono. Sono salite a Montedidio le voci degli ambulanti che approfittano delle finestre aperte per chiamare dalla strada nelle stanze. "Olive di Gaeta, tengo olive pietr' e zucchero, calate'o panaro". Parte una forza dalle gridate che fa affacciare la gente. Cogli occhi sono stato dalla parte della strada mentre lavoravo. Avevo desiderio, non di olive, di uscire. Imparo, il lavoro è questo, starsene buono a farlo quando fuori passa un sole basso che subito finisce, viene sera e uno sta ancora chiuso nella bottega e l'ha visto passare senza fargli un saluto.

Erri De Luca, Montedidio, Feltrinelli 2001

Forse non Montedidio, ma un più umile quartiere di periferia, è nei miei ricordi. E in quel tempo lì, i giorni dei morti erano davvero freddi e umidi.

postato da: meriggio alle ore 16:20 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, leggere
venerdì, 02 settembre 2005

Le parole degli altri

Un pò di saggezza: "Non è il vento che fa muovere la barca, ma l'arte di disporre le vele" (Proverbio cinese).

Un pò di preoccupazione: " Mi sedetti dalla parte del torto perchè tutti gli altri posti erano occupati" (Bertold Brecht).

postato da: meriggio alle ore 16:50 | link | commenti (1)
categorie: citazioni
lunedì, 09 maggio 2005

Lettura svogliata

Succede che non si ha voglia di leggere in modo sequenziale un libro. Capita di trattare (o maltrattare) il materiale cartaceo che si ha tra le mani come un ipertesto.Vorresti che si aprissero finestre e  link, che le tue orecchie sentissero gli innumerevoli click che si susseguono rapidamente. Allora gli occhi si spostano velocemente sopra, sotto, in mezzo, in principio di capoverso, a piè di pagina. Le mani seguono i comandi della mente, girano velocemente le pagine, alla ricerca di qualcosa di non definito. Si cambia libro, si prende un altro e poi un altro ancora. E' la lettura svogliata di chi cerca qualcosa di illuminante, o forse di chi non cerca proprio niente. Ma niente non si può dire questo passo, dice molto, io lo leggo semplicemente e lo trascrivo:

"E a Pin non resta che rifugiarsi nel mondo dei grandi, dei grandi che pure gli voltano la schiena, dei grandi che pure sono incomprensibili e distanti per lui come per gli altri ragazzi, ma che sono più facili da prendere in giro, con quella voglia delle donne e quella paura dei carabinieri, finchè non si stancano e cominciano a scapaccionarlo.

...

Pin sale per il carrugio, già quasi buio; e si sente solo e sperduto in quella storia di sangue e corpi nudi che è la vita degli uomini."(Calvino)

 

postato da: meriggio alle ore 20:53 | link | commenti (11)
categorie: citazioni, riflessioni, leggere
domenica, 09 gennaio 2005

...il mare d'estate (II parte)

" In quelle baie e grotte, lontano dagli occhi dei marinai, scoprivamo il gusto di sottrarre il culo all'umido del costume e di esporlo all'aria fresca -nei primi attimi l'umido evaporava e ventilava le carni- ma subito diventava cocente, e su quelle carni bianche il sole pareva concentrare tutto il suo ardore; e dopo aver cambiato posizione, lo lavavamo dalla sabbia che lo sfregava; tenendolo a mollo nel mare come una papera galleggiante. Ma mai quel costume toglievamo del tutto, solo lo abbbassavamo un pò dietro. Perchè, veramente vergognose, anche tra noi fratelli, erano le parti di quella zona del corpo, e mai i culi. Sicchè ciascuni di noi guardava il bianco culo dell'altro, esposto al sole o a bagno nell'acqua, che ci pareva familiare, innocuo e stolido come gli oggetti domestici; e ci rammentava la stanza buia in cui ci rinchiudevano per le comuni malattie infettive, la rosolia, la scarlattina, il morbillo, con tutti i materassi in terra, la porta che si apriva ogni tanto alle cura della mamma o della nonna, il continuo pispiglio quando la febbre era alta; e le capriole da un materasso all'altro, quando invece  calava, e la porta era chiusa. O, più indietro nel tempo, quando eravamo stesi a succhiare ciascuno la sua bottiglia, nella luminosa mattinata. (...) Dei fondali e degli scogli per chilometri lungo la costa conoscevamo ogni segreto; spesso ci affiancavamo per ore a un figlio di pescatori che raccoglieva le patelle e i granchi; di questi ragazzi spesso non conoscevamo nemmeno il nome, ma veniva spontaneo passare le ore insieme. A volte uno di loro ci portava a casa sua; la stanze erano dipinte di azzurro; e ci mostrava nella credenza piccoli navigli, grandi conchiglie tropicali e foto di zii annegati; in quelle stanze era sempre sospeso l'odore pungente dell'aglio fritto o gravava impalpabilmente oleoso quello dei polipi affogati, che borbottavano in un tegame di coccio; dovunque poi si ammuccchiavano reti; negli angoli o sotto i letti, e sempre qualcuno era seduto in terrra a ripararle.(...) Aspettavamo il crepuscolo, quando il rumore del mare si chetava, partivano per la pesca le paranze che si dondolavano nel porticciolo; avevano tutte insegne di legno intagliato e dipinto inchiodate sull'albero a prua, e quale raffigurava un pesce, quale una sirena, quale un delfino, quale la Madonna Turrita, molte la Madonna Nera, alcune una stella. Distesi a pancia sotto, con i gomiti affondati nella sabbia, le mani a sostenerci il volto, guardavamo immobili e affascinati le insegne dondolanti contro il cielo rosa e viola; all'orizzonte un addensamento azzurro indicava le isole. Senza più voglia, ormai esausti, guardavamo il tuffo tardivo di un ragazzo dal bordo di una paranza o quello più ardito di un giovane dalla sommità della grotta. In contrasto con tutto il calore accumulatosi nel corpo e che riaffiorava alla pelle, l'ora crepuscolare ci faceva rabbrividire. Raccattavamo allora i nostri panni e ci avviavamo pian piano per le scale e per i sentieri in salita; ma pronti, una volta arrivati a casa, dopo un frettoloso saluto allla mamma, il rapido furto di un anticipo della cena in cucina, una polpetta, una patata bollita, a correre di nuovo verso le sfrenatezze serali della piazza; e ci inseguiva per le scale il rimbrotto della mamma, perchè avevamo lasciato i costumi da bagno in terra e nemmeno ci eravamo pettinati. La sera, col fresco, i giochi diventavano più violenti, più alte le grida, quasi a coprire i richiami che sapevamo presto si sarebbero avvicendati dalle finestre, quasi anche a scongiurare l'ora dei rendiconti serali attorno al desco, e soprattutto l'angoscia del sonno." (Fabrizia Ramondino)
postato da: meriggio alle ore 20:02 | link | commenti (6)
categorie: citazioni