Satura

Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni.

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domenica, 08 marzo 2009

Ieri sera al Cenaforum ho visto questo
postato da: meriggio alle ore 18:04 | link | commenti
categorie: film
martedì, 27 gennaio 2009

Qui continua a piovere. Pomeriggio da Blade Runner.
postato da: meriggio alle ore 18:03 | link | commenti (6)
categorie: musica, film
giovedì, 08 gennaio 2009

postato da: meriggio alle ore 16:19 | link | commenti (7)
categorie: film
venerdì, 17 ottobre 2008

Film

Ho visto La classe
Alcune delle situazioni descritte nel film fanno (hanno fatto parte) parte del nostro comune quotidiano. Richiamare l'attenzione degli alunni con un piglio deciso e fermo, per esempio. Ricordare che in classe non si portano occhiali da sole, cappellini e non si dondola sulla sedia, altro esempio. Quando si prendono in giro tra di loro, occorre intervenire, eccome! E' quanto mi viene in mente ora, ma non basterebbero i Cahier de doleànce
Poi si fa lezione e c'è chi ti dice che ha dimenticato la penna. Dopo dieci minuti sono già stanchi.
 
Ho lavorato in certe scuole dove un alunno una volta si avvicinò minaccioso e mi fu talmente vicino da guardarlo fisso negli occhi. Non ho mai avuto paura di loro. Gli dissi che doveva mettersi subito a sedere, la tensione fu alta, quella volta. Ma non fu l'unica volta che ho visto comportamenti inadeguati e scorretti al limite del vandalismo. Le periferie le conosciamo un po' tutti. Tutte le periferie del mondo si somigliano.
Nel film c'è una scena per me molto toccante. Quella in cui la mamma di Souleymane è a colloquio con il preside e i docenti. Capisce il francese ma non lo parla. Il figlio fa la traduzione. Una donna che non capisce la logica della scuola frequentata dal figlio che continua a ripetere  che suo figlio è un bravo ragazzo, che in casa si dà da fare e altro, è un pugno nello stomaco. Due mondi diversi, due sistemi educativi diversi. Il senso di sconfitta della scuola. L'esclusione di Soulymane.
postato da: meriggio alle ore 19:28 | link | commenti (9)
categorie: film
giovedì, 24 luglio 2008

Vento caldo e cioccolato

In giro per le viuzze di Chiaia. Vento caldo e mare un poco mosso. Il gelato era al pistacchio e al cioccolato.
 
postato da: meriggio alle ore 18:50 | link | commenti (6)
categorie: musica, film, altrove, gusto, stati danimo
mercoledì, 16 luglio 2008

Per favore...non mangiate le margherite

Pomeriggio classico
postato da: meriggio alle ore 17:29 | link | commenti (2)
categorie: film
domenica, 11 maggio 2008

Con le rose e il computer


Il balcone della signora di fronte ha i colori delle rose di maggio, il rosa dei gerani appena sbocciati, il gallo e il bianco di altri fiori i cui nomi non ricordo in questo momento.
Il cielo si è coperto di nuvole grigie.
A me è venuto in mente un'abitudine che avevo da bambina e che si faceva solo a maggio. Credo di averne parlato qui, già altre volte. Durante il mese di maggio, mese mariano, mese dei fioretti, (mia madre era devota ma in modo molto popolare) mi  lavavo la faccia con i petali di rose. Solo la faccia. American beauty non era ancora arrivato.
Mia figlia, al mio fianco, sta studiando latino; ogni tanto apre l'altro computer e chatta.
Io sto scrivendo un'unità di apprendimento, di tanto in tanto, faccio capolino, qui, in queste stanze aperte.
postato da: meriggio alle ore 18:28 | link | commenti (6)
categorie: frammenti di vita, film, frammenti di memoria
martedì, 29 gennaio 2008

Libri e film

Isabella Ferrari parla per la prima volta a Vanity Fair della scena più attesa di "Caos calmo", tratto dal best seller di Sandro Veronesi. «C’era una scena di sesso tra il mio personaggio e quello di Nanni Moretti. Nel copione, però, non era descritta. Durante le riprese non se ne parlava mai. Ad Antonello (Grimaldi, il regista, ndr) avevo provato a chiedere: Devo baciarlo veramente? Ma lui, invece di rispondere, era sfuggente. Finché, la sera prima di girare la scena, andiamo tutti a mangiare in un ristorante sul lungomare di Sabaudia. Mentre siamo in macchina, Nanni, che è al volante, frena di colpo e dice: "E certo che ci dobbiamo baciare in bocca"». Anche se il film sarà nelle sale solo a partire dall’8 febbraio e il 13 in concorso al Festival di Berlino, da mesi si parla di questa scena.

