
| Meno male che ho trovato un bel posto tutta la notte ci resterò sabato sera argento vivo addosso sei ancora in ufficio però. Dammi solo un'ora baby un'ora per cambiare per farmi rimorchiare. Dammi solo un'ora baby che Dio ti benedica che fica |





Come hai fatto a sopravvivere ?
a metà corsa, ricordavano di non avere freni
.Dopo vari scontri contro i cespugli, imparammo a risolvere il problema. Si, noi ci scontravamo con cespugli, non con auto!
. Non avevamo cellulari...
cosicché nessuno poteva rintracciarci.
Impensabile .
, poi andavamo a casa per il pranzo
con tutta la famiglia
ci rompevamo un osso
, perdevamo un dente
, e nessuno faceva una denuncia per questi incidenti. La colpa non era di nessuno, se non di noi stessi.
perché stavamo sempre in giro a giocare...
dolby surround
, cellulari personali
, computer
, chatroom su Internet ... Avevamo invece tanti AMICI.
, suonavamo il campanello o semplicemente entravamo senza bussare e lui era lì e uscivamo a giocare.
, fallimenti
,
successi,
responsabilità ...
Come abbiamo fatto a sopravvivere ? ed a crescere e diventare grandi ? 

Fatemi conoscere Gramellini. Per dirgli che la deve smettere di scrivere quello che penso io. Mi ruba i pensieri e poi, siccome è (molto) più esperto di me nella comunicazione scritta, li pubblica su "La Stampa". Riceve circa quaranta commenti (che io non leggo mai) sul suo sito e così è diventato famoso. ![]() Sto scherzando, è chiaro. Complimenti a Gramellini. Per davvero. "Dice l'Istat che appena il 6% degli stupri viene commesso da estranei, categoria nella quale rientrano, senza esaurirla, gli immigrati brutti sporchi e cattivi: la stragrande maggioranza è opera di mariti, fidanzati e rispettabili ex. Adesso ci aspettiamo la convocazione di un Consiglio dei ministri straordinario che disponga misure di sicurezza all'interno delle famiglie e l'invio di ruspe nei condomini col compito di spianare i tinelli nei quali si rintanano gli stupratori in pantofole: impuniti, per lo più. Non si vuole certo negare l'esistenza di clandestini pericolosi. Ma dare al fenomeno le giuste dimensioni, che non sono quelle che si percepiscono ascoltando una conversazione al bar, guardando la televisione o sfogliando i giornali. La realtà è quasi sempre migliore, comunque diversa, da come la si rappresenta. Prendete lo studio dell'istituto di pediatria sui sogni dei giovanissimi. Undici ragazzine su cento sperano di diventare veline. Ma ottantanove no, vogliono ancora fare i medici, gli architetti, le parrucchiere. E ottantanove è una percentuale strepitosa, se si pensa che gli adulti descrivono una gioventù di bulli e pupe interessate solo ad apparire. La ricerca della felicità è un diritto sancito dalla Dichiarazione d’indipendenza americana. In Italia mi accontenterei di rendere meno vincolante la ricerca della depressione, che alimentiamo di continuo proiettando i fantasmi deformati delle nostre paure, per poi provarne spavento. Come quando da bambini ci mettevamo la maschera di Belfagor e passando davanti a uno specchio lanciavamo urla genuine di terrore." |
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Stamattina non avevo proprio voglia di sentirli. Stamattina avevo bisogno di sentire canzoni e di leggere Paul Auster.
La libertà passa anche per queste cose.
