Da dove comincio? Dal lavoro a casa? Quello lì, proprio quello. Stendere i panni, stirare, lavare a mano qualche maglietta, insomma, sostituirsi a Tatiana che sabato non viene, o da quello che mi piace fare di più, scegliere il materiale su cui discutere e riflettere, preparare le schede per quelli che hanno riportato il debito, leggere le pagine di approfondimento sull'Islam per la terza che sta su ad anacapri, e in più consigliare la lettura di qualche libro sulla condizione della donna nell'harem, ( a proposito, se ne avete di belli già letti, suggerite!) ritagliare gli ultimi articoli che ho intravisto sui giornali di questi giorni ("L'Olanda va al voto, divisa su burqua e libertà " titolava il Corriere qualche giorno fa), attualizzando la questione, formulare le tracce per l'esercitazione scritta settimanale (sta diventando quindicinale) visionare i dvd che vorrei proporre, pensando, mentre seguo la trama, a Michela (si interesserà o avrà la solita aria annoiata?), a Giovanni e a Roberto (il film sarà troppo lento per loro? Avranno la dovuta concentrazione?). Vedere "Mangiare, bere, uomo donna" di Ang Lee, con gli occhi e la mente dei ragazzi. Oppure proporre "Il pranzo di Babette" quel bellissimo film di Gabriel Axel, dove una donna-chef prepara un indimenticabile pranzo ad una bigotta comunità di luterani? Rischio il linciaggio con quest'ultimo, o saranno presi e catturati dalle immagini della cucina, luogo deputato alla loro futura professione? E per piccoletti, ho pensato ai piccoletti? Un bel film sulla bellezza della differenza e della diversità , loro che fino a poco tempo fa erano scorbutici con una compagna che è testimone di geova?
Ah, e poi la spesa e il parrucchiere, dove e quando li incastro?
Sapevate che le origini della cucina italiana sono da rintracciare nell'area mediterranea, in particolare in quella fenicia, greca e romana. Sapevate che gli antichi latini si cibavano soprattutto di cereali. Il Pulmentum altro non era che orzo cotto nel brodo e che il Puls era una polenta fatta con farro, miglio, fecola di tuberi commestibili. Non mancavano il pesce, le verdure, i formaggi e le olive. Vi ricordate dai tempi del liceo delle famose cene di Trimalcione. Sapevate di questi sontuosi banchetti, con decine di portate, la cui unica finalità era di stupire gli ospiti. Ma sapevate che la cena a base di carne era composta da lingue di fenicottero, cervelli di pavone, di tassi, di pappagalli, di ghiri e cibo molto ricercato, vulva di scrofa giovane??? 

Non è andata proprio così, in aula. Nel senso che non ho impostato in questo modo la lezione. Abbiamo solo letto una parte di " Breve storia della cucina italiana", liberamente riportata qui. Il fatto è che io temevo qualche domanda impertinente. Invece nessuna reazione. Nemmeno una curiosità. Nemmeno una risatina, una battutina, uno sguardo malizioso. Niente. Le parole, quelle parole sono scivolate senza lasciare traccia. Che non sapessero che cos'è la vulva? Che non sapessero che cos'è la scrofa? Che sapessero tutto ma da "galantuomini" quali sono hanno taciuto di fronte ad una signora? Anche questo è un mistero. Meglio così, molto meglio per me. 
A volte ho la sensazione che il tempo si dilati, come in questi giorni. E' come se ne percepissi la lentezza. Quella che a me sembra lentezza. Sarà che svegliarsi alle sei, e andare a dormire alle undici e mezza circa, inducono a pensare che la giornata sia più lunga (di fatto lo è), e così pure lo spostamento fisico da un luogo ad un altro, dà l'idea di un un tempo che passa diversamente. E' ancora giorno, mi viene da pensare. Eppure so che le ore di luce sono diminuite. Sarà per questo che, oggi pomeriggio, verso le quattro, a dispetto della quantità numericamente più bassa, la luce mi è sembrata nitida come poche volte capita di vederla così, tanto che era possibile osservare nettamente, dal lungomare, la Certosa, Castel S. Elmo, i palazzi di via Falcone con le loro finestre ben delineate, come se avessimo una forte lente di ingrandimento. Lo stesso per la penisola sorrentina, per Castel dell'Ovo, e per il mare blu, leggermente increspato. E' tutto sommato un tempo autunnale. Mi viene in mente il tempo medievale di cui abbiamo parlato qualche giorno fa e altri concetti simili.