Primo, perché è piuttosto spregiudicata (un atto di sodomia, con protagonista Moretti e l'amante Isabella Ferrari). Secondo, perché non sono attori qualsiasi quelli scelti per interpretare i personaggi di Pietro Paladini, il protagonista, e di Eleonora Simoncini, la donna che Pietro, all’inizio della vicenda, salva in mare nel momento esatto in cui sua moglie, a casa, sta morendo. Moretti non è solito mostrarsi nudo, e neppure in scene erotiche. Isabella Ferrari, sex symbol del cinema nazionalpopolare durante l’adolescenza (a 17 anni era Selvaggia nel film dei Vanzina Sapore di mare), passati i quarant’anni vive una seconda carriera come interprete di film d’autore: l’abbiamo vista l’anno scorso in Saturno contro di Ozpetek, che l’ha voluta, questa volta come protagonista, anche nel nuovo film appena girato, Un giorno perfetto (tratto dal romanzo di Melania Mazzucco).

www.corriere.it

 

Sono proprio curiosa di vedere come è venuto il film. Il libro non mi piacque molto.

postato da: meriggio alle ore 17:34 | link | commenti (7)
categorie: film, leggere
lunedì, 17 dicembre 2007

Domenica-Film

Irina Palm è un gran bel film. Senza sbavature, asciutto. Certe situazioni mi hanno ricordato lo stlie umoristico di uno scrittore molto popolare in Inghilterra, Alan Bennett, autore di La sovrana lettrice, che ho letto di recente. Mi è piaciuto quello che ha scritto Paolo Mereghetti, a proposito di Irina Palm.

"C'è la volgarità e c'è la trivialità. Non sono due cose da confondere, perchè la prima si riferisce al modo in cui viene trattato un determinato argomento, mentre la seconda - la trivialità - sta a indicare il contenuto di quel determinato argomento. E siccome nella vita con le cose triviali dobbiamo fare i conti tutti i giorni (perchè la vita è fatta anche di questo, a cominciare dalla sessualità e dalla corporeità delle persone) il vero discrimine, almeno quando si parla di cinema, diventa il modo in cui gli argomenti triviali vengono raccontati dalla macchina da presa.
Billy Wilder, tanto per fare il solito esempio, è stato un maestro anche in questo, nel filmare senza volgarità temi triviali, mentre i tanti film che usano la prospettiva dal buco della serratura per mostrare il mondo spesso riescono a rendere volgari anche argomenti che non lo sarebbero. Irina Palm fa parte della prima categoria, anche se Sam Garbaski non è certo Billy Wilder e il distributore italiano, la solitamente beneducata Teodora, non ha saputo resistere alla tentazione del doppiosenso, aggiungendovi un inutile sottotitolo: Il talento di una donna inglese. (...)"
postato da: meriggio alle ore 21:42 | link | commenti (1)
categorie: film

Sabato-film

Il bagno turcoSabato ci siamo ritrovati a casa di Anna. Abbiamo visto Il bagno turco di Ferzan Ozpetek. Ne è nata un'interessante discussione. Ciascuno di noi porta  qualcosa di sè  negli interventi che seguono dopo la visione del film. La propria sensibilità, i propri interessi,  l'approccio alla vita, oltre che la propria formazione culturale. Anche il modo di intervenire è diverso per ciascuno di noi, naturalmente. Si va da quello chiarificatore e controllato  a quello leggermente provocatorio, da quello emozionato e passionale a quello divertente e ironico. Insomma, quando tutti sono in vena ne esce fuori una bella orchestrina. Tra le cose dette, una  mi è sembrata adeguata alle discussioni che si intrecciano sui blog. Ed è per questo che la propongo qui. Non so quanti di voi hanno visto il fim. Non svelo un segreto se dico che la storia narra un amore omosessuale, oltre che altri importanti aspetti. La domanda che è nata all'interno del gruppo è stata la seguente. Perchè  quando il proprio marito o il proprio fidanzato o compagno lascia una donna per un uomo si è meno gelose?  Ad alcune di noi era chiaro che quando si verifica il caso di un amore eterosessuale, la reazione più immediata è il confronto (Che cosa ha Lei che io non ho? Più bella? Più intelligente? Più simpatica?). Dal confronto nascono anche le eventuali strategie per recupere il terreno perduto. Ma quando dall'altro lato hai un uomo, o una donna nel caso fosse un uomo ad essere abbandonato, cosa si fa? E' più spiazzante e nello stesso, ci si sente meno sconfitte, secondo me.  Io e l'altro siamo su due terreni differenti. Non c'è partita, ecco.  E forse c'è meno dolore.
postato da: meriggio alle ore 19:34 | link | commenti (9)
categorie: riflessioni, film
domenica, 04 novembre 2007

La giusta distanza. Film

Finalmente ieri sera, al cinema Delle Palme, sono andata a vedere La giusta distanza di Carlo Mazzacurati. La sala era quasi piena e a riempirla erano soprattutto bacucchi del quartiere. Una di queste, seduta al mio fianco, non ha fatto altro che commentare con il marito come se fosse nel salotto della propria abitazione. 