I miei colleghi sono di qualche anno più giovani di me. Stamattina erano noiosi, proprio non mi andava di seguirli nelle loro banalità. Così mi sono alzata e mi sono seduta più a poppa. C'era anche un motivo tecnico. Là dove eravamo seduti, si sarebbero congelati i piedi. E' un punto umido e freddo. Sono passata più indietro, dicendo che preferivo leggere e che ci saremmo rivisti al momento dello sbarco. Il mio nuovo vicino mi chiede, sorridendo, se il mare si sentiva di più dove ero prima. Va a spiegare i motivi per cui mi sono spostata. Dico di no, che non si sentiva molto. Il suo sguardo si posa diverse volte su di me. Vorrei stroncare sul nascere qualsiasi tentativo di conversazione. Scarta' fruscio e piglia' premmera. Apro il libro, prendo gli auricolari e leggo. Ha una faccia di canaglia. Chissà che fa, mi chiedo. Avverto il suo sguardo, forse si chiederà cosa nascondo nella borsa. Cambio canzone con l'ipod. Alzo gli occhi e faccia di canaglia mi fa un bel sorriso. Gli faccio un bel sorriso. Sarà la canzone che sto ascoltando. Butto la testa sul libro e leggo con nella mente... pensiero stupendo nasce un poco strisciando: "Quella sera mi sentivo in forma. Sophie mi ispirava, e non faticai molto per scaldarmi. Raccontai barzellette e aneddoti, eseguii piccoli giochi di destrezza con le posate. Quella donna era così bella che non riuscivo a staccare lo sguardo da lei. Volevo vederla ridere, vedere le reazioni del suo volto a quello che dicevo, scrutarne gli occhi, studiarne i gesti. Dio solo sa che stupidaggini mi uscirono di bocca, ma cercai di restare più distaccato che potevo, di celare i miei veri propositi sotto questo attacco di charme. Fu la parte più difficile (Paul Auster, Trilogia di New York, pag. 228).
Questo che segue è un altro pezzo di Massimo Gramellini (pubblicato ieri su La Stampa). Mi piace riportarlo perchè mi ha divertito leggerlo e perché offre, secondo me, diversi spunti di riflessione. Primo: l'assenza di imbarazzo dinanzi alla telecamera del giovane tassista di Lecce; secondo (questo è duro): le riforme scolstiche che si sono susseguite; terzo: l'evoluzione della lingua e quindi anche dei modi di dire; quarto: che il giovane tassista abbia più estro di quel che si creda e abbia colto soprattutto nella prima parte (La Bellucci è tutta contorno) la stessa identica idea che sottende al "Tutto fumo e niente arrosto"?
Insomma, dite la vostra, se volete.
Non riesco a togliermi dalla testa il tassista di Lecce intervistato nei giorni scorsi dal Tg3 a proposito della presenza in quella splendida città barocca della non meno splendida e barocca Monica Bellucci. «Si tratta di una delle migliori attrici italiane, però dovrebbe imparare a recitare», esordiva spigliato e senza la minima ambizione ironica il campione della Gente Comune. Poi, evidentemente ancora non sazio, rincarava la dose: «La Bellucci è tutta contorno e niente fumo».
A questo punto vorrei capire dove e quando abbiamo sbagliato. Come sia possibile che un giovane uomo, cresciuto in una nazione che gli ha garantito almeno otto anni di istruzione finanziati dalla collettività, possa mettere il contorno al posto del fumo e il fumo al posto dell’arrosto, non riesca a cogliere l'incongruenza logica fra l’essere una delle migliori attrici (falso) e il non saper recitare (vero), ma soprattutto sia capace di inanellare tali sfondoni dinanzi a una telecamera senza trasudare imbarazzo, neanche una gocciolina. Di quale delle duecento riforme scolastiche susseguitesi nell’ultimo mezzo secolo sarà figlio cotanto cervello? E per quale motivo i nonni del tassista di Lecce, che a differenza del nipote si fermarono probabilmente alla terza elementare, non avrebbero mai pronunciato una castroneria simile? Alla prima domanda, l’unica risposta credibile è: tutte. Alla seconda, che magari i nonni erano quasi ignoranti come lui, ma non se ne vantavano ancora. Avevano troppo rispetto e timore delle parole per pattinarvi sopra con sciagurata disinvoltura.
Ho letto che nel golfo di Napoli sono ritornati a rubare i tender, i gommoni o motoscafi d'appoggio dei miliardari in transito nelle nostre acque. Tra le vittime anche Denzel Washington che ha navigato ad inizio agosto verso Capri ed Ischia, a bordo del suo yacht, Paloma, affittato per l'occasione. Quando ho visto la sua foto sul giornale non ho potuto fare a meno di pensare all'ispettrice Tropea e al suo..."Denzel denzel denzel".
(Pietro Treccagnoli, Non lo chiamano veleno. Pag 100). 
