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giovedì, 15 maggio 2008

Impazza la mucca... artistica 2


Non sono stupende?
postato da: meriggio alle ore 16:51 | link | commenti (9)
categorie: arte, curiositĂ  dal mondo

Impazza la mucca...artistica


Per ora le ho viste da lontano. La mandria artistica approdata a Capri, stamattina, era ferma in fondo al molo. Spero di poterle fotografare. Io le trovo bellissime.

Sono centinaia gli esemplari di coloratissime "Cow" realizzate dagli artisti, e ormai formano una enorme collezione che conta milioni di fan: ogni città per ogni data registra un flusso turistico di due milioni di visitatori. Le mucche in vetroresina dipinta, a grandezza naturale, vengono collocate nei punti più diversi delle città. C´è la mucca vittoriana, con rose e fiori, quella liberty con una modella dalla linea sinuosa sul dorso, la mucca paesaggistica e quella iperrealista. Ampie le citazioni dalla storia dell´arte: la mucca Pollock è percorsa da rivoli di pittura sgocciolante come quelli usati dal celebre artista americano. Altri hanno creato degli ibridi: mucche che somigliano ad antilopi, che hanno musi da tigri, facce da zebra, o sono incrociate con veicoli a motore. Non mancano i bovini umanizzati che guidano moto o fumano sigarette. (www.repubblica.it)

postato da: meriggio alle ore 16:15 | link | commenti (7)
categorie: arte, curiositĂ  dal mondo
martedì, 13 maggio 2008

Di-pendolarismo

I pendolari: nuovi malati
La giornata comincia all'alba: c'è un treno da prendere. Poi l'attesa del convoglio, magari in ritardo, con l'apprensione di una possibile perdita delle successive coincidenze. Poi l'arrivo in città e l'attesa dell'autobus, del tram o della metropolitana. E poi, l'agognato traguardo: l'ufficio, con la «strisciata» del badge entro l'orario. Vita quotidiana da pendolari, esposti ogni giorno ai capricci dei ritardi e dei tempi morti. In Italia sono 13 milioni secondo il Censis.
Una massa di lavoratori che, minimo, rischia di cominciare a lavorare già stressato.
Lo ha ribadito e sottolineato Massimo Di Giannantonio, psichiatra dell'università Gabriele D'Annunzio di Chieti e dirigente della Società italiana di psichiatria (Sip). «Sul pendolare grava un impegno che lede la dimensione dell'identità», spiega Di Giannantonio. «E alla condizione di stress si aggiunge l'instabilità e la vulnerabilità. I pendolari non sono mai consapevoli della loro autonomia lavorativa. Per loro il viaggio è una perdita di tempo, denaro, energia mentale, concentrazione».

PERDITA DI CREATIVITA' - Il prezzo viene pagato in vari modi, ma anche e soprattutto con la riduzione della creatività sul lavoro: «Impercettibilmente, anno dopo anno, il pendolare accumula stress e fatica psicofisica, un gap in termini di rendimento e motivazione che lo porta all'appiattimento lavorativo».
Il pendolare stanco è uno stressato cronico, osserva Di Giannantonio, e «la manifestazione fisica del disagio è la componente ossessiva che entra nel suo comportamento quotidiano. Dovendo difendersi dalle situazioni che vive, sviluppa aggressività e attenzione maniacale per i propri ritmi quotidiani».