E' un  film che si lascia vedere, che prende. Solo che poco prima che finisse la prima parte già sapevo dove e come la storia andava a parare. Quasi scontato direi. Comunque, tutto sommato, gradevole e poi ho subito pensato al risvolto e all'uso didattico.

postato da: meriggio alle ore 19:23 | link | commenti (6)
categorie: film
domenica, 28 ottobre 2007

Il film di ieri sera

Questo è il film che ho visto ieri sera, con i miei amici del "Cenaforum". Mi è piaciuto. Avvincente pur nella sua lentezza.

La generazione rubata (recensione da FilmUp.com)
I primi anni del secolo scorso le autorità australiane dovettero affrontare due problemi di difficile soluzione. Il primo era l'abnorme proliferare dei conigli, introdotti dagli europei assieme ad altri flagelli come la varicella o il comune raffreddore, e il secondo era costituito dalla nascita dei meticci procreati dagli accoppiamenti tra bianchi ed aborigeni. Il primo problema fu risolto costruendo una recinzione che attraversando il continente da Nord e Sud (la Rabbit Proof Fence, che dà il titolo originale al film) impediva ai conigli di razziare le terre coltivate; il secondo problema fu risolto deportando i piccoli "mezzosangue" in colonie, una sorta di campi di rieducazione, dove venivano "preparati alla loro nuova vita nella società dei bianchi" e, soprattutto, permettendo loro di avere rapporti sessuali solo con "esemplari" di razza bianca. In tal modo, si assicurava la costante depurazione, di generazione in generazione, della loro componente aborigena. "La generazione rubata" di Phillip Noyce tratta della storia vera di tre bambine - raccontata in un romanzo dalla scrittrice Doris Pilkington Garimara - che, allontanate dalle loro famiglie e deportate nel campo di Moore River, riescono a fuggire e a tornare dalle proprie famiglie soprattutto grazie alla tenacia ed all'astuzia di Molly (Everlyn Sampi) la più grande delle tre bambine.
Il regista australiano, dopo il successo di film come "Sotto il segno del pericolo" o "Il collezionista di ossa", si dedica anima e corpo alla realizzazione di questa opera vestendo anche i panni del produttore e lo fa con le caratteristiche che gli sono proprie. Infatti, pur investendo molto sull'aspetto sociologico ed umano della vicenda, non rinuncia a condire il tutto con una certa suspence drammatica. Il duello tra l'intelligente Molly e Moodoo (David Gulpilil) la guida aborigena incaricata di ritrovare le bimbe fuggitive ne è un esempio. Ma anche le riprese dall'alto di una terra piatta e assolata, gli inseguimenti al buio tra la vegetazione in una notte illune, l'uso frequente del grandangolo ad immortalare personaggi e paesaggio, restituiscono allo spettatore la giusta tensione senza la quale il film rischierebbe di risultare un pò lento e poco avvincente.
Un film di denuncia ed un grave atto di accusa, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, nei confronti della presunte civiltà dei bianchi, le cui mefitiche ragioni sono esaurientemente rappresentate dal personaggio di A.O. Neville - interpretato da un caustico ed irreprensibile Kenneth Branagh. A.O. Neville, il "diavolo" come era chiamato dalle popolazioni aborigene, era il funzionario addetto al "programma" di "tutela degli aborigeni" e che supervisionerà la caccia alle tre bambine poi abbandonata solo "per mancanza di fondi".
Un capitolo a parte meriterebbe la musica di Peter Gabriel. Qui mi limito a dire che l'ascolto delle composizioni dell'ex Genesis, molto utilizzate da Noyce durante gran parte delle sequenze, giustificano da sole il prezzo del biglietto.
Molly Craig, oggi ottantaquattrenne ed alla quale sono state a sua volta sottratte due figlie negli anni successivi - sì perché, incredibile a dirsi, ma questa pratica è andata avanti fino al 1970, il che significa che mentre in Europa scoppiava la contestazione giovanile del sessantotto e noi ascoltavamo i Beatles o i Rolling Stones, nella civilissima Australia si deportavano bambini... - ha dichiarato queste semplici, lapidarie parole, più forti di qualsiasi programma di protezione, più robuste di qualunque idea malsana: "Conoscevo mia madre. Volevo tornare a casa da lei."


postato da: meriggio alle ore 16:40 | link | commenti (4)
categorie: film
sabato, 29 settembre 2007

Bacibacibaci

Leggete il servizio di Stefania Rossini su l'Espresso di questa settimana. "Tanti baci senza un perchè".  

L'articolo è ironico e divertente. Fustiga quello che è diventato un rito dei nostri tempi. Lo sbaciucchio è contagioso. Prende tutti. Non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche in questa parte della rete siamo adusi allo smack virtuale, ai bacini bacetti e bacioni. Giovanissimi, giovani e meno giovani ne sono dipendenti. Basta passare davanti a un liceo di mattina, al momemto dell'ingresso: ragazzi e ragazze che non si vedono da meno di 24 ore, sono lì, a baciarsi in una serie di saluti incrociati per classi di età e gruppetti di appartenenza. Stessa scena a cena in casa di amici. Ci si bacia, senza un perchè, senza conoscersi.