CITTA' DELLA PIEVE - Una vincita di un milione di euro con il "Gratta e vinci" è stata realizzata in Umbria a Città della Pieve, nel bar "New Millenium".
Secondo quanto riferito dai gestori del locale, nella centrale piazza Plebiscito, a grattare il fortunato tagliando è stata una donna del posto. Dopo avere saputo della vincita, la donna ha accusato un leggero malore, senza conseguenze.
Ah, la fortuna!! Qualche giorno fa ho speso 20 euri per un due biglietti "gratta e vinci". Mentre grattavo le caselline, mi "trizziavo" i numeri. Che goduria! Non ho vinto niente, altrimenti non starei qui a raccontare. Ma i brividi lungo la schiena e il solletico dentro lo stomaco, quelli li sento ancora. Auguri alla signora. Che stia bene, per lungo tempo.
Detesto i soprammobili. Voi interpretate come vi pare.
Nell'Assedio di Bernardo Bertolucci (1999), Shandurai è una giovane africana, studentessa in medicina, che lavora come colf in casa di un pianista inglese, Mr. Kinsky. La storia è ambientata a Roma in un appartamento che affaccia su Trinità dei Monti. La dimensione verticale dello spazio (la scala a chiocciola) ha un suo significato, almeno credo. Nel corso della storia tra i due protagonisti nasce una relazione, fatta di un guardarsi di nascosto, di un parlarsi senza parole, di un comunicare con gesti, con azioni. Tra queste, ricordo le scene in cui un po' alla volta la casa si svuota di tutti i soprammobili che Shandurai spolverava con estrema calma, tutti i giorni. I soprammobili scompaiono. E' una forma di linguaggio. Due mondi diversi che si avvicinano. Quello che Shandurai si è lasciata alle spalle, un paese sotto regime dittatoriale, un marito prigioniero dei militari, e quello artistico e solitario di Mr. kinsky.
Ogni volta che metto un po' di ordine in casa come sto facendo in questi giorni, mi viene in mente questo film e penso a quando Tania, che viene dall'Ucraina, si ritrova a fare lo stesso lavoro, di sabato, come stamattina.
Non c'è due senza tre.
Dante, un errore grave nella traccia.
Un errore di distrazione. Eh, ministro, ma si rende conto?? Era meglio che copiavano, ministro...i suoi collaboratori, certo, sennò chi? Non gli ha dato tempo ed ecco i risultati.
"E non vi succeda MAI di dire che chi legge - professore, corteggiatore, amico o genitore - «non ha capito». Se non ha capito, è colpa vostra: non vi siete fatti capire." (Severgnini)
Divertentissimo il decalogo di Severgnini per la maturità 2007. Ma anche lui, in questo punto, ha toppato. Eh, sì, perchè, malgrado sia uno che gira per i licei milanesi, per i suoi corsi sulla scrittura, non si è reso conto che davvero ci sono quelli che non sanno leggere!!! In tutti i sensi. Quindi difendetevi, dite "Lei non ha capito." 


«NON SI COPIA» - «Vorrei dire ai ragazzi - dichiara il ministro - che, nonostante i consigli di qualche amante delle scorciatoie, a scuola non si copia. Mi ostino a pensare - aggiunge - che la furbizia abbia il fiato corto e che alla fine primeggi solo chi è preparato perché l'unico modo per sottrarsi ad un futuro di precarietà è racchiuso in una sola parola: "competenza". E poi creatività».
Questa dichiarazione non poteva non andare sul mio blog.
Chi è precario non è "competente"? Mi sa che il ministro Fioroni ha toppato.