RITUALI OSSESSIVI - Il pendolare è severo nelle tabelle di marcia, ossessionato dagli orari e da rituali di cui non riesce più a fare a meno. Il campanello d'allarme, avverte lo psichiatra, «sono le reazioni violente che ha nei confronti di chi gli tocca queste abitudini». L'imprevisto, e tutto quello che intacca il ritmo dei suoi viaggi, rappresenta un danno incalcolabile per il suo equilibrio emotivo. «Il pendolare cronico - prosegue l'esperto - ha reazioni che denotano una forte instabilità e irritabilità, perchè si è costruito una struttura che non ammette deroghe». Non sono esenti da conseguenze psichiche neanche i «pendolari fasicì»: chi affronta lunghi viaggi settimanali o periodici. Un esempio sono i marinai o i lavoratori delle piattaforme petrolifere. «In questo caso - spiega Di Giannantonio - il pendolare va incontro a un'alternanza bioritmica negativa: per un determinato lasso di tempo si occupa solo del lavoro raggiungendo la piena realizzazione. Poi nel periodo di pausa, al ritorno a casa, si sente improvvisamente come disoccupato, ha difficoltà a riempire tutto il tempo di cui dispone e va incontro a noia, abulia e disadattamento, con gravi conseguenze sui rapporti familiari». (www.corriere.it)

Mah! Forse tecnicamente io rientro nella categoria dei pendolari, devo dire però che non patisco i "disturbi" di cui si parla qui in quest'articolo. Anzi, eccezion fatta per certi momenti che, credo, capitano a tutti, di insofferenza per alcuni colleghi, vivo, il più delle volte, la "dimensione viaggio" come momento per coltivare i miei interessi per la lettura e la musica. Vero è che gli orari dei mezzi di trasporto ci condizionano e a volte ci stressano. Comunque, senza nulla togliere alla serietà dell'indagine, posso dire che le ripercussioni negative nel mio caso sono abbastanza limitate. Per ora.


 


 

postato da: meriggio alle ore 17:27 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni, curiositĂ  dal mondo
domenica, 24 febbraio 2008

Un fatto curioso

NAPOLI - Guardate, ammirate, nella strada dove sorge il nostro hotel monnezza non ce n'è. Per guardare e ammirare questo «miracolo» il titolare del Chiaja hotel de charme di Napoli Pietro Fusella ha puntato da ieri una webcam sull'isola pedonale del quartiere. E con le immagini trasmesse in tempo reale (guarda) l'albergo dimostra che la spazzatura è una piaga che affligge la città solo in parte. I percorsi turistici, insomma, sono salvi.
SODDISFATTI O RIMBORSATI - «In questi giorni si parla solo di Napoli e dei suoi rifiuti - si legge in un comunicato dell'albergo - Questa webcam puntata sull'isola pedonale di Chiaia, a pochi metri da Piazza del Plebiscito, ti confermerà che la città se non è pulita come Ginevra, è almeno non più sporca di tante altri centri italiani ed europei». Segue la formula «soddisfatti o rimborsati». A cui si può aggiungere il neologismo: vedere via web per credere.
L'IDEA DI UN SITO «COLLETTIVO» - Fusella commenta: «Non intendo polemizzare con nessuno. L'iniziativa della webcam ha solo valore propositivo. È fatta per la città. Una sorta di controinformazione rispetto alle notizie nefaste e spesso inesatte che vengono diffuse dai tg nazionali su Napoli. Perchè è innegabile che il dramma è vissuto soprattutto in periferia e provincia, non in centrocittà. A beneficiare dell'idea - aggiunge - non è solo il mio hotel bensì l'intero comparto ricettivo, che in questo momento di crisi ha enormemente bisogno di pubblicità positiva». Fusella spera che in tanti seguano il suo esempio, e rilancia: «Ho proposto di fare un sito internet con più webcam su tutti gli alberghi delle zone turistiche della città».
Alessandro Chetta
22 febbraio 2008
(www.corrieredelmezzogiorno.corriere.it)
postato da: meriggio alle ore 17:24 | link | commenti (12)
categorie: curiositĂ  dal mondo
lunedì, 19 novembre 2007

Aqua-ae

Acqua: la «rivincita del rubinetto» Da Milano a New York le autorità promuovo la rinuncia alla «plastica». L'esperto:«E' sicura. Scelta giusta»
Il trend è, in ogni caso, ormai generalizzato. La «moda» è stata avviata dai movimenti ambientalisti americani, preoccupati dal problema dello smaltimento delle bottiglie di plastica, ma ormai si è liberata dell'etichetta di prassi un po' da «snob upperclass», tant'è vero che persino il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha lanciato una vera e propria campagna pubblicitaria per convincere i suoi concittadini a preferire l’acqua di casa. Ma, problemi ambientali ed economici a parte, che cosa ne pensano gli esperti in termini di salute? Meglio l’acqua del rubinetto o quella in bottiglia?