Tornatore dedicò un'intera sequenza ai baci celebri del cinema, in Nuovo cinema Paradiso.

Il servizio di L'Espresso offre, a piè di pagina, una folta carrellata di baci storici celebri e compromettenti. Da quello tra Breznev e Honecker a quello televisivo tra Del Noce e Fiorello. Da quello cinematografico, il più lungo e appassionato, tra Ingrid Bergman e Cary Grant in Notorius, a quello elettorale di Salvatore Cuffaro "vasavasa". Da quello giudiziario di Giulio Andreotti  a quello recentissimo e telefonico di Gianpiero Fiorani.

A me i baci piacciono. Anche quelli Perugina.

postato da: meriggio alle ore 22:02 | link | commenti (14)
categorie: film, attualità
martedì, 11 settembre 2007

Trench

Ecco i negozi. E' lunedì pomeriggio, mi trovo a via Toledo. Mi fermo a guardare le vetrine di quel negozio che dà su Piazza Trieste e Trento. Entro. Mi giro intorno. Tocco cappottini neri. Il tessuto è morbido. Non altrettanto il prezzo. La qualità la senti, la percepisci al tatto. Lo stile è essenziale. Pratico ed elegante. Entro in questi negozi, mi giro intorno, scelgo un capo da indossare, lo provo, ed esco. Qualche volta faccio così. Quando è presto. Solo quando ho sbrigato prima la cosa per cui sono uscita, prima del previsto. Entro, mi giro intorno, tocco. Provo un trench. E' di linea classica. Il colore è quello. E' kaki.

La commessa, ma forse era quella che gestiva il negozio, è di Genova. E' cordiale e per poco non mi fa una relazione scritta sul risvolto delle maniche che sono un po' lunghe, vanno accorciate in questo modo. I bottoni dietro si aprono per quando ci si siede. Di spalla va bene, se si vuole indossare una giacca, sotto, con il freddo. La lunghezza è giusta. Copre le gonne.

Mi giro davanti allo specchio. Non è male. Ci devo pensare. Ringrazio. Lei sorride, io ricambio. Esco. 

postato da: meriggio alle ore 16:41 | link | commenti (20)
categorie: musica, film, bazzecola
lunedì, 02 luglio 2007

Cronaca di una giornata senza sole

L'auto corre veloce lungo via Domiziana, attraverso la terra dei mazzoni, la terra dei bufali e della mozzarella. Si passa attraverso luoghi di mare, quelli dell'infanzia di ieri e quella di oggi, degli altri, forse di tuo figlio che siede davanti. Si corre con la musica. (E poi di lui s'innamorò perdutamente il suo impresario e dei balletti russi...E poi di lui si innamorò perdutamente e dei balletti russi). Si oltrepassano le varie Baie. Baie di che? Il nome evoca litoranei californiani ampi e soleggiati, onde lunghe che si infrangono sulla sabbia che qui dorata non è stata mai. Ma sottile sì, sottile tanto che ti si appiccica alla pelle e devi strofinare con un pareo per levarla. Si passa sopra il ponte, si legge la scritta che separa il confine campano da quello laziale. La direzione è quella, Roma, e ti sembra di stare già altrove. Si incomincia a salire non prima però di una fermata ad un autogrill desolato, in aperta campagna. Un caffè, servito da una donna abbastanza giovane con l'accento straniero, scura di pelle, non molto alta e grossa di petto. Le mosche ronzano sul banco mentre con la mano tenti di non farle poggiare sulla tazza da caffè e ancora prima sul bicchiere d'acqua. Potresti essere sul set cinematografico di "Bagdad cafè" se non fosse che mancano il caldo asfissiante, almeno oggi, la polvere che volteggia nell'aria, la donna grassoccia che mette ordine nel locale sgangherato, tra innamoramento e disorientamento e "calling you". La spiaggia è quella che frequenti, ad inizio di ogni stagione, da molti anni e non sai dire perchè. E' lontana. Ma sai che che l'acqua è più limpida, come oggi. Il mare è calmo, piatto. Ti sei bagnata a metà, è fredda e di sole non ce n'è che un po'. Quello che squarcia il cielo coperto di nuvole che vengono chissà da dove e che stanno lì, ferme e strette l'una all'altra. Per poco tempo, troppo poco tempo, si intravedono raggi di sole, mentre il tuo malumore cresce. Una giornata senza sole e con qualche goccia di pioggia.

Pensato e scritto ascoltando "Calling you" di Jevetta Steele, of course, e Clocks dei Coldplay & Buena Vista Social Club. Ballate con me. 

postato da: meriggio alle ore 19:59 | link | commenti (21)
categorie: musica, frammenti di vita, film
sabato, 30 giugno 2007

I soprammobili

Detesto i soprammobili. Voi interpretate come vi pare.