Oggi un simpatico signore, avrà avuto più di sessant'anni, mi ha dato un passaggio, fino a marina grande. Una bella chiacchierata mentre il fado faceva da sfondo musicale, nel percorso tortuoso che congiunge Anacapri al porto. Quando gli ho chiesto chi fosse la cantante, mi ha fatto vedere la custodia del CD. Era la colonna sonora di Lisbon story. Il gruppo era quello dei Madredeus. La voce, quella di Teresa Salgueiro. Abbiamo parlato molto e tra le diverse cose interessanti su cui ci siamo soffermati, una mi è sembrata più degna di attenzione e anche divertente. La Napoli che appare sui giornali, o in TV, fa ridere. Mica piangere o commuovere, o preoccupare, no, fa ridere. E a ridere sono gli amici di Stoccolma di questo simpatico signore, i quali hanno capito che il nostro giornalismo è malato di sensazionalismo e che Emilio Fede ha fatto scuola. Tra un torroncino e una telefonata, l'avvenente signore che di professione fa l'architetto, sa dove abito io e io so dove abita lui. Nel corso della conversazione ha saputo che nel mio palazzo si trova un suo amico, che non vede da tempo e al quale ha scritto, sul biglietto di viaggio, un invito a rivedersi e un numero di cellulare. Farò da messaggera.
Sono pronta per il gioco in cui Melpunk mi ha coinvolta. Spero di aver capito bene.
Il libro è Istanbul di Orhan Pamuk, che non ho ancora incominciato. Sta nella pila dei libri da leggere. Lo sento, comunque, vicino, sebbene sia stato, per ora, solo toccato, spostato e sfogliato.
Dunque, a pag.123 dopo le cinque frasi leggo.
"All'inizio prestavo attenzione a queste cerimonie, che aumentarono quando, crescendo, dalle maestre dolci e materne finimmo nelle mani degli insegnanti maschi, di ginnastica, religione, e musica, stanchi della vita, arrabbiati e vecchi: erano uno spettacolo di qualche minuto in mezzo alla noia della lezione. Se lo studente stava a testa bassa e confessava la sua colpa, bisbigliando qualche scusa credibile, aveva una punizione piuttosto blanda. Coloro che presentavano delle giustificazioni peggiori delle colpe, coloro che non riuscivano ad inventare, anche mentendo un pretesto per alleggerire la colpa, coloro che per pigrizia preferivano le percosse, coloro che facevano ridere la classe con le loro smorfie, mentre l'insegnante li umiliava e li puniva, coloro che giuravano, in tutta onestà, di non raccontare più bugie proprio mentre cercavano goffamente di mentire e coloro che, sudati marci per i colpi e le sgridate, commettevano, inconsciamente, un altro errore, come un animale nella trappola, aumentando così le torture, erano per me più istruttivi dei libri".
Passo il testimone a Sorryso, Aliante ed a Jaero.
E ora ditemi che significa. La natura del brano capitato (non ho ancora letto l libro) mi inquieta un poco.
Una pennellata di colore prima di scrivere di numeri, di quelli che si giocano al bancolotto. Da buona napoletana, nel rispetto della tradizione che ancora vede mia madre giocare di tanto in tanto, nel ricordo di mia suocera che con il bancolotto anche lei ha avuto a che fare, e con la mente alle vecchiette che ancora oggi affollano la bottega di via Chiaia. Il colore è il grigio del mare in tutte le sfumature di una giornata imbronciata e bizzosa prima che il broncio trovi sfogo in pioggia annunciata. Dalla scala Fenicia l'acqua blu scuro di una Napoli lontana si confonde con le striature grigie di quella più vicina alla costa. Il mare ondeggiava piacevolmente, al ritorno.
Ieri mattina sono stata a casa. Pulisco un po' dappertutto e metto ordine nel mio armadio. Prendo una decisone. Tutto quello che è degli anni passati e che ancora conservo, va messo in una grande busta e dato in beneficenza. Diverse giacche e un giaccone vengono privati delle crucce. Guardo nelle tasche. In una trovo un pezzo di un foglio di calendario. Su di un lato c'è la nota di una spesa. Mastro lindo, tovaglioli, sapone, spugna. Sull'altro lato è segnato un giorno e una data "domenica 27". Primo numero. In un'altra tasca trovo un biglietto di "Asso piglia tutto" ministero delle Finanze, Monopolio di Stato, 2500 Lire. I numeri sono 25-44-6. E sono due. Non è finita. Trovo un numero di cellulare. E' di una collega conosciuta tempo fa, al corso abilitante. Non lo scrivo, naturalmente. Poi 10 centesimi di euro, 100 lire e infine una chiave, non so di cosa. Sembra quella di un auto. Quanto fa la chiave?