Nell'ultima lezione abbiamo sottolineato la visione statica del reale della civiltà medievale. Nella mentalità comune medievale non c'è quell'impulso a trasformare che caratterizza il nostro mondo moderno, percorso da rapidi cambiamenti. Per questo non vi era nemmeno la curiosità ad esplorare l'ignoto, a conoscere ciò che è al di là del conosciuto. Addirittura si credeva che la conoscenza umana avesse dei limiti precisi. Spingere lo sguardo oltre, era superbia e follia. Non a caso Dante definisce l'impresa di Ulisse "folle volo" che in quanto tale va incontro alla sconfitta e alla morte. Così come volle Dio. L'idea che "l'auctoritas" possa essere sottoposta a critica comparirà solo con l'Umanesimo. Il discorso si è snodato intorno ad un altro importante concetto. Il medioevo è caratterizzato anche dall'assenza del concetto di originalità . Qui gli occhi vispi dei miei giovani interlocutori si sono fatti più vigili. Certo l'ho fatto apposta a richiamare questo punto. La mentalità medievale non aveva ancora la nozione di "autore". Distingueva a malapena tra il copista e il commentatore di glosse. Figurarsi se arrivava a colui che aveva ideato e steso l'opera. Non esisteva il concetto di originalità creativa. L'autore era in primo luogo depositario di una tradizione e da questa derivava l'autorevolezza. Ciò che veniva avvertito come valore era la continuità con la tradizione. Pertanto la figura dello scrittore e la sua indvidualità avevano un aspetto secondario. Il contrario di quanto accade oggi. Certo i diritti d'autore esistono. L'originalità è ricercata e a volte pretesa. Il plagio da noi viene condannato. Verso lo scrittore o scrittrice e la loro vita, si ha una curiosità che i mass-media coltivano. Ne sono prova le interviste che questi rilasciano, gli incontri che si organizzano per parlare direttamente con il pubblico. I vari festival della letteratura, le diverse fiere di libri sparpagliati un pò ovunque e altro. Io stessa provo grande piacere a conoscere i miei scrittori preferiti e quando qualche volta mi è capitato di incontrarli o meglio di incrociarli, la prima sensazione è stata quella di stringergli/le la mano e dire " Ho letto il suo libro...". Ma a pensarci bene è veramente così? Davvero c'è originalità creativa?
Hanno applaudito, hanno riso, hanno fatto i cori, entusiasti e felici come se Jess (di origini indiane) e l'allenatore che si baciano nella scena finale fosse ciacuno di loro. Alla fine è mancato poco che salissero sui banchi e ballassero al ritmo della musica scatenante che ha accompagnato i titoli di coda. "Sognando Beckham" è un film che racconta in modo brillante e ottimista il conflitto generazionale che nasce quando le aspettative dei genitori sono diverse da quelle dei figli e quando i desideri dei figli non sempre coincidono con quelli dei genitori. Una commedia che affronta in modo leggero e piacevole il tema dell'identità , quello dellle comunità etniche, in questo caso quella anglo-indiana nell'Inghilterra dei nostri giorni e quello di genere (maschile, femminile) di due giovani donne che fanno fatica ad affermare i loro progetti ostacolati dai pregiudizi della famiglia di origine, del gruppo etnico di appartenenza, della contesto sociale in cui vivono.
Dall'idea di razzismo (attraverso il libro"Il razzismo spiegato a mia figlia" di Ben Jelloun) a quella sulla diversità come ricchezza da conservare, come valore da preservare, a quello di identità (su cui occorre ancora insistere) fino alla società di oggi, divisa tra multiculturalismo e uniculturalismo, tra apertura e chiusura nei confronti di chi è altro da noi.
Durante il dibattito solo alcuni hanno preso la parola. Chi di loro si è identificata in Jesss e in Jules, chi nelle amiche pettegole e sceme della sorella? I maschi cosa hanno pensato della ragazza anglo-indiana che voleva giocare a pallone e di Jules alle prese con una madre che la vorrebbe con più tette al punto da suggerirle un reggiseno con imbottitura? E della famiglia di Jess uguale a noi nel nostro stile di vita ma diversa ( mica poi tanto) nella mentalità , nelle abitudini, da noi. Noi chi? La settimana prossima sapranno darmi delle risposte?
Intanto l'anno prossimo, quasi sicuramente, non li vedrò più.