Nell'Assedio di Bernardo Bertolucci (1999), Shandurai è una giovane africana, studentessa in medicina, che lavora come colf in casa di un pianista inglese, Mr. Kinsky. La storia è ambientata a Roma in un appartamento che affaccia su Trinità dei Monti. La dimensione verticale dello spazio (la scala a chiocciola) ha un suo significato, almeno credo. Nel corso della storia tra i due protagonisti nasce una relazione, fatta di un guardarsi di nascosto, di un parlarsi senza parole, di un comunicare con gesti, con azioni. Tra queste, ricordo le scene in cui un po' alla volta la casa si svuota di tutti i soprammobili che Shandurai spolverava con estrema calma, tutti i giorni. I soprammobili scompaiono. E' una forma di linguaggio. Due mondi diversi che si avvicinano. Quello che Shandurai si è lasciata alle spalle, un paese sotto regime dittatoriale, un marito prigioniero dei militari, e quello artistico e solitario di Mr. kinsky.

Ogni volta che metto un po' di ordine in casa come sto facendo in questi giorni, mi viene in mente questo film e penso a quando Tania, che viene dall'Ucraina,  si ritrova a fare lo stesso lavoro, di sabato, come stamattina.  

postato da: meriggio alle ore 15:47 | link | commenti (11)
categorie: film, divertimento, bazzecola
domenica, 17 giugno 2007

Talento italiano

Mastandrea

Il più bravo attore italiano. Non del tutto valorizzato. Visto qualche mese fa in Notturno bus.

La parte di guidatore di autobus, da e per l'aeroporto di Fiumicino, non è di quelle che consentono piacionerie: o hai talento, o ti confondi con la tappezzeria. (Mariarosaria Mancuso)

postato da: meriggio alle ore 19:35 | link | commenti (5)
categorie: film
sabato, 12 maggio 2007

Musica e film

 

 

Questa sera ha queste note musicali.

Se non dovessi andare a prendere mio figlio P. me ne starei volentieri a casa a rivedere Smoke di Wayne Wang. Prima però Letter from home di Pat Metheny.

postato da: meriggio alle ore 20:32 | link | commenti (2)
categorie: musica, film
mercoledì, 09 maggio 2007

Lalala-lala, lalala-lala...

Cercavo un'altra canzone Io mi fermo qui, cantata dalla Vanoni. Non l'ho trovata. Intanto nella mente avevo anche Remedios, proprio quella che fa parte della colonna sonora di Saturno contro. Su questo film ho già detto la mia opinione sui blog di amici. Mi andava di sentirla, questa canzone, e forse di rivedere i personaggi di Saturno contro.

postato da: meriggio alle ore 17:08 | link | commenti (4)
categorie: musica, film
mercoledì, 02 maggio 2007

Le vite degli altri-Film

le vite degli altri

Le vite degli altri di Florian Henckel Von Donnersmarck è un gran bel film. L'ho visto qualche giorno fa all'Ambasciatori in una sala sufficientemente gremita se si considera che è lì da diverse settimane. Temevo di perderlo. Ci tenevo a vederlo già da tempo, avevo avuto sentore che si trattasse di una bella storia, sapevo che era stato premiato agli Oscar2007 come miglior film straniero. Prima di vederlo non ho letto nessuna recensione, forse sapevo che era sullo spionaggio e nient'altro. E' la storia di Gerd Wiesler, agente della Stasi, la famigerata polizia segreta, attiva e operosa nella DDR, prima della caduta del muro di Berlino. Nella parte di Gerd Wiesler c'è l'attore Ulrich Muhe, che non conoscevo e che ho trovato azzeccato nel ruolo dell'agente segreto, gelido e canaglia. Gerd Wiesler è specializzato in interrogatori e nella sorveglianza di sospettati politici, intellettuali e scrittori dissidenti. Gli viene affidato l'incarico di sorvegliare la vita quotidiana dell'autore teatrale Georg Dreyman e della sua compagna, l'attrice di teatro Christa Maria Sieland. Dall'osservazione e dall'ascolto di quello che avviene nell'appartamento, abitato dalla coppia, ne uscirà cambiato, al punto da imprimere alla vicenda una piega inaspettata e drammatica. Questa, in soldoni, la trama. C'è, dunque, una bella storia e bell'intreccio in questo film. Suggestiva è l'ambientazione che fa da sfondo all'agire dei protagonisti, (viali alberati desolanti, aula universitaria asettica, appartamento pieno di libri, macchina da scrivere e penna per l'autore di teatro Georg e poi citazioni di libri e di opere musicali). Insomma un bel film, forse il migliore tra quelli visti quest'anno.

postato da: meriggio alle ore 17:42 | link | commenti (7)
categorie: film
venerdì, 20 aprile 2007

Buona visione

Durante la mi breve assenza godetevi questa passeggiata in vespa e ascoltate questa suggestiva canzone. Accompagno i discipuli (sic!) in viaggio, a Torino e a Genova.