Stamattina arrivo di corsa al Molo Beverello. Alla biglietteria mi dicono che l'aliscafo delle 9,10 è completo. Il tempo di capire se ce n'è un altro dellla stessa compagnia e a che ora, e di nuovo corro per mettermi in fila all'altro sportello. Sono affannata per la corsa e non faccio caso alla fila, in pratica vado un po' più avanti, sopravanzando due-tre persone, tante ne riesco a vedere con la coda dell'occhio. Di fianco a me c'è un tipo, capelli brizzolati, di poco oltre la quarantina. Poco prima abbiamo corso insieme, ma davvero corso, e meno male che sono ancora un pò allenata, nel tentativo di salire su quello delle 9, 10. E' arrivato pochi istanti prima di me in coda all'altra biglietteria.Parla con due anziane donne, in un ottimo inglese, così pare a me, ad orecchio. Sono ferma lì, ormai da alcuni minuti, quando una voce dal tono belligerante, alle mie spalle, mi chiede se vado a Capri. E' quella di un uomo sulla sessantina, capelli bianchi, casacca bianca di cotone, sembra napoletano. Alla mia risposta affermativa, mi fa notare che non ho rispettato la fila, gli dico che nella fretta non ho fatto caso a quante persone c'erano prima di me, e con un tono di voce con il quale anch'io dichiaro aperte le ostlità, sto per aggiungere che io a Capri ci vado per lavoro e non per turismo e che avrei voglia di dare quattro calci in culo proprio a questi turisti del cazzo che sembrano avere più fretta degli altri, soprattutto i giapponesi, che corrono corrono anche quando sono in vacanza. Non dico niente di quanto in un istante mi passa per la mente e replico con il tono ostile di voce che mi è rimasto, che può andare avanti. Interviene il tipo che parla in inglese e rivolgendosi al signore anziano gli dice che sono arrivata con lui. L'anziano signore quasi si scusa e fa un passo indietro. A questo punto io faccio la scontrosa e l'offesa e dico che non è necessario. Avanziamo nelle fila e lui di nuovo a cedermi il passo e io di nuovo a rifiutarlo. Alla fine cedo, vado avanti. Quando salgo sull'aliscafo, l'uomo brizzolato è seduto, gli passo accanto e con un sorriso lo ringrazio. Prego, mi dice lui.
Dove vanno le centinaia di turisti che sono scesi dalle navi di crociera attraccate nel porto? Villaggi sull'acqua, alberghi ambulanti. Scena felliniana.
Ditemi se non avevo ragione a dire es muss sein. Su Il Messaggero di stamattina, in prima pagina, in fondo, leggo: novità nel segno del cancro. Proseguo nella lettura e trovo: Buongiorno Cancro! Le stelle della vostra estate fanno pensare a una crociera di lusso, costantemente al vostro fianco per le questioni pratiche e la vita affettiva. Questa Luna nel campo della fortuna e della passione
insieme a Giove, crea un'atmosfera caprese.
Capri, come simbolo di vita spensierata, risveglio delle componenti romantiche della vostra personalità. 
Agire significa creare uno stato d'animo, un'opera, un ricordo, un rapporto...Significa poter conquistare un pubblico o il cuore di un'altra persona, conquiste che sono poi l'inizio di nuovi percorsi della vita. Auguri!
Mamma mia, ma che succederà mai! C'è da scegliere, se sedurre un pubblico o un uomo. Perchè non tutti e due?? Addirittura si apriranno nuovi percorsi di vita. Alleluia!! Insomma un anno indimenticabile, per me e per il mio adorato maritino, anche lui del segno del Cancro.

Oh, oh, mi è semblato di vedele un gatto!
Vi ricordate di Titty il canarino e di gatto Silvestro? Vi ricordate di quella vocina con la erre moscia, di quell'uccellino apparentemente indifeso, ma che invece era furbetto e dispettoso?
Tutto questo non c'entra niente con il giochino, se non nell'espressione che mi è tornata in mente, quando stamattina alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri, aggirandomi tra gli scaffali della libreria, mi è semblato di vedele un bloggel!
In realtà, mi è sembrato di riconoscere due blogger napoletani. Il gruppetto era nei pressi del bar.
Mi raccomando non violate la privacy. Siate discreti. Io non confermerò e non smentirò.