«La preferenza per l'acqua in bottiglia è assolutamente sensata se a informarla sono motivi di gusto» spiega Giovanni Pastore, esperto dell’Inran (Istituto nazionale Ricerca Nutrizione e Alimenti), che ha collaborato alla stesura delle linee guida per la sana alimentazione dell’Inran, con particolare attenzione proprio al capitolo sull’acqua. «Per esempio se piace l’acqua gassata è chiaro che non c’è concorrenza fra le acque in bottiglia e quella del rubinetto. Dal punto di vista igienico e sanitario invece l’acqua del rubinetto è molto controllata e quindi sicura almeno quanto quella in bottiglia».(www.corriere.it)

Sono anni che bevo acqua di rubinetto. Non sarebbe male che anche a Napoli ci fosse una promozione simile. La campagna contro il fumo, contro il fumo nei parchi, non mi convince, nonostante il buon senso sotteso all'iniziativa.
postato da: meriggio alle ore 15:13 | link | commenti (12)
categorie: curiositĂ  dal mondo
mercoledì, 19 settembre 2007

Un sorriso premiato

Agli appassionati di lettere (al mondo intero, per la verità) il nome di Scott E. Fahlman non dice nulla. Eppure questo oscuro professore della Carnegie Mellon University ha portato più emozione alla scrittura mondiale di tanti più celebrati autori. E' stato infatti Fahlam a introdurre, 25 anni fa, il concetto di "emoticon": tre semplici caratteri (due punti, trattino, parentesi tonda) per simboleggiare una faccia sorridente nelle comunicazioni elettroniche. Era il 19 settembre 1982 quando il professore, allora trentaquattrenne, inviò a una bacheca elettronica della Carnegie Mellon un messaggio destinato a passare alla storia: "Propongo i seguenti caratteri per indicare le burle: :-) Leggeteli ribaltati su un lato". Il simbolo, che permetteva di riconoscere immediatamente i messaggi ironici, evitando gli equivoci tipici della comunicazione scritta, venne subito adottato dai colleghi di Fahlman e si diffuse rapidamente in ambito accademico. Il boom di internet negli anni Novanta l'ha reso universalmente noto, affogandolo in un mare di varianti: il punto e virgola simbolo dell'occhiolino, la D simbolo della risata a bocca aperta, la P simbolo della linguaccia. "A volte mi chiedo quanti milioni di persone hanno digitato questi caratteri, e quante hanno inclinato la testa per leggere uno smiley", dice Fahlman celebrando l'anniversario. La paternità dello smiley sembra abbastanza acclarata, per quanto non siano mancati anche prima del 1982 tentativi meno fortunati di emoticon: nell'alfabeto Morse, fin dal 1857, era previsto il codice "73" per indicare brevemente "saluti e baci". Nel 1912 un giornalista americano, Ambrose Bierce, propose la sequenza \__/ come simbolo di una bocca sorridente. Prima di Fahlman fu addirittura Vladimir Nabokov, l'autore di Lolita, ad augurarsi "l'esistenza di un particolare segno tipografico per il sorriso" con il quale rispondere ironicamente alla domanda di un giornalista del New York Times. In occasione del venticinquesimo anniversario, la Carnegie Mellon University ha lanciato un premio annuale di 500 dollari, lo "Smiley Award", per l'innovazione nelle comunicazioni elettroniche. Chissà se tra i discepoli di Fahlman ci sarà qualcuno in grado di introdurre una novità semplice, efficace e rivoluzionaria come quei tre caratteri nati un quarto di secolo fa.

www.repubblica .it

postato da: meriggio alle ore 07:58 | link | commenti (10)
categorie: curiositĂ  dal mondo