Nanni Moretti mi piace molto in questo film. C'è un po' di ciascuno di noi in lui. Le nostre manie, le nostre riflessioni, i nostri sogni. 

postato da: meriggio alle ore 18:18 | link | commenti (7)
categorie: musica, film, nota personale
giovedì, 30 novembre 2006

Maria Antonietta

La "Maria Antonietta" di Sofia Coppola ha lo sguardo intelligente e malizioso della giovane Kirsten Dust, nota al grande pubblico per aver recitato nel ruolo di Mary Jane nell'Uomo ragno. Qui l'attrice, ma possiamo dire tranquillamente la regia, riesce a darci un'immagine fresca, dolce e spumeggiante della famosa regina ghigliottinata durante la Rivoluzione francese. Un'immagine diversa da quella tradizionale consegnataci dai manuali di storia, ma a questo paragone Sofia Coppola non era proprio interessata. Molti per lo più ricordano Maria Antonietta per l'infelice battuta, "che mangino brioche" e pochi avrebbero immaginato le tristi vicende private che la legarono appena adolescente al futuro re Luigi XVI. Lei che poi provinciale non era, essendo figlia di Maria Teresa d'Austria, è osteggiata dallo sfarzoso ambiente di corte di Versailles di cui non tarda a capirne lo stupido cerimoniale anche se poi finirà per esserne parte integrante. Si divertirà ad acconciarsi come vuole la moda francese, parteciperà alle feste in maschera, berrà champagne, mangerà dolci e fumerà hashish. Il tutto si svolge nella splendida cornice di Versailles e ha come colonna sonora la musica rock degli anni ottanta. Un film piacevole e giovanile, a volte noioso per il racconto che in alcuni tratti langue.
postato da: meriggio alle ore 18:41 | link | commenti (15)
categorie: film
giovedì, 23 novembre 2006

Troppo da fare

Da dove comincio? Dal lavoro a casa? Quello lì, proprio quello. Stendere i panni, stirare, lavare a mano qualche maglietta, insomma, sostituirsi a Tatiana che sabato non viene, o da quello che mi piace fare di più, scegliere il materiale su cui discutere e riflettere, preparare le schede per quelli che hanno riportato il debito, leggere le pagine di approfondimento sull'Islam per la terza che sta su ad anacapri, e in più consigliare la lettura di qualche libro sulla condizione della donna nell'harem, ( a proposito, se ne avete di belli già letti, suggerite!) ritagliare gli ultimi articoli che ho intravisto sui giornali di questi giorni ("L'Olanda va al voto, divisa su burqua e libertà" titolava il Corriere qualche giorno fa), attualizzando la questione, formulare le tracce per l'esercitazione scritta settimanale (sta diventando quindicinale) visionare i dvd che vorrei proporre, pensando, mentre seguo la trama, a Michela (si interesserà o avrà la solita aria annoiata?), a Giovanni e a Roberto (il film sarà troppo lento per loro? Avranno la dovuta concentrazione?). Vedere "Mangiare, bere, uomo donna" di Ang Lee, con gli occhi e la mente dei ragazzi. Oppure proporre "Il pranzo di Babette" quel bellissimo film di Gabriel Axel, dove una donna-chef prepara un indimenticabile pranzo ad una bigotta comunità di luterani? Rischio il linciaggio con quest'ultimo, o saranno presi e catturati dalle immagini della cucina, luogo deputato alla loro futura professione? E per piccoletti, ho pensato ai piccoletti? Un bel film sulla bellezza della differenza e della diversità, loro che fino a poco tempo fa erano scorbutici con una compagna che è testimone di geova? Ah, e poi la spesa e il parrucchiere, dove e quando li incastro?
postato da: meriggio alle ore 17:36 | link | commenti (10)
categorie: film, in aula
mercoledì, 19 luglio 2006

La finestra sul cortile

C'è un appartamento di fronte al mio studio che si illumina solo di sera. Un piccolo appartamento abitato da una coppia, a volte insieme a loro appare un bambino. Stasera lui ha mangiato da solo, seduto al tavolo da cucina, con la spalle rivolte alla finestra aperta che dà sul cortile. Ora si è già spento tutto. Già dorme? Oppure sta pure lui a spiare i nostri movimenti? La cosa più sorprendente l'ha detta, con piglio inquisitorio, mio figlio, quando l'ha visto spazzare in cucina, dopo aver cenato. " Che fai? Stai facendo sparire le tracce, eh! Stai lavando il sangue di lei, vero?". Non ricordo di aver visto insieme a lui il noto film di Hitchcock.
postato da: meriggio alle ore 21:51 | link | commenti (17)
categorie: film, bazzecola
giovedì, 29 giugno 2006