Quando F*** ha saputo che la mamma era incinta, è scappata di casa. Ha fatto le valigie, ha preso trecento euro ed è andata a casa della nonna. E' rimasta lì tre giorni. La madre le ha parlato al telefono e le ha detto che se lei non voleva, se ne sarebbe liberata, purchè ritornasse a casa. E' ritornata a casa con un accordo: la mamma poteva tenersi il nascituro, lei però non sarebbe stata di alcun aiuto. "Stamattina stava vomitando - mio fratello mi ha anche detto di andarle vicino. Io gli ho risposto - chi io? Ma và - ha voluto la bicicletta? e mò pedalasse." F*** dice che non sopporta i bambini, anzi li detesta. Pensa di non averne e si augura di incontrare una persona che la pensi come lei. "L'altra sera sono andata da Mc Donald's, quando ho visto tanti bambini, ho girato le spalle e me ne sono andata".
F*** si è sforzata di esprimersi in italiano. Incespicando sui nomi e sui congiuntivi, si è sforzata.
F***ha quindici anni. La mamma trentaquattro.
Appunti per una possibile lezione.
Tra poco scenderò. Ho le ultime ore. Lampi e tuoni mi inquietano. La pioggia mi inquieta, non come a G**** che non riusciva a scendere dal pulmann se pioveva. Ecco scroscia.
Per la scrittura: se volessi accogliere i suggerimenti del testo adottato, dovrei dire ai ragazzi di scrivere un breve racconto in stile Kafkiano ambientato in un autobus nella ore di punta. Troppo difficile per loro. Si sa i testi vanno poi adattati alla classe. No decisamente, no. Meglio la lettura di " Male di luna" di Pirandello.Si può riflettere sulla differenza tra fabula e intreccio e su come in questa novella non coincidano. Il tema della licantropia li dovrebbe tenere attenti.
Quella di G*** potrebbe essere una situazione Kafkiana!
Vincenzo sta seduto al suo posto. Sul banco non ha libri e quaderni, ma un panino e una birra. Sono le 12,30 di un sabato qualsiasi, scarsa è la frequenza di alunni in questo giorno. Dicono che è un giorno pesante e che non ce la fanno a stare in classe fin' oltre le due e mezza. Per Raffaella, invece, il sabato è un giorno speciale e a lei non dispiace venire, perchè "i professori sono più socievoli". Vincenzo vorrebbe aprire la birra, glielo proibisco e mi dice: "vabbè professorè". Incomincia a raccontare di quando è stato in Francia, sulla costa azzurra, per un mese circa, l'estate scorsa. Lo fa partendo dalla birra che ha di fronte, parla con l'amico che gli sta a fianco, ma lo fa ad alta voce così che quei pochi che sono in classe possano sentirlo. Dice che le nostre sono più buone e si dilunga sulla solita bravata estiva con amici. Incuriosita da questo suo viaggio gli chiedo se gli fosse piaciuto e che cosa li avesse spinti ad andare proprio lì. Sua nonna aveva abitato per un breve periodo, in Francia, per una malattia da cui non era guarita, e suo padre aveva voluto ritornare in quei luoghi per ricordare gli ultimi giorni di sua madre. Un suo compagno con un sorrisino sulle labbra insinua: "...professorè, chisst' stà bbuon' ". Non so come, ma è proprio Vincenzo a dire che suo padre ha avuto una sospensione della pena, così come un suo zio. Poi quasi a volere riequilibrare la situazione che mi ha appena descritto, senza mai entrare nei particolari, mi dice che un altro suo zio ha sposato una giudice. "...e comm' è brav', professorè", conclude.
Stefi vuole sposarsi quando avrà diciotto anni. Tra due anni. Sogna un abito come la principessa Sissi, dice di averlo già visto. Avrà un negozio che il suo papino provvederà ad intestare a lei e al suo attuale fidanzato. La sua è una famiglia di commercianti. Dice che abiterà a via Filangieri, poi ci ripensa e cambiando tono di voce, aggiunge, "No, meglio a Fuorigrotta, a via Filangieri ci sono quelli con la puzza sotto il naso" e accompagna le parole con una smorfia che le fa arricciare il naso.
Fabi mi racconta di aver ricevuto delle telefonate sul cellulare " Professorè, mi dicono le parole". Le parolacce, le dico io. " Sìsì, professorè le parole!!". Fabi è bella, rossa di capelli, con gli occhi nocciola, e la pelle dorata che le magliettine succinte scoprono volentieri allo sguardo degli altri.