Un po' di cose

Ogni tanto un leggero venticello passa dalla cucina allo studio, dove mi trovo, e spezza l'aria ferma. Stasera ho mangiato senza gustare quello che mangiavo. Una fettina di pane con prosciutto crudo e un'altra ancora con tacchino arrosto e poi due percoche. Alla ricerca di un sapore che stasera non ho ritrovato. Tanto per mangiare. Ho restituito senza vederlo "Ogni cosa è illuminata". Il titolo è bello, chissà se lo era anche il film, e se lo è anche il libro omonimo da cui il film è tratto. L'altra sera mi sono addormentata, ho visto qualche bella scena, ho notato che era poco parlato, e nient'altro. Sabato sera, a casa della mia amica B. ho visto " La congiura degli innocenti" di Hitchcock. Una commedia nera, ricca di humor inglese, la cui trama ho seguito, nonostante il ritmo narrativo piuttosto lento, cercando il senso di una storia che dapprima sembrava non averne. Un gruppo di persone sotterrano e dissotterrano un cadavere, ciascuna credendo di esserne l'assassino. Senso di colpa, tentativo di rimuoverlo. La sepoltura e la dissepoltura sono materializzazioni di un'azione mentale consueta che tutti noi conosciamo. Tutti siamo stati colpiti dal cinismo ben rappresentato dagli attori e proposto, molto probabilmente, dallo stesso regista come tratto distintivo della società americana. Non conoscevo questo film e mi ha fatto molto piacere vedere un classico in una notte di quasi mezza estate. Dal balcone di fronte arrivano le note di Crazy. E' il tormentone di questi giorni, la sento dappertutto, mi hanno pure detto chi la canta, ma l'ho già dimenticato. Pensavo fosse una cover, è come se già conoscessi questo motivo. In TV, invece, stanno trasmettendo Il tempo delle mele. Anche da lì mi arrivano le note della famosa colonna sonora.
postato da: meriggio alle ore 21:11 | link | commenti (3)
categorie: film, bazzecola, stati danimo
lunedì, 22 maggio 2006

Volver

Meno male che i biglietti per "Il Codice Da Vinci" erano esauriti. Tutto pieno. Una parte della famiglia, con motivazioni diverse ha letto il libro e avrebbbe voluto vederne anche il film. Per fare en plein. Io non ho ancora letto il libro e spero di procrastinare questo "ancora" nel tempo, ma già qualcuno tra docenti e discenti ( due sole ragazzine in verità, alla loro età è piuttosto normale, sono attratte dal genere dark, dai racconti misteriosi, a volte dal vero e proprio giallo) ne parla e mi sa che, per venire incontro a chi legge poco e male, forse ma proprio forse forse lo leggerò. Perchè poi cadere in questo circolo vizioso? Leggere per trovare un terreno comune con chi ha gusti diversi dai tuoi, modi di pensare, modelli di comportamento quasi diametralmente opposti ai tuoi. A volte è necessario, non posso mica consigliare tutto quello che piace a me. E poi il lavoro che faccio richiede anche questo. Sarò asettica nel leggerlo, ammesso che io lo legga. Tutto questo per dire che ieri sera ho visto l'ultimo di Almodovar, "Volver". E' piacevole da vedere. Un film nel quale le protagoniste principali sono tutte donne, con il ritorno di Carmen Maura, invecchiata naturalmente. Due elementi mi piace evidenziare tra i tanti che ci sarebbero da dire sullo stile immaginifico e barocco del regista spagnolo e sui temi presenti in questo film. Il primo è che la morte qui è un evento naturale, pagano e anche magico, alla Marquez. Questo mi è piaciuto molto. La prima scena è straordinaria. In un cimitero molte donne puliscono le lapidi, sferzate da un vento forte e impetuoso, e già si intuisce la chiave di lettura. Il secondo aspetto che mi piace sottolineare è la scelta del regista verso volti che non hanno la bellezza mozzafiato dello star-system americano. A parte Penelope Cruz. Molte facce hanno la fattezze della gente comune. Molti di questi personaggi risultano sgradevoli, eccessivi, sopra le righe. Ma quasi tutti rappresentati senza alcun giudizio di valore. Tutti hanno pari dignità. Tutti hanno diritto di cittadinanza. E in questo Almodovar è grandioso.
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categorie: film
mercoledì, 29 marzo 2006

Qualche appunto

Non ho avuto molta voglia di raccontare in questi giorni.  Nè di leggere i post degli altri, eccetto quelli dei più cari. Mi capita di preferire il silenzio, perlomeno qui, in questo luogo. Ho ascoltato della buona musica con l'IPod, sono arrivata puntuale e non stressata dal traffico. Ho percorso, a piedi, l'ultimo tratto che va da piazza Amedeo a piazza dei Martiri, guardando i negozi e le facce degli altri, alcuni erano volti noti, altri non potevano che essere sconosciuti. La bella stagione è arrivata, aspetta primavera Bandini e con essa il proposito di coprire con un velo i miei pensieri per poi disvelarli a qualcuno, solo a qualcuno. Ho rivissuto le sensazioni di quando tornavo a casa da scuola, nel pulmann, allora, ero una ragazza. Il passato mi parla, il futuro un pò meno, o forse sono io che gli chiudo troppo spesso la porta in faccia.

Ho visto Il Caimano qualche sera fa. Mi è piaciuta più la prima che seconda parte. L'ho trovata più equilibrata. Il resto è molto morettiano. Non tutto mi piace di lui, ma poco importa, Moretti mi è molto simpatico e pensare che quando ero al liceo e uscì Ecce bombo, ad una mia amica che stravedeva per lui, risposi che preferivo i film come Il Gattopardo, sul cui valore non si discute, nemmeno oggi. Ma questo per dire che un tempo Moretti non mi piaceva, poi i gusti cambiano come si sa, a volte in meglio.

 

 

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categorie: film, stati danimo
mercoledì, 22 marzo 2006

Vi ricordate di Roger Rabbit?

Siamo tutti presi dalle imminenti elezioni. Siamo presi dalle dichiarazioni sempre più strampalate di questo o quel politico del centro-destra. Siamo perseguitati dalle uscite esagitate del premier che si dibatte come un cartoon prima di sciogliersi nell'acido. E' da un po' di tempo che confusamente mi ronza nella testa un'immagine di  Chi ha incastrato Roger Rabbit?. Uno straordinario film dell'1988 di Robert Zemeckis che rivedrei volentieri. Proprio stamattina ne parlavo con P. che mi ha ricordato la scena a cui pensavo. Per chi non lo avesse visto, dirò che c'era il bravissimo Bob Hoskins nella parte del detective Eddie Valiant, e tra i personaggi principali figurava Jessica Rabbit, l'esuberante moglie del coniglio Roger (vi ricordate "Non sono cattiva. Mi disegnano così"?). La voce roca e sexy era di kathleen Turner. La scena che mi veniva in mente è una delle ultime. Eddie Valiant alias Bob Hoskins scoprirà che il vero autore del delitto è il giudice Doom. Anche lui è un cartoon e come tutti i cartoon è estremamente vulnerabile all'acido. Alla fine schiacciato da una pressa e ridotto ad una strisciolina di uomo, si risolleva come se niente fosse, e qui, mi manca la sequenza successiva, non ricordo come, fatto sta che, solo con l'acido sparisce definitivamente. Era un cartoon, come vi dicevo.
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categorie: riflessioni, film
martedì, 21 marzo 2006

Ei fu

Speriamo, speriamo, speriamo di poter dire, davvero, Quando c'era Silvio.

Venerdì sera con i miei amici ho visto il film di Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio Quando c'era Silvio.

E' stato prodotto dalla Luben Production, nata, nel maggio del 2005 a Milano, dalle costole del settimanale "Diario". Il film-documentario è stato realizzato in Italia nel 2005, e distribuito a partire dal primo marzo 2006 nella collana "I libri di Diario"

Una seria e documentata storia dell'età berlusconiana, da non perdere. Soprattutto in un punto, di alta tensione e di grande valore storico. Vi si trova, infatti, la versione integrale della famosa giornata di Silvio Berlusconi al Parlamento europeo di Strasburgo, una documentazione di cui in Italia si conosce solo l'infame battuta " Kapò" rivolta al deputato socialista Martin Schultz, ma che invece fu uno strazio inquietante e soprattutto lunghissimo.

postato da: meriggio alle ore 15:27 | link | commenti (11)
categorie: film
martedì, 28 febbraio 2006

Match Point

Match Point è davvero un  gran bel film. Woody Allen ne è solo il regista. La storia è ambientata a Londra, i nostalgici di Manhattan dovranno accontentarsi, gli attori sono giovanissimi ma già noti al pubblico. Lei è Scarlett Johansson (Nola nel film), quando ha incominciato a recitare con Allen aveva appena diciannove anni. Ce la ricordiamo anche in Lost Traslation, per dirne solo uno. La ragazzza è lanciatissima e ne ha fatti molti altri. E' bella e sinuosa e mi ha ricordato Kim Novak. Non a caso Woody Allen l'avrà scelta, visto l'eco Hitchcockiano del film. Lui è Jonathan Rhy Meyer (Chris nel film) lo stesso di Sognando Beckam (ne avevo parlato pochi giorni fa), allenatore, lì, di una squadra di calcio famminile, allenatore, qui, di tennis, però, per poco tempo. La sua storia d'amore con la giovane figlia di un uomo dell'alta società londinese lo porterà molto in cima, gli consentirà di vivere nel lusso, tra agi e confort di ogni tipo. Ma Chris è follemente attratto da Nola e il resto non ve lo dico naturalmente, visto che è un bel thriller con riferimenti letterari e musicali molto alti. E molti altri e tutti importanti sono i temi che Woody Allen ci ha proposto con questo film. Eccone il prologo:  

Succede, nel corso di un match, che la pallina urti il bordo superiore della rete e s'impenni per pochi decimi di secondo. Con un po' di fortuna, cadrà sul lato del campo che vi dà la vittoria. Ma può cadere su quello opposto e allora avrete perduto.

postato da: meriggio alle ore 16:33 | link | commenti (5)
categorie: film